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Sabato 8 settembre: vernissage della mostra personale di Max Bi

 

max bi
scultura rossa max ROSSO
tela azzurra
scultura azzurra

Vi aspettiamo sabato 8 settembre, dalle ore 16.30, per partecipare al vernissage della mostra personale di Max Bi, Crittografie. In questa occasione, sarà poata una scultura composta da sbarre di ferro ritorte di grandi dimensioni nella piazzetta di Corsia del Gambero, proprio di fronte agli spazi espositivi della galleria.

Max Bi, bresciano, classe 1973. Animato da un “nomadismo citazionista”, ereditato dalla conoscenza di uno dei maestri della Transavanguardia, Sandro Chia, tra la fine degli anni ’90 e i primi anni 2000, inizia a sperimentare la commistione di linguaggi e tecniche espressive, estrapolati dalle più disparate correnti artistiche che hanno attraversato la seconda metà del XX secolo, delle quali è un raffinato conoscitore, per giungere alla creazione di un suo personale alfabeto espressivo. L’artista ricrea con disinvoltura graffiti rupestri con addensamenti materici di sabbia, quarzite e polvere di alluminio, oltre ai grafismi calligrafici dei writers e ai grafemi primordiali, con lo stencil e la bomboletta spray sulla tela grezza di iuta, traendo i suoi spunti figurativi dal panorama iconografico della Pop Art italiana, dalle maschere tribali di Paladino o dal graffitismo alla Basquiat, ma riletti in chiave informale con stesure di carbone e limatura di ferro; nei primi decenni degli anni 2000, il tutto viene inglobato in un denso agglomerato di pennellate nere e bianche stese con veemenza, memori della pittura informale di Vedova, così come degli addensamenti di graffi ed escoriazioni sui muri delle città, alla quale l’artista riesce a conferire una connotazione fortemente materica, reinterpretandola con la tecnica dello strappo della iuta dal preparato di polvere di gesso, marmo e cemento steso sul muro, sul quale dipinge “a fresco”.

Se la pratica dello strappo ricorda il décollage di Rotella, quella dell’affresco ci riporta ai primordi dell’umanità, come se l’artista volesse “impoverire i segni” per tornare a forme archetipiche della cultura. L’andamento ondulato, che chiude e dischiude le forme, delle linee nere sulle ultime tele rappresenta la stilizzazione degli agglomerati di marcati segni neri che, fin dagli inizi, hanno caratterizzato le sue opere, memori dell’espressionismo astratto, per arrivare agli affreschi su iuta degli anni 2000 che raffigurano intrecci di binari e tralicci dell’alta tensione. Tramite il rituale catartico del processo di piegatura a caldo delle sbarre di ferro, con la stessa voluttà con la quale lavorava la terracotta, Max Bi flette questo materiale della modernità tecnologica in virtuosistiche contorsioni nello spazio: esse sono la trasposizione plastica di quelle definite dai tratti neri sulle tele.

L’artista ha esposto, in occasione di importanti mostre personali e collettive, a Parigi, New York e, in Italia, alla Villa Ponti di Arona (No), al Palazzo Medici Ricciardi di Firenze, alla Torre Civica di Solferino (Mn), oltre che a Crema, Milano e Brescia. È stato, inoltre, nel 2006, vincitore del Premio Homo Urbanus, indetto dalla Facoltà di Architettura di Palermo e finalista del Premio Celeste San Gimignano (Si).

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Sabato 15 settembre: vernissage della personale di Daniela Forcella

daniela forcella
red game cuore nero
cuore bianco blue game

 

Vi aspettiamo sabato 15 settembre, dalle ore 16.30, per partecipare al vernissage della mostra personale di Daniela Forcella, Luoghi dell'anima. 

In occasione della 57° Biennale di Venezia, nel 2017, l’artista milanese Daniela Forcella - Bellano (Lc),1959 - ha presentato le Cartografie, il culmine dell’evoluzione stilistica e spirituale della sua poetica, incentrata sull’icona universale del cuore, sulla forma sintetica di riduzione schematica che ha assunto nella postmodernità come stilizzato feticcio scultoreo del sentimento.

Nei precedenti lavori, la sua pulsante vitalità viene modellata in plastiche volumetrie, tramite l’uso di resine policrome trasparenti, nei colori caldi del rosso vivo, del corallo, del giallo e del rosa acceso, o freddi che virano dal verde acido all’azzurro, dal blu delle profondità oceaniche al celeste del cielo. Queste miniature plastificate in stile neo-Pop divengono l’elemento modulare per la costruzione delle sue opere: impilati in bacheche di plexiglass, sopra molle di materasso sporgenti (Marilyn, 2013), accanto a piccole sfere, memori delle biglie della nostra infanzia (Hearts’ Games, 2015), oppure posti su cubi riflettenti (Tower, 2015), essi seguono un ritmo modulare nella ripetizione delle forme e dei colori per creare un formulario multicolor, memore della reiterazione della Pop Art, ma con un procedimento che richiama le Accumulations di Arman.

Nella trasparenza della resina sono racchiusi, come inclusions, polveri brillanti, farfalle, frammenti di foglia oro, pigmenti diluiti, simili a microcosmi pulsanti di vita. La vitalità di queste miniature viene smorzata inserendole nell’atmosfera neutrale della teca: essi vengono ibernati nel ghiaccio (Love Gate, 2015), accatastati in preziosi scrigni dei ricordi trasparenti (Girls’ Dream Box, 2015), incastonati come gemme sulla superficie specchiante del plexiglass (Rooms of Love, 2016), in una dimensione di temporalità immanente, uno spazio onirico e immaginifico, delimitato dalla cornice; qui si possono riflettere tutte le ipotetiche circostanze della vita, rappresentate metaforicamente dalla proliferazione di microsfere che formano l’icastica immagine del cuore (Pop Hearts, 2014). Il cuore in schiuma poliuretanica, sospeso in una teca (Nirvana, 2014), dalla superficie corrugata ne è la metafora: esso diviene il luogo dell’interiorizzazione e della sedimentazione delle memorie.

Le Cartografie esemplificano il concetto con una trasformazione allegorica di sezioni di legno, sulle quali si stratificano le tracce dei percorsi esistenziali, incise come mappature altimetriche. All’artista sono state dedicate importanti mostre personali alla Villa Reale di Monza, al Palazzo Gargantini di Lugano, alla Terrazza Civita di Roma, al Palazzo d’Artista di Padova, sede della collezione Mediolanum Private Banking, e nel contesto di Art Basel. Una sua opera si trova nella collezione permanente del Museo Verticale di Palazzo Lombardia a Milano. 

Nel corso della mostra, sarà disponibile in galleria la monografia, dal titolo In viaggio, esaustiva dellintero percorso di indagine formale e stilistica dell'artista, a cura di Viviana Lavinia Algeri, corredata da contributi critici di Alan Jones, Christian Marinotti e Guendalina Belli, dalle fotografie di ©Filippo Bolzonella e ©Valerio Brambilla ed edita da Peruzzo Editore, Padova. 

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Marica Fasoli e Giorgio Tentolini finalisti del Premio Arteam Cup alla Fondazione Dino Zoli

arteam 2018

 

Giorgio Tentolini e Marica Fasoli sono stati selezionati tra i finalisti dell'Arteam Cup. Contemporary Art Prize.

Il concorso è giunto alla sua quarta edizione e presenta alla Fondazione Dino Zoli di Forlìdal 12 maggio al 16 giugno 2018, la mostra degli artisti finalisti, curata da Livia Savorelli e Matteo Galbiati.

L'esposizione sarà inaugurata sabato 12 maggio alle ore 18.00, negli spazi espositivi della Fondazione Dino Zoli, Viale Bologna n. 288, Forlì.

In ogni edizione, invariate le finalità: fornire, con la mostra dei finalisti, un'importante occasione di visibilità e confronto con location espositive sempre diverse; contribuire, attraverso i differenti premi ideati per ogni edizione, all'ingresso degli artisti nel circuito delle gallerie d'arte e nel mercato principale; far vivere esperienze formative importanti, come le residenze d'artista, i progetti speciali o curatoriali; creare ed incentivare interazioni e momenti di scambio tra gli artisti; mettere in moto un confronto attivo con il mondo dell'Impresa, legame rafforzato ulteriormente con l'edizione 2018 ospitata dalla Fondazione Dino Zoli, motore culturale delle attività imprenditoriali che fanno capo al Gruppo Dino Zoli, che offrirà due premi speciali: Premio acquisto Fondazione Dino Zoli e Premio speciale residenza Dino Zoli Group. La più grande ambizione di Arteam Cup è, infatti, quella di “fare rete”, tessendo legami importanti tra i vari operatori del sistema arte.

