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Ladies and gentlemen...Andy Warhol

dal 27 maggio al 2 luglio 2017
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La mostra è stata segnalata, tra gli altri, da

Giornale di Brescia

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Bresciaoggi

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Corriere della Sera

Artribune

Coolmag - Cool Art 

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Sono passati ormai 30 anni dalla scomparsa di Andy Warhol (Pittsburg, 1928 – New York, 1987), icona assoluta della Pop Art, il più famoso e popolare artista del secolo scorso. La galleria Colossi Arte Contemporanea lo omaggia in questa ricorrenza esponendo le dieci serigrafie appartenenti al porfolio intitolato Ladies and Gentlemen, che raffigurano drag queens, travestiti, realizzato in 125 esemplari, stampati da Alexander Heinrici a New York ed editi da Luciano Anselmino, Milano, nel 1975, il periodo in cui Warhol, dopo avere messo a punto il procedimento della riproduzione serigrafica negli anni '60, si dedicò ai ritratti degli affascinanti divi del jet-set americano, anche su commissione, diventando il “pittore di corte” dello show business del quale era attivo partecipante, così come delle categorie sociali più emarginate dell'underground newyorkese. La cartella, eccezionalmente corredata dal colophon originale, è completa di tutti e dieci gli esemplari che riportano ognuno la numerazione della stessa: 96/125. Le serigrafie sono tutte pubblicate su Andy Warhol Prints. A Catalogue Raisonne, a cura di Jörg Schellmann.

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Daniele Papuli. L'era della carta. Forme e visioni

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La mostra è stata segnalata, tra gli altri, da

Artribune

Espoarte - clicca qui per leggere l'articolo scritto da Matteo Galbiati

Espoarte - clicca qui per leggere la recensione alla mostra di Matteo Galbiati

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IAM. Italia Art Magazine

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Bresciaoggi

Giornale di Brescia

Qui Brescia - on line

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Brixiamostre.it

frammentidicarta.blogspot.it - articolo di Raffaella A. Caruso

artevista.eu - articolo di Raffaella A. Caruso

Volumi lamellari composti da centinaia di strati di carta pazientemente tagliati e sagomati a mano per creare architetture scultoree di ispirazione organica. Questo è il modus operandi che caratterizza il codice espressivo dell’artista salentino Daniele Papuli.

Nelle opere più recenti, la scultura rivela venature policrome date dall’accostamento di strisce di varia tipologia e grammatura, accuratamente selezionate, come nelle strutture a parete dei Cartangoli, che diventano macrosezioni di minerali. Altre volte una modularità spiraliforme e vorticosa anima la superficie degli Intondi, forme concave, che si trasformano in casse armoniche capaci di assorbire il suono come un grande “Orecchio di Dioniso” o maestose cupole inondate di luce. Altre volte la verticalità delle lamelle cartacee riproduce ramificazioni ed innesti, come nei Tursi, e la carta ritrova la sua primigenia componente arborea.

L’artista giunge alla manipolazione della materia cartacea e a fare della carta il fulcro ed il mezzo del suo linguaggio espressivo. Una percorso che si evolve dalla gravità alla leggerezza della forma, dalla solidità dei materiali generalmente utilizzati per la scultura, come nei primi manufatti in pietra, legno, gesso, alla ricerca di altri di maggiore duttilità e leggerezza. Ed è così che, dopo avere appreso i metodi di fabbricazione del foglio di carta in un workshop internazionale a Berlino, nel 1993, è nel 1995 che Papuli approda alla scelta della carta come suo materiale d’ elezione.

Nelle sue sperimentazioni, la carta si trasforma da cellulosa quasi impalpabile a materia stratificata. Il singolo foglio, così effimero ed evanescente, nelle mani dell’artista, diventa unità di misura per comporre lo scheletro interno dei suoi volumi, forme che si aprono e si dischiudono, animate da un dinamismo interno.

