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La ricerca della materia perfetta

 

I personaggi dipinti a olio da Matteo Tenardi, per esempio, tentano costantemente di emergere, attraverso un pertugio, da una realtà sconosciuta, da uno spazio asettico e uniforme. Il loro deciso atto di volontà li porta ad affrancarsi e ad imporre la loro individualità, sottolineata dalla precisa figurazione dell'artista che esprime tutto il carattere, l'emozione sprigionati dai loro tratti somatici individuali.

Ecco allora che la mostra collettiva si propone di sondare la profondità di questa ricerca della materia perfetta, dell'ideale mezzo per la trasposizione dell'ispirazione artistica, del veicolo espressivo per esternare un impulso, un moto dell'animo, un'idea, oppure semplicemente per riprodurre la realtà stessa.

Claudio Filippini rappresent, con lenticolare precisione, inquadrature di realtà, particolari su cui l'attenzione tende momentaneamente a focalizzarsi, attraverso la stesura del colore in sottili campiture di colore che sfidano la resa documentaria del reale della riproduzione fotografica. Sempre utilizzando la pittura ad olio su carta o tela e il collage di piccoli frammenti di carta, Enzo Forese rappresenta i suoi squarci lirici di paesaggi dolcemente surreali con colori suadenti, definiti da contorni precisi dove accenni di folgoranti visioni poetiche si celano in un vaso o sui picchi di una montagna; i suoi paesaggi dell'anima vengono sempre racchiusi in pochi centimetri come se fossero miniature per ricordarci la fugacità dell'emozione che si prova osservando un paesaggio attraverso una finestra e qui racchiuso nei contorni del quadro.

In Bertini, dopo essersi approcciato nel 1951 al Movimento Arte Nucleare fondato da Baj e Dangelo, la macchia materica della pittura esprime quelle emozioni visive suscitate dalle tensioni primarie della realtà caotica e magmatica.

Anche Bonomo Faita dipinge con una rapidità simile allo schizzo, su supporti di cartone e carta, suggestioni momentanee, particolari nascosti per cogliere l'emozione fugace che provocano: il fumo di una sigaretta si espande nel cielo, una casetta scampata all'espansione edilizia delle metropoli emerge con la brillantezza dei suoi colori tra il grigiore dei grattacieli. Anche Claus Larsen utilizza una tecnica antica come la pittura a olio, miscelando pigmenti naturali e tuorli d'uovo per migliorare la resa cromatica dei colori, per rappresentare, con precisione scientifica, mondi tanto fantastici quanto misteriosamente ambigui; qui, dietro a lussureggianti vegetazioni, si celano dettagli surreali che innescano cortocircuiti di significato insospettabili nell'apparente ordine formale che domina nei suoi dipinti.

Ceroli, artista di importanza storica, lavora, sin dagli anni '60, con un materiale di origine naturale come il legno intagliando sagome umane che si sovrappongono per creare un effetto di alternanza scenografica dei piani e di fluidità temporale, come se il medesimo istante si prolungasse nel tempo; questo materiale viene così riletto in senso tecnologico: la serialità di questa sovrapposizione ripropone una modalità tipica dei processi comunicativi della cultura di massa e del linguaggio pubblicitario.

Giorgio Tentolini lavora sull'evanescenza della figura umana, i cui tratti anatomici emergono attraverso stratificazioni di un materiale dalla consistenza eterea come il tulle oppure fa emergere i contrasti chiaroscurali incidendo la carta o il cartone.

Francesca Pasquali, attraverso materiali palstici di orgine industriale, come le cannucce, il neoprene, il pvc, crea opere di ispirazione organica, partendo dallo studio al miscroscopio ottico dei tessuti degli organismi vegetali e animali. Gli occhietti delle sue cannucce, simili alle celllule o alle cellette degli alveari, lasciano intravedere lo sfondo dell'opera creando una virazione ottica cinetica che attraversa tutta la sua superficie che la anima di un forte dinamismo interno; talvolta, queste si raggruppano in sontuose volute, diramando i loro raggi di luce (Straws) in tutte le direzioni possibili, come spighe di un campo di grano colpite da un'improvvisa folata di vento.

Michael Gambino ricostruisce la geografia del mondo sotto il segno di piccole farfalle dalle variegate sfumature cromatiche applicate alla tela che stigmatizzano il ciclico riproporsi della natura, i cambiamenti globali all'interno sia dei sistemi biologici che delle dinamiche economiche e sociali, regolati da uno schema logico di connessioni, da un caos deterministico che Lorenz definì “teoria del caos”. L'”effetto farfalla” è l'espressione metaforica di questa concatenazione di eventi, della forma del diagramma matematico che mostra la dipendenza sensibile dei sistemi al cambiamento delle variabili iniziali. La farfalla diventa il tassello per la costruzione di un modello di comportamento per tutti gli universi possibili e la sua grande risonanza a livello globale si espirme attraverso la raffinata e meticolosa tecnica utilizzata dall'artista che intitola significativamente le sue opere “effetto farfalla”.

Ecco come diversi materiali e tecniche diventano il veicolo ideale per esprimere l'intenzione dell'artista: i nastri di velluto intrecciati di Mimmo Iacopino riprogono un'astrazione geometrica più concreta e voluminosa, mentre l'alfabeto espressivo di Omar Hassan, street artista, composto da mille spruzzi di bomboletta, rappresenta la sintesi formale del gesto storico da cui nasce questa forma artistica.

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