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Vernissage della mostra personale dedicata a Roberto Malquori dal titolo Pop time

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Roberto Malquori, U.S.A., 1967, décollage su carta intelata, 33 x 54,5 cm
 
Sabato 9 settembre, dalle ore 16.30, vi aspettiamo al vernissage
della mostra personale dedicata al maestro toscano Roberto Malquori dal titolo Pop time.
 
Roberto Malquori (Castelfiorentino, Firenze, 1929) è uno degli esponenti della Pop Art italiana degli anni '60 che ha varcato i confini nazionali per aderire al Bauhaus Situazionista Scandinavo ed esporre in occasione di eventi come l'Alternative Documenta a Kassel nel 1972 o la mostra itinerante Drakabygget. Frihetens Verkstad. The Workshop of Freedom, svoltasi fra Svezia, Olanda e Danimarca e conclusasi a Göteborg nel 2001.
Anticipando sia il successo di Rauschenberg alla Biennale Veneziana del 1964 che la nascita del riporto fotografico su tela emulsionata della Mec-Art, già nel 1963, l'artista aveva ideato il suo personale linguaggio espressivo, caratterizzato dall'accostamento e dalla moltiplicazione di immagini sottilmente subliminali tratte dal panorama iconografico dei mass media, illustrazioni pubblicitarie estratte dai giornali con speciali solventi che, tramite l'assorbimento degli inchiostri, trattengono la loro roboante sensualità, talvolta la accentuano, sottraendole dal loro contesto originario per trasformarle in effimere icone di un mondo patinato. La loro vacuità viene rivelata in semi trasparenza solamente tramite il “medium” della carta o della tela sulle quali vengono trasferite: il risultato sono le sue Iconosfere, esposte per la prima volta nel 1964, in occasione della personale alla galleria L'Indiano di Firenze, due mesi prima della Biennale.
Il suo “décollage”, inteso nell'accezione di distacco dell'essenza dell'immagine da rotocalchi e manifesti, e diverso da ogni altra espressione artistica coeva, diventa un'operazione di ritorsione critica che si inserisce nella tradizione dell'esplorazione creativa e semantica del mondo mass-mediatico, in linea con le coeve 6sperimentazioni artistiche interdisciplinari più all'avanguardia, come quelle della Scuola di Pistoia: dal collage delle avanguardie storiche al décollage di Rotella e degli affichistes francesi, per arrivare al ludico rovesciamento delle immagini in segni nelle sperimentazioni della Poesia Visiva degli amici del Gruppo 70, come Eugenio Piccini e Lamberto Pignotti.
Nella sua arte, il décollage opera estrapolando analiticamente dati di realtà, come avviene nella poetica “predatoria” dei Nouveaux Réalistes, ma utilizzando gli stessi strumenti tecnologici e comunicativi della civiltà dei consumi: la ripetizione ossessiva, l'accumulo si trasformano, tramite il capovolgimento e l'affastellamento dei segni, in un caleidoscopio di associazioni oniriche che ingloba forme e motivi simbolici tratti dagli ambiti culturali più eterogenei, passati e futuribili, per creare ambienti momentanei della vita, improntati al culto dell'effimero e capaci di provocare nello spettatore, ancora al giorno d'oggi, il “détournement”, lo straniamento decantato dall'Arte Situazionista.
Malquori dà vita ad una sorta di “sinestesia culturale” dove arte, poesia, cinema, e pubblicità si fondono in un caleidoscopio di immagini. L'artista ha esposto al Centro per l'Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato (2007, 2010), il Museo della Permanente (2008) e il Museo Pecci (2013) di Milano, il Museo di Arte Moderna di Buenos Aires (2012), il Museum of Fine Arts di Koahsioung e il National Palace Museum di Taipei in Taiwan (2013), il Museo Novecento di Firenze (2015), il Mart di Rovereto (2015), la Fondazione Magnani Rocca di Mamiano di Traversetolo (Parma), nel 2016, e il Museo del Risorgimento di Torino, nel 2017.  
 
 

Ladies and gentlemen...Andy Warhol

ladies andy

La mostra è stata segnalata, tra gli altri, da

Giornale di Brescia

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Bresciaoggi

bresciaoggi andy

Corriere della Sera

Artribune

Coolmag - Cool Art 

clicca qui per vedere le immagini delle opere

Sono passati ormai 30 anni dalla scomparsa di Andy Warhol (Pittsburg, 1928 – New York, 1987), icona assoluta della Pop Art, il più famoso e popolare artista del secolo scorso. La galleria Colossi Arte Contemporanea lo omaggia in questa ricorrenza esponendo le dieci serigrafie appartenenti al porfolio intitolato Ladies and Gentlemen, che raffigurano drag queens, travestiti, realizzato in 125 esemplari, stampati da Alexander Heinrici a New York ed editi da Luciano Anselmino, Milano, nel 1975, il periodo in cui Warhol, dopo avere messo a punto il procedimento della riproduzione serigrafica negli anni '60, si dedicò ai ritratti degli affascinanti divi del jet-set americano, anche su commissione, diventando il “pittore di corte” dello show business del quale era attivo partecipante, così come delle categorie sociali più emarginate dell'underground newyorkese. La cartella, eccezionalmente corredata dal colophon originale, è completa di tutti e dieci gli esemplari che riportano ognuno la numerazione della stessa: 96/125. Le serigrafie sono tutte pubblicate su Andy Warhol Prints. A Catalogue Raisonne, a cura di Jörg Schellmann.

Warhol è stato capace di tradurre il linguaggio comunicativo della società massmediatica in un procedimento estetico che sfrutta i mezzi di riproduzione meccanica della realtà, la fotografia scattatata con la sua inseparabile Polaroid in formato quadrato o le illustrazioni patinate dei rotocalchi, così come la stampa serigrafica, per restituircela sotto forma di proiezione immateriale, spersonalizzata su un supporto: i miti hollywoodiani dello star system come Marilyn Monroe o Elvis Presley del 1962, oppure icone della pubblicità come la bottoglia della Coca Cola, le Campbell's Soup Can o le scatole Brillo del 1964 vengono riprodotte con la serialità della produzione industriale; un procedimento che si riflette nell'organizzazione fordiana della sua Factory newyorkese o nella gestione della Andy Warhol Enterprises, e prende le distanze sia dall'astrazione gestuale, intesa come espressione della propria interiorità, dell'action painting di Pollock, che dall'immaginario Dada dell'object-trouvé (che in Warhol perde tutta la sua aurea di fascino e unicità per amalgamarsi nell'omologazione del consumismo) per riunire estetica dell'arte ed estetica della produzione industriale. Qui, la potenza evocativa dell'immagine passa attraverso la sua inflazione, assunta come metodo operativo ad imitazione della produzione di massa. Il nuovo ready-made adottato dall'artista è la roboante impaginazione testuale dei quotidiani nei suoi headlines works degli anni '50-'60, deprivandoli delle didascalie per palesare la loro ambigua corrispondenza con la realtà.

