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Sabato 14 dicembre 2019 si terrà il vernissage della mostra personale di Massimo Caccia

flyer caccia
Bestiario quotidiano è il titolo della mostra dedicata a Massimo Caccia - Desio (Mb), 1970 - che sarà inaugurata negli spazi espositivi della galleria sabato 14 dicembre, dalle ore 16.30.

L'esposizione si presenta come un contenitore caleidoscopico di situazioni bizzarre in cui i suoi animali, dallo sguardo sorpreso ed estatico, si trovano, colti con una tecnica estremamente minimale e pulita. In mostra saranno esposte 12 opere in smalto su tavola, una per ogni mese dell’anno, e una opera su carta per ogni settimana dell’anno, con una ricorrenza che ricorda quanto questi animali siano metafora delle nostre vicissitudini quotidiane. Queste azioni, questi singoli accadimenti dall'apparente semplicità formale, data dal segno fumettistico, isolati nel perimetro dell'opera, se accostati, acquisiscono un’inaspettata complessità; le sue opere assumono, così, la parvenza di frame che immortalano attimi del nostro vissuto, ironici e sospesi nell’atmosfera atemporale e immanente degli sfondi piatti, delineati da campiture cromatiche nette e definiti da una linea nera essenziale, ma iconica nella sua precisione. Accostando questi frammenti estrapolati nello spazio della rappresentazione dallo scorrere della vita quotidiana degli animali protagonisti delle tele e delle carte di Caccia, come in uno story-board cinematografico, si ottiene un “bestiario” che riflette la vita dell’uomo contemporaneo, del quale essi sono metafora.

L’avventura narrata prosegue oltre il taglio dell'inquadratura di ogni singola opera, si prolunga lungo lo spessore della tavola; figure e oggetti fuoriescono dal campo visivo, quasi a voler comunicare l’impossibilità di comprendere l’interezza del significato della nostra esistenza. Si tratta di un escamotage che confonde la nostra percezione perché non riusciamo a coglierli nella loro complessità, così come accade anche agli animali protagonisti. Questo interessante stratagemma utilizzato dall'artista vuole sottolineare e trasmettere, anche dal punto di vista formale, l’impossibilità di comprendere fino in fondo la complessità della vita, con le sue continue vicissitudini, spesso intricate, inaspettate e cariche di sorprese, come gli occhi spesso stupefatti o inquieti dei suoi animali sanno suggerire. Per raccontare questa tensione esistenziale, Caccia sceglie la metafora del mondo animale: un'incredibile varietà di animali viene immortalata in insolite avventure attraverso una colorazione piatta e priva di ombre e una narrazione limpida, estremamente efficace ed immediata dal punto di vista dell’impatto emotivo sullo spettatore. Gli animali dell’artista sono collocati nello spazio pittorico monocromo della tavola, accompagnati da un oggetto che sottolinea ulteriormente la peculiare condizione vissuta. 

Come avviene con le complesse circostanze della vita in cui l'uomo si trova spesso a costretto a svicolarsi, che vorremmo poter bloccare in un fotogramma, gli animali di Caccia sono colti proprio nell’istante di compiere un'azione, costantemente sospesa tra il sogno e la realtà. A molti di noi è spesso capitato di pensare di poter immortalare un'istante della nostra vita che appare incomprensibile… 

L'arte di Caccia riesce a farlo, facendo convivere contrasti formali inusitati: riesce ad essere illustrativa e ambigua, essenziale ed ironica allo stesso tempo. 

L'artista, diplomato in pittura all'Accademia di Belle Arti di Brera nel 1992, dal 1995 espone in importanti mostre collettive e personali in Italia e all'estero: alla Terrazza Aperol di Milano, a Pietrasanta, all’Istituto Italiano di Cultura di Lussemburgo e a Kufstein, in Austria. Il suo stile pulito e immediato lo porta a cimentarsi con l’illustrazione (ha pubblicato vari volumi con le case editrici Topipittori, GRRRžetic Editrice e Hablò), il fumetto (pubblica la graphic novel Deep Sleep nel 2007), a realizzare titoli di testa per cortometraggi e spot animati (come quello per la campagna natalizia per TELE+ del 2001) e, infine, a curare le scenografie e costruire le marionette del film Tu devi essere lupo di Vittorio Moroni, nel 2003. L’artista ha partecipato a importanti rassegne internazionali come Lucca ComicsMTV Toys a Milano, il BABELFestival di Atene, Art Athina Art Vilnius. Le sue illustrazioni accompagnano spesso gli articoli di laLettura, supplemento domenicale del Corriere della Sera. Nel 2017, infatti, esse sono state esposte alla Triennale di Milano, in occasione della mostra Il colore delle parole, promossa dalla Fondazione “Corriere della Sera”. Di recente, si è dedicato alla colorazione del fumetto Children (Edizioni BD), vincitore del premio Lucca Project Context 2015.

Le prime immagini del nuovo spazio espositivo di Iseo

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iseo tre iseo due

Vi aspettiamo: Porto Gabriele Rosa, 6 - 25049 Iseo 

L'evento è stato segnalato, tra gli altri, dal

Giornale di Brescia

La mostra personale di Angelo Zanella in corso fino a giovedì 21 novembre

flyer zanella

L’arca delle meraviglie è il titolo della mostra dedicata a Angelo Zanella - Lovere (Bg), 1960 - che resterà aperta a l pubblico fino a giovedì 21 novembre.

Le opere dell’artista sono popolate da una grande varietà di animali, tale da farci pensare a quella della biblica arca che conteneva un esemplare di ogni singola specie, una biodiversità che è la manifestazione della potenza biologica della creazione e della sua capacità di adattamento alle varie situazioni climatiche. Il bestiario animato da tratti fortemente antropomorfi di Zanella, colto in movenze ed espressioni umanizzate, sguardi ammiccanti e penetranti, ci ricorda quanto gli animali raffigurati siano vicini all’uomo nella spiritualità che manifestano in quanto splendidi esemplari della creazione che meriterebbero di essere conservate in una ipotetica Wunderkammer del futuro, come reperti naturali. Essi vengono, infatti, indagati da Zanella con occhio attento e puntale tra le rugosità della pelle del rinoceronte e i solchi del muso di una scimmia, come si farebbe nell’illustrazione scientifica; ma, superando l’iniziale stupore per questo sconvolgente realismo, lo sguardo dell’osservatore scivola sulle morbide gradazioni chiaroscurali di una gamma cromatica che include tutte le sfumature del grigio per conferire la sua personale connotazione emotiva a queste raffigurazioni sfumate nella memoria, negli abissi del tempo, come un lontano ricordo. A ricordarci che questi animali non sono figure mitologiche portatrici di significati morali e filosofici, ma solamente appassionati interpreti delle meraviglie del mondo naturale, così vicino all’uomo, l’artista raffigura, con una pennellata materica, rinoceronti, ippopotami, elefanti, tigri, struzzi, scimmie, zebre, leoni, antilopi, ma anche lupi, agnelli, garzette, lepri e tori, dipingendoli su frammenti di carta da parati con motivi decorativi floreali, geometrici e tribali; essi ricordano la lussureggiante vegetazione della giungla o i bassorilievi mitologici custoditi sulle mura dei suoi antichi templi. Talvolta, ritroviamo un elefante, come arcana presenza straniante, su illustrazioni da giornale ottocentesco, un rinoceronte dalla possente mole inserito in una delicata evoluzione di fiori intrecciati, simile a quelle dei pannelli dei teatrini settecenteschi, oppure un agnello che si posa su un turbinio di cerchi. Nelle tele, elefanti, zebre e rinoceronti si posano su un pavimento con azzardate evoluzioni di geometrie in prospettiva, come in una stanza magrittiana. 

