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Giorgio Tentolini al Museo Nazionale Etrusco di Roma

Giorgio Tentolini espone al Museo Nazionale Etrusco di Roma in occasione della mostra Corrispondenze
museo etrusco

Wopart 2019. Fiera internazionale dedicata ai lavori su carta

wopart
wopart colossi

 

Da mercoledì 18 a domenica 22 settembre abbiamo partecipato a

Wopart, fiera internazionale dedicata ai lavori su carta.

Ci trovate al padiglione 7 - stand D07 del centro esposizioni di Lugano

Per maggiori informazioni, visita il sito: www.wopart.eu

Le nostre opere segnalate su

Corriere della Sera

hestetika.it

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Il progetto di Elena Monzo realizzato per il Museo Macro di Roma in corso fino al 19 maggio

flyer-macroIl progetto di Elena Monzo, dal titolo Cucirsi la vita addosso, a cura di Stefania Giazzi, in corso al Macro di Roma fino a domenica 19 maggio.  

Protagonista, come sempre nei suoi lavori, è la figura femminile, con tutto il suo retaggio di bagagli culturali, stereotipi che le sono stati attribuiti nel corso del tempo; essi vengono reinterpretati dall'artista stampandoli su tessuti in modo che siano siano destrutturati come appaiono le donne nelle sue opere. 

Contorsioniste, acrobate, ballerine, in bilico tra un fantomatico mondo di lustrini e tessuti sfavillanti, corpetti luccicanti, calze a rete, definiti da un tratto sfrangiato che li "cuce", li ricompone sulle sue misteriose protagoniste. 

Gli abiti diventano metafora di sovrastrutture mentali che ingabbiano la donna da secoli, divenendo, con l'eterogenea texture di elementi simbolici che li compongono, dall'arabesco, motivo decorativo di matrice islamica, alla tradizione millenaria della seta in Oriente che vibra nella preziosità cangiante dei tessuti che la monzo inserisce nei suoi assemblages. 

Il retro d'affiche di Rotella, Impronte, è stato richiesto dalla GNAM di Roma per la mostra dedicata al maestro

 

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impronteLa Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma ha richiesto l'opera Impronte (1969, retro d'affiche, 62 x 51 cm - immagine a lato) di Mimmo Rotella per l'importante retrospettiva dedicata al maestro, dal titolo Manifesto, a cura di Germano Celant, con Antonella Soldaini, organizzata per celebrare la ricorrenza del centenario della nascita dell'artista (1918-2018), in collaborazione con il Mimmo Rotella Institute, associazione culturale fondata nel 2012 per volere di Inna e Aghnessa Rotella, e la Fondazione Mimmo Rotella, nata nel 2000 per volontà dello stesso artista
 
L’esposizione si propone come la più importante e completa ricognizione scientifica sulla sfaccettata produzione dell’artista (Catanzaro, 1918 - Milano, 2006) nell'anno del centesimo anniversario della nascita e si inserisce nel circuito di manifestazioni, ideate per celebrare in tutta Italia l’importante evento in musei pubblici e in gallerie private, e realizzate con il supporto della Regione Calabria.

Noto soprattutto per l’invenzione della tecnica del décollage a partire dai primi anni Cinquanta, l’artista, nel corso della sua lunga e incisiva carriera, si è confrontato con linguaggi e tecniche eterogenee promuovendo il manifesto pubblicitario, cinematografico, politico a suo materiale d’elezione. Le opere selezionate, messe in dialogo e a confronto tra di loro nel Salone Centrale della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, secondo un allestimento sorprendente e inedito, permettono di costruire un percorso tra lo spettacolare immaginario dell’artista.

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Pino Pascali alla 58° Biennale di Venezia con la mostra "Dall'immagine alla forma" fino al 24 novembre

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La Fondazione Museo Pino Pascali di Polignano a Mare (Ba) porta il grande artista italiano (Bari, 1935 - Roma, 1968) alla 58° Edizione della Esposizione Internazionale d'Arte La Biennale di Venezia con la mostra Pino Pascali. Dall'immagine alla forma a Palazzo Cavanis, Fondamenta delle Zattere fino al 24 novembre 2019.

La mostra dedicata al più poliedrico degli artisti italiani degli anni '60, che ha saputo muoversi tra Arte Povera, Concettuale e Pop Art durante la sua breve, ma folgorante, carriera artistica, è curata da Antonio Frugis e Roberto Lacarbonara, con la direzione artistica di Rosalba Branà.

