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Luca Moscariello. Allegria di naufragi

La mostra si compone di una trentina di olii e tecniche miste su tavola e da tre sculture inedite in terracotta monocromatica. Se visivamente queste composizioni di Moscariello sembrano inaspettatamente rievocare le zattere del progetto performativo Swimming Cities con cui l’americana Swoon ha navigato prima il Mississippi e poi il Mar Adriatico, in realtà per l’autore il riferimento concettuale e iconografico alla zattera, al relitto, è un pretesto per una riflessione sullo stato della pittura e sulle possibilità di consunzione e resistenza dell’immagini.

Nelle sue opere il naufragio del vascello, la sparizione del bastimento e la sostituzione della zattera nei vessilli bicolore, nei festoni variopinti e nei suoi elementi portanti si trasforma in un fluttuante accumulo di immagini apparentemente solari e cariche in superficie, ma che in sostanza presagiscono a una nuova iconoclastia.

Questo nuovo ciclo di lavori, intitolato “Damnatio Memoriae” si fa portavoce di un processo di cancellazione delle vestigie oggettuali rivelando un dispositivo di progressiva apparizione e scomparsa. Come afferma l’artista: “palesandosi, l’oggetto manifesta l’impossibilità della propria peculiarità; nell’essenza della sua manifestazione si esplica l’assenza”.

Nella ricerca di Moscariello sembra definirsi quella che lo studioso Paul Virilio chiamava “estetica della sparizione”: mentre in passato l’arte occidentale è stata dominata dall'estetica dell’apparizione perché, tradizionalmente, l’immagine nasce e prende forma a partire da un supporto materiale, oggi l’arte partecipa a un processo di eliminazione del reale che testimonia l’inatteso e l’assenza e si confronta con la catastrofe e con il dramma.

L’artista sembra dirci che quando si vede troppo non si può più immaginare nulla, in una confusione babelica dove “tutto sprofonda nell’indistinto e ben presto nell’indifferenza” (Virilio). Assistiamo a una sorta di naufragio della figurazione, a un paradosso della forma, a un inganno del tempo che anziché riportare le immagini nella loro interezza le sottopone a un processo di immersione per renderle più stabili e comprensibili rispetto al caos calmo della superficie.

Accelerando la percezione della realtà, fino alla sua velocità di sparizione, l’arte di Moscariello ci restituisce il ricatto sensoriale di un’opera oggettiva, tangibile, che riaffiora dagli abissi come fenomeno di ostinata resistenza delle immagini al consumo della memoria e che testimonia la finitezza del mondo e i suoi limiti.

In occasione della mostra è edito un catalogo con la riproduzione a colori di tutte le opere esposte, e testi critici di Chiara Canali e Simona Gavioli.

Luca Moscariello è nato a San Giovanni in Persiceto (Bologna) nel 1980, si è diplomato in Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna. Ha partecipato a diverse esposizioni collettive in Italia, a Trieste, Merate, Milano, Bologna. Nel 2014 è risultato finalista del “Premio Lissone 2014” presso il Museo d’Arte Contemporanea di Lissone, Lissone (MB), a cura di A. Zanchetta e del concorso “Mantegna cercasi” alla Casa del Mantegna, Mantova. L'artista è stato presente a diverse rassegne di arte contemporanea a livello internazionale come Art Athina – nel maggio del 2014 – e Art Vilnius – nel giugno dello stesso anno.

Tra le mostre personali recenti ricordiamo nel 2013 la personale “Sotto i cardi”, curata da Ivan Quaroni alla galleria Bonioni Arte di Reggio Emilia e, nel 2011, “La grammatica della polvere”, al Museo Ca’ La Ghironda, Zola Predosa (Bologna). Nel 2007 ha realizzato una grande opera pubblica Fratellanza, lo sport e la vita per il Comune di San Giorgio di Piano.

La mostra è stata segnalata, tra gli altri, da

Corriere della Sera

La Stampa

Espoarte

UnDo.Net

IlgiornaleOFF

ArtTribune

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