Allo stesso modo, il processo di riproduzione serigrafica di un'icona massmediatica, messo a punto negli anni '60, non riproduce le fattezze reali di una persona ma una trasfigurazione fantasmatica di un cliché, la sua proiezione impalpabile, disincarnata, uno stereotipo consunto che si protrae all'infinito nella riproduzione serigrafica delle stampe, metafora del proliferare e della moltiplicazione spregiudicata delle immagini persuasivamente occulte nell'immmaginario onirico suggerito dal sistema produttivo che, tramite messaggi subliminali, invita all'omologazione e alla cancellazione dell'individualità.

L'unico modo per salvarsi da questa spersonalizzazione, in un mondo di comportamenti standarizzati, sembra essere, secondo Andy Warhol, lo sdoppimento della personalità, l'omosessualità, l'esibizionismo, il travestimento e il mimetismo che ostentano i travestiti raffgurati nelle serigrafie dei Ladies and Gentlemen (1975) esposte in mostra. Il loro atteggiamento diventa metafora dello splendente superficialismo imposto dagli imperativi visivi di spettacolarità del sistema sociale ed economico. Questi scatti, realizzati negli anni '70, con la sua inseparabile Polaroid Big Shot, sono ritratti di emarginati, di eccentrici sconosciuti dell'underground newyorkese, minoranze intrappolate in un cliché che le spinge ai margini della vita comunitaria, così come gli indiani delle riserve, sopravvissuti al mito della frontiera, o i cowboy delle saghe hollywoodiane.

In una società tendente all'omologazione, dove qualunque immagine può essere estrapolata dal flusso inesauribile della comunicazione massmediatica per essere restituita come immagine onirica labile e già consumata, l'artista ritrae i divi del jet-set internazionale esattamente come i suoi Ladies and Gentlemen.

Nel loro seriale manifestarsi in molteplici varianti di colore, l'ingrandimento e la manipolazione di dettagli anatomici come il collo, il naso o le labbra, del trasferimento serigrafico, le immagini delle drag queens nere del night club The Gilden Grape della serie, scovate da Bob Colacello, editor della rivista “Interview”, fondata da Warhol nel 1969, simulano il meccanismo di sovraesposizione dei prodotti reclamizzati e delle notizie di cronaca e ripetono la logica commerciale dell'esposizione della merce proposte in tutte le loro varianti cromatiche. Sui loro volti, impressi nella diapositiva in acetato derivata dallo scatto, Warhol interviene con pesanti segni grafici, larghe campiture pure di colore acrilico, non materiche, dalla disposizione mai casuale, ma proveniente da un'ispirazione calcolata e automatica, derivata dalla sua esperienza di illustratore per riviste glam e patinate come Glamour, Vogue e Harper's Bazaar negli anni '50; l'accostamento e la sovrapposizione di queste chiazze di colore è simile ad un assemblage di ritagli incollati e accostati, che si esprimono nella vitalità di un'esplosione di colori che la stampa fonde in un'unica superficie, dove la fatua vitalità comunicativa dell'immagine si stempera. Le forme del ritaglio incollato giocano con quelle realistiche della fotografia, squilibrando i tratti anatomici delle figure, spesso in corrispondenza della bocca, degli occhi e dei capelli. Gli atteggiamenti dei personaggi tradiscono la loro volontà velleitaria di omologarsi al prototipo seduttivo della star ritratta in pose cinematografiche, stereotipate, ma aggressivamente impotenti, nonostante lo sforzo dei transessuali, e in forte contrasto con la disposizione formale delle macchie che l'artista si diverte a far esplodere in una vitalità cromatica; un dualismo ontologico tra forma e psicologia che si propone di risvegliare le nostre coscienze assueffatte dalla proliferazione delle immagini massmediatiche dei divi patinati dello star system.

Come dice Pier Paolo Pasolini in Andy Warhol. Ladies and Gentlemen, 1975:

“A una serie di macchie (ritagli colorati) la cui struttura è decisa aprioristicamente anche quando è parzialmente lasciata al caso, si oppone una serie di ritratti fotografici il cui significato è aprioristico e predeterminato.

Il messaggio di Warho per un intellettuale europeo è una unità schlerotica dell'universo, in cui l'unica libertà è quella dell'artista che, sostanzialmente disprezzandolo, gioca con esso.

La rappresentazione del mondo esclude ogni possibile dialettica. È, al tempo stesso, violentemente aggressiva e disperatamente impotente.

C'è, dunque, nella sua perversità di “gioco” crudele, astuto e insolente, una sostanziale, e incredibile, innocenza”

Il gioco della contraddizione tra apparenza e sostanza, il gioco dello sdoppiamento del sé...

Le serigrafie sono state esposte e pubblicate in:

Andy Warhol Prints. A Catalogue Raisonne 1962-1987, a cura di Frayda Feldman e Jörg Schellmann e Claudia Defendi, con testi critici di Henry Geldzahler e Roberta Bernstein, Abbeville Press, New Yotk, 1989. tav. 128-137

CHIARI&geniali. 8 percorsi nell'arte contemporanea, 10 marzo – 22 aprile 2007, catalogo della mostra presso Villa Mazzotti, Chiari (Bs), progetto e organizzazione a cura di Antonella e Daniele Colossi, ColorArt Edizioni, Brescia, pp. 77-81

Made in Warhol, 14 luglio – 25 novembre 2007, catalogo della mostra, a cura di Mirella Panepinto e Carlo Occhipinti, presso Villa Ponti, Arona (No), Areadigitale srl, Borgomanero (No), 2007, pp. 60-74

Andy Warhol. The Great American Dream. Opere grafiche 1956-1983, catalogo della mostra presso la Galerie Alm Tunnel e la BCEE. Banque et Caisse d'Epargne de l'Etat (Lussemburgo, 2 luglio – 25 agosto 1996) e l'Ulmer Museum di Ulm, Germania (1° settembre – 13 ottobre 1996), Mazzotta Editore, Milano, 1996, pp. 76-85

 

 

Daniele Papuli segnalato sul magazine del Sole 24 Ore, sul volume Paper Play e The Friday Project

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Sul numero di ottobre del magazine di lifestyle del Sole 24 Ore, How to spend it, troverete un omaggio a come l'artista salentino Daniele Papuli sappia sfruttare le potenzialità strutturali della carta come materia scutorea ariosa e leggera...