A seguito della scoperta di un corpus fotografico di oltre 160 scatti, realizzati e stampati tra il 1964 e il 1965 e grazie all'acquisizione da parte della Fondazione Museo Pino Pascali del Fondo fotografico e del Fondo del Video Pubblicitario, la mostra, che include, oltre alle fotografie, anche taccuini e sculture, ci rivela un aspetto inedito della produzione dell'artista; Pascali, infatti, utilizzava la fotografia non solo come mezzo documentario, ma anche come strumento di interpretazione e di analisi della realtà. 

Dalle immagini fotografiche Pascali traeva ispirazione per creare i suoi famosi cicli scultorei. 

L'artista amava vagare perlustrando le strade di Roma, tra i vicoli di Bari vecchia, a Marechiaro, tra i pescatori napoletani, a raccogliere, con la sua macchina fotografica, suggestioni (e materiali, nelle ferramenta, in un supermercato, ma anche nella natura) e fotografarle: lettere, numeri, insegne, ombrelloni, geometrie di muri e pavimenti) che troviamo riassemblate nelle scenografie per i Caroselli o per lo short Che Posizione!, vincitore, nel 1961, del secondo premio al Festival Nazionale di Trieste e commisionato alla Lodolo-Saraceni dalle Ferrovie dello Stato, dove adopera antiche stampe e dipinge fondali in stile futurista; allo stesso modo le sagome degli ombrelloni possono essere associate alle tele centinate bianche del Mare esposto alla Galleria L'Attico di Roma nel 1966, oppure le ceste dei pescatori si ritrovano nei manufatti del ciclo della Ricostruzione della natura (1968), come la Trappola in lana d'acciaio, come la Tela di Penelope, il Cesto.

L’esposizione metterà, infatti, a confronto gli appunti grafici sul taccuino personale dell’artista, le sue fotografie del 1965 e alcune delle più rilevanti opere scultoree e ambientali quali Attrezzi Agricoli (1968), Contropelo (1968), La ricostruzione della Balena (1966), 9 mq di Pozzanghere (1967) e Botole, ovvero, Lavori in corso (1968). Il tutto andando a definire un percorso attraverso le fasi di intuizione e concepimento dell’opera, articolandosi in alcune sezioni tematiche fondamentali attorno ai temi: “Cose d’acqua”, “Il porto, le barche, il mare”, “Geometrie e moduli”; “Finte sculture”, “Ritorno alla terra”, “Giochi d’infanzia”, “Il teatro e la maschera”.

La teatralità è un'altra componente fondamentale nel lavoro di Pascali che amava il travestimento e la performance, grazie ai quali coniugava le forme archetipiche della cultura mediterranea (la Grande Madre e Venere, il Mare, la Terra, i Campi, gli attrezzi e i riti agricoli) a quelle del gioco infantile (animali della preistoria, dello zoo e del mare, giocattoli di guerra, il mondo di Tarzan e della giungla, bruchi e bachi, travestimenti, Pulcinella). 

Avendo frequentato i corsi di scenografia con Toti Scialoja all'Accademia di Belle Arti di Roma, il giovane Pascali, emigrato nel 1956 dal contesto rurale del Mezzogiorno alla grande metropoli romana, animata dal fervore del boom economico, dove ha avuto modo di assistere anche alle performance del Living Theatre, ha fin da subito manifestato un'attitudine alla teatralità, che si sarebbe poi tradotta nella sua attività scultorea, dal 1965 al 1968, partendo dal ciclo delle Armi, presentate alla Galleria di Gian Enzo Sperone a Torino nel 1966. Questo dimostra come, il lavoro di scenografo e pubblicitario sia collegato alla dimensione scenica e spoettacolare che Pascali, attraversando la storia dell'arte come una meteora, ha introdotto nella scultura, dal 1965 al 1968: l'artista ha sfruttato l'oggettualità della scultura come presenza scenica, rivoluzionando le coordinate ambientali e linguistiche della galleria d'arte o del museo come luoghi convenzionali di esposizione delle opere in senso scenografico.