Una giuria professionale, composta da Matteo Bergamini (giornalista e critico d'arte, Direttore Responsabile Exibart), Gigliola Foschi (storica e critica della fotografia, membro del comitato di MIA Photo Fair), Matteo Galbiati (critico d'arte e docente, Direttore web Espoarte e membro interno di Arteam), Roberto Ratti (fondatore Traffic Gallery, Bergamo), Marta Santacatterina (giornalista pubblicista e dottore di ricerca in Storia dell'arte) e Livia Savorelli (Direttore Editoriale Espoarte), ha determinato la rosa dei 65 finalisti, tra i quali sarà individuato il vincitore assoluto, con il conferimento di ulteriori premi speciali, residenze e premi tecnici. 

La premiazione si terrà sabato 16 giugno, alle ore 18.00, presso la Fondazione Dino Zoli.

La Fondazione Dino Zoli nasce nel 2007 con l'obiettivo di divenire un punto di riferimento culturale nel territorio, proponendo un programma di esposizioni e iniziative per avvicinare il pubblico all'arte contemporanea e alla cultura, arricchendone la vita quotidiana. La cultura è, infatti, una chiave di lettura fondamentale per aiutare a comprendere meglio i cambiamenti che avvengono nelle nostre comunità e nel mondo. La Fondazione è un ente privato senza finalità di lucro. Impiega risorse finanziarie proprie per promuovere eventi culturali, educativi, scientifici con una particolare attenzione al territorio, alle giovani generazioni, al sociale e al rispetto dell'ambiente. Dopo due mostre importanti prodotte negli anni scorsi e un programma di incontri e attività, dal 2017 la Fondazione ha ripreso a pieno la propria attività culturale anche grazie all'ingresso di una nuova direttrice, Nadia Stefanel, che ha portato in Fondazione il know how e l'esperienza maturate durante il lungo percorso in ambito culturale e artistico come direttore del Correggio Art Home, dedicato ad Antonio Allegri, e la collaborazione con il Maestro Omar Galliani. La programmazione della Fondazione ha previsto una serie di progetti espositivi e incontri culturali a tema sociale, il primo dei quali è stato la mostra Touroperator. Diario di Vite dal Mare di Siciliacon sculture di Massimo Sansavini realizzate con il legno dei barconi dei migranti naufragati a Lampedusa, per proseguire con le tre installazioni (Made in Italy, Lost Home, Hebe vs Hebe) di Mustafa Sabbagh realizzate in concomitanza della sua grande mostra antologica realizzata ai Musei di San Domenico a Forlì. La Fondazione Dino Zoli ha presentato a febbraio la mostra fotografica L'albero del latte di Silvia Bigi, a cura di Francesca Lazzarini. L'esposizione ha aperto ufficialmente Who's next, un programma teso al sostegno e alla promozione della creatività giovanile fortemente voluto dallo stesso Dino Zoli.

Per maggiori informazioni:

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Orari di apertura della Fondazione:
da martedì a giovedì: 9.30-12.30
da venerdì a domenica: 9.30-12.30 / 16.30-19.30
lunedì: chiuso

Informazioni
Fondazione Dino Zoli
tel. +39 0543 755770
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.  | www.fondazionedinozoli.com

Organizzazione
Arteam Associazione Culturale
via Traversa dei Ceramisti, 8/bis – 17012 Albissola Marina (SV)
tel. +39 019 4500744
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.  | www.arteam.eu

Catalogo
Vanillaedizioni (www.vanillaedizioni.com)

Main Partners
CUBO Centro Unipol Bologna
Figli di Pinin Pero & C., Nizza Monferrato (AT)

Per maggiori informazioni, visita il sito www.arteam.eu

 

Esclusiva intervista a Giorgio Bevignani al MOA. Museum of Modern Art di Atami, in Giappone

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Il 20 novembre 2017 Giorgio Bevignani ha registrato un’intervista con l’artista giapponese Kazumi Murose, dal titolo Dialogues in Paradise, nella prestigiosa cornice del Moa Museum of Art - MOA di Atami in Giappone, a cura di Silvia Zimmermann, Direttore esecutivo del Capitolo argentino del Club di Roma e docente di semiotica e filosofia presso l’Università di Buenos Aires. L’intervista metterà a confronto la tradizione artistica giapponese con quella occidentale che Giorgio Bevignani è stato chiamato a rappresentare per la sua produzione artistica. In questa occasione, un’opera di Giorgio Bevignani entrerà a far parte della collezione permanente del MOA.

Con la sua eccezionale produzione artistica, Giorgio Bevignani è stato selezionato dalla curatrice per incarnare questo brillante ruolo, che lo vede ancora una volta nei panni dell’“instancabile viaggiatore – come lo ha definito lo storico dell’arte Carlo Franza – pronto a cogliere le spinte e le sollecitazioni che gli arrivano dai contesti più diversi. E’ così che orchestra il suo fare arte, nell’operare e costruire ambienti, attraverso nuovi linguaggi così come espresso  dalle neoavanguardie”.

In questo senso, il lavoro di Bevignani sfugge da uno stile preciso, rinuncia a oggetti e ready-made, in un’evoluzione continua, sia da un punto di vista materiale che concettuale, che dà vita a nuove interazioni e profondità sempre diverse. Come scrive il critico d’arte Niccolò Moscatelli“non si ferma alla realtà, ma coglie lo spettro della luce primordiale che l’ha generata. Materializza gli atomi luminosi di una radiazione cosmica di fondo in particelle di materia sospesa, reinventando il linguaggio formale”. Così, l’artista installa le sue opere come vere e proprie irradiazioni, “architetture di luce, monumenti votati ad abitare un luogo, a occupare lo spazio vissuto dall’uomo. Non afferma qualcosa di autonomo, che quasi s’impone allo spazio, ma arricchisce il luogo che ospita l’installazione, fondendo in modo organico il progetto ad una storia preesistente”. A partire dai quadri che precedono l’installazione scultorea, Bevignani vuole tramandarci la verità della materia: un mondo atomico, dove emergono agglomerati cromatici e dove le parti si attirano e si addensano in ammassi, costellazioni, installazioni di grande fascino.

Questo geniale universo sarà approfondito e raccontato dall’artista in persona per la BBC il 20 novembre ad Atami, in uno degli scenari più suggestivi del panorama artistico giapponese.

L’evento

Giorgio Bevignani e Kazumi Murose saranno accolti presso il MOA dal direttore Yasu Saito e accompagnati in un tour esclusivo della collezione storica del suo fondatore Mokichi Okada, fra dipinti classici, pergamene, sculture, porcellane e lacche cinesi e giapponesi. Successivamente, i due saranno introdotti dal direttore e intervistati dalla curatrice Silvia Zimmermann nell’incontro Dialogues in Paradise, dove sarà approfondita la funzione svolta dai musei nel mondo moderno per gli artisti e dell’arte nei luoghi pubblici. Durante gli interventi, verranno anche proiettate le immagini delle opere dei due artisti, quali esempi straordinari realizzati, appunto, per musei o spazi pubblici. Il secondo topic dell’incontro riguarderà il tema dell’arte e della bellezza dove, partendo dalle opere classiche del MOA, si parlerà della nozione di bellezza e di come essa è contemplata nel lavoro dei due artisti. La conversazione proseguirà affrontando il focus dell’evento, che vede due artisti provenienti da culture diverse a confronto. Quali influenze coesistono fra loro? Il tema dell'influenza interculturale aprirà la strada per parlare della contemplazione e della sensibilità dell’artista, attraverso il racconto di Bevignani e di Murose e della loro straordinaria ricerca artistica.

