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ArtVerona - Art Project Fair 2016

 Ad  ottobre 2016 abbiamo partecipato alla 12° edizione della rassegna di arte moderna e contemporanea
artverona 2016 
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La grande rete dell'artista Giorgio Bevignani, vincitrice del prestigioso premio a livello internazionale Spotlight 2015, indetto dalla londinese RSC. Royal Society of Sculptors, è stata esposta nell'area King Kong della rassegna ed ha riscosso grande successo di pubblico e critica. Sotto, l'articolo del Corriere della Sera con la relativa pubblicazione dell'opera.

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Giorgio Tentolini e Michael Gambino espongono al Palazzo del Monferrato di Alessandria

Dal 25 febbraio al 9 aprile 2017, Michael Gambino e Giorgio Tentolini sono stati invitati a far parte dell'accurata selezione di artisti che ha esposto al Palazzo del Monferrato di Alessandria, in occasione della mostra Eterne stagioni, a cura di Matteo Galbiati 
alessandria
Michael Gambino, Natural Prosperity,2017, farfalle di carta ritagliate e appuntate su tela, 90 x 160 cm
eterne stagioni


Corrispondenze poetiche tra antichi byōbu giapponesi e artisti contemporanei, la mostra che intesse un inusuale dialogo e confronto tra una collezione di antichi paraventi giapponesi e la sensibilità delle ricerche visive contemporanee espressa dalle opere di artisti giapponesi, italiani ed europei.
La mostra, presentata con il contributo della Fondazione Cominelli di San Felice del Benaco (BS) la scorsa estate nella prestigiosa sede del Museo d’Annunzio Segreto - Fondazione Vittoriale degli Italiani di Gardone Riviera (BS), aperta in autunno nella sede milanese della Galleria Nobili in una versione riassuntiva con solo artisti giapponesi, raccogliendo un ingente riscontro di pubblico e ricevendo un favorevole riscontro apprezzamento critico che hanno confermato la qualità e l’originalità del progetto, con questa terza tappa, completamente inedita nelle opere rispetto le precedenti, giunge al termine e nella sede alessandrina.