Laureatosi all’Accademia di Belle Arti di Brera, nei primi anni ‘90 apre uno studio a Parigi ed espone in occasione della Fiac Foire Internationale d’Art Contemporain e dell’Art Jonction a Nizza. Dopo numerosi viaggi in Francia e negli Stati Uniti, nel 2005 espone al Mars Pavilion, nel contesto della Biennale di Venezia. Negli anni 2000 seguono esposizioni a Colonia, in Germania, a Izmir, in Turchia e ad Amsterdam, oltre che in importanti luoghi pubblici, come La Salle d’Exposition du Service Municipal Culture et Animation di Beausoleil, in Francia, il Museo Archeologico di Agropoli (Sa), il Museo di Scienze Naturali di Genova, la Fondazione “L’Arsenale” di Iseo (Bs) e il Politecnico di Milano. Nel 2017 la Biblioteca Nazionale del Palazzo Reale di Napoli gli dedica la mostra personale On the river. Nel 2019 il ritratto di Gabriele D’Annunzio, da lui dipinto, viene inserito nella collezione del Vittoriale degli Italiani di Gardone Riviera (Bs). È presente a importanti rassegne di arte moderna e contemporanea, come Arte Fiera Bologna e Art Verona.

La mostra è stata segnalata, tra gli altri, da 

 

Bresciaoggi

Il Giorno

Qui Brescia e Qui Bergamo 

La monumentale scultura di Demis Martinelli in Corsia del Gambero è stata inclusa nella Biennale di Soncino. A Marco

 

La monumentale scultura in ferro di Demis Martinelli (Soncino, 1977), dal titolo Diversamente uguali, posta nella piazzetta di Corsia del Gambero, proprio di fronte agli spazi espositivi della galleria Colossi Arte Contemporanea, nel cuore del centro storico di Brescia, è stata inclusa nel percorso espositivo della Biennale di Soncino. A Marco che resterà aperta al pubblico dal 24 agosto al 29 settembre 2019.
L’opera si erge verso l'alto come un arcaico totem primordiale, composto da metaforici tralci che si intrecciano a simboleggiare l'unione di diverse provenienze culturali, etnie, all'interno dello spirito cosmopolita e interculturale di una grande città come Brescia. 
La scultura rappresenta, così, un invito alla tolleranza e alla comunicazione tra culture e religioni diverse; un tema attuale, come il linguaggio espressivo dell'artista che, grazie ad un innovativo processo di lavorazione del ferro, plasma la connaturata durezza di un materiale metallico e grezzo in plastiche torsioni che si diramano nello spazio come ramificazioni di un albero, intrecciandosi con un dinamismo che sembra espandersi all’infinito, metafora del costante ciclo biologico di rigenerazione degli elementi naturali, così come dei percorsi esistenziali che affrontiamo ogni giorno. 
Le evoluzioni delineate nello spazio dai filamenti di ferro rappresentano la trasposizione nella tridimensionalità della scultura di quelle effettuate dai grafemi della sua “scrittura emozionale”, un codice espressivo da lui inventato composto da fantasiosi ideogrammi dall’andamento fluido e lineare che, in passato, hanno ricoperto le sue polairod, i ritratti dal fondo scarlatto di personaggi famosi e di persone vicine alla cerchia intima dell’artista per definire con una sua personale cifra stilistica un momento, un istante. 
I tracciati di segni grafici segnati da Martinelli con il pennello sul suolo arrivano a ricoprire interi sentieri nel paesaggio naturale, come è avvenuto in occasione della mostra personale Emozioni infinite che la sua città natale, Soncino, gli ha dedicato nel 2018; una mostra che racchiude 25 anni di lavoro e segna il ritorno dell'artista in Italia dopo molteplici esperienze all'estero: dalla Spagna al Messico, dall'Australia a Istanbul. 
La profonda connessione dell’artista con il mondo agreste deriva anche dalla conoscenza, avvenuta nel 2009, dello scultore Giacomo Stringhini Ciboldi che lo inserisce nell’associazione culturale Quartiere 3 di Castelleone (Cr), coinvolgendolo in mostre e rassegne di arte contemporanea eclettiche e innovative, dove può dare sfogo al suo estro creativo torcendo il ferro in torsioni che assumono la forma di anatomie umane, sagome e tracce di un passato fatto di ricordi, oppure forme astratte che richiamano l’attenzione su tematiche attuali quali il disboscamento, la perdita della biodiversità e i sordidi meccanismi del capitalismo industriale. Il ferro, materiale d’elezione dell’artista, anche grazie agli insegnamenti del padre Valerio, tra la fabbricazione di oggetti di uso comune degli inizi e le multiformi visioni d’avanguardia della sua concreta astrazione, diviene così la naturale estensione di un esperienza esistenziale, dell’andamento dei percorsi e delle metamorfosi subite dal suo spirito nel corso dei suoi viaggi che lo hanno portato, nel 2003-2004, ad esporre in Spagna, a Barcellona e Madrid, a partecipare alle International Recidencies for Artists Ondarte, a Cancùn, e Expo November, ad Akumal, in Messico, a realizzare una scultura permanente, su invito di Lynne Roberts Goodwin, al Cofa di Sidney, oltre che ad esporre al Karsi Sanat Çalışmaları di Istanbul Istanbul, in Turchia, in occasione della mostra Artists without borders go Istanbul.
 
L'opera è stata segnalata, tra gli altri, da
 
 
 
Demis Martinelli 
Diversamente uguali 
2013
ferro e cemento armato
296 x 100 x 100 cm

Vi aspettiamo per visitare la mostra celebrativa dei 50 anni dallo sbarco sulla luna

 

flyer luna

Clicca qui per scaricare il comunicato stampa e l'elenco delle opere

Clicca qui per vedere le immagini delle opere

La mostra è stata recensita, tra gli altri, da

Corriere della Sera

Giornale di Brescia  

Suggestioni ed emozioni, suscitate dallo sbarco sulla luna, sono state interpretate da oltre 50 artisti che hanno realizzato appositamente sculture, installazioni e opere pittoriche sull'argomento.

20 luglio 1969, alle ore 20:17:40 UTC: una data memorabile per la storia dell’uomo. A breve saranno cinquant’anni da quando l’uomo ha compiuto i primi passi sulla superficie lunare. 

Neil Armstrong, comandante della missione spaziale Apollo 11, si affaccia da uno sportello laterale del modulo lunare distaccatosi dalla navicella spaziale e discende una scaletta che lo porta sul suolo della luna; seguito, dopo qualche ora, da Buzz Aldrin, mentre l'italiano Michael Collins, nato a Roma, orbitava attorno alla luna, in attesa del rendez-vous. 

350 mila persone hanno progettato, fabbricato e collaudato i complicati sistemi e i mezzi all’avanguardia della tecnologia per lanciare l’equipaggio, oltre ad avere ideato le fasi delle varie manovre di aggancio e ancoraggio dei moduli che componevano l’astronave. Grazie alla loro genialità e al loro impegno, l’umanità ha finalmente “colonizzato” quel misterioso satellite che descrive una traiettoria ellittica intorno alla terra.

Dai primordi della storia, l’uomo lo ha osservato a distanza, volgendo il suo sguardo, denso di interrogativi, alla volta celeste: prima lo ha venerato come una divinità, poi ha cominciato a considerarla compagna della terra e, alla fine, l’ha raggiunta, l’ha toccata con mano, solcando lo spazio siderale che la separa dal nostro pianeta. 

I tre coraggiosi esploratori hanno percorso 384 mila chilometri, temendo in ogni istante per la loro vita, nell'intento di cambiare radicalmente la percezione dell’universo. 