Clicca qui per scaricare il comunicato stampa dell'evento  

Roberto Malquori. Pop time

james bond
Roberto Malquori, James Bond, 2017, décollage su carta applicata su alluminio, 50 x 70 cm

 

Clicca qui per leggere l'articolo di Giampietro Guiotto pubblicato sul Bresciaoggi

 Clicca qui per leggere l'articolo di Bianca Martinelli pubblicato sul Giornale di Brescia

Clicca qui per leggere la recensione on-line pubblicata dal Wall Street International Magazine

 
 
Roberto Malquori (Castelfiorentino, Firenze, 1929) è uno degli esponenti della Pop Art italiana degli anni '60 che ha varcato i confini nazionali per aderire al Bauhaus Situazionista Scandinavo ed esporre in occasione di eventi come l'Alternative Documenta a Kassel nel 1972 o la mostra itinerante Drakabygget. Frihetens Verkstad. The Workshop of Freedom, svoltasi fra Svezia, Olanda e Danimarca e conclusasi a Göteborg nel 2001.
Anticipando sia il successo di Rauschenberg alla Biennale Veneziana del 1964 che la nascita del riporto fotografico su tela emulsionata della Mec-Art, già nel 1963, l'artista aveva ideato il suo personale linguaggio espressivo, caratterizzato dall'accostamento e dalla moltiplicazione di immagini sottilmente subliminali tratte dal panorama iconografico dei mass media, illustrazioni pubblicitarie estratte dai giornali con speciali solventi che, tramite l'assorbimento degli inchiostri, trattengono la loro roboante sensualità, talvolta la accentuano, sottraendole dal loro contesto originario per trasformarle in effimere icone di un mondo patinato. La loro vacuità viene rivelata in semi trasparenza solamente tramite il “medium” della carta o della tela sulle quali vengono trasferite: il risultato sono le sue Iconosfere, esposte per la prima volta nel 1964, in occasione della personale alla galleria L'Indiano di Firenze, due mesi prima della Biennale.
Il suo “décollage”, inteso nell'accezione di distacco dell'essenza dell'immagine da rotocalchi e manifesti, e diverso da ogni altra espressione artistica coeva, diventa un'operazione di ritorsione critica che si inserisce nella tradizione dell'esplorazione creativa e semantica del mondo mass-mediatico, in linea con le coeve 6sperimentazioni artistiche interdisciplinari più all'avanguardia, come quelle della Scuola di Pistoia: dal collage delle avanguardie storiche al décollage di Rotella e degli affichistes francesi, per arrivare al ludico rovesciamento delle immagini in segni nelle sperimentazioni della Poesia Visiva degli amici del Gruppo 70, come Eugenio Piccini e Lamberto Pignotti.
Nella sua arte, il décollage opera estrapolando analiticamente dati di realtà, come avviene nella poetica “predatoria” dei Nouveaux Réalistes, ma utilizzando gli stessi strumenti tecnologici e comunicativi della civiltà dei consumi: la ripetizione ossessiva, l'accumulo si trasformano, tramite il capovolgimento e l'affastellamento dei segni, in un caleidoscopio di associazioni oniriche che ingloba forme e motivi simbolici tratti dagli ambiti culturali più eterogenei, passati e futuribili, per creare ambienti momentanei della vita, improntati al culto dell'effimero e capaci di provocare nello spettatore, ancora al giorno d'oggi, il “détournement”, lo straniamento decantato dall'Arte Situazionista.
Malquori dà vita ad una sorta di “sinestesia culturale” dove arte, poesia, cinema, e pubblicità si fondono in un caleidoscopio di immagini. L'artista ha esposto al Centro per l'Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato (2007, 2010), il Museo della Permanente (2008) e il Museo Pecci (2013) di Milano, il Museo di Arte Moderna di Buenos Aires (2012), il Museum of Fine Arts di Koahsioung e il National Palace Museum di Taipei in Taiwan (2013), il Museo Novecento di Firenze (2015), il Mart di Rovereto (2015), la Fondazione Magnani Rocca di Mamiano di Traversetolo (Parma), nel 2016, e il Museo del Risorgimento di Torino, nel 2017.  
 
 

Luca Moscariello espone alla Galleria Civica d'Arte Contemporanea di Viadana (Mn)

viadana 

Sarà aperta al pubblico fino al 7 gennaio 2018 la mostra l’Erbario mancante di Giacomo Cossio e Luca Moscariello, a cura di Simona Gavioli presso il Museo Civico Mu.Vi di Viadana.

La galleria Civica Mu.Vi si trova all’interno di un palazzo costruito all’inizio del 900’, sede della ex Scuola Elementare e progettata dall’Ing. Guglielmo Decò. L’edificio bianco e austero riunisce all’interno diverse realtà tra le quali il Museo Civico Antonio Parazzi, la biblioteca, gli archivi storici, la Fondazione Daniele Ponchiroli e la Galleria Civica di Arte contemporanea. All’interno del Museo Civico A. Parazzi sono conservate 75 tavolette lignee dipinte da soffitto appartenenti a due differenti contesti: il nucleo più consistente, formato da circa 60 tavolette e risalente alla metà del XV secolo, decorava Palazzo Cavalcabò, mentre l’altro, di provenienza ignota, risalente approssimativamente al 1450-1475.

Per questa mostra gli artisti Giacomo Cossio e Luca Moscariello, entusiasti della scoperta delle tavolette da soffitto, hanno fatto dialogare il passato con il presente e hanno messo in luce quanto l’arte antica abbia influito, e continui ad influenzare, la contemporaneità, in un gioco di rimandi possibili e necessari.

“Quelle tavolette veicolavano messaggi, intrecciavano trame, parlavano un muto linguaggio di cui oggi sfugge la grammatica; in un mondo fatto quasi sempre di apparenza, concorrevano a esplicitare un progetto ideale di vita, più che l’effettivo vissuto dei committenti (1). Ai significati che le tavolette da soffitto tentavano di esplicare - un significato complesso, quasi inestricabile, che vedeva un chiaro richiamo al bestiario e alla faunistica padana; immagini per la memoria che ambivano al recupero di precise strategie culturali e parte delle conoscenze di un’epoca in cui fantasia, natura, superstizione, scienza e religione co-esistevano e si relazionavano con contesti lontani nel tempo (2) - mi è parso subito chiaro che potessero sommarsi i lavori di Luca Moscariello e Giacomo Cossio, arricchendoli e intrecciandoli con i loro personali erbari”.

Nelle opere di Luca Moscariello le piante sono come delle comparse, mentre in Giacomo Cossio hanno il ruolo di attrici.

La doppia mostra personale di Giacomo Cossio e Luca Moscariello, assume come titolo l’Erbario mancante e colma un gap che nelle tavolette da soffitto viene sottratto o meglio utilizzato come solo ornamento: gli elementi floreali sono infatti utilizzati per rafforzare il ruolo dei personaggi, spesso uomini, animali o figure allegoriche.

Nelle pitture di Luca Moscariello ci troviamo di fronte ad un teatro che tramite il colore e la sovrapposizione di oggetti,riesce a stabilire una specie di tracciato tra l’osservatore e la cosa osservata. Il caos che sta dentro al quadro è costituito da palle da gioco, ombrelloni da spiaggia, carta da parati e ancora da funi, appendiabiti e strutture presumibilmente di metallo che sorreggono drappi dalla rigidità improbabile. L’erbario è mancante, nelle opere di Luca, nel momento in cui da elementi senza vita nasce inaspettatamente un elemento vegetale afono e abbozzato che si palesa abbreviando lo scarto intercorso tra ciò che vediamo e ciò che non riusciamo a guardare. Qui, in questa anarchia visiva, in cui la presenza dell’uomo non è contemplata, gli oggetti e le piante si danno a guardare e ciò che vediamo potremmo pensarlo come un gioco di sguardi; è nel gioco degli sguardi che chi guarda dà senso, cioè attribuisce qualcosa di più della mera esistenza, così il guardato ammicca o restituisce lo sguardo allo spettatore rinviandogli di nuovo senso. In altre parole, (il) vedere o (il) guardare, nelle opere di Luca, si dà a partire da almeno due soggetti: L’Io e l’Altro.

