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Sabato 8 settembre: vernissage della mostra personale di Max Bi

 

max bi
scultura rossa max ROSSO
tela azzurra
scultura azzurra

Vi aspettiamo sabato 8 settembre, dalle ore 16.30, per partecipare al vernissage della mostra personale di Max Bi, Crittografie. In questa occasione, sarà poata una scultura composta da sbarre di ferro ritorte di grandi dimensioni nella piazzetta di Corsia del Gambero, proprio di fronte agli spazi espositivi della galleria.

Max Bi, bresciano, classe 1973. Animato da un “nomadismo citazionista”, ereditato dalla conoscenza di uno dei maestri della Transavanguardia, Sandro Chia, tra la fine degli anni ’90 e i primi anni 2000, inizia a sperimentare la commistione di linguaggi e tecniche espressive, estrapolati dalle più disparate correnti artistiche che hanno attraversato la seconda metà del XX secolo, delle quali è un raffinato conoscitore, per giungere alla creazione di un suo personale alfabeto espressivo. L’artista ricrea con disinvoltura graffiti rupestri con addensamenti materici di sabbia, quarzite e polvere di alluminio, oltre ai grafismi calligrafici dei writers e ai grafemi primordiali, con lo stencil e la bomboletta spray sulla tela grezza di iuta, traendo i suoi spunti figurativi dal panorama iconografico della Pop Art italiana, dalle maschere tribali di Paladino o dal graffitismo alla Basquiat, ma riletti in chiave informale con stesure di carbone e limatura di ferro; nei primi decenni degli anni 2000, il tutto viene inglobato in un denso agglomerato di pennellate nere e bianche stese con veemenza, memori della pittura informale di Vedova, così come degli addensamenti di graffi ed escoriazioni sui muri delle città, alla quale l’artista riesce a conferire una connotazione fortemente materica, reinterpretandola con la tecnica dello strappo della iuta dal preparato di polvere di gesso, marmo e cemento steso sul muro, sul quale dipinge “a fresco”.

Se la pratica dello strappo ricorda il décollage di Rotella, quella dell’affresco ci riporta ai primordi dell’umanità, come se l’artista volesse “impoverire i segni” per tornare a forme archetipiche della cultura. L’andamento ondulato, che chiude e dischiude le forme, delle linee nere sulle ultime tele rappresenta la stilizzazione degli agglomerati di marcati segni neri che, fin dagli inizi, hanno caratterizzato le sue opere, memori dell’espressionismo astratto, per arrivare agli affreschi su iuta degli anni 2000 che raffigurano intrecci di binari e tralicci dell’alta tensione. Tramite il rituale catartico del processo di piegatura a caldo delle sbarre di ferro, con la stessa voluttà con la quale lavorava la terracotta, Max Bi flette questo materiale della modernità tecnologica in virtuosistiche contorsioni nello spazio: esse sono la trasposizione plastica di quelle definite dai tratti neri sulle tele.

L’artista ha esposto, in occasione di importanti mostre personali e collettive, a Parigi, New York e, in Italia, alla Villa Ponti di Arona (No), al Palazzo Medici Ricciardi di Firenze, alla Torre Civica di Solferino (Mn), oltre che a Crema, Milano e Brescia. È stato, inoltre, nel 2006, vincitore del Premio Homo Urbanus, indetto dalla Facoltà di Architettura di Palermo e finalista del Premio Celeste San Gimignano (Si).

Per maggiori informazioni, scarica il comunicato stampa

COLOSSI ARTE CONTEMPORANEA
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