Clicca qui per scaricare la versione in pdf dell'articolo

 

I "volumi lamellari" di Daniele Papuli sono stati segnalati sul volume Paper Play (Gingko Press, Berkeley, USA, pp. 216-219) tra le più pregevoli e innovative sperimentazioni artistiche a livello internazionale realizzate con la carta, grazie alla loro capacità di sfruttare il potenziale strutturale dello sfrido come materia scultorea.

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ginko uno
 

Le potenzialità metamorfiche della carta plasmata nelle installazioni di Daniele Papuli sono state recensite dallo speciale dedicato all'artista, pubblicato sul magazine specialistico The Friday Project, che gli ha dedicato anche la copertina del numero 7.

Clicca sull'immagine sottostante per leggere il pdf dell'articolo

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Il bresciano Bonomo Faita all'asta da Christie's a New York, accanto a Warhol, Calder e Burri

Le opere di Bonomo Faita sono state battute all'asta da Christie's a New York, accanto a quelle di maestri del calibro di Warhol, Calder, Richter, De Kooning, Burri e Paolini...per saperne di più, leggete l'articolo do Giovanna Capretti, pubblicato sul Giornale di Brescia di martedì 15 novembre...
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Pinuccio Sciola, l'inventore delle Pietre sonore, riusciva a fare cantare le pietre

sciola suona

Il Maestro sardo riusciva ad estrarre, dalla loro coriacea corazza, la memoria ancestrale di antiche ere geologiche, l'esperienza esistenziale della loro formazione, la loro anima primordiale, tramite il diffondersi di un canto armonioso.

 

Clicca qui per leggere l'articolo dedicato a Pinuccio Sciola pubblicato sul Corriere della Sera di sabato 14 maggio 2016

 

Il numero 93 di Espoarte ha dedicato uno speciale al maestro di San Sperate

 

Clicca nell'immagine sotto per leggere l'articolo

cover espoarte

Allievo di maestri del calibro di Kokoscha, Minguzzi, Vedova e Marcuse, alla Sommerakademie di Salisburgo, già negli anni '60, ha frequentato, durante i suoi viaggi in Europa, Aligi Sassu, Giacomo Manzù, Fritz Wotruba e Henry Moore e, già in quegli anni, le sue opere sono state esposte in prestigiose istituzioni museali ed enti pubblici, sia in Italia che all'estero, come Palazzo Durini, Milano (1961), il Salón Ricard, Barcellona (1981), il Salón de la Asociación de Corresponsales Extranjeros en Mexico, Città del Messico (1981), in Piazza Santo Stefano a Bologna (1976) e presso Kirchhkeim Unter Teck, alla Galerie Kroger (1979).

Tornato a San Sperate dopo essere stato a Parigi, nel 1968, ottiene la cattedra di Scultura al Liceo Artistico di Cagliari e progetta di trasformare il suo paese, con l'entusiasta partecipazione dei suoi compaesani e di artisti locali, in “Paese-Museo”, un laboratorio dove sui muri delle case, completamente ritinteggiati di calce bianca, vengono dipinti dei murales e varie sculture vengono poste nelle piazze: un'operazione che, oltre ad incontrare il favore della critica internazionale, attira anche l'attenzione dell'UNESCO che lo invita, nel 1973, a recarsi in messico per un viaggio di studio, organizzato dall'allora Segretario Generale, D.M. Malagola; qui avviene l'incontro con il maestro dei murales David Alfaro Siqueiros, con il quale collabora nel cantiere del popoloso quartiere Tepito.

Nel 1976 ha destato lo scalpore del pubblico e della critica internazionale in occasione della Biennale di Venezia quando decide di riempire Piazza San Marco di tronchi di legno bruciacchiato che simulano corpi umani, le Canne e i Cadaveri, oppure lasciando scottare al caldo sole dell'estate sarda trenta bagnanti di terracotta, nude eroine post-nuragiche adagiate sulla sabbia del Poetto per essere accarazzate dalle onde.

Nel 1978 fonda nel suo paese natale, la Scuola Internazionale di Scultura e, nel 1980, espone all'Istituto Italiano di Cultura di Stoccarda.

Tra il 1983 e il 1987 le sue opere compaiono in un ciclo itinerante di mostre tenute nei principali musei ed enti pubblici della Germania, tra i quali il Wilhem-Lembruck-Museum di Duisburg.

Nei primi anni '80, una sua pietra viene posata come prima pietra del Parlamento Europeo vicino a Stoccarda, nel centro storico di Kirchheim Unter Teck.

Da allora lo sguardo della critica e del pubblico internazionale non ha mai smesso di seguire l'evoluzione della sua ricerca, volta a cercare nella pietra la memoria geologica dell'origine dell'universo, le sue infinite costellazioni, culminata, negli anni Novanta, con le Pietre Sonore, per le quali è famoso in tutto il mondo, e che aveva esposto, di recente, ad Artefiera Bologna, nel gennaio del 2016, ottenendo un grande successo di pubblico.

Nel 2003, a seguito della collaborazione con l'architetto Renzo Piano, un'imponente pietra sonora viene collocata nella Città della Musica di Roma.

Le sue pietre sono state esposte in importanti istituzioni e luoghi pubblici, sia in Italia che all'estero: alla Rotonda della Besana e in Piazza degli Affari a Milano, allo Spazio Thetis dell'Arsenale di Venezia, nella Piazza della Basilica Inferiore di Assisi, in occasione del concerto Il cantico delle Pietre, sul sagrato della Cappella degli Scrovegni di Padova, nella Villa Reale di Monza, oltre che nel Trianon Palace di Versailles, nel Parco del Centro Kunst Project di Bärndorf Bei Baden a Vienna, al Müvészet-Malom Szentendre di Budapest, nel Jardin du Luxembourg di Parigi, presso l'Istituto Italiano di Cultura di Madrid e lo Shangai Italian Center.

Il 27 aprile di quest'anno, la Basilica di San Pietro in Vincoli di Roma ha ospitato le sue pietre sonore, in occasione dell'incontro La voce della pietra, curato da Lorenzo Carrino, che ha permesso alle opere del maestro sardo di dialogare con il marmo “muto” del Mosé di Michelangelo. E tra i due Maestri della scultura esiste una sorta di affinità; se Michelangelo faceva emergere la figura umana, agitata da un moto vitale ed energico, che giace imprigionata in un blocco inerme di marmo, metafora della concezione neoplatonica dell'anima prigioniera della fisicità del corpo, allo stesso modo, Sciola ha reso eterea come una melodia una materia ruvida e aspra come la pietra naturale, tradizionalmente considerata muta, facendole emettere un canto, espressione dell'anima ancestrale racchiusa nelle sue millenarie stratificazioni.