Nelle opere di Giacomo Cossio, invece, l’erbario è mancante nell’attimo in cui si ridefiniscono nuove specie di flora, in cui l’elemento naturale rinasce seppure il soffocamento della vernice ne rallenti la crescita, è mancante nel senso di resilienza all’artificio. Nelle opere di Giacomo la rivisitazione della natura morta parte dall’inserimento di fiori secchi o sintetici e dall’assemblaggio di stampe fotografiche in cui si riproducono immagini di tronchetti della felicità e fiori di vario genere (3). Nella sceneggiatura dei quadri di Giacomo, il piacere estetico è reso più intenso dall’angoscia e dallo sgomento di fronte a ciò che rimane inconoscibile, dall’autopsia di ruderi e da quelle rovine sepolcrali che, contrariamente a ciò che si pensa,  riescono a ri-generare la vita: quella delle piante appunto. Un’architettura che vive la metamorfosi e diviene imperiosa Natura.

Note:

(1) Roberta Aglio | I soffitti di Viadana,  Storie di animali e iconografie lontane

 

(2) Ibidem

 

(3) Chiara Canali | Macchine + Piante = Riscostruire un mondo nuovo, da catalogo

 

 

L’erbario mancante | Giacomo Cossio – Luca Moscariello

a cura di Simona Gavioli

Inaugurazione: Sabato 18 Novembre, ore 16.30

Dal 18 novembre 2017 al 7 gennaio 2018

Orari di apertura al pubblico:

Da venerdì a domenica: dalle 16.00 alle 19.00

Per maggiori informazioni: cell. 347 4514370, oppure visita il sito: www.comune.viadana.mn.it

Galleria Civica d’arte contemporanea. Mu.Vi

Via Manzoni 4, Viadana (MN)

 

Marica Fasoli vincitrice dell'Open Call di Lefranc Bourgeois di Paratissima Torino

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Marica Fasoli è vincitrice dell'Open Call 100X100CADMIUMFREE | Painting the future, indetta da Lefranc Bourgeois, storica ditta francese produttrice di materiali ad uso artistico, in occasione della XIII Edizione della rassegna di rte moderna e contemporanea Paratissima Torino - Superstition.

L'artista è stata selezionata dalla giuria composta dall’artista Daniele Galliano, dalla direttrice artistica di Paratissima Francesca Canfora e dall’artista Guido D'Angelo (cit.) “...per il carattere articolato della ricerca e dei processi operativi, incentrati sulla pratica di costruzione e decostruzione della forma attraverso le piegature della carta e mutuate dalla tradizione dell’origami. Per l’accurata qualità della tecnica pittorica a olio. Il tutto sostenuto da una chiara visione e da un coerente impianto concettuale a sostegno dell’intero processo artistico.”

L’opera è stata realizzata con i nuovi colori a olio extra-fini di Lefranc Bourgeois con la selezione delle 8 tonalità prive di cadmio, che sottolinea l’attenzione rivolta dallo storico marchio francese verso le pratiche eco sostenibili e il rispetto della salute.

Per maggiori informazioni, visita il sito www.paratissima.it

Daniele Papuli segnalato sul magazine del Sole 24 Ore, sul volume Paper Play e The Friday Project

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Sul numero di ottobre del magazine di lifestyle del Sole 24 Ore, How to spend it, troverete un omaggio a come l'artista salentino Daniele Papuli sappia sfruttare le potenzialità strutturali della carta come materia scutorea ariosa e leggera...

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I "volumi lamellari" di Daniele Papuli sono stati segnalati sul volume Paper Play (Gingko Press, Berkeley, USA, pp. 216-219) tra le più pregevoli e innovative sperimentazioni artistiche a livello internazionale realizzate con la carta, grazie alla loro capacità di sfruttare il potenziale strutturale dello sfrido come materia scultorea.

ginko due
 
ginko uno
 

Le potenzialità metamorfiche della carta plasmata nelle installazioni di Daniele Papuli sono state recensite dallo speciale dedicato all'artista, pubblicato sul magazine specialistico The Friday Project, che gli ha dedicato anche la copertina del numero 7.

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Vi presentiamo le affascinanti geometrie di luce e colore realizzate dall'artista Giorgia Zanuso

cubo dettGiorgia Zanuso ricostruisce l'armonia strutturale del cosmo, quella che si respira anche nel mondo naturale, facendo scorrere l'energia vitale sottesa ai suoi perenni mutamenti nella complessa articolazione spaziale dei suoi circuiti illuminati da led.

La loro configurazione compositiva è strutturata secondo una precisa concatenazione matematico-geometrica nello sviluppo proporzionale dei segmenti, derivata dallo studio della sezione aurea nella geometria sacra o della sequenza di Fibonacci. Nell'artista è racchiusa una sorta di “anima primigenia peregrinante” che la spinge a sondare la dimensione più profonda dell'esistenza umana, ad interrogarsi sulla manifestazione di un principio creatore, ponendosi come tramite tra l'uomo e la conoscenza della vastità del mondo che sfocia in una sua icastica proiezione schematica.

L'ordine naturale dell'universo si riflette nell'evoluzione rigorosa e organica di forme geometriche concentriche, ispirata a quella dei mandala tibetani, generate dall'incontro di elementi primari dalla forte valenza simbolica di origine ancestrale: due sottili linee definite dalle luci led che si incrociano a formare una metaforica “ferita”, un taglio, dal quale scaturisce la luce, simbolo di rinascita. La luce è, fin dall'inizio, l'elemento strutturante delle sue costruzioni geometriche che si configurano come diretta proiezione dell'essere in potenza, naturale estensione della dimensione interiore dell'artista in perenne sviluppo sulla tela bianca vergine e sul plexiglass trasparente. Essi sono concepiti come spazio neutrale, simile al vuoto dello zen giapponese e dell'arte orientale, come dimensione dei possibili sui quali si sviluppano gli intrecci optical dalle forme archetipiche della Zanuso, che appaiono come sintesi di materia e forma in continuo divenire, metafora dello svolgersi delle infinite possibilità della vita nei suoi filamenti di luce. Seguendo il loro intrecciarsi, così come il susseguirsi, nei suoi Sipari, di regolari campiture cromatiche che si sovrappongono giocando sulle cromie complementari, si risale ad una verità universale, rappresentata da uno spiraglio sottile di luce, quell'essenza pura che i neoplatonici chiamavano “anima del mondo”, dalla quale discende l'intero universo sensibile, la realtà delle cose.

L'artista ha esposto al Palazzo della Cancelleria di Roma, alla Fondazione Zappettini di Chiavari (Ge), all'inQubatore Qulturale di Venaria Reale (To) e alla galleria Biffi di Piacenza.

Scopri di più sul suo profilo...

Il bresciano Bonomo Faita all'asta da Christie's a New York, accanto a Warhol, Calder e Burri

Le opere di Bonomo Faita sono state battute all'asta da Christie's a New York, accanto a quelle di maestri del calibro di Warhol, Calder, Richter, De Kooning, Burri e Paolini...per saperne di più, leggete l'articolo do Giovanna Capretti, pubblicato sul Giornale di Brescia di martedì 15 novembre...
gdb faita

Pinuccio Sciola, l'inventore delle Pietre sonore, riusciva a fare cantare le pietre

sciola suona

Il Maestro sardo riusciva ad estrarre, dalla loro coriacea corazza, la memoria ancestrale di antiche ere geologiche, l'esperienza esistenziale della loro formazione, la loro anima primordiale, tramite il diffondersi di un canto armonioso.

 

Clicca qui per leggere l'articolo dedicato a Pinuccio Sciola pubblicato sul Corriere della Sera di sabato 14 maggio 2016

 

Il numero 93 di Espoarte ha dedicato uno speciale al maestro di San Sperate

 

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cover sciola

Allievo di maestri del calibro di Kokoscha, Minguzzi, Vedova e Marcuse, alla Sommerakademie di Salisburgo, già negli anni '60, ha frequentato, durante i suoi viaggi in Europa, Aligi Sassu, Giacomo Manzù, Fritz Wotruba e Henry Moore e, già in quegli anni, le sue opere sono state esposte in prestigiose istituzioni museali ed enti pubblici, sia in Italia che all'estero, come Palazzo Durini, Milano (1961), il Salón Ricard, Barcellona (1981), il Salón de la Asociación de Corresponsales Extranjeros en Mexico, Città del Messico (1981), in Piazza Santo Stefano a Bologna (1976) e presso Kirchhkeim Unter Teck, alla Galerie Kroger (1979).

