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Vi aspettiamo al vernissage della mostra personale di Giorgio Tentolini

invito-Kalopsie-Tentolini

Nelle opere di Giorgio Tentolini -Casalmaggiore (Cr), 1978- l'attitudine a cogliere l'imponderabile diviene pregnante. L'immagine emerge nell'atmosfera emotivamente neutra con la consistenza impalpabile di un ricordo, eterea e leggera nei chiaroscuri come un disegno a grafite su carta, grazie alla sovrapposizione di strati di un materiale metallico come la rete, lasciando intatti i dettagli fisionomici di un volto (le “jeunes-filles”), di un busto o di una statua classici (Pagan Poetry), così come gli elementi strutturali di un interno (Immobili, 2018). Le maglie della rete filtrano l'essenzialità, le linee portanti di un momento che si cristallizza nella memoria intangibile di un ricordo, come avveniva nel ciclo di lavori che dà origine alla poetica della rete metallica (Kairos-Kronos, 2007). I soggetti diventano intercambiabili nella rete di interconnessioni sociali generata dall'artista, diventano assenti, “soggetti identificativi non-umani”, come i manichini delle vetrine dei negozi (Presenze, 2018-2019), colti in un attimo fuggevole (Lapse) che sembra smaterializzarsi e ricomporsi tardivamente nella nostra vista. Ciò che resta è la cristallizzazione di un ricordo, stratificato, oltre che nel tempo e nello spazio della rappresentazione dell'opera, anche all'interno della corteccia cerebrale, dove l'immagine si imprime e si sedimenta quando viene percepita; o meglio, la sua labile traccia, viziata dal fenomeno che i neurologi chiamano Kalopsía, ovvero la sensazione che ogni cosa risplenda di una bellezza intensa, causata da lesioni alla corteccia parietale destra del cervello. 

Queste sono le caratteristiche dell'alfabeto espressivo dell'artista al quale la galleria Colossi Arte Contemporanea dedica la mostra personale dal titolo Kalopsíe, a cura di Raffaella A. Caruso. In mostra, sarà disponibile il catalogo, corredato dai testi di Raffaella A. Caruso e Guendalina Belli. 

L'artista, finalista, nel 2018, del prestigioso Premio Cairo, curato dalla rivista Arte Mondadori, ha ottenuto significativi premi e riconoscimenti, come il Primo Premio Scultura alla IV edizione del Premio Nocivelli 2012, il Premio Rigamonti nell'Ambito del Premio Arti Visive San Fedele di Milano, il Premio San Fedele, sempre nel 2012, il Primo Premio Assoluto come Migliore Opera Esposta nell'ambito della rassegna di arte contemproanea Paratissima Torino 2015, che, nell'edizione 2016, gli ha dedicato la mostra personale HIC ET NUNC, ed, infine, uno dei ritratti di giovani donne impressi negli strati di rete metallica della serie Elementi per una teoria della jeune-fille, gli è valso il  del contest internazionale di artisti Arteam Cup 2016, sponsorizzato dalla rivista Espoarte. Dal 2014, una sua opera si trova nella collezione permanente del MAR di Ravenna. Di recente, è stato invitato a ritrarre il Pontefice in un'opera in rete metallica che entrerà a far parte della collezione dei Musei Vaticani. 

Nelle opere di Tentolini, già esposte a Londra, Berlino e Amsterdam, la memoria intangibile di sagome umane e naturali affiora come labile traccia disincarnata, come presenza che emerge con una consistenza ectoplasmatica e misteriosa. Per plasmare l'immagine, Tentolini incide e lavora, con una tecnica meticolosa e paziente, su ogni singolo strato di materiali di origine naturale, come la carta, o di origine industriale, come acetati, plexiglas e reti in metallo e pvc.

Nelle sue Stratigrafie (che l'hanno portato a vincere il Premio Nocivelli nel 2012) la figura viene forgiata estraendo i livelli di chiaroscuro da ogni foglio di carta; il risultato è una scultura incisa su differenti livelli di luce e ombra che trasforma una semplice sovrapposizione di fogli di un materiale di uso comune come la carta in una superficie plastica e vibrante che viene estratta dal concatenamento dei vari piani e nella quale il soggetto acquisisce consistenza grazie al taglio della luce. 

La trasposizione dell'immagine fotografica diviene lo strumento neutrale di partenza per captare e fissare momenti fuggevoli del reale dal flusso incessante di infinite sollecitazioni visive, cogliere un attimo irripetibile di silenzio e meditazione nello schiamazzo comunicativo della società contemporanea, dallo scorrere frenetico del tempo e raffigurarlo facendolo emergere intagliando i substrati del supporto usato, con una tecnica ispirata alle tempistiche delle mutazioni geologiche. Partendo da questi frammenti di tempo, da questo spunto figurativo di partenza, l'artista scava nella profondità degli strati della carta, nelle tessere del cartone da imballaggio, così come nelle maglie della rete metallica, nei sottili strati di tulle, per estrapolare le ombre, preleva la parte pigmentata del riporto fotografico, stratificando le profondità. 

Il dato reale, percepito in modo distratto e fugace, viene interiorizzato e scomposto: le sue presenze umane, ritratti naturalistici di foglie, fiori e ramificazioni, gli scorci di un paesaggio urbano, così come di scenari devastati dalla guerra e dal terrorismo in Siria, come a Bruxelles, a Nizza e a Parigi, nella serie di paesaggi HIC ET NUNC, si delineano nell'atmosfera surreale delle stratificazioni di fogli di carta pergamena, grazie ad un sapiente gioco di intagli a vari livelli di profondità che ne scandisce le variazioni chiaroscurali. Allo stesso modo i tratti anatomici di uomini che incedono decisi come per varcare la soglia di un'altra dimensione, alla conquista della modernità, come quello che gli è vlaso il Premio Rigamonti, vengono incisi nelle reti in pvc grazie alla ripetizione di moduli regolari che evocano la profondità chiaroscurale di queste figure; esse alludono a illustri precedenti nella storia dell'arte, dalle figure di operai che marciano in cerca di riscatto del Quarto stato di Pelizza da Volpedo fino all'Homme qui marche di Alberto Giacometti con la sua idea di tradurre in forma plastica l'anima dell'uomo in un miraggio vuoto e fatuo. Anche nella personaleIconoclastiesvoltasi alla galleria San Fedele di Milano nel 2016, torna a confrontarsi con l'iconografia di capolavori dell'arte andati perduti, trasfgurandoli in sagome intangibili, memorie immateriali che evocano, nelle sedimentazioni delle strisce di carta, nelle pagine intagliate, negli strati di tulle, una bellezza immemorabile che non esiste più, se non come labile ricordo. 

I volti di fanciulla della serie Elementi per una teoria della jeune-fille, dalla consistenza labile e immateriale, così come i corpi impressi nelle reti in pvc, prendono forma grazie ad un intreccio di molteplici nodi, gli elementi metallici a maglia esagonale che fungono da elementi costruttivi dell'immagine, simile alla rete di terminazioni nervose e capillari che si dirama nel nostro corpo, come se la loro individualità fosse inserita in un intreccio sociale che ne sfuma i tratti, rendendole impersonali, irriconoscibili...i loro volti sono quelli di modelle, il feticcio della loro bellezza immateriale è destinato a perdersi all'interno delle logiche commerciali del consumismo, nella rete della comunicazione massmediatica. 

l'uomo di Tentolini si trasforma in una sagoma astratta, le sue immagini sono percezioni dell'interiorità, del sentimento non la rappresentazione di tratti fisici che identifichino le persone. 

Questevisioni rarefatte affiorano dalla sovrapposizione degli intagli sugli strati di tulle e reti in pvc, plasmate dalle ombre e dai riflessi creati dalla luce che le colpisce sul retro; le profonde rarefazioni dello spirito vengono estratte da vari substrati in cui i dettagli anatomici di un soggetto non sono immediatamente riconoscibili, ma si perdono nei vari livelli di trasparenza del tulle (come avviene negliUnderneath), nella sovrapposizione dei fogli di carta incisi che appaiono come “una tettonica degli elementi coscienti ed inconsci, di memoria e desideri, di paure e felicità che appartengono, appunto, 'stratificati', ad ognuno degli uomini”, come sostiene Giorgio Bonomi.

Ciò che emerge, in questa neutralizzazione del dato intimo ed emozionale, ammantata di un'atmosfera di temporalità immanente è la memoria profonda, non quella superficiale dell'impressione fotografica di partenza, che si propone di eternare e cristallizzare quella astratta e fuggevole.

Le immagini intangibili di Tentolini esistono unicamente in una consistenza di luce resa possibile solo distaccandosi dalla coscienza, perdendosi in un'osservazione che non segue la logica razionale dei parametri cognitivi con cui percepiamo la realtà e suscita dubbi e interrogativi sulla vera consistenza dell'essere umano, sulla realtà e sulla impossibilità di coglierne completamente l'essenza. 

La sua arte ci costringe ad una continua interrogazione sui paradigmi con i quali interpretiamo la realtà. Il profilo umano che affiora grazie all'espediente ottico di creare il volume con il gioco della stratificazione dei fogli di carta o dei veli di tulle intagliati, ci porta a riconoscere le caratteristiche dell'umano e quindi rappresenta la traduzione di un contenuto, l'essere umano, non è un semplice virtuosismo. Siamo noi a scegliere se perderci nel seguire la complessa articolazione dei piani spaziali, ricostruendo il processo costruttivo dell'immagine, o se percepire la figura, il soggetto, restituendole la sua unità....nelle opere di Giorgio Tentolini, questa continua alternanza percettiva e di significato viene ricomposta in un'unione ideale tra l'etereo e il concreto della materia.

L'installazione di Rudy Pulcinelli nella piazzetta di Corsia del Gambero

Il video mostra l'artista Rudy Pulcinelli mentre assembla la sua installazione site-specific Dialoghi nella piazzetta di Corsia del Gambero...

 

Dopo il successo dell’installazione, Creating Dialogues, composta da monumentali lettere disposte, nel 2015, in una delle vie principali del 798 Arti District di Pechino, oltre che al Tian Quiao Center for Performing Art e nella Beijing News Pulblishing House, finalmente l’artista toscano Rudy Pulcinelli (Prato, 1970), attivo da oltre trent’anni in Italia e all'estero, porta la sua installazione site-specific Dialoghi nella piazzetta di Corsia del Gambero, proprio di fronte agli spazi espositivi della galleria. L’installazione, situata nel cuore del centro storico di Brescia, è composta da un assemblamento piramidale di grandi lettere che si intrecciano, plasmate nella purezza del polistirolo bianco ad alta densità e tratte dai sette alfabeti più diffusi al mondo: latino, greco, cirillico, cinese, arabo, ebraico e giapponese. La struttura si erge con la solennità di un tempo e conferisce una forma estetica solenne ai grafemi che, dilatatati ed espansi nello spazio, intrecciati a formare una rete di interconnessione tra i diversi linguaggi del mondo, diventano un monumento atto ricordare e tramandare l’importanza del dialogo e della comunicazione per la formazione di una dimensione interculturale e metalinguistica, in grado di superare le barriere delle differenze etniche. 