900 milioni di persone quella notte erano davanti alla televisione. Purtroppo il segnale era pessimo e quello che riuscimmo a vedere erano soltanto ombre sfocate e voci confuse. La luna, fino a quel momento, era stata un fenomeno letterario e all'improvviso divenne un fatto reale. Seguire in tv le fasi della conquista, potendo allo stesso tempo vedere la luna dalla finestra di casa propria fu, come disse, il sociologo Domenico De Masi, “avere il teatro di Vienna in giardino e osservare il palco dal piccolo schermo”. In compenso, da quel momento, la luna, di cui vennero diffuse mappe e dati tecnici, perse un po' del proprio mistero e anche l'interesse mediatico, da quel momento, ebbe un forte declino. 

Come sentendo di essere di fronte allo svolgimento di un evento storico, l'umanità rimase attonita, quasi per rispetto: quella dell'allunaggio fu la prima notte senza furti ne rapine da 10 anni a quella parte: a Milano il centralino della polizia squillò solo 2 volte (per una lite e per un falso allarme); a Bologna e a Roma il copione non fu diverso. L'allunaggio ruppe le nostre certezze, annullò ogni differenza tra categorie e classi sociali: ognuno di noi si sentiva un uomo qualunque tra miliardi di uomini qualunque, troppo piccoli di fronte alla grandezza della vicenda.

L'applauso per il primo passo di Neil Armstrong fu un gesto che accomunò l'Italia e il mondo. Tutti si immedesimarono in quei tre astronauti che non erano supereroi, ma persone normali con i limiti, le debolezze e le insicurezze di ogni uomo. 

Opere di: 

Aidan, Guido Airoldi, Daniele Alonge, Andrea Anselmini, Bruno Bani, Ilde Barone, Dorothy Bhawl, Max Bi, Stefano Bombardieri, Corrado Bonomi, Fabrizio Braghieri (Bixio), Angelo Brescianini, Dario Brevi, Massimo Caccia, Marco Casentini, Gianni Cella, Amanda Chiarucci, Angelica Consoli, Fabrizio Corbo, Luigi D'Alimonte, Sandro Del Pistoia, Ivan De Menis, Marica Fasoli, Manuel Felisi, Claudio Filippini, Andy Fluon, Daniela Forcella, Enzo Forese, Andrea Francolino, Theo Gallino, Michael Gambino, Giorgio Gost, Riccardo Gusmaroli, Omar Hassan, Mimmo Iacopino, Ugo La Pietra, Giorgio Laveri, Adolfo Lugli, Roberto Malquori, Pep Marchegiani, Demis Martinelli, Angelo Raffaele Marturano, Daniele Miglietta, Gian Marco Montesano, Elena Monzo, Luca Moscariello, Barbara Nati, Patrizia Novello, Renzo Nucara, Daniele Papuli, Lia Pascaniuc, Lele Picà, Ario Pizzarelli, Pino Polisca, Rudy Pulcinelli, Sandi Renko, Edoardo Romagnoli, Alessandra Rovelli, Lapo Simeoni, Marco Sudati, Giorgio Tentolini, Vincenzo Todaro, Nicolò Tomaini, Giovanni Viola, Andrea Viviani, Carla Volpati 

L'installazione di Daniele Papuli al MUBA di Milano e il suo cavallo per il Leonardo Horse Project

 

MUBA

Daniele Papuli è stato invitato a realizzare una delle sue scenografiche installazioni site-specific al MUBA. Museo dei Bambini di Milano, in occasione della mostra-gioco Natura. Giocare e scoprire la natura con occhi nuovi, caratterizzata da laboratori e seminari di formazione, in corso fino al 6 gennaio 2020 nel centro per lo sviluppo e la diffusione dei progetti culturali dedicati all'infanzia, con il quale l'artista ha già collaborato in passato. Da sempre, l'ente persegue l'intento di promuovere nei bambini uno sguardo aprto sul mondo attraverso un costante lavoro di ricerce e sperimentazione. 

La mostra nasce con l’obiettivo di ampliare la capacità di osservazione dei bambini, fornendo loro strumenti che facilitino l’esplorazione della natura e proponendo attività ed esperienze che non si possono trovare “fuori” in una situazione naturalistica tradizionale. Un comitato scientifico composto da esperti del mondo pedagogico e culturale, insieme al contributo di diversi artisti e creativi, ha supportato MUBA nell’ideazione delle singole installazioni.

Il giardino incartato affronta le forme presenti in natura, approfondendo in particolare il tema della ricorsività. La linea, il cerchio, la raggiera e la spirale sono esempi di forme che tornano con continuità in diversi elementi naturali e che qui possono essere esplorate con le mani, con gli occhi e con tutto il corpo. L’interazione con strutture di carta modulabili di grandi dimensioni, realizzate da Daniele Papuli, memori degli origami di tradizione giapponese, permette di modificarne di volta in volta la forma, esplorandone le ricorrenze. L’installazione è curata da Barbara Zoccatelli, pedagogista e formatrice presso l’Università di Trento e Atelier La Coccinella scs. Le opere cartacee dell'artista, presenti nell’installazione sono state realizzate con carta Canson, sponsor tecnico della mostra. 
 

 

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Un altro importantissimo appuntamento ha visto Daniele Papuli tra i 13 artisti di fama internazionale selezionati da Cristina Morozzi per interpretare, declinandole secondo il proprio linguaggio espressivo, le riporduzioni in scala della famosa statua equestre progettata da Leonardo e trasformata in realtà, nel 1999, dall’artista giapponese Nina Akamu. I cavalli d'artista sono stati realizzati per il Leonardo Horse Project, inserito all'interno della Milano Design Week 2019 e del palinsesto Milano Leonardo 500 promosso dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano in occasione delle celebrazioni del cinquecentenario della morte di Leonardo. Nel mese di aprile sono stati esposti tutt'intorno alla gigantesca statura bronzea collocata all'ingresso della Tribuna Secondaria dell'Ippodromo Snai di San Siro, di proprietà della Snaitech, società promotrice dell'evento. 
Le opere di Markus Benesch, Marcelo Burlon, Matteo Cibic, Serena Confalonieri, Simone Crestani, Roberto Fragata, Andrea Mancuso | Analogia Project, Antonio Marras, Vito Nesta, Mario Trimarchi, Daniele Papuli, Elena Salmistraro e Marcel Wanders sono state svelate durante la serata inaugurale, durante la quale il Cavallo di Leonardo è stato protagonista di uno show di video-mapping che ne ripercorre la storia e il progetto. L’installazione all’Ippodromo è stata accompagnata da una mostra multimediale realizzata in collaborazione con il Museo della Battaglia e di Anghiari con la curatela di Gabriele Mazzi, direttore dello spazio museale toscano.
Gli studi anatomici sull’animale, gli schizzi, i disegni e i cartoni preparatori della pittura murale mai realizzata da Leonardo della battaglia di Anghiari ispireranno un racconto che tocca alcuni aspetti della personalità dell’artista e della sua formazione. Il Grand opening è stata l’occasione per scaricare l’app di realtà aumentata Leonardo Horse Project, grazie alla quale il visitatore può conoscere, attraverso un’esperienza immersiva, la storia del Cavallo e approfondire gli studi equestri fatti dal genio toscano che in realtà non riuscì mai a realizzare la statua equestre più grande del mondo commissionatagli da Ludovico il Moro.
Da maggio a novembre, le opere saranno esposte in punti nevralgici della città milanese, in moda da far conoscere al più ampio numero possibile di cittadini e turisti la splendida statua equestre e celebrare il genio di Leonardo come “primo designer della storia”.
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Daniele Papuli al lavoro sul suo cavallo  Eolonard 

Nel mese di dicembre 2018, evento benefico a favore dell'Associazione Essere Bambino

 

Nel mese di dicembre 2018, in un’atmosfera natalizia, la galleria Colossi Arte Contemporanea di Brescia rende omaggio al valore artistico del volume Le avventure del piccolo giardiniere, presentandolo nei suoi spazi espositivi, in concomitanza con l'esposizione di una selezione delle tavole illustrate da Paola Fratalocchi Ventura - Fermo (Fm), 1965 - che corredano la pubblicazione della favola scritta da Alberto Neri - Modigliana (Fc), 1942 - e pubblicata, nel 2012, dalla casa editrice milanese Billy Boy, da lui fondata nel 2009. In questa occasione, i visitatori hanno acquistato una copia del libro e di altre fiabe pubblicate dalla casa editrice milanese. I proventi della vendita sono stati devoluti all'Associazione benefica Essere Bambino di Brescia. 