“È come se avessi tremila anni....”, è una frase che Sciola amava spesso ripetere. L'artista sardo possedeva, infatti, una sensibilità millenaria, antica come i rivolgimenti tellurici della terra, come le sue ere geologiche, una dote innata, era una sorta di sciamano contemporaneo che viveva tra gli ulivi del suo giardino monumentale di San Sperate. Sciola sapeva far riemergere la “memoria litica” - dal greco λίθος (pietra) - sotto forma di un suono imponente e profondo, generato dalle cavità del basalto, della trachite, del granito, dell'arenaria e delle pietre vulcaniche...un canto che, ci auguriamo, lo accompagni anche lassù...

Giorgio Bevignani ci svela la sua poetica in un'esclusiva intervista trasmessa al Tg Rai

Un'esclusiva intervista all'artista bolognese Giorgio Bevignani è stata trasmessa al Tg Rai di venerdì 2 settembre. Circondato dal  meraviglioso scenario naturale della sua casa-atelier, immersa tra le colline di Castel San Pietro Terme (BO) e le conformazioni rocciose dei calanchi, l'artista ci svela come plasma materiali sintetici per simulare le conformazioni delle rocce metamorfiche e dei coralli in superfici mosse da onde plastiche, tattili e voluminose. Guardate il video...

 

 

 

Un'esclusiva intervista a Giorgio Tentolini pubblicata sul numero 92 Espoarte

 

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Siete tutti invitati a leggere l'esclusiva intervista a Giorgio Tentolini, curata da Kevin McManus, in occasione della quale l'artista ci apre le porte della sua abitazione e ci svela la profonda ricerca espressiva e la meticolosa perizia tecnica che si cela dietro la realizzazione delle sue affascinanti opere.

Seguiteci...

Clicca qui per leggere l'intervista

La personale di Ugo Celada al MAM di Gazoldo degli Ippoliti

ugo celada

La rassegna dedicata a Ugo Celada di Virgilio (Borgo Virgilio di Mantova, 1895 – Varese 1995) riprende il fil rouge di un approfondimento sull’artista che il MAM già anni addietro aveva intrapreso. Così oggi, accanto alle sei opere acquisite dal Museo, venti disegni inediti e trenta dipinti stupefacenti suggeriscono altre considerazioni e inedite letture critiche. Una buona motivazione per riproporre una nuova antologica deriva anche dalla contemporanea pubblicazione di uno snello volume, edito proprio in occasione della mostra, in cui si documenta la cospicua serie di opere: alcune già conosciute e messe a disposizione da collezionisti del pittore, molte altre invece, come i disegni, assolutamente non ancora note.

Originali ed efficaci risultano anche gli approfondimenti proposti nel saggio critico del direttore del MAM, Gianfranco Ferlisi, che ripercorre in un’ottica più aggiornata le vicende umane dell’artista, dall’alunnato con Giuseppe Marusi (1862-1945), a Mantova, sino all’apostolato con Cesare Tallone (1853-1919) a Brera, quando Celada sviluppò la sua precoce propensione per il realismo, oltre che per i temi privilegiati della sua pittura: il ritratto e la natura morta. La mostra si snoda lungo le suggestioni che accompagnano la sua prima partecipazione, nel 1920, alla Biennale di Venezia e poi alla XIV Edizione della stessa manifestazione, nel 1926, che lo impone definitivamente all’attenzione della critica.

Le opere esposte realizzano così un percorso di progressiva bellezza, articolato nell’incanto dei disegni e nel magico realismo della sua pittura: emergerà con evidenza la statura di uno sperimentatore sempre insoddisfatto, che, nel corso della sua lunga vita, sviluppò la ricerca in molte direzioni, partendo dalle tensioni restaurattrici del gruppo milanese Valori Plastici, dal post divisionismo al realismo novecentista e poi magico, per arrivare fino alla pittura oggettivista, sulla scia dei cosiddetti pittori Moderni della Realtà nel periodo che segue il secondo conflitto mondiale. Nonostante il successo di alcune mostre personali e la partecipazione a prestigiose rassegne di livello nazionale e internazionale, nel dopoguerra, Celada andrà incontro ad un progressivo isolamento, manifestando una sorta di insofferenza per tutto ciò che esula dalla pratica pittorica come capacità di rappresentazione. Su tali presupposti, nel 1959, presso la Galleria Cairola, presenta una sorta di manifesto di un gruppo di pittori che si definiscono Oggettivisti.

Nel 1985 il comune di Virgilio inaugura una galleria destinata ad accogliere i dipinti donati dall'artista alla sua terra d'origine, con un catalogo a cura di Flavio Caroli e Susanna Zanuso. Nel suo saggio critico Flavio Caroli, tra l'altro, scrive: «[...] Io non negherò che Celada cada talora in un verismo troppo meccanico e stereotipato. Ma quando penso alla misteriosa complessità del suo lunghissimo percorso; quando penso ai segreti baratti con la cultura degli anni Venti o Trenta, in un tempo in cui la pittura italiana fu importante per tutta l'Europa; quando penso che Celada supera in qualità tutti i suoi potenziali, valorizzatissimi emuli tedeschi e francesi […]concludo che il nostro artista merita di essere studiato e apprezzato come si fa di tanti grandi e piccoli maestri del passato. Perché di loro è spesso più profondo; più segnato dai crismi della vocazione; più smagliante [...]».

Emergerà con chiarezza, in tutte le opere scelte, l’interesse per il dato costruttivo e formale delle figure, inserite sempre in un’ambientazione straniante, in cui una sorta di messa in scena teatrale dichiara l’abilità della finzione pittorica. È quanto attestano nudi studiatissimi o, spesso, più quotidiani ritratti di personaggi, immersi in scenari immobili e incantati, e ancora nature morte dai maliziosi ed ingannevoli giochi pittorici, trompe-l’oeil illusionistici e animati dalla grazia di trovate prospettiche, di ombre inedite e di luci taglienti e gelide. E alla fine apparirà in tutta la sua completezza l’artista segreto, un poeta dell’artificio pittorico, la cui opera assunse, nella prima metà del Novecento, una dimensione assolutamente sovralocale, un artista troppo spesso, negli anni più recenti, sottovalutato o addirittura dimenticato, un Celada da conoscere finalmente a fondo, da riscoprire e da ammirare in tutto il suo geniale virtuosismo. Abilissimo disegnatore, capace anche di servirsi con maestria dell'obiettivo fotografico, Celada sa esprimersi anche nella direzione del dipinto di genere e in quella della raccolta riflessione in studio, alla ricerca della precisione nella resa realistica del colore e dei contorni delle figure. 

