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Giorgio Tentolini e Severino Del Bono espongono a Polignano a Mare (Ba)

jeane sito donna
Giorgio Tentolini, Elementi per una teoria della jeune-fille - Jeane Severino Del Bono, Dono
giuditta

Dall'8 dicembre al 15 gennaio 2017, Giorgio Tentolini e Severino Del Bono hanno partecipato alla mostra Giuditta, antichi e nuovi ritratti di donne tra grazia e giustizia presso la galleria d’arte Ventoblu, Via Conversano 14, Polignano a Mare (Ba).

La mostra è stata segnalata, tra gli altri, da

Corriere del Mezzogiorno

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I visitatori sono stati accompagnati, durante il vernissage, in un viaggio estetico-sociologico alla scoperta delle opere esposte, dal dialogo tra il critico d’arte Dario Dimunno, studente presso la scuola di specializzazione post lauream in beni storico-artistici dell’Università "Suor Orsola Benincasa" di Napoli, e il professor Silvio Suppa, docente di storia del pensiero politico presso l’Università degli Studi di Bari "Aldo Moro". La mostra nasce dall’osservazione dei ritratti antichi e dalla forza che da essi si irradia e dal desiderio di istituire un confronto tra questi e le opere del presente; diversi e di pregio sono infatti i ritratti, provenienti da importanti collezioni e comprendenti un vasto arco cronologico dal ‘600 alla contemporaneità, e celebri sono i nomi: da un seguace dell’Allori allo svizzero Jean Etienne Liotard, attivo per gran parte del ‘700 così come il francese Jean Baptiste Greuze, ai grandi esponenti dell’Ottocento pugliese Gioacchino Toma, Giuseppe De Nittis e Francesco Paolo Michetti, fino a giungere all’attualità con Pamela Campagna, Roberta Savelli, Severino Del Bono e Giorgio Tentolini. Personalità artistiche che, pur con variazioni nella rappresentazione di soggetti diversi per collocazione temporale, ruolo sociale, politico e familiare, e con alcune tra le più disparate modalità esecutive (dal tradizionale olio su tela del passato ai fili sottili e alle reti della contemporaneità), sono unite dalla comune sensibilità estetica di rappresentare donne simbolo di potenza e giustizia che hanno fatto la storia di un popolo, (è il caso dell’eroina Giuditta che decapita Oloferne del seguace dell’Allori), o della famiglia e della storia artistica di un uomo, oltre che incarnazione della grazia, (nel caso del ritratto della moglie Leontine del De Nittis), per giungere infine alle contemporanee iconografie che invitano lo spettatore ad andare al di là dell’immagine per potersi liberare da visioni quotidiane e banalizzanti della femminilità.

Particolare attenzione sarà infatti rivolta alla più aggiornata e contemporanea produzione in merito alla tematica della femminilità, con la presenza di ben quattro artisti attivi prevalentemente a livello internazionale: si va dalla barese Pamela Campagna, grafica e designer, con all’attivo numerose collaborazioni, esposizioni con fondazioni culturali italiane ed estere oltre a prestigiosi riconoscimenti, la quale è impegnata in una ricerca sulla questione della mutazione e la non permanenza delle percezioni e dei sentimenti con opere, realizzate con materiali inconsueti, che hanno l’intento di lasciare questioni aperte sul nostro modo di essere in relazione alla vita e alle relazioni umane, alla milanese Roberta Savelli, scenografa e pittrice, con alle spalle numerose esposizioni in ambito prevalentemente italiano e specializzata nella realizzazione di ritratti di adolescenti e bambini con olio diluito su leggerissime tele di garza, simboliche della fragilità di queste età. L’esposizione prosegue con due opere del bresciano Severino Del Bono, pittore i cui ritratti di donne bendate esplicitano il concetto di chiudere gli occhi al di fuori per aprirsi al di dentro per oltrepassare i confini della mimesi e penetrare nelle profondità della psiche, per poi concludersi con i tre ritratti del cremonese Giorgio Tentolini , grafico e designer, già insignito da riconoscimenti nel corso della sua carriera, ogni sua opera nasce da una precisa indagine sul Tempo come memoria e identità, in un’attenta e lenta ricostruzione che avviene con lo studio della luce e l’incisione di strati e di materiali diversi, utilizzando in particolar modo il medium del tulle e del nastro adesivo nella sua ricerca della levità meditativa che tali materiali restituiscono all’immagine.