Nella rete astratta di connessioni socio-culturali (il macrocosmo della collettività) che ogni lettera alfabetica va a formare connettendosi all’altra, ognuna rappresenta metaforicamente un microcosmo, l’individuo nella sua singola specificità, misura basilare della società, una “cifra”, un elemento distintivo e caratterizzante di una tradizione culturale, ma anche un “concetto sostanziato”, estrinsecazione visiva di un intero bagaglio di esperienze esistenziali che solo il linguaggio può esprimere, comunicare, tramandare  e custodire nella memoria collettiva. Pulcinelli insegue il sogno di conferire, tramite il linguaggio espressivo dell’arte, l’utopia dell’esperanto: nelle sue opere, la lettera diviene un segno universale, nuovo logosiconico, assume la dignità estetica di immagine che domina il campo visivo della rappresentazione artistica come elemento costitutivo di una trama che si dispone in conformazioni spaziali sempre diverse all’interno dello svolgersi del discorso scultoreo e installativo dell’artista: talvolta, è un sottile flusso di lettere interrelate che scorrono a cascata su una superficie piana bidimensionale, plasmate nella superficie dal colore caldo, bruno e terroso dell’acciaio corten, oppure del ferro o dell’accaio ricoperto di bianco, colore che richiama la carta, la pagina, ma anche del senso della purezza nella filosofia orientale. Così è composta, infatti, l’installazione permanente White connections, realizzata nel 2013 presso il Baimamedo Tibetan Art Center, all’interno del 798 Art Zone di Pechino, in Cina.

Nell’installazione di Corsia del Gambero, le grandi lettere, traforate in un candido polistirolo ad alta densità, come testimonianza umana, si intersecano e si assemblano in una forma piramidale, che le connette, ma dilata i loro significati nel tempo, elevandosi con la solennità di un tempio, nella levità di una struttura sfaccettata dalla luce. La propensione alla costruzione di strutture in grado di comunicare con l’ambiente circostante deriva sia dal Diploma in Arte Applicata, come interior designer, conseguito presso l’Istituto d’Arte Policarpo Petrocchi di Pistoia nel 1990, che dagli studi di Architettura compiuti a Firenze in quegli anni. 

Come viene assemblata, la scultura può essere sfaldata e i grafemi si possono spargere a terra come sementi, assumendo diverse configurazioni a seconda dell’ambiente nei quali l’installazione viene costruita, mettendosi in una profonda relazione con esso e con lo spettatore e assumendo tantissimi volti, prospetti a seconda del punto di osservazione. La strada tracciata dai grafemi rimasti a terra è destinata a ricomporsi comunque in nuovi assemblamenti, seguendo la forza di rigenerazione che caratterizza il dialogo. La forma piramidale suggerisce che il tempo di espansione delle idee veicolate dall’accumulo provvisorio delle lettere subisca un punto apicale e successive dilatazioni, espansioni e che si creino nuovi tracciati di diffusione del messaggio di invito al dialogo e alla tolleranza tra culture. Talvolta, l’installazione diviene un mezzo per riqualificare zone urbane (È un tuo diritto, MOO. MudObjectOriented, Prato, 2014) oppure preziosi gioielli architettonici che versano in uno stato di degrado e conservare la memoria del passato: per il progetto Logos (2016), la “piramide” di grafemi è stata collocata nel presbiterio dell’Abbazia di San Giusto al Pinone, a Carmignano (Po), (XII Sec.) per permettere candore della sua costruzione di dialogare con i possenti blocchi di pietra arenaria della struttura romanica della chiesa. 

Spesso l’accumulo piramidale di lettere forgiate nel polistirolo serve a valorizzare ulteriormente un luogo di notevole rilevanza storico-artistica, ponendosi in una collocazione studiata: sotto il pulpito del Cenacolo del Ghirlandaio, in Borgo Ognissanti, a Firenze, dove è stata posizionata (Verbo) in occasione della XXV Edizione di Artour-o Il Must, nel 2017, nel cortile del Museo-Galleria Espositiva del Palazzo dei Principi di Correggio (Re), nel 2012, in occasione della mostra personale Contaminazioni (Tolleranza bianca), nel contesto naturale del parco di Villa Rovere a Correggio (Re), in occasione della rassegna gARTen, nel 2017 (Dialoghi). L’installazione viene sempre riproposta in luoghi rilevanti, cambiando la conformazione della struttura nella quale vengono assemblate le lettere per ricordarci la presenza fondamentale di questi codici linguistici che, correlati, grazie al linguaggio artistico, danno vita ad un tessuto di interconnessioni dinamico e sempre diverso, aperto a nuove contaminazioni e ad assumere nuove forme: come simbolo dell’interscambio culturale, infatti, nel 2014, viene posta nel chiostro interno nel Centro Espositivo SMS di Pisa, in occasione della collettiva IFITRY che vuole celebrare il frutto della collaborazione tra Italia e Marocco, sotto la direzione di Mostapha Romliche, in collaborazione con la Biennale Internazionale d’Arte di Casablanca, dove sono confluite le opere ospitate in Marocco presso il Centro d’Arte Contemporanea IFITRY di Essaouira nel 2004; oltre che all’ingresso del Museo Be.Go. Benozzo Gozzoli di Catelfiorentino (Fi), in occasione della mostra personale Alfabeti del sogno, nel 2014 (Memoria collettiva), all’interno palazzo storico sede della Banca di Consulenza Finanziaria IPIBI a Roma, in occasione della mostra personale Dialoghi, nel 2014, e, nel 2015, per l’omonima personale, nella hall dello spazio pubblico Rozet di Arnhem, in Olanda, centro focale della città, luogo di aggregazione e centro culturale molto attivo. 

Nel mese di dicembre 2018, evento benefico a favore dell'Associazione Essere Bambino

 

Nel mese di dicembre 2018, in un’atmosfera natalizia, la galleria Colossi Arte Contemporanea di Brescia rende omaggio al valore artistico del volume Le avventure del piccolo giardiniere, presentandolo nei suoi spazi espositivi, in concomitanza con l'esposizione di una selezione delle tavole illustrate da Paola Fratalocchi Ventura - Fermo (Fm), 1965 - che corredano la pubblicazione della favola scritta da Alberto Neri - Modigliana (Fc), 1942 - e pubblicata, nel 2012, dalla casa editrice milanese Billy Boy, da lui fondata nel 2009. In questa occasione, i visitatori hanno acquistato una copia del libro e di altre fiabe pubblicate dalla casa editrice milanese. I proventi della vendita sono stati devoluti all'Associazione benefica Essere Bambino di Brescia. 

 

L'evento è stato segnalato, tra gli altri, da:

Bresciaoggi

Giornale di Brescia 

Quando l’estro inventivo di un’abile illustratrice come Paola Fratalocchi Ventura incontra la passione per la narrazione favolistica di Alberto Neri, fondatore, nel 1979, della I.A.N., azienda leader nel settore del progetto e della realizzazione di infrastrutture per l’ICT, nascono preziosi cammei editoriali come il volume Le avventure del piccolo giardiniere. La casa editrice Billy Boy Editore, pseudonimo legato al soprannome da ragazzo di Neri, si distingue nel settore della microeditoria per pubblicazioni di nicchia dalla veste grafica estremamente elegante e curata dal punto di vista estetico in ogni dettaglio; il libro è stato infatti vincitore, nel 2013, del Marchio nel contesto della IV Edizione del Concorso Microeditoria di Qualitàche si svolge ogni anno preso Villa Mazzotti a Chiari (Bs). 

In questa occasione, i partecipanti all'evento avranno la possibilità di acquistare una copia del volume. I proventi della vendita saranno devoluti all’Associazione no profit Essere Bambino che offre assistenza psicologica ed economica alle famiglie con bambini affetti da gravi malattie o con problemi psichici e opera all’interno della Clinica Pediatrica dell’Università di Brescia, avvalendosi di un’equipe di esperti nel settore socio-psico-pedagogico che integra l’equipe medica della Clinica Pediatrica. L’iniziativa si svolgerà con il supporto e la gentile collaborazione della presidente Luciana Corain, di Umberta Gnutti Beretta, membro del consiglio di amministrazione dell’Associazione, oltre che di Alberto e Paola Neri. 

L’esposizione diventerà quindi lo sfondo ideale di un’iniziativa di beneficenza animata dallo spirito natalizio e si trova in singolare sintonia di intenti con la vicenda narrata nella favola, una storia di rinascita: l’innocenza del bambino protagonista della vicenda, Gigino, riuscirà, con il supporto della Fata Primavera, una sorta di spirito protettore dell’equilibrio della vita, a mettere fine all’antica ostilità che divide le famiglie dei due fratelli, il Re di Strozzaferro e il Re Tramontana, e a riportare la fertilità e l’abbondanza nelle loro terre rese aride dalla loro avidità e dal loro desiderio di gloria. Non è un caso che l’Ing. Neri abbia tratto ispirazione dal proliferare delle piante del suo giardino per creare la trama della storia e dal suo amore per la civiltà rurale, nata dalla professione del padre Joffre, medico condotto, che lo ha fatto crescere a diretto contatto con la civiltà contadina. La sua favola, infatti, si propone di sensibilizzare il pubblico, non solo verso i buoni sentimenti, la compassione e la generosità, ma anche a tematiche ecologiche, come il rispetto del mondo naturale.

Il tutto raccontato attraverso lo stile minimale della sua scrittura che i disegni ad acquarello di Paola Fratalocchi Ventura arricchiscono contestualizzando la storia in un mondo denso di richiami simbolici: dai motivi decorativi gotici all’araldica medievale negli stemmi e nelle iscrizioni (forse appresi durante la sua carriera professionale di decoratrice di interni), dagli affreschi trecenteschi di Simone Martini nella resa delle viste di borghi fortificati a quelli quattrocenteschi e cinquecenteschi nei festoni di frutta e fiori, nelle cornucopie, nella resa prospettica delle architetture degli interni e negli abiti di dignitari, eleganti cortigiane spioni e ciambellani, accompagnati da corni decorati con bassorilievi che ritraggono episodi degni del portale di una cattedrale romanica. 