UGO CELADA DA VIRGILIO 1895-1995. L’INCANTO DEL DISEGNO, LA MAGIA DELLA PITTURA

a cura di Gianfranco Ferlisi

MAM – Museo d’Arte Moderna dell’Alto Mantovano Gazoldo degli Ippoliti (MN) - via Marconi, 126 - 46040 Gazoldo degli Ippoliti (MN)

dal 21 maggio al 26 giugno 2016

ingresso gratuito

Orari della mostra:

dalle 9:00 alle 12:00, dal lunedì al sabato  
dalle 16:00 alle 19:00, sabato e domenica
Sono possibili visite su appuntamento con preavviso
(0376/657141 - interno 6 - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. )

Informazioni:


tel. 0376/657141 interno 6
Comune di Gazoldo degli Ippoliti (MN)
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
www.turismo.mantova.it
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. - Tel. 0376 432432

UGO CELADA DA VIRGILIO 1895-1995 L’INCANTO DEL DISEGNO, LA MAGIA DELLA PITTURA a cura di Gianfranco Ferlisi MAM – Museo d’Arte Moderna dell’Alto Mantovano Gazoldo degli Ippoliti (MN) dal 21 maggio al 26 giugno 2016 inaugurazione sabato 21 maggio alle ore 18,00 ingresso gratuito

Fonte: http://www.mantovanotizie.com/mostre/20160511-ugo-celada-mostra-gazoldo-2016.php

La rassegna dedicata a Ugo Celada di Virgilio (Borgo Virgilio di Mantova, 1895 – Varese 1995) – come sottolinea Nicola Leoni (Sindaco di Gazoldo degli Ippoliti) riprende il fil rouge di un approfondimento sull’artista che il Mam già anni addietro aveva intrapreso. Così oggi, accanto alle sei opere acquisite dal Museo, venti disegni inediti e trenta dipinti stupefacenti suggeriscono altre considerazioni e inedite letture critiche. E una buona motivazione per riproporre una nuova antologica deriva anche dalla contemporanea pubblicazione di uno snello volume, edito proprio in occasione della mostra (casa editrice il Rio di Mantova), in cui si documenta la cospicua serie di opere: alcune già conosciute e messe a disposizione da collezionisti del pittore, molte altre invece, come i disegni, assolutamente non ancora note. Originali ed efficaci risultano anche gli approfondimenti proposti nel saggio critico del direttore del Mam, Gianfranco Ferlisi, che ripercorre in un’ottica più aggiornata le vicende umane dell’artista, dall’alunnato con Giuseppe Marusi (1862-1945), a Mantova, sino all’apostolato con Cesare Tallone (1853 – 1919) a Brera, quando Celada sviluppò la sua precoce propensione per il realismo. La mostra si snoda lungo le suggestioni che accompagnano la sua prima partecipazione, nel 1920, alla Biennale di Venezia e poi alla XIV edizione della stessa manifestazione, nel 1926, che lo impone definitivamente all’attenzione della critica. Le opere esposte realizzano così un percorso di progressiva bellezza, articolato nell’incanto dei disegni e nel magico realismo della pittura: emergerà con evidenza la statura di uno sperimentatore sempre insoddisfatto, che, nel corso della sua lunga vita, sviluppò la ricerca in molte direzioni, dal post divisionismo al realismo novecentista e poi magico, fino alla pittura oggettivista, sulla scia dei cosiddetti pittori Moderni della Realtà. Emergerà con chiarezza, in tutte le opere scelte, l’interesse per il dato costruttivo e formale delle figure, inserite sempre in un’ambientazione straniante, in cui una sorta di messa in scena teatrale dichiara l’abilità della finzione pittorica. È quanto attestano nudi studiatissimi o, spesso, più quotidiani ritratti di personaggi, immersi in scenari immobili e incantati, e ancora nature morte dai maliziosi ed ingannevoli giochi pittorici, trompe-l’oeil illusionistici e animati dalla grazia di trovate prospettiche, di ombre inedite e di luci taglienti e gelide. E alla fine apparirà in tutta la sua completezza l’artista segreto, un poeta dell’artificio pittorico, la cui opera assunse, nella prima metà del Novecento, una dimensione assolutamente sovralocale, un artista troppo spesso, negli anni più recenti, sottovalutato o addirittura dimenticato, un Celada da conoscere finalmente a fondo, da riscoprire e da ammirare in tutto il suo geniale virtuosismo.

Fonte: http://www.mantovanotizie.com/mostre/20160511-ugo-celada-mostra-gazoldo-2016.php
La rassegna dedicata a Ugo Celada di Virgilio (Borgo Virgilio di Mantova, 1895 – Varese 1995) – come sottolinea Nicola Leoni (Sindaco di Gazoldo degli Ippoliti) riprende il fil rouge di un approfondimento sull’artista che il Mam già anni addietro aveva intrapreso. Così oggi, accanto alle sei opere acquisite dal Museo, venti disegni inediti e trenta dipinti stupefacenti suggeriscono altre considerazioni e inedite letture critiche. E una buona motivazione per riproporre una nuova antologica deriva anche dalla contemporanea pubblicazione di uno snello volume, edito proprio in occasione della mostra (casa editrice il Rio di Mantova), in cui si documenta la cospicua serie di opere: alcune già conosciute e messe a disposizione da collezionisti del pittore, molte altre invece, come i disegni, assolutamente non ancora note. Originali ed efficaci risultano anche gli approfondimenti proposti nel saggio critico del direttore del Mam, Gianfranco Ferlisi, che ripercorre in un’ottica più aggiornata le vicende umane dell’artista, dall’alunnato con Giuseppe Marusi (1862-1945), a Mantova, sino all’apostolato con Cesare Tallone (1853 – 1919) a Brera, quando Celada sviluppò la sua precoce propensione per il realismo. La mostra si snoda lungo le suggestioni che accompagnano la sua prima partecipazione, nel 1920, alla Biennale di Venezia e poi alla XIV edizione della stessa manifestazione, nel 1926, che lo impone definitivamente all’attenzione della critica. Le opere esposte realizzano così un percorso di progressiva bellezza, articolato nell’incanto dei disegni e nel magico realismo della pittura: emergerà con evidenza la statura di uno sperimentatore sempre insoddisfatto, che, nel corso della sua lunga vita, sviluppò la ricerca in molte direzioni, dal post divisionismo al realismo novecentista e poi magico, fino alla pittura oggettivista, sulla scia dei cosiddetti pittori Moderni della Realtà. Emergerà con chiarezza, in tutte le opere scelte, l’interesse per il dato costruttivo e formale delle figure, inserite sempre in un’ambientazione straniante, in cui una sorta di messa in scena teatrale dichiara l’abilità della finzione pittorica. È quanto attestano nudi studiatissimi o, spesso, più quotidiani ritratti di personaggi, immersi in scenari immobili e incantati, e ancora nature morte dai maliziosi ed ingannevoli giochi pittorici, trompe-l’oeil illusionistici e animati dalla grazia di trovate prospettiche, di ombre inedite e di luci taglienti e gelide. E alla fine apparirà in tutta la sua completezza l’artista segreto, un poeta dell’artificio pittorico, la cui opera assunse, nella prima metà del Novecento, una dimensione assolutamente sovralocale, un artista troppo spesso, negli anni più recenti, sottovalutato o addirittura dimenticato, un Celada da conoscere finalmente a fondo, da riscoprire e da ammirare in tutto il suo geniale virtuosismo.