Tornato a San Sperate dopo essere stato a Parigi, nel 1968, ottiene la cattedra di Scultura al Liceo Artistico di Cagliari e progetta di trasformare il suo paese, con l'entusiasta partecipazione dei suoi compaesani e di artisti locali, in “Paese-Museo”, un laboratorio dove sui muri delle case, completamente ritinteggiati di calce bianca, vengono dipinti dei murales e varie sculture vengono poste nelle piazze: un'operazione che, oltre ad incontrare il favore della critica internazionale, attira anche l'attenzione dell'UNESCO che lo invita, nel 1973, a recarsi in messico per un viaggio di studio, organizzato dall'allora Segretario Generale, D.M. Malagola; qui avviene l'incontro con il maestro dei murales David Alfaro Siqueiros, con il quale collabora nel cantiere del popoloso quartiere Tepito.

Nel 1976 ha destato lo scalpore del pubblico e della critica internazionale in occasione della Biennale di Venezia quando decide di riempire Piazza San Marco di tronchi di legno bruciacchiato che simulano corpi umani, le Canne e i Cadaveri, oppure lasciando scottare al caldo sole dell'estate sarda trenta bagnanti di terracotta, nude eroine post-nuragiche adagiate sulla sabbia del Poetto per essere accarazzate dalle onde.

Nel 1978 fonda nel suo paese natale, la Scuola Internazionale di Scultura e, nel 1980, espone all'Istituto Italiano di Cultura di Stoccarda.

Tra il 1983 e il 1987 le sue opere compaiono in un ciclo itinerante di mostre tenute nei principali musei ed enti pubblici della Germania, tra i quali il Wilhem-Lembruck-Museum di Duisburg.

Nei primi anni '80, una sua pietra viene posata come prima pietra del Parlamento Europeo vicino a Stoccarda, nel centro storico di Kirchheim Unter Teck.

Da allora lo sguardo della critica e del pubblico internazionale non ha mai smesso di seguire l'evoluzione della sua ricerca, volta a cercare nella pietra la memoria geologica dell'origine dell'universo, le sue infinite costellazioni, culminata, negli anni Novanta, con le Pietre Sonore, per le quali è famoso in tutto il mondo, e che aveva esposto, di recente, ad Artefiera Bologna, nel gennaio del 2016, ottenendo un grande successo di pubblico.

Nel 2003, a seguito della collaborazione con l'architetto Renzo Piano, un'imponente pietra sonora viene collocata nella Città della Musica di Roma.

Le sue pietre sono state esposte in importanti istituzioni e luoghi pubblici, sia in Italia che all'estero: alla Rotonda della Besana e in Piazza degli Affari a Milano, allo Spazio Thetis dell'Arsenale di Venezia, nella Piazza della Basilica Inferiore di Assisi, in occasione del concerto Il cantico delle Pietre, sul sagrato della Cappella degli Scrovegni di Padova, nella Villa Reale di Monza, oltre che nel Trianon Palace di Versailles, nel Parco del Centro Kunst Project di Bärndorf Bei Baden a Vienna, al Müvészet-Malom Szentendre di Budapest, nel Jardin du Luxembourg di Parigi, presso l'Istituto Italiano di Cultura di Madrid e lo Shangai Italian Center.

Il 27 aprile di quest'anno, la Basilica di San Pietro in Vincoli di Roma ha ospitato le sue pietre sonore, in occasione dell'incontro La voce della pietra, curato da Lorenzo Carrino, che ha permesso alle opere del maestro sardo di dialogare con il marmo “muto” del Mosé di Michelangelo. E tra i due Maestri della scultura esiste una sorta di affinità; se Michelangelo faceva emergere la figura umana, agitata da un moto vitale ed energico, che giace imprigionata in un blocco inerme di marmo, metafora della concezione neoplatonica dell'anima prigioniera della fisicità del corpo, allo stesso modo, Sciola ha reso eterea come una melodia una materia ruvida e aspra come la pietra naturale, tradizionalmente considerata muta, facendole emettere un canto, espressione dell'anima ancestrale racchiusa nelle sue millenarie stratificazioni.

“È come se avessi tremila anni....”, è una frase che Sciola amava spesso ripetere. L'artista sardo possedeva, infatti, una sensibilità millenaria, antica come i rivolgimenti tellurici della terra, come le sue ere geologiche, una dote innata, era una sorta di sciamano contemporaneo che viveva tra gli ulivi del suo giardino monumentale di San Sperate. Sciola sapeva far riemergere la “memoria litica” - dal greco λίθος (pietra) - sotto forma di un suono imponente e profondo, generato dalle cavità del basalto, della trachite, del granito, dell'arenaria e delle pietre vulcaniche...un canto che, ci auguriamo, lo accompagni anche lassù...

Giorgio Bevignani ci svela la sua poetica in un'esclusiva intervista trasmessa al Tg Rai

Un'esclusiva intervista all'artista bolognese Giorgio Bevignani è stata trasmessa al Tg Rai di venerdì 2 settembre. Circondato dal  meraviglioso scenario naturale della sua casa-atelier, immersa tra le colline di Castel San Pietro Terme (BO) e le conformazioni rocciose dei calanchi, l'artista ci svela come plasma materiali sintetici per simulare le conformazioni delle rocce metamorfiche e dei coralli in superfici mosse da onde plastiche, tattili e voluminose. Guardate il video...

 

 

 

Un'esclusiva intervista a Giorgio Tentolini pubblicata sul numero 92 Espoarte

 

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Siete tutti invitati a leggere l'esclusiva intervista a Giorgio Tentolini, curata da Kevin McManus, in occasione della quale l'artista ci apre le porte della sua abitazione e ci svela la profonda ricerca espressiva e la meticolosa perizia tecnica che si cela dietro la realizzazione delle sue affascinanti opere.

Seguiteci...

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La personale di Ugo Celada al MAM di Gazoldo degli Ippoliti

ugo celada

La rassegna dedicata a Ugo Celada di Virgilio (Borgo Virgilio di Mantova, 1895 – Varese 1995) riprende il fil rouge di un approfondimento sull’artista che il MAM già anni addietro aveva intrapreso. Così oggi, accanto alle sei opere acquisite dal Museo, venti disegni inediti e trenta dipinti stupefacenti suggeriscono altre considerazioni e inedite letture critiche. Una buona motivazione per riproporre una nuova antologica deriva anche dalla contemporanea pubblicazione di uno snello volume, edito proprio in occasione della mostra, in cui si documenta la cospicua serie di opere: alcune già conosciute e messe a disposizione da collezionisti del pittore, molte altre invece, come i disegni, assolutamente non ancora note.

Originali ed efficaci risultano anche gli approfondimenti proposti nel saggio critico del direttore del MAM, Gianfranco Ferlisi, che ripercorre in un’ottica più aggiornata le vicende umane dell’artista, dall’alunnato con Giuseppe Marusi (1862-1945), a Mantova, sino all’apostolato con Cesare Tallone (1853-1919) a Brera, quando Celada sviluppò la sua precoce propensione per il realismo, oltre che per i temi privilegiati della sua pittura: il ritratto e la natura morta. La mostra si snoda lungo le suggestioni che accompagnano la sua prima partecipazione, nel 1920, alla Biennale di Venezia e poi alla XIV Edizione della stessa manifestazione, nel 1926, che lo impone definitivamente all’attenzione della critica.

Le opere esposte realizzano così un percorso di progressiva bellezza, articolato nell’incanto dei disegni e nel magico realismo della sua pittura: emergerà con evidenza la statura di uno sperimentatore sempre insoddisfatto, che, nel corso della sua lunga vita, sviluppò la ricerca in molte direzioni, partendo dalle tensioni restaurattrici del gruppo milanese Valori Plastici, dal post divisionismo al realismo novecentista e poi magico, per arrivare fino alla pittura oggettivista, sulla scia dei cosiddetti pittori Moderni della Realtà nel periodo che segue il secondo conflitto mondiale. Nonostante il successo di alcune mostre personali e la partecipazione a prestigiose rassegne di livello nazionale e internazionale, nel dopoguerra, Celada andrà incontro ad un progressivo isolamento, manifestando una sorta di insofferenza per tutto ciò che esula dalla pratica pittorica come capacità di rappresentazione. Su tali presupposti, nel 1959, presso la Galleria Cairola, presenta una sorta di manifesto di un gruppo di pittori che si definiscono Oggettivisti.