Eterne Stagioni si configura come un viaggio attraverso la storia e lo spazio ed è il frutto di una ricerca sperimentale, che porta l’arte antica di un paese lontano ad essere re-interpretata, o vista alla luce di comuni affinità ellettive, attraverso le opere di artisti contemporanei – italiani, giapponesi ed europei – di generazioni assai differenti, a testimonianza di come le distanze e i confini delle culture non sono mai così profondi e separati ad una lettura più attenta e profonda. I Byōbu (così si chiamano in Giappone i paraventi tradizionali), grandi capolavori dell’arte degli artigiani del passato, fragili e allo stesso tempo robusti, essenziali e al contempo preziosamente poetici e lirici, sono sempre stati parte integrante della cultura quotidiana tradizionale giapponese, popolano da secoli le abitazioni, suddividendo spazi, creando ambienti, generando ritmi, aprendo visioni e illustrando i significati di storie e miti. La loro effimera delicatezza si sposa con la rarefatta perfezione formale delle loro realizzazioni e testimonia quella carica di concentrato sapere proprio della sensibilità culturale del Paese del Sol Levante.
Se l’estetica artistica di questi oggetti, erano e sono di uso quotidiano, impone immagini sobrie e contenuti carichi di elementi e letture simboliche, questa stessa tensione sensibile viene altrimenti intercettata, nella cultura occidentale, dalle posizioni dell’Arte Minimalista e Concettuale (per fare due esempi immediatamente codificabili). Non a caso, infatti, molti artisti, che hanno avuto modo di ammirare questi oggetti, hanno sentito un forte richiamo con la loro ricerca poetica e ne hanno percepito intime affinità e convergenze.
Attengono all’estetica giapponese i caratteri specifici e legati al mondo della comunicazione, dell'inespresso e dell'allusività (Haragei), caratteristiche che hanno determinato nei secoli l’apparente semplificazione delle forme e dei mezzi espressivi caricando ogni afflato artistico di densità simbolica. Queste posizioni sono ampiamente condivise dagli artisti chiamati a partecipare a questa nuova fase del progetto espositivo, per cui la riduzione e rarefazione del linguaggio, la presenza di un rapporto peculiare con la figura sono un viatico per la ricerca di uno spessore espressivo sempre più pregnante e massimamente significativo. La mostra ha come presupposto concettuale un’idea del Tempo diversa dalla visione lineare e teleologica autoctona. Il termine Enkan suru kisetsu sottende l’idea buddista della circolarità della Storia. Archetipo presente in varie culture, in Giappone essa assume una sfumatura policronica, spostando l’attenzione sulla costante presenza del qui e ora. Il dipanarsi del tempo sembra in questo caso essere una giustapposizione di infiniti momenti presenti. In quest’ottica il passato e il presente coabitano lo stesso spazio nello stesso intervallo temporale. Su questa base è facile intuire la pertinenza del titolo Eterne Stagioni come ritorno instancabile e continuo di valori condivisi tuttora attuali e
palpitanti.
Nelle sette sale di Palazzo del Monferrato si distribuiranno sei paraventi antichi – compresi tra il XVII e il XX secolo – di assoluta bellezza e fascino che raccontano ciascuno una stagione differente. Nella casa tradizionale giapponese, infatti, spettava ai loro soggetti aprire un flusso di correlazioni tra l’ambiente umano della casa e quello esterno della Natura, tutto doveva seguire un unico flusso temporale, tanto che i paraventi stessi venivano (e vengono) esposti solo se coincidenti con la stagione rappresentata. Le stanze della mostra, quasi piccole mostre autonome, rimanderanno a questo concetto di ciclicità temporale, di delicata poesia e profondità spirituale, avvicinando la seduzione, l’interpretazione, il rimando, la citazione, la corrispondenza, la vicinanza della bellezza dei paraventi sottolineata e amplificata dalla forza estetica della reciprocità delle opere contemporanee. Il progetto nasce, quindi, da un correlato interesse di corrispndenze tra gli artisti contemporanei, il loro linguaggio e un’arte di molto specifica nelle sue definizioni storiche e, non solo, anche da una proposta critica di verifica delle motivazioni interne che generano e stimolano questi collegamenti e queste connessioni artistico-culturali, spesso lontane nel tempo e non direttamente pronunciate.

Si crea agli occhi del pubblico un percorso dinamico e sorprendente, dove antico e contemporaneo, Oriente e Occidente, creano collisioni armoniche e poetiche. Questa mostra, quindi, non separa ambiti e contesti, non divide attitudini e specificità, ma unisce e avvicina, tanto la sfera culturale, quanto quella di un’esperienza umana più profonda che tocca le corde sensibili della mente e dell’anima.

Per maggiori informazioni, scarica il comunicato stampa

Michael Gambino espone alla Fondazione L'Arsenale di Iseo per la mostra Migrazioni

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Michael Gambino, A Migration Story, 2016, farfalle di carta ritagliate e appuntate alla tela, fondo fosforescente, 100 x 150 cm

migrazioni

Michael Gambino è stato selezionato per fare parte dell'accurata selezione di artisti che parteciperanno alla mostra Migrazioni. Contaminazioni tra i popoli che si è tenuta dal 10 settembre al 2 ottobre presso la Fondazione l'Arsenale di Iseo (Bs) - Vicolo della Malinconia, 2.

La mostra si propone di reinterpretare, secondo i linguaggi espressivi dell'arte contemporanea, il tema delle migrazioni e degli scambi culturali che ne derivano.

Gambino ha partecipato con l'opera A Migration Story. Per realizzarla, Michael Gambino, è partito dall'immagine simbolica delle mani impresse in negativo sulle pareti della La Cueva de las Manos, "la Caverna delle Mani Dipinte", come primordiale espressione artistica che ci riporta agli albori dell'umanità.

Si tratta di una delle più straordinarie manifestazioni dell'arte rupestre, risalente a circa 10.000 anni fa, che si trova nella provincia argentina di Santa Cruz, a sud della città di Perito Moreno, in Patagonia, dove, in una steppa solitaria e deserta, ai piedi dei burroni, il fiume Pinturas scivola fino a 170 metri di profondità per giungere a questa maestosa grotta. Sulle sue pareti sono impressi i positivi e i negativi di mani degli aborigeni Tehuelches con pigmenti di origine naturale.