Fonte: http://www.mantovanotizie.com/mostre/20160511-ugo-celada-mostra-gazoldo-2016.php

Ugo Celada da Virgilio 1895-1995. Mostra a Gazoldo degli Ippoliti 21 maggio – 26 giugno 2016 UGO CELADA DA VIRGILIO 1895-1995 L’INCANTO DEL DISEGNO, LA MAGIA DELLA PITTURA a cura di Gianfranco Ferlisi MAM – Museo d’Arte Moderna dell’Alto Mantovano Gazoldo degli Ippoliti (MN) dal 21 maggio al 26 giugno 2016 inaugurazione sabato 21 maggio alle ore 18,00 ingresso gratuito Ugo Celada Lo Studio, olio su tela 1947 Ugo Celada Lo Studio, olio su tela (1947) La rassegna dedicata a Ugo Celada di Virgilio (Borgo Virgilio di Mantova, 1895 – Varese 1995) – come sottolinea Nicola Leoni (Sindaco di Gazoldo degli Ippoliti) riprende il fil rouge di un approfondimento sull’artista che il Mam già anni addietro aveva intrapreso. Così oggi, accanto alle sei opere acquisite dal Museo, venti disegni inediti e trenta dipinti stupefacenti suggeriscono altre considerazioni e inedite letture critiche. E una buona motivazione per riproporre una nuova antologica deriva anche dalla contemporanea pubblicazione di uno snello volume, edito proprio in occasione della mostra (casa editrice il Rio di Mantova), in cui si documenta la cospicua serie di opere: alcune già conosciute e messe a disposizione da collezionisti del pittore, molte altre invece, come i disegni, assolutamente non ancora note. Originali ed efficaci risultano anche gli approfondimenti proposti nel saggio critico del direttore del Mam, Gianfranco Ferlisi, che ripercorre in un’ottica più aggiornata le vicende umane dell’artista, dall’alunnato con Giuseppe Marusi (1862-1945), a Mantova, sino all’apostolato con Cesare Tallone (1853 – 1919) a Brera, quando Celada sviluppò la sua precoce propensione per il realismo. La mostra si snoda lungo le suggestioni che accompagnano la sua prima partecipazione, nel 1920, alla Biennale di Venezia e poi alla XIV edizione della stessa manifestazione, nel 1926, che lo impone definitivamente all’attenzione della critica. Le opere esposte realizzano così un percorso di progressiva bellezza, articolato nell’incanto dei disegni e nel magico realismo della pittura: emergerà con evidenza la statura di uno sperimentatore sempre insoddisfatto, che, nel corso della sua lunga vita, sviluppò la ricerca in molte direzioni, dal post divisionismo al realismo novecentista e poi magico, fino alla pittura oggettivista, sulla scia dei cosiddetti pittori Moderni della Realtà. Emergerà con chiarezza, in tutte le opere scelte, l’interesse per il dato costruttivo e formale delle figure, inserite sempre in un’ambientazione straniante, in cui una sorta di messa in scena teatrale dichiara l’abilità della finzione pittorica. È quanto attestano nudi studiatissimi o, spesso, più quotidiani ritratti di personaggi, immersi in scenari immobili e incantati, e ancora nature morte dai maliziosi ed ingannevoli giochi pittorici, trompe-l’oeil illusionistici e animati dalla grazia di trovate prospettiche, di ombre inedite e di luci taglienti e gelide. E alla fine apparirà in tutta la sua completezza l’artista segreto, un poeta dell’artificio pittorico, la cui opera assunse, nella prima metà del Novecento, una dimensione assolutamente sovralocale, un artista troppo spesso, negli anni più recenti, sottovalutato o addirittura dimenticato, un Celada da conoscere finalmente a fondo, da riscoprire e da ammirare in tutto il suo geniale virtuosismo. Dove Museo d’Arte Moderna dell’Alto Mantovano Via Marconi, 126 46040 Gazoldo degli Ippoliti (MN) Quando Dal 21 maggio al 26 giugno 2016 inaugurazione sabato 21 maggio alle ore 18,00 Orari: 9,00/12,00 dal lunedì al sabato Sabato e domenica 16,00/19,00 Sono possibili visite su appuntamento con preavviso (0376/657141 – Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. )

