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In caso di nebbia

La scelta sta a noi e le soluzioni, fortunatamente, ci sono.

Guidare con prudenza, appunto: ovvero, provare a percorrere lentamente, con attenzione, quei capisaldi che hanno creato la storia dell’arte del Novecento, seguire gli “indicatori” luminosi delle opere e dei protagonisti che hanno davvero generato movimenti e fatto scaturire avanguardie, innescato dibattiti e correnti che tuttora i giovani artisti indagano e confrontano con il proprio lavoro. Anche nei confronti dell’arte delle ultime generazioni, infatti, è oggi più che mai necessario fare attenzione alla nebbia di facili scoperte e banali invenzioni: perché l’arte, anche e soprattutto quella dei giovani creativi, nasce da un lavoro lento, da un percorso complesso, a maggior ragione carico di riflessioni e di elaborazioni, di fronte all’eredità del Novecento e sotto il peso di una società, quale quella attuale, ibrida e cangiante, mutevole e instabile.

“In caso di nebbia...”: sono queste le istruzioni per un viaggio intelligente nel mondo dell’arte contemporanea che Daniele e Antonella Colossi propongono nella stagione, per eccellenza, delle nebbie: almeno qui, a Brescia, quest’inverno.

Istruzioni di viaggio che si articolano in una mostra collettiva capace di proporsi come una mappa in costante evoluzione, dove le stazioni e le strade della creatività sono ben tracciate e saldamente collegate le une alle altre. Dalle grandi arterie dell’astrazione gestuale e materica, da Gianni Bertini a Roberto Crippa, da Mario Nigro a Giulio Turcato, si approda alla Pop Art italiana degli anni Sessanta, densa di icone e di messaggi capaci di confrontarsi con la società del tempo, con Pino Pascali, Mimmo Rotella, Roberto Malquori, Gianni Bertini. Un viaggio che può inoltrarsi nelle strade tortuose del Nouveau Realisme, dove alle opere-manifesti del cambiamento visuale realizzate dagli Affichistes francesi, da Jacques Villeglé a François Dufrêne, si passa alle opere-segnale, materia e oggetto di un mondo quotidiano chiamato ad entrare nell’arte, da Raymond Hains a César a Daniel Spoerri. Segneranno il cammino le opere nate dalle contaminazioni di luce, segno e icona di Adolfo Lugli, le futuribili invenzioni meccaniche di Gianni Piacentino; le opere chiamate a segnare lo spazio e il tempo di Eros Bonamini.

Lungo il percorso il viaggiatore dell’arte potrà avvalersi delle mappe spazialiste dei figli di Fontana, da Agostino Bonalumi a Getulio Alviani a Paolo Scheggi, primi artisti capaci di tradurre l’opera bidimensionale a livello d’ambiente, coinvolgendo la terza dimensione nel quadro; potrà attraversare i territori riletti dagli interventi ambientali di Christo, con i suoi empaquetages, i suoi monumenti di barili capaci di trasformare i luoghi.

Lo accompagneranno fino alla meta i linguaggi concettuali, da Aldo Mondino a Michelangelo Pistoletto, da Beppe Bonetti e Alfredo Rapetti, carichi di stimoli narrativi capaci di diradare il grigiore delle nebbie quotidiane con critica ironia, le provocazioni materiche di Hermann Nitsch, cantore di un nuovo teatro denso di necessaria “crudezza” creativa. Capiterà, lungo il tragitto, di imbattersi in qualche giovane artista, come Francesco De Molfetta che ha saputo percorrere, con convinzione e passione, la strada indicata dalla storia dell’arte, fino a sapersi muovere da solo, con autonomia linguistica ed espressiva.

Alle spalle potremo scorgere ancora qualche traccia di nebbia: ma, forse, grazie ad una mostra che ancora sa guardare e parlare di arte contemporanea con serietà e consapevolezza, avremo qualche indicazione in più per viaggiare fra i linguaggi creativi del nostro tempo.

Seguiamoli…

 

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