Quello creato dall’autodidatta degli stili pittorici e di decorazione Fratalocchi Ventura è un universo immaginifico di figure che traggono ispirazione dai bestiari medievali, dalle incisioni di Dürer, dalle fantasticherie meccaniche delle wunderkammer , dalle eteree figure femminili dipinte dal Botticelli in una luminosità diffusa come quella che popola le sue illustrazioni caleidoscopiche, ammantate da un’atmosfera densa di rimandi alla pittura del ‘400 e del ‘500; complici, in questo, la sua attività di pittrice di ritratti ed opere dal sapore classico ad olio, oltre che il suo apprendistato presso il pittore marchigiano Gianni Virgili e il famoso illustratore Mauro Evangelista, iniziato nel 2003. La qualità pittorica del suo lavoro di illustratrice e la sensibilità artistica che dimostra nell’accostamento dei colori, nell’armonia e nell’equilibrio delle sue composizioni di personaggi le sono valse il Primo Premio al IX Concorso Internazionale di Pittura e Grafica della Città di Sanremo.

L’incontro con Alberto Neri le ha permesso di dare libero sfogo alla sua immaginazione, capace di creare raffigurazioni nelle quali proliferano innumerevoli motivi simbolici che stimolano il lettore ad immaginare, non solo un’ipotetica contestualizzazione della storia, ma anche ulteriori riletture personali. 

Infatti, l’artista ha esposto in occasione di mostre personali e collettive in Italia e all’estero che le sono valse numerosi riconoscimenti, come il Primo Premio al III Concorso Internazionale di Pittura “Lorenzo Lotto” della Città di Monte San Giusto (Mc), nel 2000 e il Primo Premio all’VII Concorso Internazionale di Pittura “Città di Sanremo”, nel 2001. Ha, inoltre, collaborato e pubblicato le sue illustrazioni in volumi pubblicati dalle seguenti case editrici: Kul Don San Publishing co. (Corea del Sud), Pelican/Vivat (Kharkiv, Ucraina), Quarto Book (Londra), Scholastic (New York), Reader’s Digest (USA) e Edimas Libros s.a. (Madrid). 

 

Aiuta il FAI a preservare il Giardino Sonoro - Museo all'aperto di Pinuccio Sciola

sciola stele fai giardino
vista giardino sciola studio

Sopra, alcune fotografie dell'artista nel suo parco monumentale, scattate da Daniele Colossi durante la sua visita, nel 2015

Visitare il Giardino Sonoro, nel parco monumentale dello scultore sardo Pinuccio Sciola, a San Sperate (CA), significa vivere una suggestione unica. Significa entrare nelle profondità primordiali dell'anima di questo artista unico che ci ha abbandonato nel 2016, lasciando un'impronta indelebile nella storia dell'arte contemporanea. 

Qui, in mezzo a pietre giganti che potrebbero essere state recapitate da Stonehenge, se non fosse per le incisioni perfette fatte dal Maestro, sembra di essere arrivati al centro della Terra. 

Il Museo all’aperto di Pinuccio Sciola è un orizzonte di pietre megalitiche pervaso dal profumo degli agrumi. Uno spazio artistico senza tempo, che mette d’accordo tutti i sensi, li amplifica, li contempla. Nel suo “incantato” Giardino le guide accompagnano i visitatori alla scoperta dei suoni diversi che riproducono materiali e lavorazioni differenti. Un modo di assaporare l’arte, uno spazio culturale in cui, con rispetto e creatività, si può persino partecipare e provare l’emozione di accarezzare l’elemento primo e scoprire il suono ancestrale rimasto rinchiuso all’interno della materia per millenni.

Per supportare il FAI nel preservare, proteggere e rendere fruibile questo luogo mistico di cultura e memoria dal valore inestimabile, vi invitiamo ad effettuare il vostro voto sul sito del FAI, alla voce Luoghi del Cuore:

www.fondoambiente.it

 

La MAG. Mediolanum Art Gallery inaugura la sede di Padova con un'accurata selezione dei nostri artisti

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La Banca Mediolanum ha scelto di avvalersi del team di artisti di fama nazionale ed internazionale e della comprovata esperienza nel settore dell'arte contemporanea della galleria Colossi Arte Contemporanea per selezionare le opere da esporre nella prima sede della MAG. Mediolanum Art Gallery a Padova, concretizzazione della vocazione artistica di questa importante istituzione e primo prezioso contenitore di una collezione destinata ad una continua espansione. 

L'inaugurazione degli spazi espositivi della MAG, in Piazzetta Bussolin, 21, è avvenuta con la mostra collettiva Tra Materia e Forma, organizzata da Daniele e Antonella Colossi i quali, per l'occasione, hanno effettuato un'accurata selezione di artisti contemporanei che rappresenta il culmine e il risultato di una meticolosa attività di selezione e ricerca, svolta grazie all’esperienza maturata da tre generazioni della famiglia Colossi: Angelo Brescianini, Luigi D’Alimonte, Marica Fasoli, Enzo Forese, Michael Gambino, Riccardo Gusmaroli, Mimmo Iacopino, Roberto Malquori, Elena Monzo, Luca Moscariello, Daniele Papuli, Francesca Pasquali, Sandi Renko, Leonardo Rota Gastaldi, Giorgio Tentolini, Andrea Viviani e Giorgia Zanuso. 

L’apertura di MAG rappresenta una tappa importante nella crescita di cui Banca Mediolanum è stata protagonista in questi ultimi anni a Padova. La nuova MAG riapre i suoi spazi, accanto ad una sede Mediolanum caratterizzata da una vocazione artistica assolutamente unica ed essa stessa prezioso contenitore di una imponente collezione d’Arte Contemporanea. MAG è destinata quindi a diventare un polo fondamentale per l’Arte Contemporanea a Padova, dove incontrare le opere tanto di artisti di fama internazionale, quanto di giovani talenti emergenti.

Un progetto ambizioso dedicato certamente agli appassionati dell’arte dei nostri giorni, a chi la considera sotto il profilo dell’investimento ma anche alla cittadinanza come nuovo tassello a quell’infinito mosaico che ogni città d’Arte costruisce, attraverso artisti e opere di periodi a volte lontanissimi tra loro, seguendo il filo invisibile della creatività.

Correda l’esposizione il catalogo della mostra curato da Guendalina Belli ed edito da Industrie Grafiche della Pacini Editore Srl.

Per maggiori informazioni:

Mediolanum Art Gallery

Piazzetta Bussolin 21 | Padova | 049 8800305

sotto, alcune foto in esclusiva dall'inagugurazione...

mag uno mag tre
mag tredici mag otto
mag quattro mag sei
mag nove mag due
mag dodici mag dieci
mag cinque mag undici
mag sei mag dorisdani

Il Castello Aragonese di Ischia ospita la mostra personale di Daniele Papuli che mixa scultura e video

 

ule invito

Siamo lieti di annunciarvi che l'artista salentino Daniele Papuli è tornato ad esporre al Castello Aragonese di Ischia con la mostra personale Ule. Carte visionarie. Scultografie, installazioni video.

ULE è un racconto visionario attraverso la carta, l’acqua e l’inchiostro. Duecentottantacinque metri di carta leggera uso scontrino che l’artista Daniele Papuli ci fa guardare come la pellicola di un film. Un progetto che risale al 2009 con l’inchiostratura di 19 bobine ora selezionate e raccolte in sette titoli: ule, respiri, mondi, voli, viaggi, evanescenti, distanti. 
E’ una visione incantata di macchie, di aloni, di neri profondi, di ramificazioni, di osmosi lente che appartengono solo alla carta, materia elettiva dell’artista da oltre un ventennio. In un gioco continuo di pareidolia si associano forme e sbavature a qualcosa d’altro, come fa un bambino quando guarda le nuvole.
Un grande foglio di trenta metri si srotola dall’alto e si apre alla visione. E’ sia schermo della proiezione che scorre lenta per venticinque minuti da destra a sinistra che palcoscenico per un gruppo scultografico di materia cartacea. Le sculture si rivelano come forme arcaiche affioranti, estrapolate dal racconto, definite “Cuti”, che nel dialetto salentino significa di concrezione dura, fatte con carte di vario tipo indurite dalla stratificazione e dalla assorbenza del colore. Si vestono perciò di sfumature, di aloni, di segni e disegni e si fanno visionarie.
ULE è un’esperienza da compiere. Il suono o meglio i suoni che accompagnano la visione sono registrazioni eseguite con ampi fogli di carta, lamelle, strisce, veline o di grammatura più pesante, stropicciate, accartocciate, strappate come fa un rumorista che combina immagine e suono, in questo caso macchia e vibrazione.
Un progetto a più mani. Quelle dell’artista che affondano nella materia e ne scova anche le sonorità, quelle di Gianni De Rosa che pizzicano, saltellano e scorrono libere sulle corde tese della sua viola e quelle di Renato Ferrero che pazienti impaginano immagini, suoni, silenzi.
Un breve video, sempre proiettato su carta, introduce il visitatore al progetto. Si raccontano il lavorio, l’idea, gli incontri e lo sviluppo armonico di ULE, che nel salentino vuol dire voglia, desiderio insoddisfatto che riappare come macchia sulla pelle, ma anche vola, al singolare, come auspicio di leggerezza.

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Sopra, alcune foto dei gruppi scultorei denominati "Cuti", dure concrezioni cartacee intrise di inchiostro e colore che si inseriscono all'interno dell'installazione. 

Sotto, tre Frame del video Ule e alcuni scatti che ne raccontano il lavoro.

Le registrazioni sono state realizzate tra il 2017 e il 2018 nello studio di Renato Ferrero OPGFILMS a Milano.

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Marica Fasoli e Giorgio Tentolini finalisti del Premio Arteam Cup alla Fondazione Dino Zoli

arteam 2018

 

Giorgio Tentolini e Marica Fasoli sono stati selezionati tra i finalisti dell'Arteam Cup. Contemporary Art Prize.

Il concorso è giunto alla sua quarta edizione e presenta alla Fondazione Dino Zoli di Forlìdal 12 maggio al 16 giugno 2018, la mostra degli artisti finalisti, curata da Livia Savorelli e Matteo Galbiati.

L'esposizione sarà inaugurata sabato 12 maggio alle ore 18.00, negli spazi espositivi della Fondazione Dino Zoli, Viale Bologna n. 288, Forlì.