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Ugo Celada da Virgilio 1895-1995. Mostra a Gazoldo degli Ippoliti 21 maggio – 26 giugno 2016 UGO CELADA DA VIRGILIO 1895-1995 L’INCANTO DEL DISEGNO, LA MAGIA DELLA PITTURA a cura di Gianfranco Ferlisi MAM – Museo d’Arte Moderna dell’Alto Mantovano Gazoldo degli Ippoliti (MN) dal 21 maggio al 26 giugno 2016 inaugurazione sabato 21 maggio alle ore 18,00 ingresso gratuito Ugo Celada Lo Studio, olio su tela 1947 Ugo Celada Lo Studio, olio su tela (1947) La rassegna dedicata a Ugo Celada di Virgilio (Borgo Virgilio di Mantova, 1895 – Varese 1995) – come sottolinea Nicola Leoni (Sindaco di Gazoldo degli Ippoliti) riprende il fil rouge di un approfondimento sull’artista che il Mam già anni addietro aveva intrapreso. Così oggi, accanto alle sei opere acquisite dal Museo, venti disegni inediti e trenta dipinti stupefacenti suggeriscono altre considerazioni e inedite letture critiche. E una buona motivazione per riproporre una nuova antologica deriva anche dalla contemporanea pubblicazione di uno snello volume, edito proprio in occasione della mostra (casa editrice il Rio di Mantova), in cui si documenta la cospicua serie di opere: alcune già conosciute e messe a disposizione da collezionisti del pittore, molte altre invece, come i disegni, assolutamente non ancora note. Originali ed efficaci risultano anche gli approfondimenti proposti nel saggio critico del direttore del Mam, Gianfranco Ferlisi, che ripercorre in un’ottica più aggiornata le vicende umane dell’artista, dall’alunnato con Giuseppe Marusi (1862-1945), a Mantova, sino all’apostolato con Cesare Tallone (1853 – 1919) a Brera, quando Celada sviluppò la sua precoce propensione per il realismo. La mostra si snoda lungo le suggestioni che accompagnano la sua prima partecipazione, nel 1920, alla Biennale di Venezia e poi alla XIV edizione della stessa manifestazione, nel 1926, che lo impone definitivamente all’attenzione della critica. Le opere esposte realizzano così un percorso di progressiva bellezza, articolato nell’incanto dei disegni e nel magico realismo della pittura: emergerà con evidenza la statura di uno sperimentatore sempre insoddisfatto, che, nel corso della sua lunga vita, sviluppò la ricerca in molte direzioni, dal post divisionismo al realismo novecentista e poi magico, fino alla pittura oggettivista, sulla scia dei cosiddetti pittori Moderni della Realtà. Emergerà con chiarezza, in tutte le opere scelte, l’interesse per il dato costruttivo e formale delle figure, inserite sempre in un’ambientazione straniante, in cui una sorta di messa in scena teatrale dichiara l’abilità della finzione pittorica. È quanto attestano nudi studiatissimi o, spesso, più quotidiani ritratti di personaggi, immersi in scenari immobili e incantati, e ancora nature morte dai maliziosi ed ingannevoli giochi pittorici, trompe-l’oeil illusionistici e animati dalla grazia di trovate prospettiche, di ombre inedite e di luci taglienti e gelide. E alla fine apparirà in tutta la sua completezza l’artista segreto, un poeta dell’artificio pittorico, la cui opera assunse, nella prima metà del Novecento, una dimensione assolutamente sovralocale, un artista troppo spesso, negli anni più recenti, sottovalutato o addirittura dimenticato, un Celada da conoscere finalmente a fondo, da riscoprire e da ammirare in tutto il suo geniale virtuosismo. Dove Museo d’Arte Moderna dell’Alto Mantovano Via Marconi, 126 46040 Gazoldo degli Ippoliti (MN) Quando Dal 21 maggio al 26 giugno 2016 inaugurazione sabato 21 maggio alle ore 18,00 Orari: 9,00/12,00 dal lunedì al sabato Sabato e domenica 16,00/19,00 Sono possibili visite su appuntamento con preavviso (0376/657141 – Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. )

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Il "Bigino" di Stefano Bombardieri disponibile in tiratura limitata, in esclusiva per voi

biginoIl "Bigino" di Stefano Bombardieri, realizzato in una tiratura limitata di 99 esemplari, è disponibile in esclusiva per voi.

L'opera, alta 40 cm, riproduce in miniatura la famosa statua del cosiddetto "Bigio" di Arturo Dazzi, il maestoso colosso in marmo, alto più di 7 metri, collocato in Piazza della Vittoria, nel cuore del centro storico di Brescia, nel 1932 e poi rimosso nell'immediato dopoguerra in quanto identificato come simbolo degli ideali fascisti.

Ogni esemplare dell'opera di Bombardieri verrà accompagnato dal suo "bigino", un libretto esplicativo che contiene alcuni cenni per una ricostruzione storica delle travagliate vicende del "Bigio", arrichito da immagini di rare fotografie d'epoca e interessanti aneddoti sulla sua storia dal dopoguerra ai giorni nostri.

L'iniziativa è stata recensita, tra gli altri, dal Giornale di Brescia, che ha segnalato anche la presentazione dell'opera - clicca qui per leggere l'articolo.

È visitabile on line il nuovo sito dell'Associazione Culturale "Gianni Bertini" di Milano

assoc bertini

 

È visitabile sul web il nuovo sito dell'Associazione Culturale "Gianni Bertini" di Milano con ampie e ricche sezioni dedicate sia alle pubblicazioni illustrate, alle scenografie per spettacoli teatrali e film, alle collaborazioni con riviste letterarie e artistiche, che alle monografie dedicate al grande artista toscano. Inoltre, è possibile consultare approfondite sezioni dedicate all'antologia critica sulla sua opera, ai Musei che ospitano le opere del Maestro in tutto il mondo, oltre che una biografia accuratamente scandita nei periodi di sperimentazione dei vari linguaggi artistici, dall'astrattismo al MAC alla pittura informale, dalla Mec-Art alla Pittura Digitale, che rende giustizia alla varietà delle correnti artistiche alle quali Bertini si è accostato nel corso del suo lungo percorso.

Per ulteriori informazioni, visitate il sito www.associazionegiannibertini.com

 

Franco Gervasio espone alla Casa del Mantegna per la personale The Soul of The Landscapes

land bassa

The Soul of the Landscapes. How will be the future? è il titolo della personale, a cura di Gianmarco Puntelli, dedicata a Franco Gervasio che potete visitare nei prestigiosi spazi della Casa del Mantegna di Mantova fino al 31 settembre.

La mostra vede esposte non solo le opere pittoriche dell'artista, ma anche i Lightland che rappresentano l'approdo più recente del suo eclettico percorso creativo, composto da un "intreccio", "un poetico e ricchissimo mosaico di sguardi, di riflessioni, di fotografie di paesaggio e di luci"; un percorso solo in parte incentrato sul teatro (Gervasio è laureato con lode in regia al DAMS di Bologna) che vede sconfinamenti anche negli ambiti dell'opera lirica, della pittura e della fotografia, suoi primi e approfonditi indirizzi di studio. Gervasio ha vissuto a Parigi e lavorato ed esposto a Milano, New York, Dubai, Istanbul, Berlino, Shanghai, Copenhagen, Tokio, Basilea, Miami. I Lightland, sculture di luce realizzate modellando e assemblando tubi di neon, sono la diretta derivazione di impressioni di paesaggio urbano colte durante i suoi viaggi, la riduzione formale e simbolica delle scie luminose lasciate dalle auto in corsa. Come sostiene il Prof. Gianmarco Puntelli, curatore della mostra: "...così (Gervasio) presenta a tutti noi il suo mosaico di esperienze vissute e accumulate tramite immagini raffinatissime, frutto di una profonda cultura letteraria" (cit. dal catalogo della mostra).