Pino Pascali. Dall’Immagine alla Forma
a cura di Antonio Frugis e Roberto Lacarbonara. Direzione artistica: Rosalba Branà
Evento Collaterale della 58° Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia
Fino al 24 novembre 2019
Orari: Tutti i giorni, dalle 11 alle 18. Chiuso il lunedì. Ingresso gratuito
Palazzo Cavanis: Fondamenta delle Zattere, Venezia

 

 

Giorgio Tentolini espone alla Rocca Sforzesca in occasione della Biennale di Soncino. A Marco

 

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Giorgio Tentolini è stato invitato dal curatore della Biennale di Soncino, Demis Martinelli, ad esporre nello spazio monografico a lui dedicato presso la Rocca Sforzesca di Soncino (Cr), nel contesto della famosa rassegna di arte contemporaena internazionale ormai giunta alla sua X Edizione che sarà aperta al pubblico dal 24 agosto al 29 settembre 2019. Una delle tappe sarà proprio la galleria Colossi Arte Contemporanea, con l'esposizione della scultura monumentale in ferro di Demis Martinelli nella Piazzetta di Corsia del Gambero - vedi articolo. 

Per maggiori informazioni, consulta il pdf 

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Sopra, alcune immagini di Giorgio Tentolini accanto alla sua installazione luminosa Floating Heads
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Nata nel 2001 nel cuore di Soncino, la Biennale di Soncino. A Marco si pone come espressione del territorio: è dedicata a un suo giovane cittadino, Marco Grazioli, con la vicinanza di chi rappresenta la collettività, il Comune. Con questo atto artistico Demis Martinelli riuscì a trasformare un dolore, un lutto, in una circostanza in cui andare oltre: un esempio perfetto di resilienza. Insieme all'artista Pietro Sporto, Martinelli è riuscito a trasformare l'affascinante Rocca Sforzesca, cuore dell'esposizione, situata nella città natale di Piero Manzoni,e il suggestivo borgo medievale che la circonda, in una vera e propria rassegna di arte contemporanea internazionale, coinvolgendo sempre di più, tra il 2011 e il 2013, artisti provenienti da tutto il mondo ed ampliando la varietà delle espressioni artistiche presenti, oltra alla  rosa delle sedi espositive, con l'aggiunta dell'Ex Filanda Meroni, accanto alla Rocca, la Sala della Ciminiera della Filanda e la Casa degli Stampatori; questo grazie anche al coinvolgimento dell'Associazione Culturale Quartiere 3, fondata a Castelleone dallo scultore Giacomo Stringhini Ciboldi (di cui lo stesso Martinelli faceva parte), alla quale, nel 2011, è stata affidata l'organizzazione della manifestazione.
Nel 2013 Quartiere 3 individuò nel Bosco Urbano il luogo perfetto da destinare alla street art, mentre i Fuori-Biennale del Parco del Tinazzo, delle Officine dell’Arte, dello Spazio Moro, dell’enoteca I 5 frati, dei ristoranti Cicero e Molino San Giuseppe, si aggiungevano allo Spazio Soncino di Luigi Cazzaniga. Sempre più chiaro era l’obiettivo di portare l’arte contemporanea e, con essa, il nome e i disegni di Marco, ovunque.
Del 2015 è l’apertura di una sede a Cremona, presso Palazzo Stanga, che ospita una collettiva nata dall’intesa tra AleArt e Quartiere 3, con il patrocinio della Regione Lombardia. A Soncino aprirono altri due Fuori-Biennale: Civico 3 e La Ridulada.
La IX Biennale del 2017 fu l’ultima edizione curata da Quartiere 3. A Soncino, si inaugurano cinque spazi nell’area della Villa Rossa, un’installazione lungo Via della Valle e tra i satelliti il Chinaski Libri e Caffè, il Ristorante La Pedrera e El Baritì. Altre due collettive, una a Casalbuttano e una a Soresina, completano il ricchissimo panorama dei Fuori-Biennale.
 
La X Ediizone della Biennale è un crocevia che ci riporta ove tutto ha avuto inizio. Demis Martinelli riprende le fila del progetto: è lui a curare questa rassegna nel 2019, selezionando accuratamente gli artisti per esporre in spazi che genereranno un intervento permanente nel tessuto della città: Rocca Sforzesca, Ex Filanda Meroni, Museo della Stampa, Piazza Piero Manzoni, Piazza del Comune, Portico Rosso e il Bosco Urbano che da questa edizione assumerà il titolo definitivo di MACBUS - Museo Arte Contemporanea Bosco Urbano Soncino. 
I Fuori-Biennale, ancora in crescendo, saranno dislocati dagli spazi più conosciuti del borgo alla Filanda Pregiata e al DAV di Soresina, fino alla galleria Colossi Arte Contemporanea di Brescia.
Assoluta novità della X Biennale è il prestito della Fondazione Piero Manzoni, poichè sarà esposta un’opera del grande artista soncinese. E’ in progetto, inoltre, una sezione dedicata alla memoria di Roger Webber, Marco Grazioli e Pippa Bacca.
 
