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Elena Monzo. Happy Packaging

Le donne della Monzo si sentono libere solamente se ricoperte da mille lustrini e invadono lo spazio dell'opera solo quando, iper-cariche di strati, che fan sì che dalla loro piattezza sfocino in una lieve bidimensione. Se in alcune opere queste figure sinuose e allungate ricordano le eleganti ed adornate opere giapponesi, dove le figure appaiono da fondi neri lasciando intravedere abiti fatti di pregiate stoffe damascate che circondano volti pallidi con gote rosso ciliegia rappresentanti le geishe, in altre sembrano raccontare di fiabesche ed ammalianti streghe che si esibiscono in esagerate ed improbabili contorsioni.

Così l'obiettivo primario della Monzo è esagerare con il luccichio delle sue fantasiose trame tessili, come se fosse una priorità, il motore che muove il circolo vizioso dell'apparire nella società contemporanea creando la copertura, il contenitore, il “packaging” ammiccante che fornisce una (apparente) individualità, dietro l'illusione dello sfarzo.

L'artista amalgama le cromie iridescenti di lembi di tessuti e carte colorate con la tecnica del collage oppure le accosta a duri tratti di colore dark in un insieme caotico e visionario, un caos frenetico che riproduce le fascinazioni della modernità nel suo piccolo e transitorio microcosmo; in questa “pantomima psichedelica”, come la definisce Alessandra Troncana, nascono i personaggi stregati dalla perenne e famelica sete dell'apparire che alimenta il consumismo di un circo fashion. E proprio componendo un insieme di brandelli di materiali decontestualizzati dallo urban style, tra nastri e paillettes, Elena Monzo aggiunge una componente a volte clownesca ai suoi lavori.

In effetti, i suoi personaggi sono colpiti dalla maledizione di una perenne smania di perfezione estetica e seguono un'omologazione dei comportamenti tipica della nostra società. Le sagome della Monzo colpiscono chi guarda con il loro provocatorio esibizionismo, con le loro ostentate contorsioni da artisti di circo, con il loro ostentare pose aggressive che vengono esaltate dalla profondità surreale di uno sfondo tenebroso che evoca il lato più primordiale dell'uomo. Lo spirito di queste donne è dominato dall'istinto a rincorrere le mode, ad agghindarsi con uno strato superficiale di ornamenti nell'“evanescenza di una vita consacrata al vezzo” (Alessandra Troncana). Questo “packaging” intrigante rende sfuggenti i personaggi ritratti dall'artista, tanto che noi tutti siamo invogliati a smascherare le loro vere sembianze, a spogliarli da questo contenitore scintillante composto da un caleidoscopio di forme e colori.

A queste figure misteriose, con le loro pose enfatiche, spetta il compito di farci riflettere sull'incantevole abbaglio di un mondo fatto di lustrini e riproposto dall'artista come un concentrato di materiali dalle texture fantasiose che ci coinvolgono dal punto di vista sensoriale facendoci volare con la fantasia come bolle di sapone nell'atmosfera.

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