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Angelo Brescianini

Palazzolo sull'Oglio (BS), 1948 - 2016

Nelle opere di Brescianini un atto, tradizionalmente considerato impulsivo e brutale come lo sparo di un fucile, si trasforma in un intervento meditato e programmato con quella razionalità che ha sempre contraddistinto l'artista, unito all'estrema precisione e pulizia formale del risultato: una succesione ritmica di estroflessioni e introflessioni che si espandono sulla superficie della lamiera di acciaio come corpi celesti in un firmamento, particelle volatili nell'atmosfera. La parabola definita dal proiettile nello spazio rappresenta il culmine, la sintesi estrema di una inesausta ricerca, condotta per tutto l'arco di una vita. Lo sparo e la “bugnatura”, che ne è la naturale conseguenza, rappresentano la sintesi ideale di un percorso trascorso alla ricerca della definizione del moto attraverso la luce, dell'espansione cosmica di una figura nello spazio; temi che attraversano tutta la sua produzione artistica, raccontati con il linguaggio dell'astrattismo, delle forme geometriche che ruotano, si intersecano nello spazio. Questo tema è già evidente nelle sculture in legno e metallo degli anni Settanta che raccontano la formazione dell'universo, la nascita della vita da un piccolo atomo tramite uno studiato dischiudersi meccanico di elementi da un nucleo centrale. In questo senso il suo lavoro si apre ad una dimensione cosmica che ci fa pensare all'Arte nucleare. Ma nel lavoro di Brescianini c'è molto di più...La sua meta, finalmente raggiunta con le lamiere negli anni 2000, era intrappolare la curvatura della luce nel moto perpetuo dei riflessi che scorrono sulla superficie delle sue estroflessioni, modulate e ritmate dalla ponderata successione degli spari. L'artista è riuscito nel suo intento di intrappolare il cinetismo della luce, inventando un linguaggio che reinterpreta e rinnova la ricerca della terza dimensione di Fontana e Scheggi. Fontana tagliava la tela con un gesto dall'immediatezza paragonabile a quella dello sparo dell'artista bresciano, cercando di sondare uno spazio immateriale dal respiro cosmico. Brescianini considera i buchi errori. Il trapasso della superfice è un evento casuale lungo il difficile percorso che lo porta a rendere dinamica la superfice, a comunicare qualcosa che supera la sua originaria bidimensionalità; questo avviene tramite l'impressione del moto fluido luminoso sul materiale, reso modulando la forza dirompente dello sparo con il calibro dei fucili, in un cinetismo che trascende quello del proiettile per trasformarsi in quello della luce su una superficie cangiante.

Se l'intento di catturare le variazioni cromatiche della luce, tramite un sapere tecnico derivato dalla sua iniziale formazione, richiama quello dell'arte cinetica-programmata, che si serviva anch'essa delle nuove tecnologie industriali, la brutalità e l'istintività del gesto con il quale imprime le sue lamiere sembra voler sondare le potenzialità espressive della materia, come avveniva nell'Arte informale, alla quale Brescianini si è accosato all'inizio del suo percorso artistico sperimentando una pittura materica, subito abbandonata a favore della scultura. A differenza della materia dell'Informale, quella di Brescianini non è una materia organica, come la liuta dei sacchi bucati o dei legni carbonizzati di Burri – che negli anni '50 tormentava la tela con protuberanze che si sviluppavano in senso concavo-convesso rispetto alla superfice - bensì una materia indistruttibile, resa inossidabile dall'industria, capace di perpetuare la memoria intangibile del segno che lo sparo imprime su di essa. Quindi, come nell'arte cinetica-programmata, anche l'artista bresciano si serve delle tecnologie offerte dall'industria.

Negli anni '90, l'artista, coerente nella sua ricerca del cinetismo, supera però la meccanica già acquisita dall'industria per riportarla al movimento elementare di marchingegni da lui creati che muovono le forme geometriche nelle sculture in movimento da parete mediante complessi ingranaggi e meccanismi mossi in automatico dalla moderna tecnologia, non più attivati dal gesto dell'artista, come avveniva nelle sculture in legno degli anni '70. Queste opere sono visioni dinamiche che fluttuano mediante schemi cinetici immaginati e concepiti dall'artista come una struttura modulare dipinta a parete in un sovrapporsi continuo e dinamico di forme e piani che si espande nello spazio, aggiungendo una dimensione importante: lo scorrere del tempo.