Seguite l'evento...
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Art Parma Fair - primavera 2019

Una piccola panoramica del nostro stand all'edizione primaverile di Art Parma Fair 2019... 

 

L'installazione di Rudy Pulcinelli nella piazzetta di Corsia del Gambero

Il video mostra l'artista Rudy Pulcinelli mentre assembla la sua installazione site-specific Dialoghi nella piazzetta di Corsia del Gambero...

Dopo il successo dell’installazione, Creating Dialogues, composta da monumentali lettere disposte, nel 2015, in una delle vie principali del 798 Arti District di Pechino, oltre che al Tian Quiao Center for Performing Art e nella Beijing News Pulblishing House, finalmente l’artista toscano Rudy Pulcinelli (Prato, 1970), attivo da oltre trent’anni in Italia e all'estero, porta la sua installazione site-specific Dialoghi nella piazzetta di Corsia del Gambero, proprio di fronte agli spazi espositivi della galleria. L’installazione, situata nel cuore del centro storico di Brescia, è composta da un assemblamento piramidale di grandi lettere che si intrecciano, plasmate nella purezza del polistirolo bianco ad alta densità e tratte dai sette alfabeti più diffusi al mondo: latino, greco, cirillico, cinese, arabo, ebraico e giapponese. La struttura si erge con la solennità di un tempo e conferisce una forma estetica solenne ai grafemi che, dilatatati ed espansi nello spazio, intrecciati a formare una rete di interconnessione tra i diversi linguaggi del mondo, diventano un monumento atto ricordare e tramandare l’importanza del dialogo e della comunicazione per la formazione di una dimensione interculturale e metalinguistica, in grado di superare le barriere delle differenze etniche. 

Nella rete astratta di connessioni socio-culturali (il macrocosmo della collettività) che ogni lettera alfabetica va a formare connettendosi all’altra, ognuna rappresenta metaforicamente un microcosmo, l’individuo nella sua singola specificità, misura basilare della società, una “cifra”, un elemento distintivo e caratterizzante di una tradizione culturale, ma anche un “concetto sostanziato”, estrinsecazione visiva di un intero bagaglio di esperienze esistenziali che solo il linguaggio può esprimere, comunicare, tramandare  e custodire nella memoria collettiva. Pulcinelli insegue il sogno di conferire, tramite il linguaggio espressivo dell’arte, l’utopia dell’esperanto: nelle sue opere, la lettera diviene un segno universale, nuovo logosiconico, assume la dignità estetica di immagine che domina il campo visivo della rappresentazione artistica come elemento costitutivo di una trama che si dispone in conformazioni spaziali sempre diverse all’interno dello svolgersi del discorso scultoreo e installativo dell’artista: talvolta, è un sottile flusso di lettere interrelate che scorrono a cascata su una superficie piana bidimensionale, plasmate nella superficie dal colore caldo, bruno e terroso dell’acciaio corten, oppure del ferro o dell’accaio ricoperto di bianco, colore che richiama la carta, la pagina, ma anche del senso della purezza nella filosofia orientale. Così è composta, infatti, l’installazione permanente White connections, realizzata nel 2013 presso il Baimamedo Tibetan Art Center, all’interno del 798 Art Zone di Pechino, in Cina.

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La personale di Tentolini al Museo Diotti e la sua opera su La Lettura del Corriere della Sera

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La mostra è stata segnalata, tra gli altri, da

Arte Mondadori 

La Provincia - clicca qui per scaricare l'articolo 

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Dopo la personale che il Museo Diotti gli dedicò nel 2007, Giorgio Tentolini, divenuto nel frattempo un artista pienamente affermato sia in Italia che all’estero, torna nella sua città con una nuova mostra, fatta di opere appositamente realizzate per quest’occasione e che propongono gli esiti più recenti della sua ricerca espressiva, documentati da un elegante catalogo realizzato per le Edizioni Mortara e curato da Valter Rosa.