BAF. Bergamo Arte Fiera 2016

Dal 26 al 28 novembre 2016 abbiamo partecipato a
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baf uno baf due
baf tre baf quattro

Giorgio Tentolini e Michael Gambino espongono al Palazzo del Monferrato di Alessandria

Dal 25 febbraio al 9 aprile 2017, Michael Gambino e Giorgio Tentolini sono stati invitati a far parte dell'accurata selezione di artisti che ha esposto al Palazzo del Monferrato di Alessandria, in occasione della mostra Eterne stagioni, a cura di Matteo Galbiati 
alessandria
Michael Gambino, Natural Prosperity,2017, farfalle di carta ritagliate e appuntate su tela, 90 x 160 cm
eterne stagioni


Corrispondenze poetiche tra antichi byōbu giapponesi e artisti contemporanei, la mostra che intesse un inusuale dialogo e confronto tra una collezione di antichi paraventi giapponesi e la sensibilità delle ricerche visive contemporanee espressa dalle opere di artisti giapponesi, italiani ed europei.
La mostra, presentata con il contributo della Fondazione Cominelli di San Felice del Benaco (BS) la scorsa estate nella prestigiosa sede del Museo d’Annunzio Segreto - Fondazione Vittoriale degli Italiani di Gardone Riviera (BS), aperta in autunno nella sede milanese della Galleria Nobili in una versione riassuntiva con solo artisti giapponesi, raccogliendo un ingente riscontro di pubblico e ricevendo un favorevole riscontro apprezzamento critico che hanno confermato la qualità e l’originalità del progetto, con questa terza tappa, completamente inedita nelle opere rispetto le precedenti, giunge al termine e nella sede alessandrina.

Eterne Stagioni si configura come un viaggio attraverso la storia e lo spazio ed è il frutto di una ricerca sperimentale, che porta l’arte antica di un paese lontano ad essere re-interpretata, o vista alla luce di comuni affinità ellettive, attraverso le opere di artisti contemporanei – italiani, giapponesi ed europei – di generazioni assai differenti, a testimonianza di come le distanze e i confini delle culture non sono mai così profondi e separati ad una lettura più attenta e profonda. I Byōbu (così si chiamano in Giappone i paraventi tradizionali), grandi capolavori dell’arte degli artigiani del passato, fragili e allo stesso tempo robusti, essenziali e al contempo preziosamente poetici e lirici, sono sempre stati parte integrante della cultura quotidiana tradizionale giapponese, popolano da secoli le abitazioni, suddividendo spazi, creando ambienti, generando ritmi, aprendo visioni e illustrando i significati di storie e miti. La loro effimera delicatezza si sposa con la rarefatta perfezione formale delle loro realizzazioni e testimonia quella carica di concentrato sapere proprio della sensibilità culturale del Paese del Sol Levante.
Se l’estetica artistica di questi oggetti, erano e sono di uso quotidiano, impone immagini sobrie e contenuti carichi di elementi e letture simboliche, questa stessa tensione sensibile viene altrimenti intercettata, nella cultura occidentale, dalle posizioni dell’Arte Minimalista e Concettuale (per fare due esempi immediatamente codificabili). Non a caso, infatti, molti artisti, che hanno avuto modo di ammirare questi oggetti, hanno sentito un forte richiamo con la loro ricerca poetica e ne hanno percepito intime affinità e convergenze.
Attengono all’estetica giapponese i caratteri specifici e legati al mondo della comunicazione, dell'inespresso e dell'allusività (Haragei), caratteristiche che hanno determinato nei secoli l’apparente semplificazione delle forme e dei mezzi espressivi caricando ogni afflato artistico di densità simbolica. Queste posizioni sono ampiamente condivise dagli artisti chiamati a partecipare a questa nuova fase del progetto espositivo, per cui la riduzione e rarefazione del linguaggio, la presenza di un rapporto peculiare con la figura sono un viatico per la ricerca di uno spessore espressivo sempre più pregnante e massimamente significativo. La mostra ha come presupposto concettuale un’idea del Tempo diversa dalla visione lineare e teleologica autoctona. Il termine Enkan suru kisetsu sottende l’idea buddista della circolarità della Storia. Archetipo presente in varie culture, in Giappone essa assume una sfumatura policronica, spostando l’attenzione sulla costante presenza del qui e ora. Il dipanarsi del tempo sembra in questo caso essere una giustapposizione di infiniti momenti presenti. In quest’ottica il passato e il presente coabitano lo stesso spazio nello stesso intervallo temporale. Su questa base è facile intuire la pertinenza del titolo Eterne Stagioni come ritorno instancabile e continuo di valori condivisi tuttora attuali e
palpitanti.
Nelle sette sale di Palazzo del Monferrato si distribuiranno sei paraventi antichi – compresi tra il XVII e il XX secolo – di assoluta bellezza e fascino che raccontano ciascuno una stagione differente. Nella casa tradizionale giapponese, infatti, spettava ai loro soggetti aprire un flusso di correlazioni tra l’ambiente umano della casa e quello esterno della Natura, tutto doveva seguire un unico flusso temporale, tanto che i paraventi stessi venivano (e vengono) esposti solo se coincidenti con la stagione rappresentata. Le stanze della mostra, quasi piccole mostre autonome, rimanderanno a questo concetto di ciclicità temporale, di delicata poesia e profondità spirituale, avvicinando la seduzione, l’interpretazione, il rimando, la citazione, la corrispondenza, la vicinanza della bellezza dei paraventi sottolineata e amplificata dalla forza estetica della reciprocità delle opere contemporanee. Il progetto nasce, quindi, da un correlato interesse di corrispndenze tra gli artisti contemporanei, il loro linguaggio e un’arte di molto specifica nelle sue definizioni storiche e, non solo, anche da una proposta critica di verifica delle motivazioni interne che generano e stimolano questi collegamenti e queste connessioni artistico-culturali, spesso lontane nel tempo e non direttamente pronunciate.