In ogni edizione, invariate le finalità: fornire, con la mostra dei finalisti, un'importante occasione di visibilità e confronto con location espositive sempre diverse; contribuire, attraverso i differenti premi ideati per ogni edizione, all'ingresso degli artisti nel circuito delle gallerie d'arte e nel mercato principale; far vivere esperienze formative importanti, come le residenze d'artista, i progetti speciali o curatoriali; creare ed incentivare interazioni e momenti di scambio tra gli artisti; mettere in moto un confronto attivo con il mondo dell'Impresa, legame rafforzato ulteriormente con l'edizione 2018 ospitata dalla Fondazione Dino Zoli, motore culturale delle attività imprenditoriali che fanno capo al Gruppo Dino Zoli, che offrirà due premi speciali: Premio acquisto Fondazione Dino Zoli e Premio speciale residenza Dino Zoli Group. La più grande ambizione di Arteam Cup è, infatti, quella di “fare rete”, tessendo legami importanti tra i vari operatori del sistema arte.

Una giuria professionale, composta da Matteo Bergamini (giornalista e critico d'arte, Direttore Responsabile Exibart), Gigliola Foschi (storica e critica della fotografia, membro del comitato di MIA Photo Fair), Matteo Galbiati (critico d'arte e docente, Direttore web Espoarte e membro interno di Arteam), Roberto Ratti (fondatore Traffic Gallery, Bergamo), Marta Santacatterina (giornalista pubblicista e dottore di ricerca in Storia dell'arte) e Livia Savorelli (Direttore Editoriale Espoarte), ha determinato la rosa dei 65 finalisti, tra i quali sarà individuato il vincitore assoluto, con il conferimento di ulteriori premi speciali, residenze e premi tecnici. 

La premiazione si terrà sabato 16 giugno, alle ore 18.00, presso la Fondazione Dino Zoli.

La Fondazione Dino Zoli nasce nel 2007 con l'obiettivo di divenire un punto di riferimento culturale nel territorio, proponendo un programma di esposizioni e iniziative per avvicinare il pubblico all'arte contemporanea e alla cultura, arricchendone la vita quotidiana. La cultura è, infatti, una chiave di lettura fondamentale per aiutare a comprendere meglio i cambiamenti che avvengono nelle nostre comunità e nel mondo. La Fondazione è un ente privato senza finalità di lucro. Impiega risorse finanziarie proprie per promuovere eventi culturali, educativi, scientifici con una particolare attenzione al territorio, alle giovani generazioni, al sociale e al rispetto dell'ambiente. Dopo due mostre importanti prodotte negli anni scorsi e un programma di incontri e attività, dal 2017 la Fondazione ha ripreso a pieno la propria attività culturale anche grazie all'ingresso di una nuova direttrice, Nadia Stefanel, che ha portato in Fondazione il know how e l'esperienza maturate durante il lungo percorso in ambito culturale e artistico come direttore del Correggio Art Home, dedicato ad Antonio Allegri, e la collaborazione con il Maestro Omar Galliani. La programmazione della Fondazione ha previsto una serie di progetti espositivi e incontri culturali a tema sociale, il primo dei quali è stato la mostra Touroperator. Diario di Vite dal Mare di Siciliacon sculture di Massimo Sansavini realizzate con il legno dei barconi dei migranti naufragati a Lampedusa, per proseguire con le tre installazioni (Made in Italy, Lost Home, Hebe vs Hebe) di Mustafa Sabbagh realizzate in concomitanza della sua grande mostra antologica realizzata ai Musei di San Domenico a Forlì. La Fondazione Dino Zoli ha presentato a febbraio la mostra fotografica L'albero del latte di Silvia Bigi, a cura di Francesca Lazzarini. L'esposizione ha aperto ufficialmente Who's next, un programma teso al sostegno e alla promozione della creatività giovanile fortemente voluto dallo stesso Dino Zoli.

Per maggiori informazioni:

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Orari di apertura della Fondazione:
da martedì a giovedì: 9.30-12.30
da venerdì a domenica: 9.30-12.30 / 16.30-19.30
lunedì: chiuso

Informazioni
Fondazione Dino Zoli
tel. +39 0543 755770
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.  | www.fondazionedinozoli.com

Organizzazione
Arteam Associazione Culturale
via Traversa dei Ceramisti, 8/bis – 17012 Albissola Marina (SV)
tel. +39 019 4500744
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.  | www.arteam.eu

Catalogo
Vanillaedizioni (www.vanillaedizioni.com)

Main Partners
CUBO Centro Unipol Bologna
Figli di Pinin Pero & C., Nizza Monferrato (AT)

Per maggiori informazioni, visita il sito www.arteam.eu

 

Giorgio Tentolini finalista del Premio Cairo 2018

tentolini arte cairo
arte ciaro

 

Giorgio Tentolini è stato selezionato tra i 20 finalisti del prestigioso Premio Cairo 2018 

Giunto alla sua XIX Edizione, il Premio Cairo si conferma come uno dei più autorevoli e attesi appuntamenti dell'arte contemporanea e, allo stesso tempo, ribadisce il suo ruolo di laboratorio e trampolino di lancio dei nuovi talenti italiani.

Le opere dell'artista sono state esposte al pubblico, per questa occasione, nelle sale del Palazzo Reale di Milano dal 16 al 21 ottobre. 

Clicca qui per visionare la versione in pdf dell'articolo, pubblicato su Arte Mondadori di settembre, che presenta i finalisti del Premio come le nuove promesse dell'arte contemporanea.

Clicca qui per leggere la versione in pdf dell'abstract dall'opuscolo allegato al numero di ottobre do Arte Mondadori 

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Esclusiva intervista a Giorgio Bevignani al MOA. Museum of Modern Art di Atami, in Giappone

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Il 20 novembre 2017 Giorgio Bevignani ha registrato un’intervista con l’artista giapponese Kazumi Murose, dal titolo Dialogues in Paradise, nella prestigiosa cornice del Moa Museum of Art - MOA di Atami in Giappone, a cura di Silvia Zimmermann, Direttore esecutivo del Capitolo argentino del Club di Roma e docente di semiotica e filosofia presso l’Università di Buenos Aires. L’intervista metterà a confronto la tradizione artistica giapponese con quella occidentale che Giorgio Bevignani è stato chiamato a rappresentare per la sua produzione artistica. In questa occasione, un’opera di Giorgio Bevignani entrerà a far parte della collezione permanente del MOA.

Con la sua eccezionale produzione artistica, Giorgio Bevignani è stato selezionato dalla curatrice per incarnare questo brillante ruolo, che lo vede ancora una volta nei panni dell’“instancabile viaggiatore – come lo ha definito lo storico dell’arte Carlo Franza – pronto a cogliere le spinte e le sollecitazioni che gli arrivano dai contesti più diversi. E’ così che orchestra il suo fare arte, nell’operare e costruire ambienti, attraverso nuovi linguaggi così come espresso  dalle neoavanguardie”.

In questo senso, il lavoro di Bevignani sfugge da uno stile preciso, rinuncia a oggetti e ready-made, in un’evoluzione continua, sia da un punto di vista materiale che concettuale, che dà vita a nuove interazioni e profondità sempre diverse. Come scrive il critico d’arte Niccolò Moscatelli“non si ferma alla realtà, ma coglie lo spettro della luce primordiale che l’ha generata. Materializza gli atomi luminosi di una radiazione cosmica di fondo in particelle di materia sospesa, reinventando il linguaggio formale”. Così, l’artista installa le sue opere come vere e proprie irradiazioni, “architetture di luce, monumenti votati ad abitare un luogo, a occupare lo spazio vissuto dall’uomo. Non afferma qualcosa di autonomo, che quasi s’impone allo spazio, ma arricchisce il luogo che ospita l’installazione, fondendo in modo organico il progetto ad una storia preesistente”. A partire dai quadri che precedono l’installazione scultorea, Bevignani vuole tramandarci la verità della materia: un mondo atomico, dove emergono agglomerati cromatici e dove le parti si attirano e si addensano in ammassi, costellazioni, installazioni di grande fascino.

Questo geniale universo sarà approfondito e raccontato dall’artista in persona per la BBC il 20 novembre ad Atami, in uno degli scenari più suggestivi del panorama artistico giapponese.

L’evento

Giorgio Bevignani e Kazumi Murose saranno accolti presso il MOA dal direttore Yasu Saito e accompagnati in un tour esclusivo della collezione storica del suo fondatore Mokichi Okada, fra dipinti classici, pergamene, sculture, porcellane e lacche cinesi e giapponesi. Successivamente, i due saranno introdotti dal direttore e intervistati dalla curatrice Silvia Zimmermann nell’incontro Dialogues in Paradise, dove sarà approfondita la funzione svolta dai musei nel mondo moderno per gli artisti e dell’arte nei luoghi pubblici. Durante gli interventi, verranno anche proiettate le immagini delle opere dei due artisti, quali esempi straordinari realizzati, appunto, per musei o spazi pubblici. Il secondo topic dell’incontro riguarderà il tema dell’arte e della bellezza dove, partendo dalle opere classiche del MOA, si parlerà della nozione di bellezza e di come essa è contemplata nel lavoro dei due artisti. La conversazione proseguirà affrontando il focus dell’evento, che vede due artisti provenienti da culture diverse a confronto. Quali influenze coesistono fra loro? Il tema dell'influenza interculturale aprirà la strada per parlare della contemplazione e della sensibilità dell’artista, attraverso il racconto di Bevignani e di Murose e della loro straordinaria ricerca artistica.