 

L'evento è stato segnalato, tra gli altri, da:

Bresciaoggi

Giornale di Brescia 

Quando l’estro inventivo di un’abile illustratrice come Paola Fratalocchi Ventura incontra la passione per la narrazione favolistica di Alberto Neri, fondatore, nel 1979, della I.A.N., azienda leader nel settore del progetto e della realizzazione di infrastrutture per l’ICT, nascono preziosi cammei editoriali come il volume Le avventure del piccolo giardiniere. La casa editrice Billy Boy Editore, pseudonimo legato al soprannome da ragazzo di Neri, si distingue nel settore della microeditoria per pubblicazioni di nicchia dalla veste grafica estremamente elegante e curata dal punto di vista estetico in ogni dettaglio; il libro è stato infatti vincitore, nel 2013, del Marchio nel contesto della IV Edizione del Concorso Microeditoria di Qualitàche si svolge ogni anno preso Villa Mazzotti a Chiari (Bs). 

In questa occasione, i partecipanti all'evento avranno la possibilità di acquistare una copia del volume. I proventi della vendita saranno devoluti all’Associazione no profit Essere Bambino che offre assistenza psicologica ed economica alle famiglie con bambini affetti da gravi malattie o con problemi psichici e opera all’interno della Clinica Pediatrica dell’Università di Brescia, avvalendosi di un’equipe di esperti nel settore socio-psico-pedagogico che integra l’equipe medica della Clinica Pediatrica. L’iniziativa si svolgerà con il supporto e la gentile collaborazione della presidente Luciana Corain, di Umberta Gnutti Beretta, membro del consiglio di amministrazione dell’Associazione, oltre che di Alberto e Paola Neri. 

L’esposizione diventerà quindi lo sfondo ideale di un’iniziativa di beneficenza animata dallo spirito natalizio e si trova in singolare sintonia di intenti con la vicenda narrata nella favola, una storia di rinascita: l’innocenza del bambino protagonista della vicenda, Gigino, riuscirà, con il supporto della Fata Primavera, una sorta di spirito protettore dell’equilibrio della vita, a mettere fine all’antica ostilità che divide le famiglie dei due fratelli, il Re di Strozzaferro e il Re Tramontana, e a riportare la fertilità e l’abbondanza nelle loro terre rese aride dalla loro avidità e dal loro desiderio di gloria. Non è un caso che l’Ing. Neri abbia tratto ispirazione dal proliferare delle piante del suo giardino per creare la trama della storia e dal suo amore per la civiltà rurale, nata dalla professione del padre Joffre, medico condotto, che lo ha fatto crescere a diretto contatto con la civiltà contadina. La sua favola, infatti, si propone di sensibilizzare il pubblico, non solo verso i buoni sentimenti, la compassione e la generosità, ma anche a tematiche ecologiche, come il rispetto del mondo naturale.

Il tutto raccontato attraverso lo stile minimale della sua scrittura che i disegni ad acquarello di Paola Fratalocchi Ventura arricchiscono contestualizzando la storia in un mondo denso di richiami simbolici: dai motivi decorativi gotici all’araldica medievale negli stemmi e nelle iscrizioni (forse appresi durante la sua carriera professionale di decoratrice di interni), dagli affreschi trecenteschi di Simone Martini nella resa delle viste di borghi fortificati a quelli quattrocenteschi e cinquecenteschi nei festoni di frutta e fiori, nelle cornucopie, nella resa prospettica delle architetture degli interni e negli abiti di dignitari, eleganti cortigiane spioni e ciambellani, accompagnati da corni decorati con bassorilievi che ritraggono episodi degni del portale di una cattedrale romanica. 

Quello creato dall’autodidatta degli stili pittorici e di decorazione Fratalocchi Ventura è un universo immaginifico di figure che traggono ispirazione dai bestiari medievali, dalle incisioni di Dürer, dalle fantasticherie meccaniche delle wunderkammer , dalle eteree figure femminili dipinte dal Botticelli in una luminosità diffusa come quella che popola le sue illustrazioni caleidoscopiche, ammantate da un’atmosfera densa di rimandi alla pittura del ‘400 e del ‘500; complici, in questo, la sua attività di pittrice di ritratti ed opere dal sapore classico ad olio, oltre che il suo apprendistato presso il pittore marchigiano Gianni Virgili e il famoso illustratore Mauro Evangelista, iniziato nel 2003. La qualità pittorica del suo lavoro di illustratrice e la sensibilità artistica che dimostra nell’accostamento dei colori, nell’armonia e nell’equilibrio delle sue composizioni di personaggi le sono valse il Primo Premio al IX Concorso Internazionale di Pittura e Grafica della Città di Sanremo.

L’incontro con Alberto Neri le ha permesso di dare libero sfogo alla sua immaginazione, capace di creare raffigurazioni nelle quali proliferano innumerevoli motivi simbolici che stimolano il lettore ad immaginare, non solo un’ipotetica contestualizzazione della storia, ma anche ulteriori riletture personali. 

Infatti, l’artista ha esposto in occasione di mostre personali e collettive in Italia e all’estero che le sono valse numerosi riconoscimenti, come il Primo Premio al III Concorso Internazionale di Pittura “Lorenzo Lotto” della Città di Monte San Giusto (Mc), nel 2000 e il Primo Premio all’VII Concorso Internazionale di Pittura “Città di Sanremo”, nel 2001. Ha, inoltre, collaborato e pubblicato le sue illustrazioni in volumi pubblicati dalle seguenti case editrici: Kul Don San Publishing co. (Corea del Sud), Pelican/Vivat (Kharkiv, Ucraina), Quarto Book (Londra), Scholastic (New York), Reader’s Digest (USA) e Edimas Libros s.a. (Madrid). 

 

Aiuta il FAI a preservare il Giardino Sonoro - Museo all'aperto di Pinuccio Sciola

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Sopra, alcune fotografie dell'artista nel suo parco monumentale, scattate da Daniele Colossi durante la sua visita, nel 2015

Visitare il Giardino Sonoro, nel parco monumentale dello scultore sardo Pinuccio Sciola, a San Sperate (CA), significa vivere una suggestione unica. Significa entrare nelle profondità primordiali dell'anima di questo artista unico che ci ha abbandonato nel 2016, lasciando un'impronta indelebile nella storia dell'arte contemporanea. 

Qui, in mezzo a pietre giganti che potrebbero essere state recapitate da Stonehenge, se non fosse per le incisioni perfette fatte dal Maestro, sembra di essere arrivati al centro della Terra. 