Si crea agli occhi del pubblico un percorso dinamico e sorprendente, dove antico e contemporaneo, Oriente e Occidente, creano collisioni armoniche e poetiche. Questa mostra, quindi, non separa ambiti e contesti, non divide attitudini e specificità, ma unisce e avvicina, tanto la sfera culturale, quanto quella di un’esperienza umana più profonda che tocca le corde sensibili della mente e dell’anima.

Per maggiori informazioni, scarica il comunicato stampa

ArtVerona - Art Project Fair 2016

 Ad  ottobre 2016 abbiamo partecipato alla 12° edizione della rassegna di arte moderna e contemporanea
artverona 2016 
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La grande rete dell'artista Giorgio Bevignani, vincitrice del prestigioso premio a livello internazionale Spotlight 2015, indetto dalla londinese RSC. Royal Society of Sculptors, è stata esposta nell'area King Kong della rassegna ed ha riscosso grande successo di pubblico e critica. Sotto, l'articolo del Corriere della Sera con la relativa pubblicazione dell'opera.

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La prima personale di Francesca PasqualI negli USA: "Plastic Resonance" a New York

multicolor

 

Dall'8 settembre al 22 ottobre, la Leila Heller Gallery di New York ha ospitato la prima mostra personale di Franccesca Pasquali negli Stati Uniti dal titolo Plastic Resonance.

Attraverso le tonalità sature di installazioni site-specific, altorilievi a parete realizzati con cannucce multicolor e sculture pieghettate, ondulate, mosse da onde plastiche voluttuose, il lavoro di Pasquali ridisegna le conformazioni delle forme organiche attraverso un materiale plastico, inorganico, ready-made, dando vita a strutture formali giocose ed eleganti.

Nel lavoro della Pasquali, inerti materiali plastici di origine industriale, come le cannucce, il neoprene, il poliuretano espanso, le setole, i palloncini, assumono un aspetto affine alla vita. Spesso accostate con una meticolosa perizia tecnica, le cannucce tagliate assumono le sembiance di strutture coralline o microscopiche topografie; un proliferare di strutture sferiche dalle tinte vibranti creano gli Spiderballs, una volta destinati a servire come spolverini, i ragnatori si compongono in tridimensionali rilievi a parete, a ricordare prolifici ricci di mare, organismi della barriera corallina, più che prosaiche apparecchiature domestiche, tra l'energia plastica della Pop Art e la giocosità dada con gli oggetti di uso quotidiano. Infatti, spogliati del loro valore d'uso, i materiali utilizzati dalla Pasquali risentono dell'influenza dell'Arte Povera: nella loro banalità di oggetti quotidiano vengono trasformati in organismi di straordinaria e bellezza, mossi da una vibrazione ottico-cinetica.

Per la Pasquali, il materiale è anche metafora. 'Plastic' significa adattabile, incline al suo ambiente, soggetto ad essere declinato alle impressioni, ad essere toccato, o al perenne cambiamento. Analogamente, le opere come i Bozzoli in poliuretano espanso sembrano rispondere alla presenza dello spettatore. Le Frappe invitano lo spettatore ad accarrezzare le loro morbide volute. I loro strati, dalle delicate tonalità del grigio, del nero e del bianco, impresse sul neoprene, ricordano la struttura degli organismi della barriera corallina.

In questa inaugurale mostra dell'opera della Pasquali negli Stati Uniti, lo status in perenne evoluzione e metamorfico di texture microcosmiche di piante e animali si rispecchia nella tessitura di materiali plastici industriali riutilizzati che formano il nucleo delle sue opere scultoree.

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COLOSSI ARTE CONTEMPORANEA
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