Clicca qui per scaricare il comunicato stampa dell'evento  

Roberto Malquori. Pop time

james bond
Roberto Malquori, James Bond, 2017, décollage su carta applicata su alluminio, 50 x 70 cm

 

Clicca qui per leggere l'articolo di Giampietro Guiotto pubblicato sul Bresciaoggi

 Clicca qui per leggere l'articolo di Bianca Martinelli pubblicato sul Giornale di Brescia

Clicca qui per leggere la recensione on-line pubblicata dal Wall Street International Magazine

 
 
Roberto Malquori (Castelfiorentino, Firenze, 1929) è uno degli esponenti della Pop Art italiana degli anni '60 che ha varcato i confini nazionali per aderire al Bauhaus Situazionista Scandinavo ed esporre in occasione di eventi come l'Alternative Documenta a Kassel nel 1972 o la mostra itinerante Drakabygget. Frihetens Verkstad. The Workshop of Freedom, svoltasi fra Svezia, Olanda e Danimarca e conclusasi a Göteborg nel 2001.
Anticipando sia il successo di Rauschenberg alla Biennale Veneziana del 1964 che la nascita del riporto fotografico su tela emulsionata della Mec-Art, già nel 1963, l'artista aveva ideato il suo personale linguaggio espressivo, caratterizzato dall'accostamento e dalla moltiplicazione di immagini sottilmente subliminali tratte dal panorama iconografico dei mass media, illustrazioni pubblicitarie estratte dai giornali con speciali solventi che, tramite l'assorbimento degli inchiostri, trattengono la loro roboante sensualità, talvolta la accentuano, sottraendole dal loro contesto originario per trasformarle in effimere icone di un mondo patinato. La loro vacuità viene rivelata in semi trasparenza solamente tramite il “medium” della carta o della tela sulle quali vengono trasferite: il risultato sono le sue Iconosfere, esposte per la prima volta nel 1964, in occasione della personale alla galleria L'Indiano di Firenze, due mesi prima della Biennale.
Il suo “décollage”, inteso nell'accezione di distacco dell'essenza dell'immagine da rotocalchi e manifesti, e diverso da ogni altra espressione artistica coeva, diventa un'operazione di ritorsione critica che si inserisce nella tradizione dell'esplorazione creativa e semantica del mondo mass-mediatico, in linea con le coeve 6sperimentazioni artistiche interdisciplinari più all'avanguardia, come quelle della Scuola di Pistoia: dal collage delle avanguardie storiche al décollage di Rotella e degli affichistes francesi, per arrivare al ludico rovesciamento delle immagini in segni nelle sperimentazioni della Poesia Visiva degli amici del Gruppo 70, come Eugenio Piccini e Lamberto Pignotti.
Nella sua arte, il décollage opera estrapolando analiticamente dati di realtà, come avviene nella poetica “predatoria” dei Nouveaux Réalistes, ma utilizzando gli stessi strumenti tecnologici e comunicativi della civiltà dei consumi: la ripetizione ossessiva, l'accumulo si trasformano, tramite il capovolgimento e l'affastellamento dei segni, in un caleidoscopio di associazioni oniriche che ingloba forme e motivi simbolici tratti dagli ambiti culturali più eterogenei, passati e futuribili, per creare ambienti momentanei della vita, improntati al culto dell'effimero e capaci di provocare nello spettatore, ancora al giorno d'oggi, il “détournement”, lo straniamento decantato dall'Arte Situazionista.
Malquori dà vita ad una sorta di “sinestesia culturale” dove arte, poesia, cinema, e pubblicità si fondono in un caleidoscopio di immagini. L'artista ha esposto al Centro per l'Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato (2007, 2010), il Museo della Permanente (2008) e il Museo Pecci (2013) di Milano, il Museo di Arte Moderna di Buenos Aires (2012), il Museum of Fine Arts di Koahsioung e il National Palace Museum di Taipei in Taiwan (2013), il Museo Novecento di Firenze (2015), il Mart di Rovereto (2015), la Fondazione Magnani Rocca di Mamiano di Traversetolo (Parma), nel 2016, e il Museo del Risorgimento di Torino, nel 2017.  
 
 

Luca Moscariello espone alla Galleria Civica d'Arte Contemporanea di Viadana (Mn)

viadana 

Sarà aperta al pubblico fino al 7 gennaio 2018 la mostra l’Erbario mancante di Giacomo Cossio e Luca Moscariello, a cura di Simona Gavioli presso il Museo Civico Mu.Vi di Viadana.

La galleria Civica Mu.Vi si trova all’interno di un palazzo costruito all’inizio del 900’, sede della ex Scuola Elementare e progettata dall’Ing. Guglielmo Decò. L’edificio bianco e austero riunisce all’interno diverse realtà tra le quali il Museo Civico Antonio Parazzi, la biblioteca, gli archivi storici, la Fondazione Daniele Ponchiroli e la Galleria Civica di Arte contemporanea. All’interno del Museo Civico A. Parazzi sono conservate 75 tavolette lignee dipinte da soffitto appartenenti a due differenti contesti: il nucleo più consistente, formato da circa 60 tavolette e risalente alla metà del XV secolo, decorava Palazzo Cavalcabò, mentre l’altro, di provenienza ignota, risalente approssimativamente al 1450-1475.

Per questa mostra gli artisti Giacomo Cossio e Luca Moscariello, entusiasti della scoperta delle tavolette da soffitto, hanno fatto dialogare il passato con il presente e hanno messo in luce quanto l’arte antica abbia influito, e continui ad influenzare, la contemporaneità, in un gioco di rimandi possibili e necessari.

“Quelle tavolette veicolavano messaggi, intrecciavano trame, parlavano un muto linguaggio di cui oggi sfugge la grammatica; in un mondo fatto quasi sempre di apparenza, concorrevano a esplicitare un progetto ideale di vita, più che l’effettivo vissuto dei committenti (1). Ai significati che le tavolette da soffitto tentavano di esplicare - un significato complesso, quasi inestricabile, che vedeva un chiaro richiamo al bestiario e alla faunistica padana; immagini per la memoria che ambivano al recupero di precise strategie culturali e parte delle conoscenze di un’epoca in cui fantasia, natura, superstizione, scienza e religione co-esistevano e si relazionavano con contesti lontani nel tempo (2) - mi è parso subito chiaro che potessero sommarsi i lavori di Luca Moscariello e Giacomo Cossio, arricchendoli e intrecciandoli con i loro personali erbari”.

Nelle opere di Luca Moscariello le piante sono come delle comparse, mentre in Giacomo Cossio hanno il ruolo di attrici.

La doppia mostra personale di Giacomo Cossio e Luca Moscariello, assume come titolo l’Erbario mancante e colma un gap che nelle tavolette da soffitto viene sottratto o meglio utilizzato come solo ornamento: gli elementi floreali sono infatti utilizzati per rafforzare il ruolo dei personaggi, spesso uomini, animali o figure allegoriche.

Nelle pitture di Luca Moscariello ci troviamo di fronte ad un teatro che tramite il colore e la sovrapposizione di oggetti,riesce a stabilire una specie di tracciato tra l’osservatore e la cosa osservata. Il caos che sta dentro al quadro è costituito da palle da gioco, ombrelloni da spiaggia, carta da parati e ancora da funi, appendiabiti e strutture presumibilmente di metallo che sorreggono drappi dalla rigidità improbabile. L’erbario è mancante, nelle opere di Luca, nel momento in cui da elementi senza vita nasce inaspettatamente un elemento vegetale afono e abbozzato che si palesa abbreviando lo scarto intercorso tra ciò che vediamo e ciò che non riusciamo a guardare. Qui, in questa anarchia visiva, in cui la presenza dell’uomo non è contemplata, gli oggetti e le piante si danno a guardare e ciò che vediamo potremmo pensarlo come un gioco di sguardi; è nel gioco degli sguardi che chi guarda dà senso, cioè attribuisce qualcosa di più della mera esistenza, così il guardato ammicca o restituisce lo sguardo allo spettatore rinviandogli di nuovo senso. In altre parole, (il) vedere o (il) guardare, nelle opere di Luca, si dà a partire da almeno due soggetti: L’Io e l’Altro.

Nelle opere di Giacomo Cossio, invece, l’erbario è mancante nell’attimo in cui si ridefiniscono nuove specie di flora, in cui l’elemento naturale rinasce seppure il soffocamento della vernice ne rallenti la crescita, è mancante nel senso di resilienza all’artificio. Nelle opere di Giacomo la rivisitazione della natura morta parte dall’inserimento di fiori secchi o sintetici e dall’assemblaggio di stampe fotografiche in cui si riproducono immagini di tronchetti della felicità e fiori di vario genere (3). Nella sceneggiatura dei quadri di Giacomo, il piacere estetico è reso più intenso dall’angoscia e dallo sgomento di fronte a ciò che rimane inconoscibile, dall’autopsia di ruderi e da quelle rovine sepolcrali che, contrariamente a ciò che si pensa,  riescono a ri-generare la vita: quella delle piante appunto. Un’architettura che vive la metamorfosi e diviene imperiosa Natura.

Note:

(1) Roberta Aglio | I soffitti di Viadana,  Storie di animali e iconografie lontane

 

(2) Ibidem

 

(3) Chiara Canali | Macchine + Piante = Riscostruire un mondo nuovo, da catalogo

 

 

L’erbario mancante | Giacomo Cossio – Luca Moscariello

a cura di Simona Gavioli

Inaugurazione: Sabato 18 Novembre, ore 16.30

Dal 18 novembre 2017 al 7 gennaio 2018

Orari di apertura al pubblico:

Da venerdì a domenica: dalle 16.00 alle 19.00

Per maggiori informazioni: cell. 347 4514370, oppure visita il sito: www.comune.viadana.mn.it

Galleria Civica d’arte contemporanea. Mu.Vi

Via Manzoni 4, Viadana (MN)

 

Marica Fasoli vincitrice dell'Open Call di Lefranc Bourgeois di Paratissima Torino

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Marica Fasoli è vincitrice dell'Open Call 100X100CADMIUMFREE | Painting the future, indetta da Lefranc Bourgeois, storica ditta francese produttrice di materiali ad uso artistico, in occasione della XIII Edizione della rassegna di rte moderna e contemporanea Paratissima Torino - Superstition.

L'artista è stata selezionata dalla giuria composta dall’artista Daniele Galliano, dalla direttrice artistica di Paratissima Francesca Canfora e dall’artista Guido D'Angelo (cit.) “...per il carattere articolato della ricerca e dei processi operativi, incentrati sulla pratica di costruzione e decostruzione della forma attraverso le piegature della carta e mutuate dalla tradizione dell’origami. Per l’accurata qualità della tecnica pittorica a olio. Il tutto sostenuto da una chiara visione e da un coerente impianto concettuale a sostegno dell’intero processo artistico.”

L’opera è stata realizzata con i nuovi colori a olio extra-fini di Lefranc Bourgeois con la selezione delle 8 tonalità prive di cadmio, che sottolinea l’attenzione rivolta dallo storico marchio francese verso le pratiche eco sostenibili e il rispetto della salute.

Per maggiori informazioni, visita il sito www.paratissima.it

Daniele Papuli segnalato sul magazine del Sole 24 Ore, sul volume Paper Play e The Friday Project

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Sul numero di ottobre del magazine di lifestyle del Sole 24 Ore, How to spend it, troverete un omaggio a come l'artista salentino Daniele Papuli sappia sfruttare le potenzialità strutturali della carta come materia scutorea ariosa e leggera...

Clicca qui per scaricare la versione in pdf dell'articolo

 

I "volumi lamellari" di Daniele Papuli sono stati segnalati sul volume Paper Play (Gingko Press, Berkeley, USA, pp. 216-219) tra le più pregevoli e innovative sperimentazioni artistiche a livello internazionale realizzate con la carta, grazie alla loro capacità di sfruttare il potenziale strutturale dello sfrido come materia scultorea.

ginko due
 
ginko uno
 

Le potenzialità metamorfiche della carta plasmata nelle installazioni di Daniele Papuli sono state recensite dallo speciale dedicato all'artista, pubblicato sul magazine specialistico The Friday Project, che gli ha dedicato anche la copertina del numero 7.