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M'horó. Oltre l'ignoto

Dal 19 novembre 2016 all'8 febbraio 2017
ignoto

La mostra è stata segnalata, tra gli altri, da

Artribune

Corriere della Sera

Bresciaoggi

Brixiamostre.it

 

M'horó. oltre l'ignoto

(Vittorio Sgarbi)

Un altro artista che vuole rimanere non anonimo, perché un nome se lo è dato, M'horó, ma ignoto al di fuori del nome adottato. Ci stiamo facendo l'abitudine, ormai. Cominciarono così gli artisti clandestini e fuorilegge, gli street artists che una volta erano soprattutto writers e oggi lo sono sempre meno, all'inizio ignoti per necessità, volendo sfuggire alle conseguenze penali delle loro imprese, adesso, se dovessimo pensare al caso più eclatante, quello di Banksy, per ragioni che almeno in parte devono esulare da quelle originarie, entrando direttamente nel merito dell'operazione estetica (a pensarci bene, di Banksy conosciamo solo il brand, un marchio di fabbrica chiaramente individuabile per via di una certa uniformità di metodo, tecnica, formale, ideologica, sotto il quale, però, potrebbero celarsi più artisti, in grado di agire anche indipendentemente l'uno dall'altro).

Non è solo l'arte ad annoverare ignoti, esistendo, per esempio, anche in letteratura, e non certo dai soli tempi attuali. Ha fatto sensazione, di recente, il riconoscimento dell'identità dello scrittore italiano, morto Umberto Eco, di maggiore successo all'estero, la fantomatica Elena Ferrante, dietro la quale si cela Anita Raja, scovata attraverso la tracciatura degli incassi dei diritti di autore riguardanti la sua alter ego.

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Shakespeare. La sostanza dell'uomo

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dal 10 settembre al 3 novembre 2016

La multiforme varietà dei caratteri umani, l'essenza della vita stessa e della natura dell'uomo sono delineate nelle molteplici sfumature delle passioni umane evocate da Shakespeare: le più grette, primordiali e sanguinarie pulsioni per arrivare alle più illustri e sublimi declinazioni del sentire dell'animo sono incarnate nei personaggi del suo teatro. In questa mostra, un'accurata selezione di artisti contemporanei viene chiamata ad incarnarle in una forma visibile, interpretandole secondo i più svariati linguaggi espressivi che li contraddistinguono.

Aidan, Guido Airoldi, Andrea Anselmini, Giorgio Bevignani, Dorothy Bhawl, Max Bi, Massimo Caccia, Severino Del Bono, Andy Fluon, Enzo Forese, Michael Gambino, Mimmo Iacopino, M'horó, Elena Monzo, Luca Moscariello, Daniele Papuli, Marco Sudati, Giorgio Tentolini vi accompagneranno in un affascinante percorso attraverso le tematiche i personaggi che hanno reso famoso il drammaturgo inglese nel mondo. 

La mostra è stata segnalata, tra gli altri, da

Sky Arte

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Exibart

Giornale di Brescia

Bresciaoggi

Bresciaoggi_Max Bi

Qui Brescia

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Angelo Brescianini. Alla velocità della luce