"Franco Gervasio è un artista nell'anima e un creativo per vocazione, infatti - spiega Puntelli - quando si reca in Oriente, negli Stati Uniti, o in altri paesi europei, è uno straordinario osservatore della realtà naturale e umana che lo circonda. E' formidabile nel cogliere lo spirito di ciò che osserva, dai colori agli ambienti, dalle emozioni e alle idee stesse che lui stesso trasforma in un linguaggio artistico di puro colore, di foto ricche di storia personale che diventano progetti conclusivi di uno schema generativo spontaneo ed onesto. Ottimo pittore, artista concettuale, scrittore, in lui rivive la forma di quegli artisti che in passato riempivano il quotidiano di una sostanza magica".

Per maggiori informazioni, visita il sito www.casadelmantegna.it

Omar Hassan e Francesca Pasquali finalisti della 16° Edizione del prestigioso Premio Cairo

Omar Hassan (Milano, 1987) e Francesca Pasquali (Bologna, 1980) sono stati selezionati dalla Redazione di Arte, mensile dell'Editoriale Giorgio Mondadori-Cairo Editore, tra i finalisti della XVI Edizione del prestigioso Premio Cairo, che ogni anno, dal 2000, seleziona venti artisti italiani under 40 tra i più autorevoli nel panorama dell'arte contemporanea, confermandosi come ambita vetrina di talenti.
omar pasquali
   
premio cairo

Leggi lo speciale dedicato alla galleria sul numero della rivista Barche di aprile 2015

Eccovi l'articolo dedicato alla galleria e alla sua storia a cura di Camilla Bianchi pubblicato sul numero di aprile 2015 di Barche, rivista mensile internazionale dedicata al mondo della nautica, in occasione della personale di Luca Moscariello.

barche

Scarica la versione in formato PDF

 

I fumogeni di Filippo Minelli approdano a Parigi e a Bruges tra arte e musica

Le immagini dei fumogeni della fortunata serie Silence/Shape di Filippo Minelli approdano a Bruges e a Parigi, dopo essere stati esposti inimportanti spazi espositivi in Italia e all'estero, come la Fondatiòn Loewe di Madrid nel 2014. L'immagine della performance composta da una nebulosa verde che si espande sulla superficie di un lago dell'artista bresciano è stata selezionata dalla direzione dell'Opéra National di Parigi per illustrare la Platée, opera buffa del compositore francese Jean-Philippe Rameau, in programma al Palais Garnier dal 7 settembre all'8 ottobre 2015. Ma non è finita qui. Le immagini di tre opere della serie Silence/Shapes sono state scelte per accompagnare Rumoer!, festival musicale d'avanguardia che si svolge presso il Concertgebouw, centro internazionale di musica e arti performative di Bruges, in Belgio.

Leggi l'articolo di Bianca Martinelli pubblicato sul Giornale di Brescia di martedì 7 aprile:

minelli

Massimo Caccia si racconta in un'esclusiva intervista per Espoarte #87 di gennaio

L'artista Massimo Caccia ci svela i segreti della sua arte nell'intervista a cura Livia Savorelli dal titolo

Animal jumping.Tra quadri e pagine illustrate pubblicata sul Espoarte#87 di gennaio 2015.

Per leggere il pdf dell'articolo, clicca qui

Leggi l'esclusiva intervista all'artista Michael Gambino pubblicata sul Wall Street International

ritratto

Le farfalle come rappresentazione dell'anima

a cura di Mariateresa Cerretelli

L’artista italo-americano Michael Gambino ricostruisce la geografia del mondo con le sue piccole farfalle di carta multicolore, simbolo del concatenamento dei fatti che avvengono sul nostro pianeta, della globalità delle dinamiche che li governano. Con i fiori, le farfalle sono una delle più belle creature della terra, simbolo di libertà, rappresentano l'aspirazione umana al volo.

Il tuo pennello sono farfalle leggerissime e delicate. Perché le farfalle sono l’ispirazione principale della tua arte?

Premetto che sono un amante della natura e degli animali in genere, e ho studiato chimica e biologia. Mi affascinano in particolare le creature piccole che possono sembrare insignificanti, ma che in realtà non lo sono, perché ogni creatura anche la più piccola è importante per l’ecosistema del pianeta. Le farfalle in particolare sono una delle creature più belle, ve ne sono tantissime specie differenti di tantissime combinazioni di colori, e quindi sono l’ideale per comporre i miei lavori. In più sono già delle opere d’arte, infatti decontestualizzate, le loro ali possono diventare delle opere astratte.

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Espoarte #88 dedica un articolo all'affascinante poetica di Michael Gambino

Su Espoarte #88 (a. XVI - N. 2) potete leggere l'articolo scritto da Matteo Galbiati e dedicato all'affascinante poetica di Michael Gambino dal titolo Un battito d'ali che cambia il mondo.

L'articolo è corredato dalla pubblicazione dell'opera A tu per tu con le stelle

 

clicca qui per acquistare la versione digitale o la copia cartacea della rivista sullo Shop Online di Espoarte

 

aladino aladin buio

 

Michael Gambino, A tu per tu con le stelle, 2014, libro e farfalle di carta ritagliate a mano, fondo fosforescente, 82 x 74 cm

(in alto a destra, la stessa opera vista in assenza di luce)

Intervista a Giorgio Tentolini. La leggerezza del tulle

profilo greco

Per la sua intensa e raffinata ricerca artistica, Giorgio Tentolini, 36 anni, artista concettuale, ha ottenuto riconoscimenti di alto livello tra i quali il Premio Rigamonti, il Premio Arti Visive San Fedele e il Premio Nocivelli. Il soggetto umano, la figura o il volto sono preponderanti nelle sue opere e la sua attività di grafico pubblicitario freelance lo porta a lavorare con la trasposizione fotografica per cui l'immagine è elaborata digitalmente e riportata su vari supporti, dai materiali di origine naturale e primordiale come il legno e la carta, a materiali di origine industriale, come acetati, plexiglas e tulle. Dopo la mostra La profondità dell’immagine che è stata allestita fino a fine marzo nello spazio della galleria Colossi Arte Contemporanea di Brescia, Giorgio Tentolini sarà uno dei protagonisti di The Italian Wave, la collettiva di artisti prevista a fine maggio all’International Art gallery Angel di Cluj-Napoca, antica capitale della Transilvania Romania. E, fino all’11 maggio, le sue installazioni (Studio su Maria e l'angelo) saranno esposte nello straordinario contesto del Museo Civico di Sansepolcro nell’ambito del percorso degli incontri al Museo con l’arte contemporanea, a cura di Ilaria Margutti.

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COLOSSI ARTE CONTEMPORANEA
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tel. +39 0303758583 
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orario di galleria: da martedì a sabato
10 -12 / 15 -19
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lunedì chiuso

angamc 51991