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  • A SETTEMBRE...
    ROBERTO MALQUORI

    usa malquoriVi aspettiamo sabato 9 settembre, dalle ore 16.30, per partecipare al vernissage della mostra personale dedicata al maestro toscano Roberto Malquori dal titolo Pop time. L'artista è uno dei principali esponenti dell'arte italiana degli anni '60 che ha varcato i confini nazionali per aderire al Bauhaus Situazionista Scandinavo ed esporre in occasione di eventi come l'Alternative Documenta a Kassel nel 1972. Per maggiori info, visita la sezione NEWS

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setelefonando web

 

Se telefonando… è il titolo dell'originale mostra collettiva, a cura di Irene Finiguerra e Simona Gavioli, che vedrà esposte, nei prestigiosi spazi della dimora mantegnesca, le opere dell'artista bolognese Luca Moscariello, visitabile fino al 27 agosto 2017. 
"Un evento – sottolinea Beniamino Morselli, Presidente della Provincia di Mantova e 'padrone di casa' essendo la Provincia proprietaria della Casa del Mantegna -  che, attraverso tredici artisti di diverse generazioni, conferma la città virgiliana come luogo d'incontro internazionale e di elaborazione di nuovi paradigmi culturali: un museo diffuso e interattivo, dove l'espressione artistica dialoga con l'incantevole patrimonio architettonico della città, gioiello del Rinascimento famoso in tutto il mondo per la sua storia e gli inestimabili tesori d'arte".
Il titolo della mostra evoca una delle canzoni storiche del repertorio di Mina. La cantante presenta il brano per la prima volta, in televisione il 28 maggio 1966, nella sedicesima puntata della trasmissione Studio uno. Gli autori dei testi sono Maurizio Costanzo e Ghigo De Chiara, con la musica e l'arrangiamento di Ennio Morricone, che ha raccontato di essersi ispirato al suono delle sirene della polizia di Marsiglia per comporre l'inciso.
La canzone è stata uno dei successi di Mina, ripresa nel tempo da tanti colleghi, quali Orietta Berti, Claudio Baglioni, Nek, Franco Battiato e dalla pubblicità, in particolare gli spot pubblicitari della Barilla. Mina nel filmato dedicato a Se telefonando con la regia di Piero Gherardi  (due Oscar per i costumi per 8e mezzo e La Dolce Vita) è avvolta in un costume fatto da "cavi telefonici" e domina dall'alto il cantiere della stazione di Napoli Centrale (progetto del 1954 di P. Nervi, C. Cameli, C. Cocchia, M. Battaglini, B. Zevi, G. De Luca, L. Piccinato, G. Vaccaro): una pubblicità destinata al Carosello e realizzata da grandi artisti che da sola è un oggetto d'arte.
La mostra parte dalla presenza del telefono negli anni del Dopoguerra, attraversa gli anni del boom economico sino alla recente invasione degli smartphone che hanno cambiato il nostro modo di comunicare e che hanno trasformato il telefono in mezzo di espressione artistica, con le possibilità di fotografare, mandare messaggi, mail, indicare le nostro preferenze su Facebook e Instagram.
Oltre la voce che percorreva i fili, ora la scrittura è entrata nel telefono del terzo Millennio e ha saturato il privato, il silenzio con contatti che non cessano di creare una rete virtuale in cui tutti siano protagonisti nostro malgrado.
Secondo Bauman, il più grande sociologo dei nostri tempi, la rivoluzione digitale ci ha imposto di vivere allo stesso tempo in due differenti dimensioni, quella online e quella offline. La Rete,  per Bauman, è parte del progresso, ma porta con sé anche un numero di "perdite collaterali" (titolo del suo ultimo libro): l'automatizzazione del lavoro, ad esempio, causa diminuzione di posti di lavoro "umani" sia nell'industria pesante che nel lavoro intellettuale.
La Rete, però, nella visione di Bauman porta con sé anche vantaggi, come la disponibilità quasi infinita di conoscenza: "con un click, Google ci presenta due milioni di risposte, un numero che non potremmo consultare nemmeno in tutta la nostra vita". Anche questo aspetto, però, ha un prezzo: l'impazienza e la perdita della capacità di conservare conoscenza "dentro di noi". Sono i server a conservare il nostro sapere, noi possiamo solo consultarlo e questo "avrà un effetto negativo sulla nostra creatività".
Alla domanda come i social media hanno cambiato le nostre relazioni e la nostra vita, Bauman risponde senza esitazione: "Rendendoci più fragili".

