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Giorgio Tentolini. La profondità dell'immagine

Queste immagini sono alla base delle opere che l’artista realizza incidendo strati di materiali diversi: il più recente è il velo nero o bianco, comunemente definito tulle.

Strato dopo strato, questo è così intagliato dall’artista seguendo le parti d’ombra e di luce, le profondità e le emergenze della immagine corporale e scultorea di partenza: decine di stratificazioni gli permettono così, una volta sovrapposte, di ottenere un'immagine “altra e diversa” rispetto a quella iniziale, ancora più emozionante ed evocativa perché indagata mediante un materiale evanescente e diafano quale il tulle, con i suoi giochi di trasparenze e addensamenti di reti leggere.

Alla base di questo lento e meticoloso operare, Tentolini ha sottolineato che vi è la sua fascinazione per il tempo, inteso sia storicamente, come tempo dell’arte, ma anche quale tempo del fare: gli strati di tulle diventano allora metafora di quella indagine di scavo nel passato che ogni artista contemporaneo dovrebbe saper compiere, consapevole di essere figlio della storia e ad essa ribelle e legato al contempo.

Così, gli addensamenti di materia lieve ricordano quella polvere simbolo del tempo che si posa sulle cose, proteggendole da una visione tropo veloce: la polvere, come il tulle delle sue opere, devono essere guardati lentamente. Lo sguardo del pubblico deve sapersi posare sulle opere di Tentolini – come su una scultura antica, o su un volto nella folla anonima di una metropoli – con quella delicata sensibilità che l’artista stesso mette nell’operazione di lenta incisione e ricomposizione del soggetto di partenza, eletto dalla sua sensibilità indagatrice.

Lo stesso discorso vale anche per la selezione di opere esposte in mostra e realizzate con materiali diversi, ma accomunate dalla medesima sensibilità concettuale che si traduce in analoga pratica creativa: oltre al tulle, Tentolini ha negli anni inciso e lavorato materiali di origine naturale, come la carta, o di origine industriale, come acetati, plexiglas e reti in PVC. Dagli spunti figurativi di partenza, l'artista scava nella profondità degli strati della carta, nelle tessere del cartone da imballaggio per estrapolare le ombre, e stratificarne le profondità.

Il dato reale, percepito in modo distratto e fugace, viene interiorizzato e scomposto: le sue presenze umane, le architetture diroccate di edifici rurali rimasti ai margini dello sviluppo edilizio industriale (gli Extra Muros) si delineano nell'atmosfera surreale del bianco della carta, grazie ad un sapiente gioco di intagli a vari livelli di profondità che ne scandisce le variazioni chiaroscurali.

Allo stesso modo i tratti anatomici di uomini che incedono decisi come per varcare la soglia di un'altra dimensione, vengono incisi nelle reti in PVC grazie alla ripetizione di moduli regolari che evocano la profondità chiaroscurale di queste figure; esse alludono a illustri precedenti nella storia dell'arte, dalle figure di operai che marciano in cerca di riscatto del Quarto stato di Pellizza da Volpedo fino all' Homme qui marche di Alberto Giacometti.

Come ha brillantemente dichiarato Giorgio Bonomi, grazie alla sovrapposizione dei fogli di carta incisi i soggetti ricreati da Tentolini appaiono come “una tettonica degli elementi coscienti ed inconsci, di memoria e desideri, di paure e felicità che appartengono, appunto, 'stratificati', ad ognuno degli uomini”.

Ciò che emerge in ogni sua opera è allora la memoria profonda: la sua arte ci costringe ad una continua interrogazione sui paradigmi con i quali interpretiamo la realtà. Siamo noi a scegliere se perderci nel seguire la complessa articolazione dei piani spaziali, ricostruendo il processo costruttivo dell'immagine, o se percepire la figura, il soggetto, come unità di materia e spirito, passato e presente. In questo messaggio è la profondità non solo delle sue immagini, ma dell'uomo-artista Giorgio Tentolini.

La mostra è stata segnalata, tra gli altri, da

Arte

Corriere della Sera

Giornale di Brescia

Bresciaoggi

Espoarte

ADtoday, con un articolo di Ivan Quaroni

Wall Street International Magazine

Qui Brescia

COLOSSI ARTE CONTEMPORANEA
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