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Mille Miglia...d'autore

L'art-designer legnanese annovera tra i principali clienti delle sue illustrazioni produttori come Alfa Romeo, Fiat, Lancia, Maserati, Nissan e Ducati o styling houses come Zagato e ItalDesign, collabora con le più importanti riviste di settore in Italia e all'estero (Quattroruote, Ruoteclassiche, Classic & Sports Car (GB), Octane (GB) e Autocar) ed ha esposto nelle più prestigiose manifestazioni di automobilismo storico come Padova, Ferrara e Torino. Tra le sue imprese più recenti, le duecento immagini realizzate per il “Tutto Ferrari” di Mondadori e il “Ferrari 60” di Nada-Giunti.

La sua prima antologica è del 2008 a Soresina (CR) presso il club Nino Previ. Il suo approccio alle forme delle auto denota una profonda conoscenza tecnica della loro meccanica, perfettamente delineata nelle sue linee sinuose che affascinano Alisi fin da bambino quando si incantava “davanti alle grandi Alfa Romeo dei dei gerarchi fascisti e alle ancor più rare fuoriserie guidate dagli alti ufficiali nazisti e – come afferma lui stesso - “con la stessa curiosità insaziabile, guardavo le Topolino con pneumatici d'aeroplano o le Aprilia con il gassogeno”; ma alquanto singolare è la sua capacità di inserire l'automobile in un contesto dinamico, tratteggiato da linee di fuga che si diramano sulla superficie del foglio come saette, di coglierne la personalità, il carattere pungente e aggressivo, raffigurandole mentre sfrecciano nella pioggia battente, nel momento in cui affrontano le curve o vengono acclamate da una folla in festa come eroi al ritorno da una battaglia.

Dalla bidimensionalità della carta le curve delle vetture tratteggiate da Alisi emergono accattivanti, voluminose e vive, come fossero belle ragazze, fanno vibrare la loro personalità nella lucentezza delle loro carrozzerie. La sua competenza tecnica dell'oggetto raffigurato emerge dalla precisione con la quale vengono definiti i tratti, con un segno preciso e ordinato, ma il suo slancio creativo supera la pura rappresentazione: l'auto in corsa viene trasfigurata in una visone ideale, la “pura immagine della velocità” attraverso la quale si coglie la progettazione umana, l'idea che costituisce la sua anima, il cuore pulsante dentro gli ingranaggi. “Quando il futurista Marinetti scriveva che un'auto in corsa è più affascinante della Vittoria di Samotracia, aveva colto l'idea nella sua totalità”, dice Alisi. L'auto viene inserita in un contesto indeterminato che pare sfuggire continuamente al nostro sguardo verso profondità sconosciute, traguardi da raggiungere, chilometri da percorrere, tratteggiato con un segno sfrangiato, accostamenti azzardati di colori dalle tinte accese e vibranti come il rombo dei motori che sembrano suggerire. L'atmosfera dell'immagine crea un effetto palpitante ottenuto con varie tecniche: le penne a sfera che uniscono alla morbidezza sfumata del tocco della matita la nitidezza della penna a inchiostro, la tempera per esaltare con tinte sfumate il chiaroscuro e la profondità; oppure l'acquarello per catturare il dinamismo dell'attimo in cui appare la vettura e che scorre rapido durante una corsa.

Sull'automobile vengono proiettate le suggestioni dell'ambiente circostante che ne fanno una cosa viva, attraente, in grado di suscitare in noi una sorta di empatia; le stesse suggestioni momentanee della visione che vengono ritratte con lenticolare precisione dalla tecnica “antica” di Claudio Filippini, fatta di stesure sovrapposte di strati di colore ad olio sulla tela, in continuità di lievissimo spessore. Le sue tele sono inquadrature sulle quali l'occhio si focalizza per svelare il dettaglio nascosto di cerchioni, fanali, copriruote, in una particolare situazione. Il suo pennello si sofferma con delicatezza a delineare i bagliori lucenti della carrozzeria, sulla quale si riflettono i curiosi che fotografano l'auto, in una sfida continua con con la macchina fotografica nella riproduzione documentaria della realtà. Anche se l'accostamento al dato visivo è minuzioso, Filippini carica la sua rappresentazione iperrealistica di valenze interrogative che assecondano le proiezioni dell'inconscio collettivo. La sua pittura mimetica si dissolve nella ricerca di nuove immagini e sull'emergere di icone evanescenti, attimi sfuggenti che rischiano di svanire nella loro imperturbabile bellezza. I suoi esordi sono caratterizzati dalla pittura en plein air per meglio recepire le emozioni suggerite dall'ambiente quotidiano, una vocazione approfondita nei suoi numerosi eventi espositivi in Italia e all'estero: dalla personale Le luci della città del 2007 presso l'Associazione Artisti Bresciani fino alla mostra Sospensioni dedicatagli dalla Galleria Colossi Arte Contemporanea nel 2010, alla partecipazione, nel giugno – novembre dello stesso anno, ad Art Innsbruk. International Fair for Contemporary Art e alla collettiva Marilyn Monroe. Arte della bellezza presso la Fondazione Villa Ponti ad Arona (NO). Nel marzo – aprile del 2012 espone, con la Galleria Colossi, alla collettiva L'arte del rugby, inaugurata presso lo Stadio Olimpico di Roma, in occasione della partita Italia-Scozia del Torneo RBS Sei Nazioni, con il patrocinio della Federazione Italiana Rugby; nel febbraio-marzo dello stesso anno la Galleria Civica “G. B. Bosio” di Desenzano del Garda gli dedica la mostra Claudio Filippini. La tradizione continua nella prestigiosa sede di Palazzo Todeschini.

La sua pittura dettagliata arriva a rivelare il riflesso di un edificio che si proietta sulla superficie luccicante di un fanale, le scomposizioni di luce che creano le zigrinature dei fanalini, a far rientrare, quasi per caso, nel campo visivo delimitato dalla tela, le gambe di una donna che accorre suggerendo il fascino misterioso di un istante irripetibile, come quello che ogni anno ci sa regalare l'emozione della partenza di queste nobili auto storiche che sfilano in corso Zanardelli. Istanti emozionanti che sembrano essere inquadrati da un obiettivo fotografico vagabondo e un po' flâneur, bloccati per sempre come un fotogramma nelle tele dell'artista. Nei quadri di Filippini le pulsazioni della città si riflettono sulla bellezza scultorea delle carrozzerie delle auto d'epoca, così come avviene nell'”universo in fuga” fatto delle mutazioni delle luci che riverberano sulle vetture in corsa degli sketches di Giorgio Alisi.

Le auto d'epoca di Filippini e Alisi sono vive e vibranti, su di esse si proiettano oppure rivivono un'infinità di atmosfere, suggestioni e riflessi che catturano la nostra attenzione.

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