Clicca sull'immagine sottostante per leggere il pdf dell'articolo

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Il bresciano Bonomo Faita all'asta da Christie's a New York, accanto a Warhol, Calder e Burri

Le opere di Bonomo Faita sono state battute all'asta da Christie's a New York, accanto a quelle di maestri del calibro di Warhol, Calder, Richter, De Kooning, Burri e Paolini...per saperne di più, leggete l'articolo do Giovanna Capretti, pubblicato sul Giornale di Brescia di martedì 15 novembre...
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Pinuccio Sciola, l'inventore delle Pietre sonore, riusciva a fare cantare le pietre

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Il Maestro sardo riusciva ad estrarre, dalla loro coriacea corazza, la memoria ancestrale di antiche ere geologiche, l'esperienza esistenziale della loro formazione, la loro anima primordiale, tramite il diffondersi di un canto armonioso.

 

Clicca qui per leggere l'articolo dedicato a Pinuccio Sciola pubblicato sul Corriere della Sera di sabato 14 maggio 2016

 

Il numero 93 di Espoarte ha dedicato uno speciale al maestro di San Sperate

 

Clicca nell'immagine sotto per leggere l'articolo

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Allievo di maestri del calibro di Kokoscha, Minguzzi, Vedova e Marcuse, alla Sommerakademie di Salisburgo, già negli anni '60, ha frequentato, durante i suoi viaggi in Europa, Aligi Sassu, Giacomo Manzù, Fritz Wotruba e Henry Moore e, già in quegli anni, le sue opere sono state esposte in prestigiose istituzioni museali ed enti pubblici, sia in Italia che all'estero, come Palazzo Durini, Milano (1961), il Salón Ricard, Barcellona (1981), il Salón de la Asociación de Corresponsales Extranjeros en Mexico, Città del Messico (1981), in Piazza Santo Stefano a Bologna (1976) e presso Kirchhkeim Unter Teck, alla Galerie Kroger (1979).

Tornato a San Sperate dopo essere stato a Parigi, nel 1968, ottiene la cattedra di Scultura al Liceo Artistico di Cagliari e progetta di trasformare il suo paese, con l'entusiasta partecipazione dei suoi compaesani e di artisti locali, in “Paese-Museo”, un laboratorio dove sui muri delle case, completamente ritinteggiati di calce bianca, vengono dipinti dei murales e varie sculture vengono poste nelle piazze: un'operazione che, oltre ad incontrare il favore della critica internazionale, attira anche l'attenzione dell'UNESCO che lo invita, nel 1973, a recarsi in messico per un viaggio di studio, organizzato dall'allora Segretario Generale, D.M. Malagola; qui avviene l'incontro con il maestro dei murales David Alfaro Siqueiros, con il quale collabora nel cantiere del popoloso quartiere Tepito.

Nel 1976 ha destato lo scalpore del pubblico e della critica internazionale in occasione della Biennale di Venezia quando decide di riempire Piazza San Marco di tronchi di legno bruciacchiato che simulano corpi umani, le Canne e i Cadaveri, oppure lasciando scottare al caldo sole dell'estate sarda trenta bagnanti di terracotta, nude eroine post-nuragiche adagiate sulla sabbia del Poetto per essere accarazzate dalle onde.

Nel 1978 fonda nel suo paese natale, la Scuola Internazionale di Scultura e, nel 1980, espone all'Istituto Italiano di Cultura di Stoccarda.

Tra il 1983 e il 1987 le sue opere compaiono in un ciclo itinerante di mostre tenute nei principali musei ed enti pubblici della Germania, tra i quali il Wilhem-Lembruck-Museum di Duisburg.

Nei primi anni '80, una sua pietra viene posata come prima pietra del Parlamento Europeo vicino a Stoccarda, nel centro storico di Kirchheim Unter Teck.

Da allora lo sguardo della critica e del pubblico internazionale non ha mai smesso di seguire l'evoluzione della sua ricerca, volta a cercare nella pietra la memoria geologica dell'origine dell'universo, le sue infinite costellazioni, culminata, negli anni Novanta, con le Pietre Sonore, per le quali è famoso in tutto il mondo, e che aveva esposto, di recente, ad Artefiera Bologna, nel gennaio del 2016, ottenendo un grande successo di pubblico.

Nel 2003, a seguito della collaborazione con l'architetto Renzo Piano, un'imponente pietra sonora viene collocata nella Città della Musica di Roma.

Le sue pietre sono state esposte in importanti istituzioni e luoghi pubblici, sia in Italia che all'estero: alla Rotonda della Besana e in Piazza degli Affari a Milano, allo Spazio Thetis dell'Arsenale di Venezia, nella Piazza della Basilica Inferiore di Assisi, in occasione del concerto Il cantico delle Pietre, sul sagrato della Cappella degli Scrovegni di Padova, nella Villa Reale di Monza, oltre che nel Trianon Palace di Versailles, nel Parco del Centro Kunst Project di Bärndorf Bei Baden a Vienna, al Müvészet-Malom Szentendre di Budapest, nel Jardin du Luxembourg di Parigi, presso l'Istituto Italiano di Cultura di Madrid e lo Shangai Italian Center.

Il 27 aprile di quest'anno, la Basilica di San Pietro in Vincoli di Roma ha ospitato le sue pietre sonore, in occasione dell'incontro La voce della pietra, curato da Lorenzo Carrino, che ha permesso alle opere del maestro sardo di dialogare con il marmo “muto” del Mosé di Michelangelo. E tra i due Maestri della scultura esiste una sorta di affinità; se Michelangelo faceva emergere la figura umana, agitata da un moto vitale ed energico, che giace imprigionata in un blocco inerme di marmo, metafora della concezione neoplatonica dell'anima prigioniera della fisicità del corpo, allo stesso modo, Sciola ha reso eterea come una melodia una materia ruvida e aspra come la pietra naturale, tradizionalmente considerata muta, facendole emettere un canto, espressione dell'anima ancestrale racchiusa nelle sue millenarie stratificazioni.

“È come se avessi tremila anni....”, è una frase che Sciola amava spesso ripetere. L'artista sardo possedeva, infatti, una sensibilità millenaria, antica come i rivolgimenti tellurici della terra, come le sue ere geologiche, una dote innata, era una sorta di sciamano contemporaneo che viveva tra gli ulivi del suo giardino monumentale di San Sperate. Sciola sapeva far riemergere la “memoria litica” - dal greco λίθος (pietra) - sotto forma di un suono imponente e profondo, generato dalle cavità del basalto, della trachite, del granito, dell'arenaria e delle pietre vulcaniche...un canto che, ci auguriamo, lo accompagni anche lassù...

Giorgio Bevignani ci svela la sua poetica in un'esclusiva intervista trasmessa al Tg Rai

Un'esclusiva intervista all'artista bolognese Giorgio Bevignani è stata trasmessa al Tg Rai di venerdì 2 settembre. Circondato dal  meraviglioso scenario naturale della sua casa-atelier, immersa tra le colline di Castel San Pietro Terme (BO) e le conformazioni rocciose dei calanchi, l'artista ci svela come plasma materiali sintetici per simulare le conformazioni delle rocce metamorfiche e dei coralli in superfici mosse da onde plastiche, tattili e voluminose. Guardate il video...

 

 

 

Vi presentiamo le affascinanti geometrie di luce e colore realizzate dall'artista Giorgia Zanuso

cubo dettGiorgia Zanuso ricostruisce l'armonia strutturale del cosmo, quella che si respira anche nel mondo naturale, facendo scorrere l'energia vitale sottesa ai suoi perenni mutamenti nella complessa articolazione spaziale dei suoi circuiti illuminati da led.

La loro configurazione compositiva è strutturata secondo una precisa concatenazione matematico-geometrica nello sviluppo proporzionale dei segmenti, derivata dallo studio della sezione aurea nella geometria sacra o della sequenza di Fibonacci. Nell'artista è racchiusa una sorta di “anima primigenia peregrinante” che la spinge a sondare la dimensione più profonda dell'esistenza umana, ad interrogarsi sulla manifestazione di un principio creatore, ponendosi come tramite tra l'uomo e la conoscenza della vastità del mondo che sfocia in una sua icastica proiezione schematica.

L'ordine naturale dell'universo si riflette nell'evoluzione rigorosa e organica di forme geometriche concentriche, ispirata a quella dei mandala tibetani, generate dall'incontro di elementi primari dalla forte valenza simbolica di origine ancestrale: due sottili linee definite dalle luci led che si incrociano a formare una metaforica “ferita”, un taglio, dal quale scaturisce la luce, simbolo di rinascita. La luce è, fin dall'inizio, l'elemento strutturante delle sue costruzioni geometriche che si configurano come diretta proiezione dell'essere in potenza, naturale estensione della dimensione interiore dell'artista in perenne sviluppo sulla tela bianca vergine e sul plexiglass trasparente. Essi sono concepiti come spazio neutrale, simile al vuoto dello zen giapponese e dell'arte orientale, come dimensione dei possibili sui quali si sviluppano gli intrecci optical dalle forme archetipiche della Zanuso, che appaiono come sintesi di materia e forma in continuo divenire, metafora dello svolgersi delle infinite possibilità della vita nei suoi filamenti di luce. Seguendo il loro intrecciarsi, così come il susseguirsi, nei suoi Sipari, di regolari campiture cromatiche che si sovrappongono giocando sulle cromie complementari, si risale ad una verità universale, rappresentata da uno spiraglio sottile di luce, quell'essenza pura che i neoplatonici chiamavano “anima del mondo”, dalla quale discende l'intero universo sensibile, la realtà delle cose.

L'artista ha esposto al Palazzo della Cancelleria di Roma, alla Fondazione Zappettini di Chiavari (Ge), all'inQubatore Qulturale di Venaria Reale (To) e alla galleria Biffi di Piacenza.

Scopri di più sul suo profilo...

Un'esclusiva intervista a Giorgio Tentolini pubblicata sul numero 92 Espoarte

 

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Siete tutti invitati a leggere l'esclusiva intervista a Giorgio Tentolini, curata da Kevin McManus, in occasione della quale l'artista ci apre le porte della sua abitazione e ci svela la profonda ricerca espressiva e la meticolosa perizia tecnica che si cela dietro la realizzazione delle sue affascinanti opere.

Seguiteci...

