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About Christo and Jeanne-Claude. Opere edite dal 1969 al 2004 pubblicate sul catalogo Jörg Schellmann

Il percorso si snoda, nell'evoluzione estetica dell'arte di Christo, e della compagna di una vita, Jeanne-Claude, verso l'evoluzione del codice espressivo che lo contraddistingue, l'impacchettamento, dai piccoli oggetti per arrivare a case e monumenti. L'Ericsson Display Monitor Unit 3111 Wrapped, 1985 dimostra come, fin dai primissimi esperimenti parigini degli anni '60, Christo amasse impacchettare con stringhe, corde e spago, oggetti di uso quotidiano: da un'opera d'arte (Wrapped painting – Wrap in Wrap out, 1969) per arrivare ad un oggetto elettronico come il pc. Alcuni erano rivestiti di polietilene semitrasparente oppure di tessuto totalemente coprente, mantenendo evidente la fisionomia dell'oggetto impacchettato, secondo la logica dello “svelare occultando”, fortunata formula coniata dal critico David Bourdon, che caratterizzerà anche i primi studi per l'impacchettamento di palazzi e case, risalenti al 1961, data del primo Project for a Wrapped Public Building, seguito da un cospicuo resoconto scritto sulla collocazione urbana, come anche i futuri progetti di Christo collocabili negli anni '68-'69 in mostra: il collage della America House Wrapped (1969) e due schizzi e un collage di fotografia e stampa della Wrapped Kunsthalle di Berna, in Svizzera, realizzata nel 1968, in occasione delle celebrazioni per il cinquantesimo anniversario del museo, il primo museo d'Europa impacchettato nella sua interezza con 2.500 metri quadrati di polietilene legato da circa 3000 metri di corda, segnando numeri da record destinati a crescere nei progetti realizzati dagli environmental artists, connaturati nell'essenza stessa delle loro realizzazioni come vero e proporio tributo alla libera espressione artistica, senza confini. L'intelligente intuizione estetica di Christo lo porta, a differenza della coeva Pop Art americana, a distogliere l'attenzione dalla vacua superficialità dell'involucro ammiccante, goloso del panorama iconografico dei mass-media per focalizzarla qu quello, misterioso e intrigante, che avviluppa monumenti, case e oggetti, lasciandone intravedere le forme architettoniche. E lo farà anche in opere di dimensioni più contenute, come nel collage preparatorio della Wrapped Snoopy House per il Charles M. Schulz Museum di Santa Rosa, in California (2004), in risposta alla striscia di fumetti di Schulz che omaggiava l'artista nel 1978.

Nello stesso periodo, la seconda metà degli anni '60, il lavoro di Christo assume, con il trasferimento a New York, un risvolto diverso: lo vediamo in uno degli Store Fronts (1964-1968), Yellow Store Front, collage preparatorio per la realizzazione della copertura con tessuto o carta da pacchi delle facciate di negozi, fatte in legno e dipinte in vari colori. In mostra anche una fotografia e un collage preparatorio che mostrano la delicata fase di sollevamento del più grande dei tre Air Packages, strutture gonfiabili autosotenute, tra quelli realizzati da Christo nella seconda metà degli anni '60, dopo quello di Eindhoven e della Minneapolis School of Art nel 1966: 5.600 Cubic Meter Package (1967-68), una stele colonnare che si eleva verso l'alto, ma composta da un pallone aerostatico, composto da un involucro termosaldato contentuo da una rete di 3,5 chilometri di corda legata da 1200 nodi, tenuto sollevato in aria da un compressore centrifugo a velocità variabile. Il monumentale Air Package, è stato sollevato da due enormi gru il 3 agosto del 1968, nel corso di Documenta 4 a Kassel, diventando una delle opere più discusse della mostra e destando, oltre che un notevole circolo mediatico, l'attenzione dell'opinione pubblica, altro aspetto necessario a creare il clima di estatica ammirazione e curiosità da parte del pubblico che rende unici gli interventi di Christo.

Unendo la forza della loro fervida immaginazione e i metodi della società industriale, dando vita ad una forma democratica di capitalismo che forma cooperative popolari, veri e propri cantieri e meastranze che si servono del contributo popolare per realizzare le sue opere monumentali, tra sperimentazione e cooperazione, Christo e Jeanne-Claude arrivano, tra la fine degli anni '60 e l'inizio degli anni '70, ad aumentare ancora di più i numeri in quantità di materiale, manodopera, tempistiche per la realizzazione e la ricerca della collocazione più adatta alle loro creazioni, fino ad arrivare a concepire, nel 1977, la monumentale Mastaba of Abu Dhabi, Project for the United Arab Emirates (della quale è presente in mostra uno schizzo), una forma primordiale massiccia simile ai templi babilonesi, realizzata con 390.500 barili di petrolio impilati in orizzontale aggregati con il cemento a formare una struttura di calcestruzzo con un nucleo di sabbia che svetta nel deserto con la sua superficie cangiante e brillante.

