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Siamo fra il 1947 e il 1948, l’artista ha già assimilato le lezioni delle avanguardie europee, dall'espressionismo al surrealismo, soffermandosi sulla lezione cubista di Pablo Picasso e dell'Arte Concreta; evidente lo sforzo di superare gli schieramenti tra realismo sociale da un lato e dell'astrattismo dall'altro, elaborando un linguaggio destinato a protrarsi fino ai primi anni Cinquanta. Opere che rivelano un astrattismo poco severo, come scrisse Emilio Villa, un linguaggio capace di rinnovarsi costantemente, teso alla ricerca di forme raccolte o disperse in equilibri attentamente trovati; linee a raggiera ora tirano a sé, ora diramano sulla superficie, creando geometrie di ellissi, rombi, poliedri irregolari, mentre segni netti, contorni densi creano legami e tracciano mappe. "(...) Come se ogni quadrato o rettangolo fosse un suono e l'uno s'inserisca nell'altro a comporsi in uno spazio-tempo non precisabile nei limiti presenti della tela (...)”, notava Achille Perilli, presentando la prima personale romana di Rotella alla Galleria Chiurazzi, nel 1951.

Sperimentatore in tutti i campi dell'espressione creativa, elaborava al contempo i principi e le forme della poesia epistaltica, lacerando la parola e strappando la consueta concatenazione logica e fonetica del linguaggio: alla base ci furono certo le esperienze futuriste, le ricerche poetico-fonetiche dei dadaisti, in primis di Haussmann e Schwitters, unite all'influenza di Prampolini e della sua indagine sul polimaterico. É questo il crogiuolo di sperimentazioni sulle quali Rotella creava la poesia epistaltica, il cui corpus è stato raccolto sotto il nome Poemi fonetici, 1949-1975, e pubblicato da Plura Edizioni, Milano 1975.

Non poteva mancare, nella sperimentazione espositiva della Galleria Colossi Arte, questa straordinaria proposta poetica: durante la mostra, infatti, sarà anche possibile ascoltare brani tratti dai poemi epistaltici di Rotella, a completamento del percorso espositivo destinato a indagare quel processo di appropriazione metamorfica del reale, che avrebbe poi condotto l’artista ad avventurarsi sulla pelle dei muri, con i suoi Décollage, fra i solventi e le soluzioni chimiche degli Effaçage, nei manifesti e messaggi della società dei consumi, sfociati nei Blanks, o nei processi di riproduzione meccanica delle immagini, con la serie degli Artypo...ma queste sono altre storie, venute dopo. Con le opere pre-décollages il viaggio alle origini dell’Arte ha inizio.

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