Clicca qui per leggere l'intervista

La personale di Ugo Celada al MAM di Gazoldo degli Ippoliti

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La rassegna dedicata a Ugo Celada di Virgilio (Borgo Virgilio di Mantova, 1895 – Varese 1995) riprende il fil rouge di un approfondimento sull’artista che il MAM già anni addietro aveva intrapreso. Così oggi, accanto alle sei opere acquisite dal Museo, venti disegni inediti e trenta dipinti stupefacenti suggeriscono altre considerazioni e inedite letture critiche. Una buona motivazione per riproporre una nuova antologica deriva anche dalla contemporanea pubblicazione di uno snello volume, edito proprio in occasione della mostra, in cui si documenta la cospicua serie di opere: alcune già conosciute e messe a disposizione da collezionisti del pittore, molte altre invece, come i disegni, assolutamente non ancora note.

Originali ed efficaci risultano anche gli approfondimenti proposti nel saggio critico del direttore del MAM, Gianfranco Ferlisi, che ripercorre in un’ottica più aggiornata le vicende umane dell’artista, dall’alunnato con Giuseppe Marusi (1862-1945), a Mantova, sino all’apostolato con Cesare Tallone (1853-1919) a Brera, quando Celada sviluppò la sua precoce propensione per il realismo, oltre che per i temi privilegiati della sua pittura: il ritratto e la natura morta. La mostra si snoda lungo le suggestioni che accompagnano la sua prima partecipazione, nel 1920, alla Biennale di Venezia e poi alla XIV Edizione della stessa manifestazione, nel 1926, che lo impone definitivamente all’attenzione della critica.

Le opere esposte realizzano così un percorso di progressiva bellezza, articolato nell’incanto dei disegni e nel magico realismo della sua pittura: emergerà con evidenza la statura di uno sperimentatore sempre insoddisfatto, che, nel corso della sua lunga vita, sviluppò la ricerca in molte direzioni, partendo dalle tensioni restaurattrici del gruppo milanese Valori Plastici, dal post divisionismo al realismo novecentista e poi magico, per arrivare fino alla pittura oggettivista, sulla scia dei cosiddetti pittori Moderni della Realtà nel periodo che segue il secondo conflitto mondiale. Nonostante il successo di alcune mostre personali e la partecipazione a prestigiose rassegne di livello nazionale e internazionale, nel dopoguerra, Celada andrà incontro ad un progressivo isolamento, manifestando una sorta di insofferenza per tutto ciò che esula dalla pratica pittorica come capacità di rappresentazione. Su tali presupposti, nel 1959, presso la Galleria Cairola, presenta una sorta di manifesto di un gruppo di pittori che si definiscono Oggettivisti.

Nel 1985 il comune di Virgilio inaugura una galleria destinata ad accogliere i dipinti donati dall'artista alla sua terra d'origine, con un catalogo a cura di Flavio Caroli e Susanna Zanuso. Nel suo saggio critico Flavio Caroli, tra l'altro, scrive: «[...] Io non negherò che Celada cada talora in un verismo troppo meccanico e stereotipato. Ma quando penso alla misteriosa complessità del suo lunghissimo percorso; quando penso ai segreti baratti con la cultura degli anni Venti o Trenta, in un tempo in cui la pittura italiana fu importante per tutta l'Europa; quando penso che Celada supera in qualità tutti i suoi potenziali, valorizzatissimi emuli tedeschi e francesi […]concludo che il nostro artista merita di essere studiato e apprezzato come si fa di tanti grandi e piccoli maestri del passato. Perché di loro è spesso più profondo; più segnato dai crismi della vocazione; più smagliante [...]».

Emergerà con chiarezza, in tutte le opere scelte, l’interesse per il dato costruttivo e formale delle figure, inserite sempre in un’ambientazione straniante, in cui una sorta di messa in scena teatrale dichiara l’abilità della finzione pittorica. È quanto attestano nudi studiatissimi o, spesso, più quotidiani ritratti di personaggi, immersi in scenari immobili e incantati, e ancora nature morte dai maliziosi ed ingannevoli giochi pittorici, trompe-l’oeil illusionistici e animati dalla grazia di trovate prospettiche, di ombre inedite e di luci taglienti e gelide. E alla fine apparirà in tutta la sua completezza l’artista segreto, un poeta dell’artificio pittorico, la cui opera assunse, nella prima metà del Novecento, una dimensione assolutamente sovralocale, un artista troppo spesso, negli anni più recenti, sottovalutato o addirittura dimenticato, un Celada da conoscere finalmente a fondo, da riscoprire e da ammirare in tutto il suo geniale virtuosismo. Abilissimo disegnatore, capace anche di servirsi con maestria dell'obiettivo fotografico, Celada sa esprimersi anche nella direzione del dipinto di genere e in quella della raccolta riflessione in studio, alla ricerca della precisione nella resa realistica del colore e dei contorni delle figure. 

UGO CELADA DA VIRGILIO 1895-1995. L’INCANTO DEL DISEGNO, LA MAGIA DELLA PITTURA

a cura di Gianfranco Ferlisi

MAM – Museo d’Arte Moderna dell’Alto Mantovano Gazoldo degli Ippoliti (MN) - via Marconi, 126 - 46040 Gazoldo degli Ippoliti (MN)

dal 21 maggio al 26 giugno 2016

ingresso gratuito

Orari della mostra:

dalle 9:00 alle 12:00, dal lunedì al sabato  
dalle 16:00 alle 19:00, sabato e domenica
Sono possibili visite su appuntamento con preavviso
(0376/657141 - interno 6 - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. )

Informazioni:


tel. 0376/657141 interno 6
Comune di Gazoldo degli Ippoliti (MN)
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www.turismo.mantova.it
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. - Tel. 0376 432432

UGO CELADA DA VIRGILIO 1895-1995 L’INCANTO DEL DISEGNO, LA MAGIA DELLA PITTURA a cura di Gianfranco Ferlisi MAM – Museo d’Arte Moderna dell’Alto Mantovano Gazoldo degli Ippoliti (MN) dal 21 maggio al 26 giugno 2016 inaugurazione sabato 21 maggio alle ore 18,00 ingresso gratuito

Fonte: http://www.mantovanotizie.com/mostre/20160511-ugo-celada-mostra-gazoldo-2016.php

La rassegna dedicata a Ugo Celada di Virgilio (Borgo Virgilio di Mantova, 1895 – Varese 1995) – come sottolinea Nicola Leoni (Sindaco di Gazoldo degli Ippoliti) riprende il fil rouge di un approfondimento sull’artista che il Mam già anni addietro aveva intrapreso. Così oggi, accanto alle sei opere acquisite dal Museo, venti disegni inediti e trenta dipinti stupefacenti suggeriscono altre considerazioni e inedite letture critiche. E una buona motivazione per riproporre una nuova antologica deriva anche dalla contemporanea pubblicazione di uno snello volume, edito proprio in occasione della mostra (casa editrice il Rio di Mantova), in cui si documenta la cospicua serie di opere: alcune già conosciute e messe a disposizione da collezionisti del pittore, molte altre invece, come i disegni, assolutamente non ancora note. Originali ed efficaci risultano anche gli approfondimenti proposti nel saggio critico del direttore del Mam, Gianfranco Ferlisi, che ripercorre in un’ottica più aggiornata le vicende umane dell’artista, dall’alunnato con Giuseppe Marusi (1862-1945), a Mantova, sino all’apostolato con Cesare Tallone (1853 – 1919) a Brera, quando Celada sviluppò la sua precoce propensione per il realismo. La mostra si snoda lungo le suggestioni che accompagnano la sua prima partecipazione, nel 1920, alla Biennale di Venezia e poi alla XIV edizione della stessa manifestazione, nel 1926, che lo impone definitivamente all’attenzione della critica. Le opere esposte realizzano così un percorso di progressiva bellezza, articolato nell’incanto dei disegni e nel magico realismo della pittura: emergerà con evidenza la statura di uno sperimentatore sempre insoddisfatto, che, nel corso della sua lunga vita, sviluppò la ricerca in molte direzioni, dal post divisionismo al realismo novecentista e poi magico, fino alla pittura oggettivista, sulla scia dei cosiddetti pittori Moderni della Realtà. Emergerà con chiarezza, in tutte le opere scelte, l’interesse per il dato costruttivo e formale delle figure, inserite sempre in un’ambientazione straniante, in cui una sorta di messa in scena teatrale dichiara l’abilità della finzione pittorica. È quanto attestano nudi studiatissimi o, spesso, più quotidiani ritratti di personaggi, immersi in scenari immobili e incantati, e ancora nature morte dai maliziosi ed ingannevoli giochi pittorici, trompe-l’oeil illusionistici e animati dalla grazia di trovate prospettiche, di ombre inedite e di luci taglienti e gelide. E alla fine apparirà in tutta la sua completezza l’artista segreto, un poeta dell’artificio pittorico, la cui opera assunse, nella prima metà del Novecento, una dimensione assolutamente sovralocale, un artista troppo spesso, negli anni più recenti, sottovalutato o addirittura dimenticato, un Celada da conoscere finalmente a fondo, da riscoprire e da ammirare in tutto il suo geniale virtuosismo.

Fonte: http://www.mantovanotizie.com/mostre/20160511-ugo-celada-mostra-gazoldo-2016.php
La rassegna dedicata a Ugo Celada di Virgilio (Borgo Virgilio di Mantova, 1895 – Varese 1995) – come sottolinea Nicola Leoni (Sindaco di Gazoldo degli Ippoliti) riprende il fil rouge di un approfondimento sull’artista che il Mam già anni addietro aveva intrapreso. Così oggi, accanto alle sei opere acquisite dal Museo, venti disegni inediti e trenta dipinti stupefacenti suggeriscono altre considerazioni e inedite letture critiche. E una buona motivazione per riproporre una nuova antologica deriva anche dalla contemporanea pubblicazione di uno snello volume, edito proprio in occasione della mostra (casa editrice il Rio di Mantova), in cui si documenta la cospicua serie di opere: alcune già conosciute e messe a disposizione da collezionisti del pittore, molte altre invece, come i disegni, assolutamente non ancora note. Originali ed efficaci risultano anche gli approfondimenti proposti nel saggio critico del direttore del Mam, Gianfranco Ferlisi, che ripercorre in un’ottica più aggiornata le vicende umane dell’artista, dall’alunnato con Giuseppe Marusi (1862-1945), a Mantova, sino all’apostolato con Cesare Tallone (1853 – 1919) a Brera, quando Celada sviluppò la sua precoce propensione per il realismo. La mostra si snoda lungo le suggestioni che accompagnano la sua prima partecipazione, nel 1920, alla Biennale di Venezia e poi alla XIV edizione della stessa manifestazione, nel 1926, che lo impone definitivamente all’attenzione della critica. Le opere esposte realizzano così un percorso di progressiva bellezza, articolato nell’incanto dei disegni e nel magico realismo della pittura: emergerà con evidenza la statura di uno sperimentatore sempre insoddisfatto, che, nel corso della sua lunga vita, sviluppò la ricerca in molte direzioni, dal post divisionismo al realismo novecentista e poi magico, fino alla pittura oggettivista, sulla scia dei cosiddetti pittori Moderni della Realtà. Emergerà con chiarezza, in tutte le opere scelte, l’interesse per il dato costruttivo e formale delle figure, inserite sempre in un’ambientazione straniante, in cui una sorta di messa in scena teatrale dichiara l’abilità della finzione pittorica. È quanto attestano nudi studiatissimi o, spesso, più quotidiani ritratti di personaggi, immersi in scenari immobili e incantati, e ancora nature morte dai maliziosi ed ingannevoli giochi pittorici, trompe-l’oeil illusionistici e animati dalla grazia di trovate prospettiche, di ombre inedite e di luci taglienti e gelide. E alla fine apparirà in tutta la sua completezza l’artista segreto, un poeta dell’artificio pittorico, la cui opera assunse, nella prima metà del Novecento, una dimensione assolutamente sovralocale, un artista troppo spesso, negli anni più recenti, sottovalutato o addirittura dimenticato, un Celada da conoscere finalmente a fondo, da riscoprire e da ammirare in tutto il suo geniale virtuosismo.