Qui è evidente il richiamo alle Macchine Aeree di Bruno Munari, con il quale l'artista ha collaborato tra il 1973 e il 1974, proprio nel periodo delle sue riflessioni sulla scomposizione dei quadrati, che lui vedeva come riflessi di un vissuto. Ecco allora che, nel percorso di Brescianini, si concretizza l'idea di una pittura astratta fluttuante nello spazio, forme geometriche che si intersecano in movimento, delle quali le lamiere sono la diretta proiezione tramite il gesto, sempre dinamico, dello sparo, la sua concretizzazioene nella forma delle estroflessioni. Le lamiere di Brescianini danno forma visibile alle impalpabili sfumature dello spettro cromatico facendo scorrere delicatamente la luce sulle loro curvature.

Cenni Biografici:

Dopo un'iniziale formazione rivolta all'ambito tecnico, verso la fine degli anni sessanta ha inizio il suo percorso artistico con i primi "spari" su lastre di metallo arrugginite e la prima partecipazione ufficiale ad un contesto espositivo pubblico, la Biennale di Padova del 1968, alla quale espone un’opera informale, ottenendo il suo primo riconoscimento.

Angelo eredita la passione per i legni pregiati e la loro essenza dal padre Angelo, esperto ebanista, ed apre un laboratorio di ebanisteria iniziando dedicarsi alla scultura in legno e metallo. Il lavoro manuale con il tornio e altri attrezzi, praticato dalla fine degli anni Settanta, gli consente di affinare una grande manualità nel plasmare la materia.
In questo periodo Brescianini passa dalla pittura alla scultura, sempre utilizzando un linguaggio astratto che caratterizza sia i lavori degli anni Settanta che quelli degli anni Ottanta, con figure gemetriche che contraddistinguono entrambe i decenni.

In questo periodo conosce l'architetto Luca Pastorio, figlio del pittore Ezio, con il quale collabora nel disegno e nella costruzione di oggetti d'arte nei quali vengono incastonate lastre di metallo pregiato e bassorilievi di autori come Cassinari, Fiume, Munari, Bonalumi e Kodra. Questi oggetti ottengono un grande riscontro, Brescianini collabora con architetti e artisti famosi e il suo lavoro viene pubblicizzato in importanti riviste specializzate nel settore.

Nel 1991 la morte della sorella lo segna profondamente portandolo ad abbandonare questo settore per dedicarsi alla ricerca strutturale e cromatica. La conoscenza dell'artista cinetico Horacio Garcia Rossi, con il quale collabora assiduamente per anni lo porta a dedicarsi quasi esclusivamente allo sviluppo e alla realizzazione di sculture cinetiche, esposte per la prima volta presso la galleria L'Ariete di Ponte San Pietro (BG).

Tra la fine degli anni '90 e l'inizio degli anni 2000, iniziano le sperimentazioni sulla sagomatura della superficie dell'acciaio tramite gli spari.

Nel 2012 il Museo del Presente di Rende (CS) gli dedica una vasta retrospettiva.

Nel 2015 Brescianini espone a Miami e presso la Unix Gallery di New York; viene, inoltre, invitato ad esporre in occasione della mostra Rigorismo, tra filosofia e Pop Art, nella prestigiosa sede dell'Istituto Italiano di Cultura di New York, accanto ad artisti del calibro di Agostino Bonalumi, Pino Pinelli e Turi Simeti.

Ad ottobre 2015, il MAON. Museo d'Arte dell'Otto e Novecento di Rende (CS) gli dedica un'importante mostra personale dal titolo A ferro e...fuoco.

Le opere di Brescianini sono presenti in importanti collezioni pubbliche e private sia in Italia che all'estero.

(Guendalina Belli)

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