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Dario Brevi

Limbiate (Mb), 1955

Annoverato dal critico Renato Barilli nel gruppo, da lui teorizzato, dei Nuovi Futuristi, negli anni ‘80, l’artista eredita dal futurismo storico di Balla e Depero, più ludico e decorativo rispetto a quello austero e programmatico di Boccioni e Severini, la vocazione a una ricostruzione dell’universo che inglobi, nell’opera d’arte, suggestioni tratte dalla vita quotidiana e da tematiche contemporanee tramite molteplici linguaggi artistici: dalla pittura alla scultura, dall’arte figurativa all’installazione, dal design alla grafica. Per questo le sue opere recuperano l’oggettualità della Pop storica, focalizzandosi sulla consistenza materiale dell’opera (in contrasto con la tendenza dell’arte concettuale e povera ad assottigliarla), ma sottraendone la dura connotazione polemica nei confronti della società del consumo per conferirle un aspetto morbido e accattivante, colorato e suadente, in stile Neo-Pop. 

Brevi conferisce nuova dignità alla pittura, ma in una dimensione nuova, dove essa si applica alla tridimensionalità dai contorni fluidi, morbidi e densi delle sue opere. Le sue “pittosculture” risentono della vocazione all’espansione ambientale dell’Arte Povera (derivata anche dalla sua laurea in Architettura) e del suo gioco dialettico tra materiale industriale e di origine organica; le sue tematiche evocano il citazionismo nomade della Transavanguardia e si rifanno ai miti dell’immaginario collettivo, del progresso, della velocità come frutto delle innovazioni tecnologiche: la macchina, la moto (Moto mito, 2007), tanto cari al futurismo storico. 

Come i suoi antesignani Balla e Depero, Brevi ama riplasmare le forme con uno spirito ludico e decorativo, giocare sulla duplicità tra artificiale e naturale, meccanico e vivente, iconico e aniconico, con il ritmico dualismo di vuoti e pieni, dando vita a nuove modalità percettive dell’immagine. Le opere dell’artista sono costruzioni narrative che si dipanano sulla parete mediante lo studiato accostamento di addensamenti cromatici, dai profili “soffici”, dall’andamento curvilineo, intagliati e modellati all’interno del suo materiale d’elezione, l’MDF (Medium Density Fibreboard), un legno truciolare corposo e denso, molto usato nella fabbricazione dei mobili e, in seguito, dipinti con brillanti vernici e smalti acrilici per creare una patina traslucida che fa dimenticare l’originaria durezza del materiale. 

Nelle sue opere, iconografie fluide, dalle forme plastificate si configurano tramite la suddivisione in masse definite ognuna da colori acidi, freddi che ci riportano all’artificialità del materiale; anche se mascherate come sono da conformazioni organiche ispirate alla natura, i loro soggetti ci riportano all’immaginario del consumismo e alle sue icone plastificate (i ritratti di Marilyn, Audrey Hepburn, James Dean), quello della Milano anni ’80, glamour e modaiola in cui l’artista è cresciuto. Le sue stesure terse di colore in piani bidimensionali ricoperti di una patina sfavillante esplodono sulla parete come un’effusione di vapori, si disperdono nello spazio assumendo la forma di uno sciame di farfalle, di alvei di fiumi, definendo sagome curvilinee di colline, foreste e montagne, oppure di figure umane e animali, motociclisti, alpinisti, tuffatori e Vespe; il loro addensarsi segue le stesse modalità figurative del linguaggio pubblicitario dei mass-media, dove le immagini si amalgamano in un fluire continuo di stimoli sensoriali. 

Lavorando il materiale come un prestigiatore, l’artista ci sottrae da quest’assuefazione visiva, predisponendo la configurazione degli intagli all’interno dei suoi vasti piani arrotondati che talvolta si tramutano in profili di figure, da individuare all’interno della trama cromatica di elementi magmatici di colore dall’andamento ondulato; altre volte, sono essi stessi a fungere da tratti costitutivi dell’immagine, in una sorta di fantasmagoria plastica. Spetta noi scegliere se individuare il soggetto o perderci in questa costruzione spaziale costantemente in bilico tra pittura e scultura, artificio e natura. E al mondo naturale ci riportano soggetti come farfalle, alberi, oltre alle tematiche trattate: la perdita della biodiversità, il complesso equilibrio dell’ecosistema terrestre, il rapporto uomo-natura, la cultura ebraica - vedasi le mostre Chanukkahal Joods Historisch Museum di Amsterdam e Channukkà, al Museo dei Lumi di Casale Monferrato (Al) - la brutalità della guerra; temi contemporanei e attualissimi ai quali le arguzie dei giochi linguistici dei titoli conferiscono un respiro epico (vedasi le mostre Jean Cocteau et le mots alla Maison du Livre e du Tourisme di Becherel, in Francia e Jean Cocteau - Poésie de Théatre al Teatro Due di Parma). 

Qui, l’uso della parola si integra perfettamente al soggetto dell’opera che, in quanto forma espressiva essenziale, diviene un frame che blocca un attimo dello svolgimento dell'immaginaria storia narrata (Tra le righe delle foglie son scritte le storie – cap.....), in una perfetta sintesi linguistica che dialoga con la realtà onirica creata da Brevi, talvolta citando l'universo favolistico per suggerirci con ludica ironia una morale senza tempo. La dimensione caleidoscopica di colori generata dall’artista si trova perfettamente in linea con la “società liquida” del post-moderno citata da Bauman, ma senza dimenticare l’eredità delle correnti artistiche che lo hanno preceduto.