Il Museo all’aperto di Pinuccio Sciola è un orizzonte di pietre megalitiche pervaso dal profumo degli agrumi. Uno spazio artistico senza tempo, che mette d’accordo tutti i sensi, li amplifica, li contempla. Nel suo “incantato” Giardino le guide accompagnano i visitatori alla scoperta dei suoni diversi che riproducono materiali e lavorazioni differenti. Un modo di assaporare l’arte, uno spazio culturale in cui, con rispetto e creatività, si può persino partecipare e provare l’emozione di accarezzare l’elemento primo e scoprire il suono ancestrale rimasto rinchiuso all’interno della materia per millenni.

Per supportare il FAI nel preservare, proteggere e rendere fruibile questo luogo mistico di cultura e memoria dal valore inestimabile, vi invitiamo ad effettuare il vostro voto sul sito del FAI, alla voce Luoghi del Cuore:

www.fondoambiente.it

 

Il ritratto del Papa di Giorgio Tentolini entra nella collezione dei Musei Vaticani

 

Giorgio Tentolini ha realizzato, appositamente per Sua Santità, il ritratto di Papa Francesco; la figura del pontefice emerge, come di consueto, dalla sovrapposizione di intagli su strati di reti metalliche a maglia esagonale che creano le gradazioni di chiaroscuro. L'opera entrerà a far parte della prestigiosa collezione permanente dei Musei Vaticani. 
papa cinque papa francesco
papa one papa two
©Vatican Media - Servizio Fotografico Vaticano - source: www.photovat.com

 

Altre news che riguardano l'artista:
 
Giorgio Tentolini è stato segnalato nell'inserto del numero di novembre di Arte Mondadori
come artista sul quale investire.  
arte investimenti uno
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La MAG. Mediolanum Art Gallery inaugura la sede di Padova con un'accurata selezione dei nostri artisti

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La Banca Mediolanum ha scelto di avvalersi del team di artisti di fama nazionale ed internazionale e della comprovata esperienza nel settore dell'arte contemporanea della galleria Colossi Arte Contemporanea per selezionare le opere da esporre nella prima sede della MAG. Mediolanum Art Gallery a Padova, concretizzazione della vocazione artistica di questa importante istituzione e primo prezioso contenitore di una collezione destinata ad una continua espansione. 

L'inaugurazione degli spazi espositivi della MAG, in Piazzetta Bussolin, 21, è avvenuta con la mostra collettiva Tra Materia e Forma, organizzata da Daniele e Antonella Colossi i quali, per l'occasione, hanno effettuato un'accurata selezione di artisti contemporanei che rappresenta il culmine e il risultato di una meticolosa attività di selezione e ricerca, svolta grazie all’esperienza maturata da tre generazioni della famiglia Colossi: Angelo Brescianini, Luigi D’Alimonte, Marica Fasoli, Enzo Forese, Michael Gambino, Riccardo Gusmaroli, Mimmo Iacopino, Roberto Malquori, Elena Monzo, Luca Moscariello, Daniele Papuli, Francesca Pasquali, Sandi Renko, Leonardo Rota Gastaldi, Giorgio Tentolini, Andrea Viviani e Giorgia Zanuso. 

L’apertura di MAG rappresenta una tappa importante nella crescita di cui Banca Mediolanum è stata protagonista in questi ultimi anni a Padova. La nuova MAG riapre i suoi spazi, accanto ad una sede Mediolanum caratterizzata da una vocazione artistica assolutamente unica ed essa stessa prezioso contenitore di una imponente collezione d’Arte Contemporanea. MAG è destinata quindi a diventare un polo fondamentale per l’Arte Contemporanea a Padova, dove incontrare le opere tanto di artisti di fama internazionale, quanto di giovani talenti emergenti.

Un progetto ambizioso dedicato certamente agli appassionati dell’arte dei nostri giorni, a chi la considera sotto il profilo dell’investimento ma anche alla cittadinanza come nuovo tassello a quell’infinito mosaico che ogni città d’Arte costruisce, attraverso artisti e opere di periodi a volte lontanissimi tra loro, seguendo il filo invisibile della creatività.

Correda l’esposizione il catalogo della mostra curato da Guendalina Belli ed edito da Industrie Grafiche della Pacini Editore Srl.

Per maggiori informazioni:

Mediolanum Art Gallery

Piazzetta Bussolin 21 | Padova | 049 8800305

sotto, alcune foto in esclusiva dall'inagugurazione...

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Il Castello Aragonese di Ischia ospita la mostra personale di Daniele Papuli che mixa scultura e video

 

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Siamo lieti di annunciarvi che l'artista salentino Daniele Papuli è tornato ad esporre al Castello Aragonese di Ischia con la mostra personale Ule. Carte visionarie. Scultografie, installazioni video.

ULE è un racconto visionario attraverso la carta, l’acqua e l’inchiostro. Duecentottantacinque metri di carta leggera uso scontrino che l’artista Daniele Papuli ci fa guardare come la pellicola di un film. Un progetto che risale al 2009 con l’inchiostratura di 19 bobine ora selezionate e raccolte in sette titoli: ule, respiri, mondi, voli, viaggi, evanescenti, distanti. 
E’ una visione incantata di macchie, di aloni, di neri profondi, di ramificazioni, di osmosi lente che appartengono solo alla carta, materia elettiva dell’artista da oltre un ventennio. In un gioco continuo di pareidolia si associano forme e sbavature a qualcosa d’altro, come fa un bambino quando guarda le nuvole.
Un grande foglio di trenta metri si srotola dall’alto e si apre alla visione. E’ sia schermo della proiezione che scorre lenta per venticinque minuti da destra a sinistra che palcoscenico per un gruppo scultografico di materia cartacea. Le sculture si rivelano come forme arcaiche affioranti, estrapolate dal racconto, definite “Cuti”, che nel dialetto salentino significa di concrezione dura, fatte con carte di vario tipo indurite dalla stratificazione e dalla assorbenza del colore. Si vestono perciò di sfumature, di aloni, di segni e disegni e si fanno visionarie.
ULE è un’esperienza da compiere. Il suono o meglio i suoni che accompagnano la visione sono registrazioni eseguite con ampi fogli di carta, lamelle, strisce, veline o di grammatura più pesante, stropicciate, accartocciate, strappate come fa un rumorista che combina immagine e suono, in questo caso macchia e vibrazione.
Un progetto a più mani. Quelle dell’artista che affondano nella materia e ne scova anche le sonorità, quelle di Gianni De Rosa che pizzicano, saltellano e scorrono libere sulle corde tese della sua viola e quelle di Renato Ferrero che pazienti impaginano immagini, suoni, silenzi.
Un breve video, sempre proiettato su carta, introduce il visitatore al progetto. Si raccontano il lavorio, l’idea, gli incontri e lo sviluppo armonico di ULE, che nel salentino vuol dire voglia, desiderio insoddisfatto che riappare come macchia sulla pelle, ma anche vola, al singolare, come auspicio di leggerezza.

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Sopra, alcune foto dei gruppi scultorei denominati "Cuti", dure concrezioni cartacee intrise di inchiostro e colore che si inseriscono all'interno dell'installazione. 

Sotto, tre Frame del video Ule e alcuni scatti che ne raccontano il lavoro.

Le registrazioni sono state realizzate tra il 2017 e il 2018 nello studio di Renato Ferrero OPGFILMS a Milano.

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Marica Fasoli e Giorgio Tentolini finalisti del Premio Arteam Cup alla Fondazione Dino Zoli

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Giorgio Tentolini e Marica Fasoli sono stati selezionati tra i finalisti dell'Arteam Cup. Contemporary Art Prize.

Il concorso è giunto alla sua quarta edizione e presenta alla Fondazione Dino Zoli di Forlìdal 12 maggio al 16 giugno 2018, la mostra degli artisti finalisti, curata da Livia Savorelli e Matteo Galbiati.