Dal 13 febbraio al 18 maggio 2016

Nell'arco di tutto il suo percorso artistico, iniziato negli anni Sessanta, Brescianini ha cercato di catturare il dinamismo dell'espansione delle forme nello spazio tramite il linguaggio dell'astrattismo. Le lamiere rappresentano la sintesi estrema e l'esito più alto di questa inesausta ricerca per la loro capacità di intrappolare il moto curvilineo e fluido di un elemento impalpabile come la luce facendola scorrere intorno alla superficie delle “bugnature”, impresse modulando la forza dirompente dello sparo con il calibro dei fucili. L'artista sa espanderle sulle sue opere in una successione ritmica di estroflessioni e introflessioni, scandite dal ponderato susseguirsi degli spari, come corpi celestri in un firmamento. Così, la parabola definita dal proiettile nello spazio trascende nel cinetismo perpetuo della luce, sua diretta trascrizione. L'espansione nello spazio e la definizione del moto sono temi da sempre presenti nella sua ricerca, iniziata con i meccanismi di estensione delle sculture in legno degli anni '70 e poi proseguita con quelle dinamiche da parete negli anni 2000, vere e proprie visioni policrome e luminose di piani che fluttuano nello spazio, mossi da complessi ingranaggi meccanici. Nelle sue opere, l'artista fonde la brutalità dell'intervento sulla materia dell'Arte informale al tentativo di intrappolare il fenomeno della scomposizione della luce dell'arte cinetica-programmata, creando un inedito linguaggio artistico, capace di reinterpretare la ricerca di una terza dimensione oltre la bidimensionalità della tela di Fontana e Scheggi. Dopo avere partecipato alla Biennale di Padova nel 1968, negli anni '70 l'artista ha collaborato con artisti come Cassinari, Fiume, Munari e Bonalumi nel design e nella progettazione di oggetti d'arte. Il Museo del Presente e il MAON. Museo d'Arte dell'Otto e Novecento di Rende (Cs) gli hanno dedicato due importanti retrospettive. Nel 2015 viene invitato ad esporre presso l'Istituto Italiano di Cultura di New York, accanto ad artisti come Bonalumi, Dadamaino e Pinelli. Le sue opere sono presenti in importanti collezioni pubbliche e private sia in Italia che all'estero.

La mostra è stata segnalata su

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Italia Art Magazine

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About Christo and Jeanne-Claude. Opere edite dal 1969 al 2004 pubblicate sul catalogo Jörg Schellmann

dal 14 maggio al 5 settembre 2016

In occasione dell'apertura al pubblico dell'intervento di Christo sul Lago d'Iseo, The Floating Piers, Project for Lake Iseo, Italy (2014-2016), evento straordinario che segna il ritorno del più famoso land-artist al mondo nella nostra penisola, la galleria propone un affascinante percorso attraverso un'accurata ed esclusiva selezione di serigrafie e litografie che riproducono disegni, bozzetti e schizzi preparatori per i suoi monumentali progetti, provenienti da una prestigiosa collezione genovese, che coprono un arco temporale dal 1968 al 2004.

Per visionare le immagini delle opere esposte ed avere maggiori informazioni, contattateci.

La mostra è stata segnalata da:

Corriere della Sera

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Giornale di Brescia

Brixiamostre.it

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Elena Monzo. Carosello

dal 12 dicembre 2015 all'11 febbraio 2016
a cura di Rebecca Delmenico

L’America, Cuba, il Giappone, la Cina e il Libano hanno donato ad Elena Monzo un fascinoso bagaglio iconografico e culturale al quale attingere. Il carosello diventa così l’emblema di un moto circolare perpetuo che rappresenta metaforicamente quello dell’evoluzione e dell’arricchimento della poetica dell’artista, dopo diversi anni di presenza sul panorama artistico internazionale, in un susseguirsi di ricorrenze, rielaborazioni e mutazioni periodiche delle suggestioni scaturite dai viaggi che ha compiuto. Ognuno costituisce un giro di giostra che ad ogni fermata la vede tornare alle sue radici, rielaborare quanto assorbito per ripartire nuovamente, a ciclo continuo, continuando a tramutare le impressioni colte da diverse culture in simboli ricorrenti. Dall’ipertrofia di un consumismo dominato dall’artificialità delle immagini dei mass-media dell’America al miscuglio animistico di antichi retaggi africani e spagnoli, riti precolombiani e globalizzazione della cultura del Messico e di Cuba, per arrivare alla maschera cosmopolita e fake/occidentale della Cina contemporanea che emerge nei mascheroni di dragoni rossi, nei calzari da geisha delle sue ballerine, teatranti, ginnaste, drag queen o transgender. La tradizione millenaria della seta orientale e delle tecniche decorative giapponesi vibra nella preziosità cangiante delle delicate trame dei tessuti che la Monzo inserisce nelle sue scintillanti composizioni, così come l’intricato intreccio dell’arabesco, stile ornamentale islamico, metafora del reticolo di interscambi culturali che caratterizza il Libano. Queste suggestioni si tramutano nel caleidoscopico patchwork che costituisce la patina sfavillante nella quale sono avvolte le sue donne, composta da un’incredibile molteplicità di immagini metaforiche, forme e dettagli dalla provenienza cosmopolita. Ne scaturisce una giostra mutevole variegata, nata dal continuo svilupparsi degli input colti dalle esperienze vissute, come la recidency d’artista Ichiuroko a Kurashiki, in Giappone, nel 2013, e quelle presso lo Swatch Art Peace Hotel di Shanghai, in Cina e l’Art Résidence Alia di Ain Zhalta, Beirut, in Libano, nel 2014.