Fonte: http://www.mantovanotizie.com/mostre/20160511-ugo-celada-mostra-gazoldo-2016.php

Ugo Celada da Virgilio 1895-1995. Mostra a Gazoldo degli Ippoliti 21 maggio – 26 giugno 2016 UGO CELADA DA VIRGILIO 1895-1995 L’INCANTO DEL DISEGNO, LA MAGIA DELLA PITTURA a cura di Gianfranco Ferlisi MAM – Museo d’Arte Moderna dell’Alto Mantovano Gazoldo degli Ippoliti (MN) dal 21 maggio al 26 giugno 2016 inaugurazione sabato 21 maggio alle ore 18,00 ingresso gratuito Ugo Celada Lo Studio, olio su tela 1947 Ugo Celada Lo Studio, olio su tela (1947) La rassegna dedicata a Ugo Celada di Virgilio (Borgo Virgilio di Mantova, 1895 – Varese 1995) – come sottolinea Nicola Leoni (Sindaco di Gazoldo degli Ippoliti) riprende il fil rouge di un approfondimento sull’artista che il Mam già anni addietro aveva intrapreso. Così oggi, accanto alle sei opere acquisite dal Museo, venti disegni inediti e trenta dipinti stupefacenti suggeriscono altre considerazioni e inedite letture critiche. E una buona motivazione per riproporre una nuova antologica deriva anche dalla contemporanea pubblicazione di uno snello volume, edito proprio in occasione della mostra (casa editrice il Rio di Mantova), in cui si documenta la cospicua serie di opere: alcune già conosciute e messe a disposizione da collezionisti del pittore, molte altre invece, come i disegni, assolutamente non ancora note. Originali ed efficaci risultano anche gli approfondimenti proposti nel saggio critico del direttore del Mam, Gianfranco Ferlisi, che ripercorre in un’ottica più aggiornata le vicende umane dell’artista, dall’alunnato con Giuseppe Marusi (1862-1945), a Mantova, sino all’apostolato con Cesare Tallone (1853 – 1919) a Brera, quando Celada sviluppò la sua precoce propensione per il realismo. La mostra si snoda lungo le suggestioni che accompagnano la sua prima partecipazione, nel 1920, alla Biennale di Venezia e poi alla XIV edizione della stessa manifestazione, nel 1926, che lo impone definitivamente all’attenzione della critica. Le opere esposte realizzano così un percorso di progressiva bellezza, articolato nell’incanto dei disegni e nel magico realismo della pittura: emergerà con evidenza la statura di uno sperimentatore sempre insoddisfatto, che, nel corso della sua lunga vita, sviluppò la ricerca in molte direzioni, dal post divisionismo al realismo novecentista e poi magico, fino alla pittura oggettivista, sulla scia dei cosiddetti pittori Moderni della Realtà. Emergerà con chiarezza, in tutte le opere scelte, l’interesse per il dato costruttivo e formale delle figure, inserite sempre in un’ambientazione straniante, in cui una sorta di messa in scena teatrale dichiara l’abilità della finzione pittorica. È quanto attestano nudi studiatissimi o, spesso, più quotidiani ritratti di personaggi, immersi in scenari immobili e incantati, e ancora nature morte dai maliziosi ed ingannevoli giochi pittorici, trompe-l’oeil illusionistici e animati dalla grazia di trovate prospettiche, di ombre inedite e di luci taglienti e gelide. E alla fine apparirà in tutta la sua completezza l’artista segreto, un poeta dell’artificio pittorico, la cui opera assunse, nella prima metà del Novecento, una dimensione assolutamente sovralocale, un artista troppo spesso, negli anni più recenti, sottovalutato o addirittura dimenticato, un Celada da conoscere finalmente a fondo, da riscoprire e da ammirare in tutto il suo geniale virtuosismo. Dove Museo d’Arte Moderna dell’Alto Mantovano Via Marconi, 126 46040 Gazoldo degli Ippoliti (MN) Quando Dal 21 maggio al 26 giugno 2016 inaugurazione sabato 21 maggio alle ore 18,00 Orari: 9,00/12,00 dal lunedì al sabato Sabato e domenica 16,00/19,00 Sono possibili visite su appuntamento con preavviso (0376/657141 – Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. )

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Ugo Celada da Virgilio 1895-1995. Mostra a Gazoldo degli Ippoliti 21 maggio – 26 giugno 2016 UGO CELADA DA VIRGILIO 1895-1995 L’INCANTO DEL DISEGNO, LA MAGIA DELLA PITTURA a cura di Gianfranco Ferlisi MAM – Museo d’Arte Moderna dell’Alto Mantovano Gazoldo degli Ippoliti (MN) dal 21 maggio al 26 giugno 2016 inaugurazione sabato 21 maggio alle ore 18,00 ingresso gratuito Ugo Celada Lo Studio, olio su tela 1947 Ugo Celada Lo Studio, olio su tela (1947) La rassegna dedicata a Ugo Celada di Virgilio (Borgo Virgilio di Mantova, 1895 – Varese 1995) – come sottolinea Nicola Leoni (Sindaco di Gazoldo degli Ippoliti) riprende il fil rouge di un approfondimento sull’artista che il Mam già anni addietro aveva intrapreso. Così oggi, accanto alle sei opere acquisite dal Museo, venti disegni inediti e trenta dipinti stupefacenti suggeriscono altre considerazioni e inedite letture critiche. E una buona motivazione per riproporre una nuova antologica deriva anche dalla contemporanea pubblicazione di uno snello volume, edito proprio in occasione della mostra (casa editrice il Rio di Mantova), in cui si documenta la cospicua serie di opere: alcune già conosciute e messe a disposizione da collezionisti del pittore, molte altre invece, come i disegni, assolutamente non ancora note. Originali ed efficaci risultano anche gli approfondimenti proposti nel saggio critico del direttore del Mam, Gianfranco Ferlisi, che ripercorre in un’ottica più aggiornata le vicende umane dell’artista, dall’alunnato con Giuseppe Marusi (1862-1945), a Mantova, sino all’apostolato con Cesare Tallone (1853 – 1919) a Brera, quando Celada sviluppò la sua precoce propensione per il realismo. La mostra si snoda lungo le suggestioni che accompagnano la sua prima partecipazione, nel 1920, alla Biennale di Venezia e poi alla XIV edizione della stessa manifestazione, nel 1926, che lo impone definitivamente all’attenzione della critica. Le opere esposte realizzano così un percorso di progressiva bellezza, articolato nell’incanto dei disegni e nel magico realismo della pittura: emergerà con evidenza la statura di uno sperimentatore sempre insoddisfatto, che, nel corso della sua lunga vita, sviluppò la ricerca in molte direzioni, dal post divisionismo al realismo novecentista e poi magico, fino alla pittura oggettivista, sulla scia dei cosiddetti pittori Moderni della Realtà. Emergerà con chiarezza, in tutte le opere scelte, l’interesse per il dato costruttivo e formale delle figure, inserite sempre in un’ambientazione straniante, in cui una sorta di messa in scena teatrale dichiara l’abilità della finzione pittorica. È quanto attestano nudi studiatissimi o, spesso, più quotidiani ritratti di personaggi, immersi in scenari immobili e incantati, e ancora nature morte dai maliziosi ed ingannevoli giochi pittorici, trompe-l’oeil illusionistici e animati dalla grazia di trovate prospettiche, di ombre inedite e di luci taglienti e gelide. E alla fine apparirà in tutta la sua completezza l’artista segreto, un poeta dell’artificio pittorico, la cui opera assunse, nella prima metà del Novecento, una dimensione assolutamente sovralocale, un artista troppo spesso, negli anni più recenti, sottovalutato o addirittura dimenticato, un Celada da conoscere finalmente a fondo, da riscoprire e da ammirare in tutto il suo geniale virtuosismo. Dove Museo d’Arte Moderna dell’Alto Mantovano Via Marconi, 126 46040 Gazoldo degli Ippoliti (MN) Quando Dal 21 maggio al 26 giugno 2016 inaugurazione sabato 21 maggio alle ore 18,00 Orari: 9,00/12,00 dal lunedì al sabato Sabato e domenica 16,00/19,00 Sono possibili visite su appuntamento con preavviso (0376/657141 – Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. )

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Il "Bigino" di Stefano Bombardieri disponibile in tiratura limitata, in esclusiva per voi

biginoIl "Bigino" di Stefano Bombardieri, realizzato in una tiratura limitata di 99 esemplari, è disponibile in esclusiva per voi.

L'opera, alta 40 cm, riproduce in miniatura la famosa statua del cosiddetto "Bigio" di Arturo Dazzi, il maestoso colosso in marmo, alto più di 7 metri, collocato in Piazza della Vittoria, nel cuore del centro storico di Brescia, nel 1932 e poi rimosso nell'immediato dopoguerra in quanto identificato come simbolo degli ideali fascisti.

Ogni esemplare dell'opera di Bombardieri verrà accompagnato dal suo "bigino", un libretto esplicativo che contiene alcuni cenni per una ricostruzione storica delle travagliate vicende del "Bigio", arrichito da immagini di rare fotografie d'epoca e interessanti aneddoti sulla sua storia dal dopoguerra ai giorni nostri.

L'iniziativa è stata recensita, tra gli altri, dal Giornale di Brescia, che ha segnalato anche la presentazione dell'opera - clicca qui per leggere l'articolo.

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