Nel 1985 il comune di Virgilio inaugura una galleria destinata ad accogliere i dipinti donati dall'artista alla sua terra d'origine, con un catalogo a cura di Flavio Caroli e Susanna Zanuso. Nel suo saggio critico Flavio Caroli, tra l'altro, scrive: «[...] Io non negherò che Celada cada talora in un verismo troppo meccanico e stereotipato. Ma quando penso alla misteriosa complessità del suo lunghissimo percorso; quando penso ai segreti baratti con la cultura degli anni Venti o Trenta, in un tempo in cui la pittura italiana fu importante per tutta l'Europa; quando penso che Celada supera in qualità tutti i suoi potenziali, valorizzatissimi emuli tedeschi e francesi […]concludo che il nostro artista merita di essere studiato e apprezzato come si fa di tanti grandi e piccoli maestri del passato. Perché di loro è spesso più profondo; più segnato dai crismi della vocazione; più smagliante [...]».

Emergerà con chiarezza, in tutte le opere scelte, l’interesse per il dato costruttivo e formale delle figure, inserite sempre in un’ambientazione straniante, in cui una sorta di messa in scena teatrale dichiara l’abilità della finzione pittorica. È quanto attestano nudi studiatissimi o, spesso, più quotidiani ritratti di personaggi, immersi in scenari immobili e incantati, e ancora nature morte dai maliziosi ed ingannevoli giochi pittorici, trompe-l’oeil illusionistici e animati dalla grazia di trovate prospettiche, di ombre inedite e di luci taglienti e gelide. E alla fine apparirà in tutta la sua completezza l’artista segreto, un poeta dell’artificio pittorico, la cui opera assunse, nella prima metà del Novecento, una dimensione assolutamente sovralocale, un artista troppo spesso, negli anni più recenti, sottovalutato o addirittura dimenticato, un Celada da conoscere finalmente a fondo, da riscoprire e da ammirare in tutto il suo geniale virtuosismo. Abilissimo disegnatore, capace anche di servirsi con maestria dell'obiettivo fotografico, Celada sa esprimersi anche nella direzione del dipinto di genere e in quella della raccolta riflessione in studio, alla ricerca della precisione nella resa realistica del colore e dei contorni delle figure. 

UGO CELADA DA VIRGILIO 1895-1995. L’INCANTO DEL DISEGNO, LA MAGIA DELLA PITTURA

a cura di Gianfranco Ferlisi

MAM – Museo d’Arte Moderna dell’Alto Mantovano Gazoldo degli Ippoliti (MN) - via Marconi, 126 - 46040 Gazoldo degli Ippoliti (MN)

dal 21 maggio al 26 giugno 2016

ingresso gratuito

Orari della mostra:

dalle 9:00 alle 12:00, dal lunedì al sabato  
dalle 16:00 alle 19:00, sabato e domenica
Sono possibili visite su appuntamento con preavviso
(0376/657141 - interno 6 - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. )

Informazioni:


tel. 0376/657141 interno 6
Comune di Gazoldo degli Ippoliti (MN)
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www.turismo.mantova.it
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. - Tel. 0376 432432

UGO CELADA DA VIRGILIO 1895-1995 L’INCANTO DEL DISEGNO, LA MAGIA DELLA PITTURA a cura di Gianfranco Ferlisi MAM – Museo d’Arte Moderna dell’Alto Mantovano Gazoldo degli Ippoliti (MN) dal 21 maggio al 26 giugno 2016 inaugurazione sabato 21 maggio alle ore 18,00 ingresso gratuito

Fonte: http://www.mantovanotizie.com/mostre/20160511-ugo-celada-mostra-gazoldo-2016.php

La rassegna dedicata a Ugo Celada di Virgilio (Borgo Virgilio di Mantova, 1895 – Varese 1995) – come sottolinea Nicola Leoni (Sindaco di Gazoldo degli Ippoliti) riprende il fil rouge di un approfondimento sull’artista che il Mam già anni addietro aveva intrapreso. Così oggi, accanto alle sei opere acquisite dal Museo, venti disegni inediti e trenta dipinti stupefacenti suggeriscono altre considerazioni e inedite letture critiche. E una buona motivazione per riproporre una nuova antologica deriva anche dalla contemporanea pubblicazione di uno snello volume, edito proprio in occasione della mostra (casa editrice il Rio di Mantova), in cui si documenta la cospicua serie di opere: alcune già conosciute e messe a disposizione da collezionisti del pittore, molte altre invece, come i disegni, assolutamente non ancora note. Originali ed efficaci risultano anche gli approfondimenti proposti nel saggio critico del direttore del Mam, Gianfranco Ferlisi, che ripercorre in un’ottica più aggiornata le vicende umane dell’artista, dall’alunnato con Giuseppe Marusi (1862-1945), a Mantova, sino all’apostolato con Cesare Tallone (1853 – 1919) a Brera, quando Celada sviluppò la sua precoce propensione per il realismo. La mostra si snoda lungo le suggestioni che accompagnano la sua prima partecipazione, nel 1920, alla Biennale di Venezia e poi alla XIV edizione della stessa manifestazione, nel 1926, che lo impone definitivamente all’attenzione della critica. Le opere esposte realizzano così un percorso di progressiva bellezza, articolato nell’incanto dei disegni e nel magico realismo della pittura: emergerà con evidenza la statura di uno sperimentatore sempre insoddisfatto, che, nel corso della sua lunga vita, sviluppò la ricerca in molte direzioni, dal post divisionismo al realismo novecentista e poi magico, fino alla pittura oggettivista, sulla scia dei cosiddetti pittori Moderni della Realtà. Emergerà con chiarezza, in tutte le opere scelte, l’interesse per il dato costruttivo e formale delle figure, inserite sempre in un’ambientazione straniante, in cui una sorta di messa in scena teatrale dichiara l’abilità della finzione pittorica. È quanto attestano nudi studiatissimi o, spesso, più quotidiani ritratti di personaggi, immersi in scenari immobili e incantati, e ancora nature morte dai maliziosi ed ingannevoli giochi pittorici, trompe-l’oeil illusionistici e animati dalla grazia di trovate prospettiche, di ombre inedite e di luci taglienti e gelide. E alla fine apparirà in tutta la sua completezza l’artista segreto, un poeta dell’artificio pittorico, la cui opera assunse, nella prima metà del Novecento, una dimensione assolutamente sovralocale, un artista troppo spesso, negli anni più recenti, sottovalutato o addirittura dimenticato, un Celada da conoscere finalmente a fondo, da riscoprire e da ammirare in tutto il suo geniale virtuosismo.

