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Pinuccio Sciola, l'inventore delle Pietre sonore, riusciva a fare cantare le pietre

sciola suona

Il Maestro sardo riusciva ad estrarre, dalla loro coriacea corazza, la memoria ancestrale di antiche ere geologiche, l'esperienza esistenziale della loro formazione, la loro anima primordiale, tramite il diffondersi di un canto armonioso.

 

Clicca qui per leggere l'articolo dedicato a Pinuccio Sciola pubblicato sul Corriere della Sera di sabato 14 maggio 2016

 

Il numero 93 di Espoarte ha dedicato uno speciale al maestro di San Sperate

 

Clicca nell'immagine sotto per leggere l'articolo

cover espoarte

Allievo di maestri del calibro di Kokoscha, Minguzzi, Vedova e Marcuse, alla Sommerakademie di Salisburgo, già negli anni '60, ha frequentato, durante i suoi viaggi in Europa, Aligi Sassu, Giacomo Manzù, Fritz Wotruba e Henry Moore e, già in quegli anni, le sue opere sono state esposte in prestigiose istituzioni museali ed enti pubblici, sia in Italia che all'estero, come Palazzo Durini, Milano (1961), il Salón Ricard, Barcellona (1981), il Salón de la Asociación de Corresponsales Extranjeros en Mexico, Città del Messico (1981), in Piazza Santo Stefano a Bologna (1976) e presso Kirchhkeim Unter Teck, alla Galerie Kroger (1979).

Tornato a San Sperate dopo essere stato a Parigi, nel 1968, ottiene la cattedra di Scultura al Liceo Artistico di Cagliari e progetta di trasformare il suo paese, con l'entusiasta partecipazione dei suoi compaesani e di artisti locali, in “Paese-Museo”, un laboratorio dove sui muri delle case, completamente ritinteggiati di calce bianca, vengono dipinti dei murales e varie sculture vengono poste nelle piazze: un'operazione che, oltre ad incontrare il favore della critica internazionale, attira anche l'attenzione dell'UNESCO che lo invita, nel 1973, a recarsi in messico per un viaggio di studio, organizzato dall'allora Segretario Generale, D.M. Malagola; qui avviene l'incontro con il maestro dei murales David Alfaro Siqueiros, con il quale collabora nel cantiere del popoloso quartiere Tepito.

Nel 1976 ha destato lo scalpore del pubblico e della critica internazionale in occasione della Biennale di Venezia quando decide di riempire Piazza San Marco di tronchi di legno bruciacchiato che simulano corpi umani, le Canne e i Cadaveri, oppure lasciando scottare al caldo sole dell'estate sarda trenta bagnanti di terracotta, nude eroine post-nuragiche adagiate sulla sabbia del Poetto per essere accarazzate dalle onde.

Nel 1978 fonda nel suo paese natale, la Scuola Internazionale di Scultura e, nel 1980, espone all'Istituto Italiano di Cultura di Stoccarda.

Tra il 1983 e il 1987 le sue opere compaiono in un ciclo itinerante di mostre tenute nei principali musei ed enti pubblici della Germania, tra i quali il Wilhem-Lembruck-Museum di Duisburg.

Nei primi anni '80, una sua pietra viene posata come prima pietra del Parlamento Europeo vicino a Stoccarda, nel centro storico di Kirchheim Unter Teck.

Da allora lo sguardo della critica e del pubblico internazionale non ha mai smesso di seguire l'evoluzione della sua ricerca, volta a cercare nella pietra la memoria geologica dell'origine dell'universo, le sue infinite costellazioni, culminata, negli anni Novanta, con le Pietre Sonore, per le quali è famoso in tutto il mondo, e che aveva esposto, di recente, ad Artefiera Bologna, nel gennaio del 2016, ottenendo un grande successo di pubblico.

Nel 2003, a seguito della collaborazione con l'architetto Renzo Piano, un'imponente pietra sonora viene collocata nella Città della Musica di Roma.

Le sue pietre sono state esposte in importanti istituzioni e luoghi pubblici, sia in Italia che all'estero: alla Rotonda della Besana e in Piazza degli Affari a Milano, allo Spazio Thetis dell'Arsenale di Venezia, nella Piazza della Basilica Inferiore di Assisi, in occasione del concerto Il cantico delle Pietre, sul sagrato della Cappella degli Scrovegni di Padova, nella Villa Reale di Monza, oltre che nel Trianon Palace di Versailles, nel Parco del Centro Kunst Project di Bärndorf Bei Baden a Vienna, al Müvészet-Malom Szentendre di Budapest, nel Jardin du Luxembourg di Parigi, presso l'Istituto Italiano di Cultura di Madrid e lo Shangai Italian Center.

Il 27 aprile di quest'anno, la Basilica di San Pietro in Vincoli di Roma ha ospitato le sue pietre sonore, in occasione dell'incontro La voce della pietra, curato da Lorenzo Carrino, che ha permesso alle opere del maestro sardo di dialogare con il marmo “muto” del Mosé di Michelangelo. E tra i due Maestri della scultura esiste una sorta di affinità; se Michelangelo faceva emergere la figura umana, agitata da un moto vitale ed energico, che giace imprigionata in un blocco inerme di marmo, metafora della concezione neoplatonica dell'anima prigioniera della fisicità del corpo, allo stesso modo, Sciola ha reso eterea come una melodia una materia ruvida e aspra come la pietra naturale, tradizionalmente considerata muta, facendole emettere un canto, espressione dell'anima ancestrale racchiusa nelle sue millenarie stratificazioni.

“È come se avessi tremila anni....”, è una frase che Sciola amava spesso ripetere. L'artista sardo possedeva, infatti, una sensibilità millenaria, antica come i rivolgimenti tellurici della terra, come le sue ere geologiche, una dote innata, era una sorta di sciamano contemporaneo che viveva tra gli ulivi del suo giardino monumentale di San Sperate. Sciola sapeva far riemergere la “memoria litica” - dal greco λίθος (pietra) - sotto forma di un suono imponente e profondo, generato dalle cavità del basalto, della trachite, del granito, dell'arenaria e delle pietre vulcaniche...un canto che, ci auguriamo, lo accompagni anche lassù...

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