Cenni biografici:

Dalla sua personale presso la galleria Diagramma di Luciano Inga-Pin a Milano nel 1985 e l’invito di Luciano Caramel alla collettiva Dopo il concettuale, svoltasi al Palazzo delle Albere di Trento l’anno successivo, la carriera artistica di Dario Brevi decolla già tra gli anni ’80-’90; questo non solo grazie alla collaborazione con Andrea Murnik (Nuovo Futurismo 1984-1990, Galleria Murnik, Milano, 1990) che, tramite la mostra Effetto placebo, lo porta ad esporre a Madrid e Milano, ma soprattutto grazie alle numerose mostre e rassegne in importanti spazi pubblici e privati -Nuovo Futurismo all’Istituto Italiano di Cultura di Madrid (1989), al Salòn de la Misericòrdia di Palma di Maiorca (1990) e al Palazzo Guasco di Alessandria (1991) - alle quali lo invita a partecipare Renato Barilli, come Ordine e Disordinepresso i Musei Civici di Rimini, Palazzo dell’Arengario (1988) e Anninovanta alla Galleria d’Arte Moderna di Bologna (1991); rassegne e mostre che proseguiranno negli anni 2000: Nuovo Futurismo a Palazzo Bandera, Busto Arsizio (Vr) e a Palazzo Guidobono di Tortona (2010), oltre a Nuovi Futuristi al Mart. Casa d’Arte Futurista F. Depero nel 2011-2012 e Nuovo Futurismo - Ridisegnare la città allo Spazio Oberdan di Milano, nel 2012; in quest'ultima mostra, le opere degli artisti del gruppo vengono esposte accanto a quelle di Depero e Balla e dei designers E. Sottsass e A. Mendini, a sottolineare come sia continuativa nel gruppo la volontà di espandere l’arte a tutti gli aspetti della realtà, incluso il design e l'urbanistica. 

Come erede della contaminazione tra le arti futurista, infatti, Brevi ha realizzato anche un packaging esclusivo per il Ballantine’s Finest Scotch Whisky (1995), oggetti di arredamento in vetromosaico in collaborazione con l’azienda Novamosaici F.lli Toniutti di Bollate (2005) e un mosaico in ceramiche colorate su una Fiat 500, Splash, presentato al Miart nel 2005, oltre alla scultura Una persona di polsoin edizione limitata che accompagnava la confezione dell’ultimo modello Swatch realizzata per il World Museum Swatch nel 2006; amante della musica, nel 2009 presenta l’intervento site-specific Ad Hoc, accompagnato dalla musica di Franco Mussida, alla rassegna Step 09 di Milano e, l’anno precedente, uno spettacolo musicale, in collaborazione con Sergio Sgrilli e Francesco Gattuso, nel foyer del Teatro dell’Arte, Palazzo della Triennale di Milano. 

Importanti anche gli interventi urbani a livello monumentale, come la scultura in acciaio corten smaltato Farfalle, posta nella Piazza della Repubblica di Limbate nel 2010.

I trofei realizzati per il festival del cortometraggio I’ve Seen Films, fondato da Rutger Hauer, vengono donati al Museo del Novecento e all’Auditorium Gaber del Grattacielo Pirelli di Milano. 

Nel 2014, in occasione del semestre di Presidenza Italiana del Parlamento Europeo, viene invitato ad esporre presso l’ESC. European Steering Committee - Institut Jacques Delors di Bruxelles, in occasione della personale Made in Italy

Nel corso della sua carriera, già negli anni ’80-‘90, Brevi ha esposto alla Fundaciò Joan Mirò di Barcellona, a Londra, Madrid, Nizza, Nizza, Helsinki, al Mikkeli Art Museum, alla City Library Gallery di Viitasaari, all’Hyvinkää Art Museum, in Finlandia, oltre che a Palazzo Erba Odescalchi Scotti di Bovisio (Mi), al Palazzo Osterio Magno di Cefalù, in Sicilia, e al Museo Nuova Era di Bari. 

Negli anni 2000 continua a partecipare ad importanti mostre a livello nazionale e internazionale: espone al Mail Art Museum of International Contemporary Art di Florianopolis, in Brasile, all’Art Museum di Lapinlahti e Saarijarvi, al Nelimarkka Museo di Alajärvi, in Finlandia, all’Havana, Cuba, a Stoccarda, a Zante, in Grecia, a Basilea e in Svizzera, oltre che al Palazzo delle Stelline, al Palazzo Reale e al Museo della Permanente di Milano, al Palazzo Farnese di Piacenza, al Castello di Malcesine (Vr) e al Palazzo Ducale di Mantova. 

Nel 2011 va segnalata la partecipazione alla mostra 1000+1000+1000, a cura di Philippe Daverio, organizzata presso Palazzo Fava, Bologna, per la ricorrenza dei 150° anni dell’Unità d’Italia, nel contesto del Progetto Padiglione Italia della 54° Biennale di Venezia, a cura di Vittorio Sgarbi.

Nel 2017 importante la sua presenza alla mostra Montezuma Fontana Mirko. La scultura in mosaico dalle origini ad oggi, presso il MAR. Museo d’Arte della Città di Ravenna e, nel 2018, alla mostra Dall’Avanguardia storica al Nuovo Futurismo e Postmoderno al Palazzo del Broletto di Pavia. Nello stesso anno il Museo “Il Correggio” - Palazzo dei Principi di Correggio (Re) di Correggio gli dedica la personale Animali e altre storie.

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