Fonte: http://www.mantovanotizie.com/mostre/20160511-ugo-celada-mostra-gazoldo-2016.php
La rassegna dedicata a Ugo Celada di Virgilio (Borgo Virgilio di Mantova, 1895 – Varese 1995) – come sottolinea Nicola Leoni (Sindaco di Gazoldo degli Ippoliti) riprende il fil rouge di un approfondimento sull’artista che il Mam già anni addietro aveva intrapreso. Così oggi, accanto alle sei opere acquisite dal Museo, venti disegni inediti e trenta dipinti stupefacenti suggeriscono altre considerazioni e inedite letture critiche. E una buona motivazione per riproporre una nuova antologica deriva anche dalla contemporanea pubblicazione di uno snello volume, edito proprio in occasione della mostra (casa editrice il Rio di Mantova), in cui si documenta la cospicua serie di opere: alcune già conosciute e messe a disposizione da collezionisti del pittore, molte altre invece, come i disegni, assolutamente non ancora note. Originali ed efficaci risultano anche gli approfondimenti proposti nel saggio critico del direttore del Mam, Gianfranco Ferlisi, che ripercorre in un’ottica più aggiornata le vicende umane dell’artista, dall’alunnato con Giuseppe Marusi (1862-1945), a Mantova, sino all’apostolato con Cesare Tallone (1853 – 1919) a Brera, quando Celada sviluppò la sua precoce propensione per il realismo. La mostra si snoda lungo le suggestioni che accompagnano la sua prima partecipazione, nel 1920, alla Biennale di Venezia e poi alla XIV edizione della stessa manifestazione, nel 1926, che lo impone definitivamente all’attenzione della critica. Le opere esposte realizzano così un percorso di progressiva bellezza, articolato nell’incanto dei disegni e nel magico realismo della pittura: emergerà con evidenza la statura di uno sperimentatore sempre insoddisfatto, che, nel corso della sua lunga vita, sviluppò la ricerca in molte direzioni, dal post divisionismo al realismo novecentista e poi magico, fino alla pittura oggettivista, sulla scia dei cosiddetti pittori Moderni della Realtà. Emergerà con chiarezza, in tutte le opere scelte, l’interesse per il dato costruttivo e formale delle figure, inserite sempre in un’ambientazione straniante, in cui una sorta di messa in scena teatrale dichiara l’abilità della finzione pittorica. È quanto attestano nudi studiatissimi o, spesso, più quotidiani ritratti di personaggi, immersi in scenari immobili e incantati, e ancora nature morte dai maliziosi ed ingannevoli giochi pittorici, trompe-l’oeil illusionistici e animati dalla grazia di trovate prospettiche, di ombre inedite e di luci taglienti e gelide. E alla fine apparirà in tutta la sua completezza l’artista segreto, un poeta dell’artificio pittorico, la cui opera assunse, nella prima metà del Novecento, una dimensione assolutamente sovralocale, un artista troppo spesso, negli anni più recenti, sottovalutato o addirittura dimenticato, un Celada da conoscere finalmente a fondo, da riscoprire e da ammirare in tutto il suo geniale virtuosismo.

Fonte: http://www.mantovanotizie.com/mostre/20160511-ugo-celada-mostra-gazoldo-2016.php

Ugo Celada da Virgilio 1895-1995. Mostra a Gazoldo degli Ippoliti 21 maggio – 26 giugno 2016 UGO CELADA DA VIRGILIO 1895-1995 L’INCANTO DEL DISEGNO, LA MAGIA DELLA PITTURA a cura di Gianfranco Ferlisi MAM – Museo d’Arte Moderna dell’Alto Mantovano Gazoldo degli Ippoliti (MN) dal 21 maggio al 26 giugno 2016 inaugurazione sabato 21 maggio alle ore 18,00 ingresso gratuito Ugo Celada Lo Studio, olio su tela 1947 Ugo Celada Lo Studio, olio su tela (1947) La rassegna dedicata a Ugo Celada di Virgilio (Borgo Virgilio di Mantova, 1895 – Varese 1995) – come sottolinea Nicola Leoni (Sindaco di Gazoldo degli Ippoliti) riprende il fil rouge di un approfondimento sull’artista che il Mam già anni addietro aveva intrapreso. Così oggi, accanto alle sei opere acquisite dal Museo, venti disegni inediti e trenta dipinti stupefacenti suggeriscono altre considerazioni e inedite letture critiche. E una buona motivazione per riproporre una nuova antologica deriva anche dalla contemporanea pubblicazione di uno snello volume, edito proprio in occasione della mostra (casa editrice il Rio di Mantova), in cui si documenta la cospicua serie di opere: alcune già conosciute e messe a disposizione da collezionisti del pittore, molte altre invece, come i disegni, assolutamente non ancora note. Originali ed efficaci risultano anche gli approfondimenti proposti nel saggio critico del direttore del Mam, Gianfranco Ferlisi, che ripercorre in un’ottica più aggiornata le vicende umane dell’artista, dall’alunnato con Giuseppe Marusi (1862-1945), a Mantova, sino all’apostolato con Cesare Tallone (1853 – 1919) a Brera, quando Celada sviluppò la sua precoce propensione per il realismo. La mostra si snoda lungo le suggestioni che accompagnano la sua prima partecipazione, nel 1920, alla Biennale di Venezia e poi alla XIV edizione della stessa manifestazione, nel 1926, che lo impone definitivamente all’attenzione della critica. Le opere esposte realizzano così un percorso di progressiva bellezza, articolato nell’incanto dei disegni e nel magico realismo della pittura: emergerà con evidenza la statura di uno sperimentatore sempre insoddisfatto, che, nel corso della sua lunga vita, sviluppò la ricerca in molte direzioni, dal post divisionismo al realismo novecentista e poi magico, fino alla pittura oggettivista, sulla scia dei cosiddetti pittori Moderni della Realtà. Emergerà con chiarezza, in tutte le opere scelte, l’interesse per il dato costruttivo e formale delle figure, inserite sempre in un’ambientazione straniante, in cui una sorta di messa in scena teatrale dichiara l’abilità della finzione pittorica. È quanto attestano nudi studiatissimi o, spesso, più quotidiani ritratti di personaggi, immersi in scenari immobili e incantati, e ancora nature morte dai maliziosi ed ingannevoli giochi pittorici, trompe-l’oeil illusionistici e animati dalla grazia di trovate prospettiche, di ombre inedite e di luci taglienti e gelide. E alla fine apparirà in tutta la sua completezza l’artista segreto, un poeta dell’artificio pittorico, la cui opera assunse, nella prima metà del Novecento, una dimensione assolutamente sovralocale, un artista troppo spesso, negli anni più recenti, sottovalutato o addirittura dimenticato, un Celada da conoscere finalmente a fondo, da riscoprire e da ammirare in tutto il suo geniale virtuosismo. Dove Museo d’Arte Moderna dell’Alto Mantovano Via Marconi, 126 46040 Gazoldo degli Ippoliti (MN) Quando Dal 21 maggio al 26 giugno 2016 inaugurazione sabato 21 maggio alle ore 18,00 Orari: 9,00/12,00 dal lunedì al sabato Sabato e domenica 16,00/19,00 Sono possibili visite su appuntamento con preavviso (0376/657141 – Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. )

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Ugo Celada da Virgilio 1895-1995. Mostra a Gazoldo degli Ippoliti 21 maggio – 26 giugno 2016 UGO CELADA DA VIRGILIO 1895-1995 L’INCANTO DEL DISEGNO, LA MAGIA DELLA PITTURA a cura di Gianfranco Ferlisi MAM – Museo d’Arte Moderna dell’Alto Mantovano Gazoldo degli Ippoliti (MN) dal 21 maggio al 26 giugno 2016 inaugurazione sabato 21 maggio alle ore 18,00 ingresso gratuito Ugo Celada Lo Studio, olio su tela 1947 Ugo Celada Lo Studio, olio su tela (1947) La rassegna dedicata a Ugo Celada di Virgilio (Borgo Virgilio di Mantova, 1895 – Varese 1995) – come sottolinea Nicola Leoni (Sindaco di Gazoldo degli Ippoliti) riprende il fil rouge di un approfondimento sull’artista che il Mam già anni addietro aveva intrapreso. Così oggi, accanto alle sei opere acquisite dal Museo, venti disegni inediti e trenta dipinti stupefacenti suggeriscono altre considerazioni e inedite letture critiche. E una buona motivazione per riproporre una nuova antologica deriva anche dalla contemporanea pubblicazione di uno snello volume, edito proprio in occasione della mostra (casa editrice il Rio di Mantova), in cui si documenta la cospicua serie di opere: alcune già conosciute e messe a disposizione da collezionisti del pittore, molte altre invece, come i disegni, assolutamente non ancora note. Originali ed efficaci risultano anche gli approfondimenti proposti nel saggio critico del direttore del Mam, Gianfranco Ferlisi, che ripercorre in un’ottica più aggiornata le vicende umane dell’artista, dall’alunnato con Giuseppe Marusi (1862-1945), a Mantova, sino all’apostolato con Cesare Tallone (1853 – 1919) a Brera, quando Celada sviluppò la sua precoce propensione per il realismo. La mostra si snoda lungo le suggestioni che accompagnano la sua prima partecipazione, nel 1920, alla Biennale di Venezia e poi alla XIV edizione della stessa manifestazione, nel 1926, che lo impone definitivamente all’attenzione della critica. Le opere esposte realizzano così un percorso di progressiva bellezza, articolato nell’incanto dei disegni e nel magico realismo della pittura: emergerà con evidenza la statura di uno sperimentatore sempre insoddisfatto, che, nel corso della sua lunga vita, sviluppò la ricerca in molte direzioni, dal post divisionismo al realismo novecentista e poi magico, fino alla pittura oggettivista, sulla scia dei cosiddetti pittori Moderni della Realtà. Emergerà con chiarezza, in tutte le opere scelte, l’interesse per il dato costruttivo e formale delle figure, inserite sempre in un’ambientazione straniante, in cui una sorta di messa in scena teatrale dichiara l’abilità della finzione pittorica. È quanto attestano nudi studiatissimi o, spesso, più quotidiani ritratti di personaggi, immersi in scenari immobili e incantati, e ancora nature morte dai maliziosi ed ingannevoli giochi pittorici, trompe-l’oeil illusionistici e animati dalla grazia di trovate prospettiche, di ombre inedite e di luci taglienti e gelide. E alla fine apparirà in tutta la sua completezza l’artista segreto, un poeta dell’artificio pittorico, la cui opera assunse, nella prima metà del Novecento, una dimensione assolutamente sovralocale, un artista troppo spesso, negli anni più recenti, sottovalutato o addirittura dimenticato, un Celada da conoscere finalmente a fondo, da riscoprire e da ammirare in tutto il suo geniale virtuosismo. Dove Museo d’Arte Moderna dell’Alto Mantovano Via Marconi, 126 46040 Gazoldo degli Ippoliti (MN) Quando Dal 21 maggio al 26 giugno 2016 inaugurazione sabato 21 maggio alle ore 18,00 Orari: 9,00/12,00 dal lunedì al sabato Sabato e domenica 16,00/19,00 Sono possibili visite su appuntamento con preavviso (0376/657141 – Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. )