Operando nel solco delle ricerche più sperimentali dell’arte contemporanea, ma con un rigore e una perizia tecnica d’altri tempi, Giorgio Tentolini (nato a Casalmaggiore, nel 1978) muove da una formazione e un’esperienza professionale legata alle arti grafiche e alla fotografia digitale. Però la fotografia è per lui solo il punto di partenza per un approccio critico al problema delle immagini, nel quale visibilità, percezione, tempo e memoria sono le variabili in gioco. Nei suoi lavori l’immagine dunque affiora tramite differenti scansioni e livelli di luminosità costruiti sapientemente attraverso la sovrapposizione di materiali di volta in volta diversi, dall’acetato al plexiglass, dalla carta alle reti - siano esse in pvc, di tulle, o metalliche.

E proprio di fredda rete metallica sono fatte la maggior parte delle opere esposte in mostra. In esse la stratificazione di una decina di fogli di rete a maglie esagonali - sfasati, ritagliati a mano e intrecciati - diventa la trama percettiva attraverso la quale l’occhio coglie i tratti distintivi del soggetto. Luce e ombra sono dunque gli elementi strutturanti queste opere, così come lo sguardo mobile dell’osservatore che - avvicinandosi e allontanandosi - riesce a cogliere il meccanismo raffinato con cui Tentolini interiorizza e dà consistenza materica alle fugaci immagini digitali di partenza proponendoci, come visioni impalpabili, ora anonimi volti di manichini seriali (la serie Presenze), ora soggetti della statuaria classica (la serie Pagan Poetry), ora interni architettonici di edifici da affittare (la serie Immobili). In ogni caso opere in cui convivono contrasti che potrebbero sembrare inconciliabili fra etereo e tangibile, materiale e immateriale, nitidezza e indistinta rarefazione. 

E il titolo della mostra, Typos, se allude alla costante di un modello, la cui matrice è nella statuaria classica, mira tuttavia a evidenziare già nella sua forma tipografica una stratificazione di senso, ovvero le traduzioni e trasmigrazioni che ci è dato cogliere anche nelle strategie espositive e comunicative commerciali (il manichino) e nelle forme del banale, cui Tentolini conferisce significatività. 

Accanto alle opere in rete metallica, nell’essenziale e calibratissimo allestimento realizzato al Museo Diotti troviamo inoltre la serie in carta denominata Edge, i cui soggetti - ritagliati a partire dal bordo di fotografie rubate a passanti, sconosciuti o turisti - danno luogo a rilievi altimetrico-chiaroscurali incisi nella carta. In ogni caso, oggetti, persone, monumenti o luoghi anonimi vengono sempre indagati con uno sguardo capace di sorprendere e coinvolgere, ovvero di condurci a vedere più a fondo, oltre la trama del visibile.

Oltre che all’inaugurazione dell’11 maggio (ore 17), ricordiamo che l’artista sarà presente nuovamente al Museo il 18 maggio (ore 16) per un’iniziativa inserita nel calendario della Giornata Internazionale dei Musei promossa da ICOM, il cui tema è quest’anno quello dei “musei come hub culturali” che rappresentano un punto focale per la comunità locale di riferimento e sono nel contempo parte integrante di una rete globale, trovando nuovi modi per valorizzare le proprie collezioni, la propria storia e la propria identità. In questo contesto Tentolini si confronterà con il pubblico dei ragazzi e delle famiglie, raccontando il suo lavoro e coinvolgendo i partecipanti in attività laboratoriali utili a comprendere le modalità e i significati del suo lavoro.

Museo Diotti

Via Formis, 17 - Casalmaggiore (Cr)

Tel. 0375 200416

Per maggiori informazioni, visitate il sito: www.museodiotti.it

Apertura:

11 maggio - 30 giugno 2019

da martedì a venerdì: 8.00-12.30; sabato e festivi: 15.30-18.30

La mostra è promossa dal Comune di Casalmaggiore - Assessorato alla Cultura

in collaborazione con la galleria Colossi Arte Contemporanea di Brescia

Per chi avesse perso l'inserto domenicale del Corriere della Sera, La Lettura, di domenica 23 giugno 2019, ecco la pubblicazione dell'opera di Giorgio Tentolini che correda l'articolo di Daniele Giglioli:

tento lettura

Un altro appuntamento con l'artista a Parma, al Centro Cinema Lino Ventura: la personale Fence 

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COLOSSI ARTE CONTEMPORANEA
Corsia del Gambero, 16 
25121 Brescia
Porto Gabriele Rosa, 6 - 25049 Iseo
 
tel. +39 030 3758583 
cell. +39 338 9528261
info@colossiarte.it
Partita IVA 02650730985
 
orario di galleria: da martedì a sabato 10-12 / 15-19
domenica su appuntamento
lunedì chiuso

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