Nell'opera dell'artista, le sfumature cromatiche impresse sulle ali delle farfalle riprendono quelle della terra d'Africa, del deserto, della sabbia, dei minerali polverizzati dai quali venivano ricavati i pigmenti: l'ocra, il marrone, i bruni, il nero e il bianco. Le tipologie di farfalle che l'artista riproduce nelle sue miniature di carta appartengono tutte a specie africane per ricordarci l'origine della nostra specie: L'Africa rappresenta la culla dell'umanità, il luogo dal quale tutti proveniamo. La farfalla diventa l'immagine simbolica della diffusione dell'umanità a partire da questo continente. Infatti, circa 120.000-130.000 anni fa la nostra specie, l'Homo Sapiens, è partita alla conquista del mondo, partendo proprio dalle regioni del Sud del Sahara e diffondendosi in Asia Centrale, già colonizzata dall'Homo Erectus circa 2 milioni di anni fa, così come in Europa e in Medio Oriente, territori occupati dall'uomo di Neandertal. Questo incontro di specie di ominidi diversi ha provocato uno scambio culturale dal quale noi stessi discendiamo e del quale i graffiti rupestri sono la dimostrazione storica, come quelli presenti nella grotta dell'isola indonesiana di Sulawesi e in quella spagnola di El Castillo.

Le sagome delle mani, metafora della diffusione dell'umanità nel mondo, si dispongono nello spazio della rappresentazione dell'opera di Gambino richiamando l'originaria disposizione delle impronte sulle pareti della grotta primordiale della Cueva argentina, ma vengono reinterpretate secondo il codice espressivo che caratterizza l'artista: le mani vengono delineate da un espandersi evanescente e tridimensionale di farfalle che sembrano posarsi momentaneamente sulla tela solo il tempo necessario per delinearla.

La farfalla, fulcro del linguaggio artistico di Gambino, evoca così il primo impulso dell'uomo a lasciare una traccia del suo passaggio sulla terra, attraverso l'arte, trait d'union tra il passato e il presente dell'umanità.

La prima personale di Francesca PasqualI negli USA: "Plastic Resonance" a New York

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Dall'8 settembre al 22 ottobre, la Leila Heller Gallery di New York ha ospitato la prima mostra personale di Franccesca Pasquali negli Stati Uniti dal titolo Plastic Resonance.

Attraverso le tonalità sature di installazioni site-specific, altorilievi a parete realizzati con cannucce multicolor e sculture pieghettate, ondulate, mosse da onde plastiche voluttuose, il lavoro di Pasquali ridisegna le conformazioni delle forme organiche attraverso un materiale plastico, inorganico, ready-made, dando vita a strutture formali giocose ed eleganti.

Nel lavoro della Pasquali, inerti materiali plastici di origine industriale, come le cannucce, il neoprene, il poliuretano espanso, le setole, i palloncini, assumono un aspetto affine alla vita. Spesso accostate con una meticolosa perizia tecnica, le cannucce tagliate assumono le sembiance di strutture coralline o microscopiche topografie; un proliferare di strutture sferiche dalle tinte vibranti creano gli Spiderballs, una volta destinati a servire come spolverini, i ragnatori si compongono in tridimensionali rilievi a parete, a ricordare prolifici ricci di mare, organismi della barriera corallina, più che prosaiche apparecchiature domestiche, tra l'energia plastica della Pop Art e la giocosità dada con gli oggetti di uso quotidiano. Infatti, spogliati del loro valore d'uso, i materiali utilizzati dalla Pasquali risentono dell'influenza dell'Arte Povera: nella loro banalità di oggetti quotidiano vengono trasformati in organismi di straordinaria e bellezza, mossi da una vibrazione ottico-cinetica.

Per la Pasquali, il materiale è anche metafora. 'Plastic' significa adattabile, incline al suo ambiente, soggetto ad essere declinato alle impressioni, ad essere toccato, o al perenne cambiamento. Analogamente, le opere come i Bozzoli in poliuretano espanso sembrano rispondere alla presenza dello spettatore. Le Frappe invitano lo spettatore ad accarrezzare le loro morbide volute. I loro strati, dalle delicate tonalità del grigio, del nero e del bianco, impresse sul neoprene, ricordano la struttura degli organismi della barriera corallina.

