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Max Bi. Urban Animals

In queste opere animali e uomini si scambiano di ruolo, e i primi si trovano ad abitare i luoghi dei secondi, dando vita a scene che richiamano alla memoria immagini vissute in questo preciso momento storico, in cui la natura riguadagna spazio a scapito di una presenza umana nascosta. Queste opere non possono che farci riflettere su una realtà vicina, in cui l’artista lascia al fruitore il compito di decidere se queste città rappresentano la libertà o una gabbia.
Il linguaggio artistico di Max Bi è il risultato di una ricerca figurativa lunga vent’anni, in cui l’artista ha sperimentato una commistione di linguaggi e svariate tecniche espressive. Il risultato di questa continua ricerca della novità e del cambiamento lo porta a una resa che trae chiara ispirazione dal panorama iconografico della Pop Art italiana, come dalle maschere tribali di Paladino o dal graffitismo alla Basquiat. Gli animali di Max Bi, infatti, sono definiti in modo fumettistico da cromie sgargianti e acide, richiamando il linguaggio dei cartoon, e sono resi attraverso tratti grafici sfrangiati e nervosi, in cui il colore esplode seppur mantenendo un’armonia cromatica complessiva.
Max Bi, bresciano, classe 1973, inizia fin da giovanissimo a sperimentare varie tecniche artistiche, tra la fine degli anni ’90 e i primi anni 2000, passando dalla pittura alla performance, dalla scultura alle installazioni e alla fotografia. Animato da un “nomadismo citazionista” ereditato dalla conoscenza di uno dei maestri della Transavanguardia, Sandro Chia, si lascia ispirare dalle più disparate correnti artistiche che hanno attraversato l’arte della seconda metà del XX secolo, per giungere alla creazione di una sua personale cifra stilistica. Il suo linguaggio artistico dunque è il risultato di una lunghissima ricerca, che resta inesausta, che lo ha portato a cimentarsi con disinvoltura nelle tecniche di proiezione dell’immagine su tela emulsionata, come nei ai graffiti tribali composti con addensamenti di sabbia, quarzite e polvere di alluminio, nei grafismi calligrafici dei writers riprodotti con lo stencil e la bomboletta spray e nel collage, fino a raggiungere soluzioni caratteristiche.
L’artista ha esposto, in occasione di importanti mostre personali e collettive, a Parigi, a New York e, in Italia, a Villa Ponti ad Arona (No), al Palazzo Medici Ricciardi di Firenze, alla Torre Civica di Solferino (Mn), oltre che a Crema, Milano e Brescia. È stato, inoltre, vincitore, nel 2006, del Premio Homo Urbanus, indetto dalla Facoltà di Architettura di Palermo e finalista del Premio Celeste San Gimignano (Si).
 
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