L'esposizione sarà inaugurata sabato 12 maggio alle ore 18.00, negli spazi espositivi della Fondazione Dino Zoli, Viale Bologna n. 288, Forlì.

In ogni edizione, invariate le finalità: fornire, con la mostra dei finalisti, un'importante occasione di visibilità e confronto con location espositive sempre diverse; contribuire, attraverso i differenti premi ideati per ogni edizione, all'ingresso degli artisti nel circuito delle gallerie d'arte e nel mercato principale; far vivere esperienze formative importanti, come le residenze d'artista, i progetti speciali o curatoriali; creare ed incentivare interazioni e momenti di scambio tra gli artisti; mettere in moto un confronto attivo con il mondo dell'Impresa, legame rafforzato ulteriormente con l'edizione 2018 ospitata dalla Fondazione Dino Zoli, motore culturale delle attività imprenditoriali che fanno capo al Gruppo Dino Zoli, che offrirà due premi speciali: Premio acquisto Fondazione Dino Zoli e Premio speciale residenza Dino Zoli Group. La più grande ambizione di Arteam Cup è, infatti, quella di “fare rete”, tessendo legami importanti tra i vari operatori del sistema arte.

Una giuria professionale, composta da Matteo Bergamini (giornalista e critico d'arte, Direttore Responsabile Exibart), Gigliola Foschi (storica e critica della fotografia, membro del comitato di MIA Photo Fair), Matteo Galbiati (critico d'arte e docente, Direttore web Espoarte e membro interno di Arteam), Roberto Ratti (fondatore Traffic Gallery, Bergamo), Marta Santacatterina (giornalista pubblicista e dottore di ricerca in Storia dell'arte) e Livia Savorelli (Direttore Editoriale Espoarte), ha determinato la rosa dei 65 finalisti, tra i quali sarà individuato il vincitore assoluto, con il conferimento di ulteriori premi speciali, residenze e premi tecnici. 

La premiazione si terrà sabato 16 giugno, alle ore 18.00, presso la Fondazione Dino Zoli.

La Fondazione Dino Zoli nasce nel 2007 con l'obiettivo di divenire un punto di riferimento culturale nel territorio, proponendo un programma di esposizioni e iniziative per avvicinare il pubblico all'arte contemporanea e alla cultura, arricchendone la vita quotidiana. La cultura è, infatti, una chiave di lettura fondamentale per aiutare a comprendere meglio i cambiamenti che avvengono nelle nostre comunità e nel mondo. La Fondazione è un ente privato senza finalità di lucro. Impiega risorse finanziarie proprie per promuovere eventi culturali, educativi, scientifici con una particolare attenzione al territorio, alle giovani generazioni, al sociale e al rispetto dell'ambiente. Dopo due mostre importanti prodotte negli anni scorsi e un programma di incontri e attività, dal 2017 la Fondazione ha ripreso a pieno la propria attività culturale anche grazie all'ingresso di una nuova direttrice, Nadia Stefanel, che ha portato in Fondazione il know how e l'esperienza maturate durante il lungo percorso in ambito culturale e artistico come direttore del Correggio Art Home, dedicato ad Antonio Allegri, e la collaborazione con il Maestro Omar Galliani. La programmazione della Fondazione ha previsto una serie di progetti espositivi e incontri culturali a tema sociale, il primo dei quali è stato la mostra Touroperator. Diario di Vite dal Mare di Siciliacon sculture di Massimo Sansavini realizzate con il legno dei barconi dei migranti naufragati a Lampedusa, per proseguire con le tre installazioni (Made in Italy, Lost Home, Hebe vs Hebe) di Mustafa Sabbagh realizzate in concomitanza della sua grande mostra antologica realizzata ai Musei di San Domenico a Forlì. La Fondazione Dino Zoli ha presentato a febbraio la mostra fotografica L'albero del latte di Silvia Bigi, a cura di Francesca Lazzarini. L'esposizione ha aperto ufficialmente Who's next, un programma teso al sostegno e alla promozione della creatività giovanile fortemente voluto dallo stesso Dino Zoli.

Per maggiori informazioni:

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Orari di apertura della Fondazione:
da martedì a giovedì: 9.30-12.30
da venerdì a domenica: 9.30-12.30 / 16.30-19.30
lunedì: chiuso

Informazioni
Fondazione Dino Zoli
tel. +39 0543 755770
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.  | www.fondazionedinozoli.com

Organizzazione
Arteam Associazione Culturale
via Traversa dei Ceramisti, 8/bis – 17012 Albissola Marina (SV)
tel. +39 019 4500744
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.  | www.arteam.eu

Catalogo
Vanillaedizioni (www.vanillaedizioni.com)

Main Partners
CUBO Centro Unipol Bologna
Figli di Pinin Pero & C., Nizza Monferrato (AT)

Per maggiori informazioni, visita il sito www.arteam.eu

 

Giorgio Tentolini finalista del Premio Cairo 2018

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Giorgio Tentolini è stato selezionato tra i 20 finalisti del prestigioso Premio Cairo 2018 

Giunto alla sua XIX Edizione, il Premio Cairo si conferma come uno dei più autorevoli e attesi appuntamenti dell'arte contemporanea e, allo stesso tempo, ribadisce il suo ruolo di laboratorio e trampolino di lancio dei nuovi talenti italiani.

Le opere dell'artista sono state esposte al pubblico, per questa occasione, nelle sale del Palazzo Reale di Milano dal 16 al 21 ottobre. 

Clicca qui per visionare la versione in pdf dell'articolo, pubblicato su Arte Mondadori di settembre, che presenta i finalisti del Premio come le nuove promesse dell'arte contemporanea.

Clicca qui per leggere la versione in pdf dell'abstract dall'opuscolo allegato al numero di ottobre do Arte Mondadori 

Seguiteci...

Esclusiva intervista a Giorgio Bevignani al MOA. Museum of Modern Art di Atami, in Giappone

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Il 20 novembre 2017 Giorgio Bevignani ha registrato un’intervista con l’artista giapponese Kazumi Murose, dal titolo Dialogues in Paradise, nella prestigiosa cornice del Moa Museum of Art - MOA di Atami in Giappone, a cura di Silvia Zimmermann, Direttore esecutivo del Capitolo argentino del Club di Roma e docente di semiotica e filosofia presso l’Università di Buenos Aires. L’intervista metterà a confronto la tradizione artistica giapponese con quella occidentale che Giorgio Bevignani è stato chiamato a rappresentare per la sua produzione artistica. In questa occasione, un’opera di Giorgio Bevignani entrerà a far parte della collezione permanente del MOA.

Con la sua eccezionale produzione artistica, Giorgio Bevignani è stato selezionato dalla curatrice per incarnare questo brillante ruolo, che lo vede ancora una volta nei panni dell’“instancabile viaggiatore – come lo ha definito lo storico dell’arte Carlo Franza – pronto a cogliere le spinte e le sollecitazioni che gli arrivano dai contesti più diversi. E’ così che orchestra il suo fare arte, nell’operare e costruire ambienti, attraverso nuovi linguaggi così come espresso  dalle neoavanguardie”.