In questa inaugurale mostra dell'opera della Pasquali negli Stati Uniti, lo status in perenne evoluzione e metamorfico di texture microcosmiche di piante e animali si rispecchia nella tessitura di materiali plastici industriali riutilizzati che formano il nucleo delle sue opere scultoree.

Clicca qui per maggiori informazioni

Tentolini, Papuli e Bevignani espongono a Capalbio (Gr) per la mostra I materiali della pittura

Daniele Papuli, Giorgio Bevignani e Giorgio Tentolini sono stati invitati dal curatore Davide Sarchioni a far parte dell'accurata selezione di artisti che hanno esposto in occasione della mostra I materiali della pittura dal 16 luglio al 15 settembre presso l'Associazione Culturale "iL FRANTOIO" di Maria Concetta Monici
Piazza della Provvidenza, 10 - 58011 Capalbio (Gr).
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 Daniele Papuli
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 Giorgio Bevignani
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 Giorgio Tentolini
Appartenere (Infrared)

In continuità con la rassegna Art Mashup, presentata nella stagione 2015, la mostra intende offrire uno spaccato assai articolato e vivace sui linguaggi dell'arte contemporanea attraverso una selezione di lavori di 14 artisti i quali, al di là delle specifiche ricerche linguistiche e poetiche di ognuno, sono accomunati dall'impiego del tutto originale di materiali eterogenei e inusuali utilizzati in applicazioni che, nella continua sperimentazione tecnica, suggeriscono un'indagine sulle varie modalità di formulazione di un linguaggio nel suo divenire forma e immagine, plastica e quadro, volgendo alla scoperta di nuove attribuzioni di senso formale o concettuale.

Pur nella sorprendente varietà delle soluzioni inventive e dei materiali proposti, il progetto intende costruire un interessante itinerario visivo che mira a riflettere sull'idea della pittura, sulla sua centralità come genere inclusivo di altri linguaggi, anche nelle sue ibridazioni con la scultura, la foto o l'installazione.

Si parte dalla pittura nella sua forma più “tradizionale” per giungere a quella contaminata dal video o dalla foto, passando per manifestazioni visive costituite da vibrazioni epidermiche di materia e colore, da assemblaggi di oggetti e di immagini, dalle diverse suggestioni derivate dalle caratteristiche dei materiali coinvolti o dalla presenza delle loro tracce e infine da una certa sensibilità verso le qualità tattili e di texture degli stessi.

Dall'analisi di ogni singola opera prevale una condivisa prassi manuale, quale gesto artistico ed estetico che ne mette in luce gli inediti processi ideativi e costitutivi, mossa da quella necessità di impregnare la materia di significati che si fa emblema di una pittura evocata, formulata nelle sue dinamiche di pensiero e di visione e considerata più come un'attitudine anziché nella sua pratica “consueta”.

Esemplare ai fini di questo discorso è l'opera in mostra di Agostino Bonalumi del 1988 e appartenente al ciclo delle Sete, una tipologia di lavoro realizzata avvalendosi delle qualità cromatiche e di trasparenza della seta applicata su carta estroflessa in sostituzione alla colorazione, quasi a ribadire il recupero di un certo grado di pittoricità pur in un contesto monocromo.

La mostra, nel suo insieme, vuole così sollecitare la curiosità dello spettatore rispetto ai “materiali della pittura” per intavolare un dibattito sulle espressioni della contemporaneità e stimolare un confronto critico per costruire ulteriori relazioni fra le opere esposte.

I Materiali della Pittura è un progetto che gode del patrocinio del Comune di Capalbio.

Per maggiori informazioni scarica il comunicato stampa

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COLOSSI ARTE CONTEMPORANEA
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tel. +39 030 3758583 
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orario di galleria: da martedì a sabato 10-12 / 15-19
orario estivo: chiusura ore 18 
sabato chiuso
domenica su appuntamento
lunedì chiuso

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