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La mostra personale di Giorgio Tentolini allo Spazio Hub/Art di Milano

interface invito

HUB/ART presenta Interface di Giorgio Tentolini, una mostra che indaga la concezione dell’immagine secondo l’artista la cui ricerca ha ottenuto diversi riconoscimenti di alto livello, tra i quali il Premio Rigamonti, il Premio Arti Visive San Fedele e il Premio Nocivelli. Curata da Greta Zuccali e realizzata grazie al supporto tecnico di Interface Facility Management, sarà visitabile dal 24 ottobre 2019 al 5 gennaio 2020.

HUB/ART inaugura la stagione espositiva autunnale con una mostra dedicata al lavoro dell’artista cremonese Giorgio Tentolini. Interface, il titolo della mostra, è una raccolta di più di 30 opere in cui è possibile ritrovare i segni distintivi della ricerca dell’artista: la neutralitàe il tempo.

Neutralità nei colori laddove la sua opera è caratterizzata dall’utilizzo del bianco e nero e, come nei negativi fotografici, necessita di luce per essere letta e percepita.

Il secondo luogo neutralità nell’uso degli strumenti. Il mezzo fotografico è il grado zero nella ricerca dell’artista e funziona da filtro tra ciò che l’occhio vede e la memoria.

Interface ci parla di un viaggio nel passato e nel presente, tra i volti, o i dettagli dei volti, ritratti dall’artista.  Qui ritroviamo la terza neutralità, quella degli spazi e delle relazioni umane. I volti sembrano essere interscambiabili tra loro, tanto nella statuaria classica quanto nella nostra contemporaneità, tra manichini e luoghi della Rete chiamati Social Network.

Dall’esperienza professionale di grafico e fotografo, Giorgio Tentolini deriva una visione in piani che nel momento di creazione dell’opera vede lo stratificarsi di livelli che poi si ricompongono in un’ideale totalità complessiva.

L’artista prima fotografa i soggetti che gli interessano -soprattutto volti e corpi di amici o di statue classiche - poi ne ricostruisce le forme sovrapponendo veli di tulle o di carta, di PVC, di acetati, come fossero campiture pittoriche, che incide pazientemente, strato dopo strato, fino a ottenere una forma compiuta, dotata di ombre e profondità. Il risultato è straniante e allo stesso tempo sorprendente, perché solo avvicinandosi ai lavori di Tentolini, lo spettatore può accorgersi che non si tratta di dipinti, ma piuttosto di sculture, di bassorilievi sottili e leggerissimi, elegantemente modellati in colori che spaziano dal bianco al nero. Sono opere dove la luce gioca un ruolo fondamentale, mettendo in risalto gli addensamenti di una materia aerea, quasi volatile, che cambia secondo la distanza del punto d’osservazione.

Dalla studiata sovrapposizione degli intagli eseguiti con una meticolosa perizia tecnica, su strati di un materiale dalla consistenza impalpabile emergono infine sagome rarefatte di uomini, donne, visioni di paesaggio, corpi statuari e teste arcaiche, colti dallo scatto fotografico dell’artista, sottratti dallo schiamazzo comunicativo della società contemporanea e dall’incessante scorrere del tempo.

Emerge dalla pratica concettuale di Tentolini il secondo elemento, quello del tempo.

Inteso come scansione ciclica e periodica dell’eternità, il tempo nell’opera di Tentolini diventa kairòs, ossia l’occasione, il momento propizio da cogliere nella sua veloce istantaneità.

Tempo che oltre ad essere lineare ossia un succedersi ordinato di stagioni e di anni, è anche una nozione ciclica. In quest’ottica il futuro perde la propria natura speciale di tempo “a venire” e resta impigliato nelle trame di un eterno ritorno dell’identico.

L’artista ricostruisce la realtà solo dopo averla filtrata, scomposta e analizzata e chiede il tempo dell’osservatore affinchè possa compiere il procedimento inverso, un ciclo al contrario, ossia andare oltre la prima impressione, penetrando, cosi, fin nelle pieghe più profonde dell’immagine, le stesse trame di cui anche gli antichi greci parlavano spiegando la circolarità della storia.

 

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