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Il "Bigino" di Stefano Bombardieri disponibile in tiratura limitata, in esclusiva per voi

biginoIl "Bigino" di Stefano Bombardieri, realizzato in una tiratura limitata di 99 esemplari, è disponibile in esclusiva per voi.

L'opera, alta 40 cm, riproduce in miniatura la famosa statua del cosiddetto "Bigio" di Arturo Dazzi, il maestoso colosso in marmo, alto più di 7 metri, collocato in Piazza della Vittoria, nel cuore del centro storico di Brescia, nel 1932 e poi rimosso nell'immediato dopoguerra in quanto identificato come simbolo degli ideali fascisti.

Ogni esemplare dell'opera di Bombardieri verrà accompagnato dal suo "bigino", un libretto esplicativo che contiene alcuni cenni per una ricostruzione storica delle travagliate vicende del "Bigio", arrichito da immagini di rare fotografie d'epoca e interessanti aneddoti sulla sua storia dal dopoguerra ai giorni nostri.

L'iniziativa è stata recensita, tra gli altri, dal Giornale di Brescia, che ha segnalato anche la presentazione dell'opera - clicca qui per leggere l'articolo.

È visitabile on line il nuovo sito dell'Associazione Culturale "Gianni Bertini" di Milano

bertini asso

 

È visitabile sul web il nuovo sito dell'Associazione Culturale "Gianni Bertini" di Milano con ampie e ricche sezioni dedicate sia alle pubblicazioni illustrate, alle scenografie per spettacoli teatrali e film, alle collaborazioni con riviste letterarie e artistiche, che alle monografie dedicate al grande artista toscano. Inoltre, è possibile consultare approfondite sezioni dedicate all'antologia critica sulla sua opera, ai Musei che ospitano le opere del Maestro in tutto il mondo, oltre che una biografia accuratamente scandita nei periodi di sperimentazione dei vari linguaggi artistici, dall'astrattismo al MAC alla pittura informale, dalla Mec-Art alla Pittura Digitale, che rende giustizia alla varietà delle correnti artistiche alle quali Bertini si è accostato nel corso del suo lungo percorso.

Per ulteriori informazioni, visitate il sito www.associazionegiannibertini.com

 

Franco Gervasio espone alla Casa del Mantegna per la personale The Soul of The Landscapes

land bassa

The Soul of the Landscapes. How will be the future? è il titolo della personale, a cura di Gianmarco Puntelli, dedicata a Franco Gervasio che potete visitare nei prestigiosi spazi della Casa del Mantegna di Mantova fino al 31 settembre.

La mostra vede esposte non solo le opere pittoriche dell'artista, ma anche i Lightland che rappresentano l'approdo più recente del suo eclettico percorso creativo, composto da un "intreccio", "un poetico e ricchissimo mosaico di sguardi, di riflessioni, di fotografie di paesaggio e di luci"; un percorso solo in parte incentrato sul teatro (Gervasio è laureato con lode in regia al DAMS di Bologna) che vede sconfinamenti anche negli ambiti dell'opera lirica, della pittura e della fotografia, suoi primi e approfonditi indirizzi di studio. Gervasio ha vissuto a Parigi e lavorato ed esposto a Milano, New York, Dubai, Istanbul, Berlino, Shanghai, Copenhagen, Tokio, Basilea, Miami. I Lightland, sculture di luce realizzate modellando e assemblando tubi di neon, sono la diretta derivazione di impressioni di paesaggio urbano colte durante i suoi viaggi, la riduzione formale e simbolica delle scie luminose lasciate dalle auto in corsa. Come sostiene il Prof. Gianmarco Puntelli, curatore della mostra: "...così (Gervasio) presenta a tutti noi il suo mosaico di esperienze vissute e accumulate tramite immagini raffinatissime, frutto di una profonda cultura letteraria" (cit. dal catalogo della mostra).

"Franco Gervasio è un artista nell'anima e un creativo per vocazione, infatti - spiega Puntelli - quando si reca in Oriente, negli Stati Uniti, o in altri paesi europei, è uno straordinario osservatore della realtà naturale e umana che lo circonda. E' formidabile nel cogliere lo spirito di ciò che osserva, dai colori agli ambienti, dalle emozioni e alle idee stesse che lui stesso trasforma in un linguaggio artistico di puro colore, di foto ricche di storia personale che diventano progetti conclusivi di uno schema generativo spontaneo ed onesto. Ottimo pittore, artista concettuale, scrittore, in lui rivive la forma di quegli artisti che in passato riempivano il quotidiano di una sostanza magica".

Per maggiori informazioni, visita il sito www.casadelmantegna.it

Omar Hassan e Francesca Pasquali finalisti della 16° Edizione del prestigioso Premio Cairo

Omar Hassan (Milano, 1987) e Francesca Pasquali (Bologna, 1980) sono stati selezionati dalla Redazione di Arte, mensile dell'Editoriale Giorgio Mondadori-Cairo Editore, tra i finalisti della XVI Edizione del prestigioso Premio Cairo, che ogni anno, dal 2000, seleziona venti artisti italiani under 40 tra i più autorevoli nel panorama dell'arte contemporanea, confermandosi come ambita vetrina di talenti.
premio cairo

Leggi lo speciale dedicato alla galleria sul numero della rivista Barche di aprile 2015

Eccovi l'articolo dedicato alla galleria e alla sua storia a cura di Camilla Bianchi pubblicato sul numero di aprile 2015 di Barche, rivista mensile internazionale dedicata al mondo della nautica, in occasione della personale di Luca Moscariello.

barche

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I fumogeni di Filippo Minelli approdano a Parigi e a Bruges tra arte e musica

Le immagini dei fumogeni della fortunata serie Silence/Shape di Filippo Minelli approdano a Bruges e a Parigi, dopo essere stati esposti inimportanti spazi espositivi in Italia e all'estero, come la Fondatiòn Loewe di Madrid nel 2014. L'immagine della performance composta da una nebulosa verde che si espande sulla superficie di un lago dell'artista bresciano è stata selezionata dalla direzione dell'Opéra National di Parigi per illustrare la Platée, opera buffa del compositore francese Jean-Philippe Rameau, in programma al Palais Garnier dal 7 settembre all'8 ottobre 2015. Ma non è finita qui. Le immagini di tre opere della serie Silence/Shapes sono state scelte per accompagnare Rumoer!, festival musicale d'avanguardia che si svolge presso il Concertgebouw, centro internazionale di musica e arti performative di Bruges, in Belgio.

Leggi l'articolo di Bianca Martinelli pubblicato sul Giornale di Brescia di martedì 7 aprile:

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