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Daniela Forcella

Bellano (Lc), 1959 

In occasione della 57° Biennale di Venezia, nel 2017, l’artista milanese Daniela Forcella ha presentato le Cartografie, il culmine dell’evoluzione stilistica e spirituale della sua poetica, incentrata sull’icona universale del cuore e sulla forma sintetica di riduzione schematica che ha assunto nella postmodernità come stilizzato feticcio scultoreo del sentimento. In questo ultimo ciclo di lavori, tramite un processo di pulizia formale e di sottrazione, l'artista incide nel materiale profonde fenditure che si conformano come rilievi altimetrici concatenati. Il loro movimento in perenne sfondamento (verso l'interno o l'esterno) culmina nella forma, delineata da linee ondulate, marcate da profonde fenditure, nella forma stilizzata e sfrangiata del cuore. Questo movimento va a sedimentare le nostre esperienze esistenziali nel legno delle opere, come avviene con gli anelli di accrescimento degli alberi, ad interiorizzare nella forma del cuore, sede dell'anima, organo pulsante di vita, i nostri ricordi. I Frames bloccano un istante di questo viaggio nei meandri dell'inconscio che tutti noi dobbiamo percorrere, l'umanità intera, simboleggiata dall'omnino rosso, il viaggiatore, situato sempre in punti nevralgici dello spazio della rappresentazione, sempre delineato con un rosso sgargiante, in forte contrasto con la neuralità dei colori di fondo. 

Nei precedenti lavori, la sua pulsante vitalità viene modellata in plastiche volumetrie, tramite l’uso di resine policrome trasparenti, nei colori caldi del rosso vivo, del corallo, del giallo e del rosa acceso, o freddi che virano dal verde acido all’azzurro, dal blu delle profondità oceaniche al celeste del cielo. Queste miniature plastificate in stile neo-Pop divengono l’elemento modulare per la costruzione delle sue opere: impilati in bacheche di plexiglass, sopra molle di materasso sporgenti (Marilyn, 2013), accanto a piccole sfere, memori delle biglie della nostra infanzia (Hearts’ Games, 2015), oppure posti su cubi riflettenti (Tower, 2015), essi seguono un ritmo modulare nella ripetizione delle forme e dei colori per creare un formulario multicolor, memore della reiterazione della Pop Art, ma con un procedimento che richiama le Accumulations di Arman. Nella trasparenza della resina sono racchiusi, come inclusions, polveri brillanti, farfalle, frammenti di foglia oro, pigmenti diluiti, simili a microcosmi pulsanti di vita.

La vitalità di queste miniature viene smorzata inserendole nell’atmosfera neutrale della teca: essi vengono ibernati nel ghiaccio (Love Gate, 2015), accatastati in preziosi scrigni dei ricordi trasparenti (Girls’ Dream Box, 2015), incastonati come gemme sulla superficie specchiante del plexiglass (Rooms of Love, 2016), in una dimensione di temporalità immanente, uno spazio onirico e immaginifico, delimitato dalla cornice; qui si possono riflettere tutte le ipotetiche circostanze della vita, magari episodi avvenuti nelle stanze di un ipotetico "International Luxury Hotel", rappresentate metaforicamente dalla proliferazione di microsfere che formano l’icastica immagine del cuore (Pop Hearts, 2014).

Il cuore in schiuma poliuretanica, sospeso in una teca (Nirvana, 2014), dalla superficie corrugata ne è la metafora: esso diviene il luogo dell’interiorizzazione e della sedimentazione delle memorie, esposto in uno spazio neutrale da museo, in un'atmosfera di temporalità immanente, dove solo la luce, proveniente dal fondo, ne rivela la duplice essenza: da una parte il cuore è caratterizzato da una superficie lineare, dall'altra è increspata e solcata da fenditure provocate dal sedimentarsi delle esperienze nello spirito.

Allo stesso modo, nell'opera A memoria, appartenente al ciclo delle Cartografie, un duplice movimento caratterizza le superfici: da un lato, i rilievi si stratificano, dando vita ad una sporgenza solcata da gradoni come un promontorio naturale; dall'altro, essi si contraggono progressivamente fino a creare una cavità che, nel suo punto più profondo, culmina con una superficie a forma di cuore.

Le Cartografie esemplificano il concetto con una trasformazione allegorica di sezioni di legno, sulle quali si stratificano le tracce dei percorsi esistenziali, incise come mappature altimetriche, caratterizzate da un tridimensionale ed incessante moto di contrazione ed evoluzione dello spazio che simula quello del muscolo cardiaco.

All’artista sono state dedicate importanti mostre personali alla Villa Reale di Monza, al Palazzo Gargantini di Lugano, alla Terrazza Civita di Roma, al Palazzo d’Artista di Padova, sede della collezione Mediolanum Private Banking, e nel contesto di Art Basel. Una sua opera si trova nella collezione permanente del Museo Verticale di Palazzo Lombardia a Milano. 

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