In questo senso, il lavoro di Bevignani sfugge da uno stile preciso, rinuncia a oggetti e ready-made, in un’evoluzione continua, sia da un punto di vista materiale che concettuale, che dà vita a nuove interazioni e profondità sempre diverse. Come scrive il critico d’arte Niccolò Moscatelli“non si ferma alla realtà, ma coglie lo spettro della luce primordiale che l’ha generata. Materializza gli atomi luminosi di una radiazione cosmica di fondo in particelle di materia sospesa, reinventando il linguaggio formale”. Così, l’artista installa le sue opere come vere e proprie irradiazioni, “architetture di luce, monumenti votati ad abitare un luogo, a occupare lo spazio vissuto dall’uomo. Non afferma qualcosa di autonomo, che quasi s’impone allo spazio, ma arricchisce il luogo che ospita l’installazione, fondendo in modo organico il progetto ad una storia preesistente”. A partire dai quadri che precedono l’installazione scultorea, Bevignani vuole tramandarci la verità della materia: un mondo atomico, dove emergono agglomerati cromatici e dove le parti si attirano e si addensano in ammassi, costellazioni, installazioni di grande fascino.

Questo geniale universo sarà approfondito e raccontato dall’artista in persona per la BBC il 20 novembre ad Atami, in uno degli scenari più suggestivi del panorama artistico giapponese.

L’evento

Giorgio Bevignani e Kazumi Murose saranno accolti presso il MOA dal direttore Yasu Saito e accompagnati in un tour esclusivo della collezione storica del suo fondatore Mokichi Okada, fra dipinti classici, pergamene, sculture, porcellane e lacche cinesi e giapponesi. Successivamente, i due saranno introdotti dal direttore e intervistati dalla curatrice Silvia Zimmermann nell’incontro Dialogues in Paradise, dove sarà approfondita la funzione svolta dai musei nel mondo moderno per gli artisti e dell’arte nei luoghi pubblici. Durante gli interventi, verranno anche proiettate le immagini delle opere dei due artisti, quali esempi straordinari realizzati, appunto, per musei o spazi pubblici. Il secondo topic dell’incontro riguarderà il tema dell’arte e della bellezza dove, partendo dalle opere classiche del MOA, si parlerà della nozione di bellezza e di come essa è contemplata nel lavoro dei due artisti. La conversazione proseguirà affrontando il focus dell’evento, che vede due artisti provenienti da culture diverse a confronto. Quali influenze coesistono fra loro? Il tema dell'influenza interculturale aprirà la strada per parlare della contemplazione e della sensibilità dell’artista, attraverso il racconto di Bevignani e di Murose e della loro straordinaria ricerca artistica.

Clicca qui per scaricare il comunicato stampa dell'evento  

Roberto Malquori. Pop time

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Roberto Malquori, James Bond, 2017, décollage su carta applicata su alluminio, 50 x 70 cm

 

Clicca qui per leggere l'articolo di Giampietro Guiotto pubblicato sul Bresciaoggi

 Clicca qui per leggere l'articolo di Bianca Martinelli pubblicato sul Giornale di Brescia

Clicca qui per leggere la recensione on-line pubblicata dal Wall Street International Magazine

 
 
Roberto Malquori (Castelfiorentino, Firenze, 1929) è uno degli esponenti della Pop Art italiana degli anni '60 che ha varcato i confini nazionali per aderire al Bauhaus Situazionista Scandinavo ed esporre in occasione di eventi come l'Alternative Documenta a Kassel nel 1972 o la mostra itinerante Drakabygget. Frihetens Verkstad. The Workshop of Freedom, svoltasi fra Svezia, Olanda e Danimarca e conclusasi a Göteborg nel 2001.
Anticipando sia il successo di Rauschenberg alla Biennale Veneziana del 1964 che la nascita del riporto fotografico su tela emulsionata della Mec-Art, già nel 1963, l'artista aveva ideato il suo personale linguaggio espressivo, caratterizzato dall'accostamento e dalla moltiplicazione di immagini sottilmente subliminali tratte dal panorama iconografico dei mass media, illustrazioni pubblicitarie estratte dai giornali con speciali solventi che, tramite l'assorbimento degli inchiostri, trattengono la loro roboante sensualità, talvolta la accentuano, sottraendole dal loro contesto originario per trasformarle in effimere icone di un mondo patinato. La loro vacuità viene rivelata in semi trasparenza solamente tramite il “medium” della carta o della tela sulle quali vengono trasferite: il risultato sono le sue Iconosfere, esposte per la prima volta nel 1964, in occasione della personale alla galleria L'Indiano di Firenze, due mesi prima della Biennale.
Il suo “décollage”, inteso nell'accezione di distacco dell'essenza dell'immagine da rotocalchi e manifesti, e diverso da ogni altra espressione artistica coeva, diventa un'operazione di ritorsione critica che si inserisce nella tradizione dell'esplorazione creativa e semantica del mondo mass-mediatico, in linea con le coeve 6sperimentazioni artistiche interdisciplinari più all'avanguardia, come quelle della Scuola di Pistoia: dal collage delle avanguardie storiche al décollage di Rotella e degli affichistes francesi, per arrivare al ludico rovesciamento delle immagini in segni nelle sperimentazioni della Poesia Visiva degli amici del Gruppo 70, come Eugenio Piccini e Lamberto Pignotti.
Nella sua arte, il décollage opera estrapolando analiticamente dati di realtà, come avviene nella poetica “predatoria” dei Nouveaux Réalistes, ma utilizzando gli stessi strumenti tecnologici e comunicativi della civiltà dei consumi: la ripetizione ossessiva, l'accumulo si trasformano, tramite il capovolgimento e l'affastellamento dei segni, in un caleidoscopio di associazioni oniriche che ingloba forme e motivi simbolici tratti dagli ambiti culturali più eterogenei, passati e futuribili, per creare ambienti momentanei della vita, improntati al culto dell'effimero e capaci di provocare nello spettatore, ancora al giorno d'oggi, il “détournement”, lo straniamento decantato dall'Arte Situazionista.
Malquori dà vita ad una sorta di “sinestesia culturale” dove arte, poesia, cinema, e pubblicità si fondono in un caleidoscopio di immagini. L'artista ha esposto al Centro per l'Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato (2007, 2010), il Museo della Permanente (2008) e il Museo Pecci (2013) di Milano, il Museo di Arte Moderna di Buenos Aires (2012), il Museum of Fine Arts di Koahsioung e il National Palace Museum di Taipei in Taiwan (2013), il Museo Novecento di Firenze (2015), il Mart di Rovereto (2015), la Fondazione Magnani Rocca di Mamiano di Traversetolo (Parma), nel 2016, e il Museo del Risorgimento di Torino, nel 2017.  
 
 

Luca Moscariello espone alla Galleria Civica d'Arte Contemporanea di Viadana (Mn)

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Sarà aperta al pubblico fino al 7 gennaio 2018 la mostra l’Erbario mancante di Giacomo Cossio e Luca Moscariello, a cura di Simona Gavioli presso il Museo Civico Mu.Vi di Viadana.

La galleria Civica Mu.Vi si trova all’interno di un palazzo costruito all’inizio del 900’, sede della ex Scuola Elementare e progettata dall’Ing. Guglielmo Decò. L’edificio bianco e austero riunisce all’interno diverse realtà tra le quali il Museo Civico Antonio Parazzi, la biblioteca, gli archivi storici, la Fondazione Daniele Ponchiroli e la Galleria Civica di Arte contemporanea. All’interno del Museo Civico A. Parazzi sono conservate 75 tavolette lignee dipinte da soffitto appartenenti a due differenti contesti: il nucleo più consistente, formato da circa 60 tavolette e risalente alla metà del XV secolo, decorava Palazzo Cavalcabò, mentre l’altro, di provenienza ignota, risalente approssimativamente al 1450-1475.

Per questa mostra gli artisti Giacomo Cossio e Luca Moscariello, entusiasti della scoperta delle tavolette da soffitto, hanno fatto dialogare il passato con il presente e hanno messo in luce quanto l’arte antica abbia influito, e continui ad influenzare, la contemporaneità, in un gioco di rimandi possibili e necessari.

