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Mille Miglia...d'arte

Tra la nuova figurazione della Pop Art e le tensioni dell'astrazione concettuale e linguistica degli anni Sessanta, la mostra parte dall'opera di Mimmo Rotella, grande viaggiatore da Roma agli Stati Uniti, e inquieto demiurgo di un panorama di riti e miti tesi fra la composizione iconografia italiana ed europea e la distruzione vivificante del gesto individuale e metamorfico, simbolo della necessaria affermazione dell'artista. Ulisse disperso in derive creative, scelse la velocità e la sfida anche Pino Pascali, nella vita sempre su quella fatale motocicletta, nell’arte appassionato cantore di avventure di celluloide per il teatro quotidiano del Carosello, dove bellimbusti al volante affrontano Killer's armati di cornetto Algida, e scenografie raffinatamente costruite accolgono sfide mass mediatiche ancora cariche d'entusiasmo, dove la reclame spesso comunica a quattro ruote.

Nelle “Iconosfere” di Roberto Malquori e nella mec-art di Gianni Bertini, entrambi rappresentanti di quella pop art italiana fortemente critica, l’automobile ritorna ossessiva, si staglia o ripete, ora nello star system frammentato dei décollages di Malquori, ora nei grovigli meccanici e nei “rotori” di Bertini, rappresentante d'eccezione del costante travaso fra astrazione e figura del secondo dopoguerra.

Allievo spirituale è Max Bi, giovane artista il cui linguaggio composito, in perenne metamorfosi sia materica che linguistica – fatto raro, è il caso di dirlo! – si colloca lungo tale percorso, attraverso una selezione di materiali a dir poco emblematica: la juta e i cementi, gli acrilici ora densi e grumosi, ora brillanti e icastici, in nome di una ricerca che, partendo dalla figurazione, appena raggiunto il traguardo dell'icona, subito gareggia con i meandri dell'astrazione.

Quanto accade, con risultati esteticamente opposti, nell'opera di Gianmarco Montesano, caratterizzata da un costante rincorrersi fra memoria storica e apparizioni oniriche, e per altro verso in quella di Adolfo Lugli, composta da campiture di linguaggi in perenne competizione, da stratificazioni di segni e derive di icone.

Eredi della tradizione dada-surrealista, outsiders dell'arte e fuori-gara per scelta, se la gara prevede regole stabilite, sono tre grandi protagonisti del Novecento italiano: Aldo Mondino, Sergio Dangelo e Tino Stefanoni. Scelgono un linguaggio che, partendo dal dato reale, arriva alla sua scomposizione e riduzione concettuale, veicolo per eccellenza di una voluta, lirica sospensione di senso. Si collocano su questo tragitto i giovani Vincenzo Marsiglia, Francesco De Molfetta, Carlo Pasini e Franco Angeloni, ciascuno avviando la propria ricerca, pur con intenzioni ed evidentemente diversi risultati formali ed espressivi, da un'idea di arte come linguaggio, fucina di segni e segnali attraverso i quali comporre e ricomporre, ogni volta, le sfide dell'iconografia contemporanea. I temi dell'automobile e della gara diventano simboli destinati a frantumarsi in una miriade di altri messaggi e significati da attraversare e sfidare con tutto il coraggio – e quel poco di incoscienza – che le giovani generazioni artistiche più attente sanno ben calibrare.

Come fucina da cui prelevare stimoli creativi, l'immagine della macchina e della gara automobilistica tornano nelle operazioni concettualmente vicine, esteticamente così differenti, di Gianni Piacentino, Sandro Lodolo e di Maurizio Galimberti, entrambi accomunati dalla scelta del ready made, in nome di una costante, rinnovantesi ricerca estetica che non conosce né START né END. Analogamente, è attraverso la dinamica di una gara che si rinnova solo ripetendosi, anno dopo anno, quale le Mille Miglia, di un corpo che si trasforma correndo, quale l'automobile, e le metamorfosi dei linguaggi artistici, che possiamo ancora oggi ripercorrere i tragitti della storia e del costume, proiettati verso un traguardo che fin da ora sappiamo di dover raggiungere, per valicare. Ad ulteriore dimostrazione delle infinite possibilità che ogni vero mito racchiude e rinnova, come paiono infine visualizzare le astratte "Vibrazioni simultanee" di Mario Nigro e quel moto pittorico circolare che Eros Bonamini proietta sulla superficie di una cartina geografica italiana. In attesa del prossimo START, la sfida può iniziare...

 

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