Ma prima ancora di concepire quest'opera, tra il 1968 e il 1969, hanno dato vita ad un'altra impresa colossale, Wrapped Coast, impacchettando 2,4 kilometri di ripido tratto costiero a Little Bay, nei pressi di Sidney, con 90.000 metri quadrati di tessuto anti-erosione e 56 kilometri di corda di polipropilene avvinghiata alle rocce, il tutto rimosso e riciclato dopo le dieci settimane di durata dell'allestimento al fine di ridurre a zero l'impatto ambientale. Le opere di Christo sono create per rimanere impresse solamente nella memoria di coloro che hanno avuto la fortuna di ammirarlo, oltre che nelle immagini fotografiche, come quella in mostra, memore di un'esperienza artistica extra museale che si presta ad essere fruita solo in un contesto naturale. La qualità estetica supplementare della transitorietà accomuna anche interventi come l'impacchettamento del Reichstag (Wrapped Reichstag, Project for Berlin, 1971-1995) e degli alberi Wrapped Trees alla Fondazione Beyeler and Berower Park di Riehen, in Svizzera (1997-1998) dei quali ci rimangono, come unica testimonianza, solo immagini fotografiche uniche nel loro genere, anch'esse esposte in mostra. L'uso del tessuto suggerisce l'idea di qualcosa di effimero e fragile, come quello in polipropilene utilizzato per ricoprire, modellato in pieghe e drappeggi dal forte effetto chiaroscurale come un peplo nella scultura ellenistica greca dall'”effetto bagnato”, l'intelaiatura in acciaio che riveste le torri, il tetto, le statue e i vasi di pietra del Reichstag, come un morbido manto, sottolineando l'architettura, come avviene per il collage del progetto per Ponte Sant'Angelo (Ponte Sant'Angelo Wrapped, Project for Ponte Sant'Angelo and Lungotevere Castello, Lungotevere Vaticano, Lugotevere D'Altoviti, Lungotevere Torre di Roma, 1985) o per il collage composto da tessuto, spago e fotografia della città realizzato per il progetto sul Mur des Réformateur nella città di Ginevra (1977). Qui le sagome delle statue delle principali figure dei riformatori del movimento protestante, Bèze, Knox, Farel e Calvin vengono accuratamente sottolineate dal panneggio del rivestimento, interagendo con il contesto urbano e avvilupate da un'affascinante corda rossa, simile a quella che avvolge Le Pont Alexandre III – Des Invalides di Parigi nello schizzo e collage per il progetto Wrapped Bridge (1977) o le forme del Monumento a Cristóbal Cólon, Barcellona (1992) nel collage del progetto in mostra.

La natura fragile e transitoria degli interventi è data dalla componenete del tessuto che ricopre le forme. Così avviene anche per l'opera Wrapped Trees, lasciando intravedere i rami degli alberi che premono verso l'esterno, lasciata per due settimane in balia delle intemperie, conferendo un senso di vulnerabilità allo spettatore. Ancora più breve il tempo in cui rimase impacchettato, in un un voluttuoso tessuto bianco avviluppato con corde rosse, il Monumento a Vittorio Emanuele in Piazza del Duomo a Milano, realizzato nel 1970 - del quale è in mostra il collage del progetto- in occasione dell'anniversario della fondazione dei Nouveaux Réalistes: solo 48 ore. In mostra anche il bozzetto realizzato per altre installazioni temporanee all'interno di un contesto urbano: l'impacchettamento della Statua di Venere (Wrapped Venus, Project for Villa Borghese, Roma, 1974), nel contesto del più ampio progetto The Wall – Wrapped Roman Wall, 1974, per il quale le mura situate alla fine di via Veneto, vicino ai giardini di Villa Borghese, sono state avvolte da 259 metri di tessuto in polipropilene e corda per quaranta giorni, lasciando che tre dei quattro archi impacchettati continuassero ad essere utilizzati per il traffico veicolare e pedonale, interagendo attivamente con la vita della città. Interagiscono sia con il contesto naturale del parco che con le persone che ne fruiscono, camminandoci sopra, anche i Wrapped Walk Ways (1977-1978), viottoli impacchettati con tessuto di nylon giallo zafferano nei giardini e nelle piste da jogging del Jacob L. Loose Park, Kansas City, Missouri. E come sempre, pur nella sua monumentalità, il progetto di Christo conferisce al parco una sua intima e poderosa bellezza.

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