“Quelle tavolette veicolavano messaggi, intrecciavano trame, parlavano un muto linguaggio di cui oggi sfugge la grammatica; in un mondo fatto quasi sempre di apparenza, concorrevano a esplicitare un progetto ideale di vita, più che l’effettivo vissuto dei committenti (1). Ai significati che le tavolette da soffitto tentavano di esplicare - un significato complesso, quasi inestricabile, che vedeva un chiaro richiamo al bestiario e alla faunistica padana; immagini per la memoria che ambivano al recupero di precise strategie culturali e parte delle conoscenze di un’epoca in cui fantasia, natura, superstizione, scienza e religione co-esistevano e si relazionavano con contesti lontani nel tempo (2) - mi è parso subito chiaro che potessero sommarsi i lavori di Luca Moscariello e Giacomo Cossio, arricchendoli e intrecciandoli con i loro personali erbari”.

Nelle opere di Luca Moscariello le piante sono come delle comparse, mentre in Giacomo Cossio hanno il ruolo di attrici.

La doppia mostra personale di Giacomo Cossio e Luca Moscariello, assume come titolo l’Erbario mancante e colma un gap che nelle tavolette da soffitto viene sottratto o meglio utilizzato come solo ornamento: gli elementi floreali sono infatti utilizzati per rafforzare il ruolo dei personaggi, spesso uomini, animali o figure allegoriche.

Nelle pitture di Luca Moscariello ci troviamo di fronte ad un teatro che tramite il colore e la sovrapposizione di oggetti,riesce a stabilire una specie di tracciato tra l’osservatore e la cosa osservata. Il caos che sta dentro al quadro è costituito da palle da gioco, ombrelloni da spiaggia, carta da parati e ancora da funi, appendiabiti e strutture presumibilmente di metallo che sorreggono drappi dalla rigidità improbabile. L’erbario è mancante, nelle opere di Luca, nel momento in cui da elementi senza vita nasce inaspettatamente un elemento vegetale afono e abbozzato che si palesa abbreviando lo scarto intercorso tra ciò che vediamo e ciò che non riusciamo a guardare. Qui, in questa anarchia visiva, in cui la presenza dell’uomo non è contemplata, gli oggetti e le piante si danno a guardare e ciò che vediamo potremmo pensarlo come un gioco di sguardi; è nel gioco degli sguardi che chi guarda dà senso, cioè attribuisce qualcosa di più della mera esistenza, così il guardato ammicca o restituisce lo sguardo allo spettatore rinviandogli di nuovo senso. In altre parole, (il) vedere o (il) guardare, nelle opere di Luca, si dà a partire da almeno due soggetti: L’Io e l’Altro.

Nelle opere di Giacomo Cossio, invece, l’erbario è mancante nell’attimo in cui si ridefiniscono nuove specie di flora, in cui l’elemento naturale rinasce seppure il soffocamento della vernice ne rallenti la crescita, è mancante nel senso di resilienza all’artificio. Nelle opere di Giacomo la rivisitazione della natura morta parte dall’inserimento di fiori secchi o sintetici e dall’assemblaggio di stampe fotografiche in cui si riproducono immagini di tronchetti della felicità e fiori di vario genere (3). Nella sceneggiatura dei quadri di Giacomo, il piacere estetico è reso più intenso dall’angoscia e dallo sgomento di fronte a ciò che rimane inconoscibile, dall’autopsia di ruderi e da quelle rovine sepolcrali che, contrariamente a ciò che si pensa,  riescono a ri-generare la vita: quella delle piante appunto. Un’architettura che vive la metamorfosi e diviene imperiosa Natura.

Note:

(1) Roberta Aglio | I soffitti di Viadana,  Storie di animali e iconografie lontane

 

(2) Ibidem

 

(3) Chiara Canali | Macchine + Piante = Riscostruire un mondo nuovo, da catalogo

 

 

L’erbario mancante | Giacomo Cossio – Luca Moscariello

a cura di Simona Gavioli

Inaugurazione: Sabato 18 Novembre, ore 16.30

Dal 18 novembre 2017 al 7 gennaio 2018

Orari di apertura al pubblico:

Da venerdì a domenica: dalle 16.00 alle 19.00

Per maggiori informazioni: cell. 347 4514370, oppure visita il sito: www.comune.viadana.mn.it

Galleria Civica d’arte contemporanea. Mu.Vi

Via Manzoni 4, Viadana (MN)

 

Marica Fasoli vincitrice dell'Open Call di Lefranc Bourgeois di Paratissima Torino

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Marica Fasoli è vincitrice dell'Open Call 100X100CADMIUMFREE | Painting the future, indetta da Lefranc Bourgeois, storica ditta francese produttrice di materiali ad uso artistico, in occasione della XIII Edizione della rassegna di rte moderna e contemporanea Paratissima Torino - Superstition.

L'artista è stata selezionata dalla giuria composta dall’artista Daniele Galliano, dalla direttrice artistica di Paratissima Francesca Canfora e dall’artista Guido D'Angelo (cit.) “...per il carattere articolato della ricerca e dei processi operativi, incentrati sulla pratica di costruzione e decostruzione della forma attraverso le piegature della carta e mutuate dalla tradizione dell’origami. Per l’accurata qualità della tecnica pittorica a olio. Il tutto sostenuto da una chiara visione e da un coerente impianto concettuale a sostegno dell’intero processo artistico.”

L’opera è stata realizzata con i nuovi colori a olio extra-fini di Lefranc Bourgeois con la selezione delle 8 tonalità prive di cadmio, che sottolinea l’attenzione rivolta dallo storico marchio francese verso le pratiche eco sostenibili e il rispetto della salute.

Per maggiori informazioni, visita il sito www.paratissima.it

Daniele Papuli segnalato sul magazine del Sole 24 Ore, sul volume Paper Play e The Friday Project

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Sul numero di ottobre del magazine di lifestyle del Sole 24 Ore, How to spend it, troverete un omaggio a come l'artista salentino Daniele Papuli sappia sfruttare le potenzialità strutturali della carta come materia scutorea ariosa e leggera...

Clicca qui per scaricare la versione in pdf dell'articolo

 

I "volumi lamellari" di Daniele Papuli sono stati segnalati sul volume Paper Play (Gingko Press, Berkeley, USA, pp. 216-219) tra le più pregevoli e innovative sperimentazioni artistiche a livello internazionale realizzate con la carta, grazie alla loro capacità di sfruttare il potenziale strutturale dello sfrido come materia scultorea.

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Le potenzialità metamorfiche della carta plasmata nelle installazioni di Daniele Papuli sono state recensite dallo speciale dedicato all'artista, pubblicato sul magazine specialistico The Friday Project, che gli ha dedicato anche la copertina del numero 7.

Clicca sull'immagine sottostante per leggere il pdf dell'articolo

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Il bresciano Bonomo Faita all'asta da Christie's a New York, accanto a Warhol, Calder e Burri

Le opere di Bonomo Faita sono state battute all'asta da Christie's a New York, accanto a quelle di maestri del calibro di Warhol, Calder, Richter, De Kooning, Burri e Paolini...per saperne di più, leggete l'articolo do Giovanna Capretti, pubblicato sul Giornale di Brescia di martedì 15 novembre...
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COLOSSI ARTE CONTEMPORANEA
Corsia del Gambero, 16 
25121 Brescia
Porto Gabriele Rosa, 6 - 25049 Iseo
 
tel. +39 030 3758583 
cell. +39 338 9528261
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Partita IVA 02650730985
 
orario di galleria: da martedì a sabato 10-12 / 15-19
domenica su appuntamento
lunedì chiuso

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