Obiettivo della mostra è da un lato un percorso storico ma anche intriso di ironia sull'uso del telefono come strumento di comunicazione immediata, di contatto attraverso una voce che attraversa i fili e dall'altro riconoscere come il nostro modo di comunicare sia percorso da una rivoluzione tecnologica che consente connessioni simultanee con il mondo, grazie non solo all'ascolto della voce dall'altro capo della linea, ma anche la visione di immagine siano foto o siano video, alla introduzione della scrittura di mail o di brevi twitter o whatApp.

La sezione degli artisti contemporanei vede la presenza di nomi di artisti storici unita ad artisti di nuova generazione ma già molto affermati. Saranno esposte un'opera di Arman e due di Luciano Pivotto: Trendy, Rivoluzione (2011) una precisa immagine di Iphone, dove la frase che la compone - andate a sterminare quei ratti – evoca un linguaggio violento dal sapore medioevale, che purtroppo è legato alla recente storia della primavera araba e a Gheddafi. Il telefonino è stato in quella occasione uno strumento di collegamento con il mondo con il quale i cittadini di Paesi dove la libertà di espressione è stata per troppo tempo repressa hanno trovato nuovi canali per poter mettersi in contatto e cercare di scardinare il sistema di potere. Pivotto ricorre anche ai linguaggi non verbali come le bandiere della comunicazione marinara per inviarci un messaggio di speranza – HOPE – o di aiuto – HELP: il suo modo di interagire con chi si connette con la sua arte implica sempre un gesto, una azione, mai una osservazione indifferente, di pura contemplazione. L'opera HELP – Incerte patrie è poi la summa della arrogante presenza dei cellulari nel nostro vissuto: una icona in un mondo colorato al centro dell'universo come un Cristo pantocratore in un mosaico di grande effetto.

Luca Moscariello offre una personale interpretazione del tema: lavorando con la pittura e su supporto lineo, propone un'opera rotonda dalla chiara forma di ghiera telefonica e un altro quadrato che ricorda la forma dell'elenco telefonico. Partendo dal pensiero baumaniano, Moscariello ha pensato a quanti e quali degli oggetti e delle pratiche siano caduti in oblio con le nuove tecnologie di comunicazione. "La nostra generazione è l'ultima ad aver conosciuto quell'insegna gialla che segnalava il telefono pubblico e che io ho inteso come una sorta di icona mineralizzata dal tempo e dall'abbandono. Il secondo pezzo del dittico è un'allusione a quei blocchetti di carta, nel mio caso quadrettata, che tenevamo vicino al telefono nel caso in cui ci fosse stato bisogno. Qui la griglia della quadrettatura è consunta e priva di qualunque nota, perché in quest'epoca di appunti e messaggi vocali, scripta volant".

Se telefonando...

Casa del Mantegna, Via Acerbi 47, Mantova
22 Luglio – 27 Agosto 2017


Orari di apertura:
giovedì, venerdì, sabato, domenica e festivi  10.00 -12.30    15.00 -18.00
chiuso  lunedì, martedì  e mercoledì
ingresso libero

Per maggiori infromazioni:

visita il sito www.casadelmantegna.it

tel. 0376 360506
infoPoint  0376 432 432
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orario di galleria: da martedì a sabato
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lunedì chiuso

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