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raccontALDO MONDINO - Francesco De Molfetta. Fiato sprecato

Le mostre saranno curate da Alberto Fiz e Marina Mojana, critici d’arte noti a livello internazionale, grazie alla loro capacità di seguire con attenzione e profondità sia i periodi e le correnti già storicizzate dell’arte, sia giovani ed emergenti artisti, ideando percorsi espositivi e tematici di grande fascino ed aderenza.

Due generazioni a confronto, ma non solo: attraverso le mostre, due vere e proprie antologiche nate dalla solita, accurata scelta di opere che caratterizza il gusto estetico di Daniele e Antonella Colossi, la Galleria intende confrontare la ricerca espressiva dei due artisti.

Diverse le tematiche comuni ai due artisti, fra le quali le seguenti suggeriscono anche importanti chiavi di lettura della loro opera:

l’ironia, intesa come menzione, citazione e spostamento; come travestimento, parola e forma duplicate, intreccio di intenzioni che si contrappongono.

la sperimentazione di materiali differenti: da quelli alimentari, dallo zucchero al burro, a quelli industriali, i truciolati e il cemento; l’introduzione di oggetti quotidiani, dagli accendini alle penne-biro, chiamati a comporre opere che ne stravolgono completamente la destinazione d’uso, fino alla serie delle opere sulla tassidermia di Francesco De Molfetta;

la riflessione sulla storia dell’arte, l’analisi linguistica dei grandi protagonisti e delle correnti artistiche del Novecento, rielaborata e raccontata in opere che ne riattivano i significati e ne analizzano la loro incidenza attuale;

il lavoro sul linguaggio, l’analisi della parola, il rapporto fra medium e messaggio, segno, significante e significato, la ricerca sul cortocircuito linguistico;

l’analisi sul ruolo dello spettatore, chiamato non solo a fruire dell’opera, ma anche a completarla di senso, a riempirla di significato, a rispondere alle sue provocazioni;

l’aspetto narrativo dell’opera d’arte, il desiderio di racconto, il valore della “mise en scene” teatrale e del colpo di scena finale

Nella mostra “RaccontALDO MONDINO”, si va dalla serie delle “Opere a Quadretti alle “Cadute” e “Bilance” di Aldo Mondino, lucide analisi delle poetiche artistiche costruttiviste, realizzate fra gli anni Sessanta e Settanta; alle opere con i Palloncini e le macchie di colore, da “Piazza Vittorio”, ai “Può” che Mondino realizzava alla fine degli anni Sessanta e nei primi anni Settanta; alla serie delle opere che giocano con i materiali, da quelle con lo zucchero, “E’ più dolce dare che ricevere” a “Candite” (Omaggio a De Chirico), fino ai “Tappeti” in eraclite che fanno anche da ouverture alle opere dedicate all’Oriente dall’artista torinese.

La mostra “Francesco De Molfetta, Fiato sprecato”, dedicata a Francesco De Molfetta, intende invece narrare, attraverso un’accurata selezione di opere, il mondo ironico e caustico del giovane artista: un mondo formato da veri e propri rebus dell’arte che indagano il tema del linguaggio e delle sue infinite potenzialità: dalla serie dedicata all’arte e ai suoi protagonisti, dal “finto” Boetti alla “Fontina di Fontana” del giovane milanese, dove l’artista dimostra di aver rielaborato personalmente, con sottile ironia critica, il valore della tradizione ed il peso dell’eredità del Novecento sulle giovani generazioni, alla nuova serie sperimentale sulla “Tassidermia”, dove l’uso di animali diversi spiazza e provoca lo spettatore giocando con termini e linguaggi: un’operazione concettuale forte, dalla tecnica raffinata, destinata ad analizzare i sottili legami fra natura e macchina, libertà e artificio; da non perdere, poi, le opere “vietate ai minori di 18 anni”, deliziosi lavori sottilmente erotici e ironici al contempo.

Opere, tutte, di alto livello fattivo, di notevole importanza artistica e storica; opere che, grazie ai due allestimenti delle mostre, progettati ad hoc per i due artisti, saranno libere di incontrarsi, fondersi e distinguersi, specchiandosi l’una nell’altra con quella libertà che è condizione portante dell’ironia. Ironia, ovvero indipendenza, e l’arte ha bisogno di questo stato divino per tessere i suoi capricci”; così scriveva Così scrisse Ardengo Soffici nei Primi principi di un’estetica futurista: si era ai principi del Novecento.

Un Novecento che, oggi, attraverso queste due mostre, viene nuovamente narrato – e superato – dall’opera e dal linguaggio di due artisti a confronto che, pur impugnando un’arma comune, l’ironia, hanno saputo colpire in modo distinto, guerriglieri per caso – ed eterni adolescenti per necessità – la selva di cose e parole che noi stessi ogni giorno attraversiamo.

 

COLOSSI ARTE CONTEMPORANEA
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orario di galleria: da martedì a sabato
10 -12 / 15 -19
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lunedì chiuso

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