Monzo Carosello Colossi

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Pietro Pirelli. Suoni di luce

dal 26 settembre al 26 novembre 2015
a cura di Anna Lisa Ghirardi
 
Nelli piccoli pelaghi una medesima percussione partorisce molti moti incidenti e refressi.
La onda massima è vestita d’innumerabili altre onde, che si movono a diversi aspetti. 
(Leonardo da Vinci)
 

Pietro Pirelli (Roma, 1954) è musicista, perfomer e compositore per strumenti elettronici e acustici, noto a livello internazionale per le sue installazioni sonoro-luminose interattive in parchi naturali, importanti istituzioni, musei ed enti pubblici, oltre che per il suo impegno nell'ambito della scenografia teatrale. È presidente di AGON, associazione culturale da lui fondata che si occupa di informatica musicale e multimedialità. Dopo un'iniziale formazione presso il Conservatorio di Milano e successivamente all'esperienza lavorativa come liutaio nella fabbricazione di strumenti musicali, ha trasferito nelle sue installazioni elettronico-luminose la sua abilità tecnica, sconfinando il puro ambito sonoro per esplorare le potenzialità visive e acustiche di materiali come la pietra e il ghiaccio, riuscendo persino a far “suonare l'acqua”, servendosi dei grandi strumenti polisensoriali da lui creati.

La citazione sopra riportata del grande inventore Leonardo Da Vinci, in riferimento ai piccoli pelaghi”, sembra una descrizione “ante litteram” delle “macchine acustiche e luminose” create da Pirelli, gli Idrofoni, strumenti che coniugano, in un'inedita ed equilibrata sinergia di intenti, sapere scientifico e “umanistico”, tecnica e arte. Uno di questi è stato esposto in mostra.

L'Idrofono è una “lampada sensibile”, un futuristico tamburo sospeso d’acqua e di luce, che, grazie all'uso di strumenti elettronici, proiettori ed amplificatori, è capace di creare una polifonia visiva interattiva. La sua “pelle” assume la consistenza di un velo sottilissimo di acqua limpida, trasparente, sospeso in un disco che si anima se mosso da sollecitazioni esterne, come la vibrazione, il canto, la parola, il suono di uno strumento, oppure risponde finemente al tocco leggero e al battito delle dita, creando un moto ondoso. Il fascio di luce che attraversa il disco fa in modo che gli impulsi sonori si riverberino nell'ambiente circostante sotto forma di proiezioni di onde luminose che riflettono il moto concentrico di espansione delle onde dell'acqua creando immagini di grande suggestione dalle geometrie caleidoscopiche, “rayographs” di strutture cellulari macroscopiche in via di formazione. Come sostiene l'artista, “tutte le sue installazioni hanno un percorso temporale”, un continuo sviluppo in divenire delle immagini. L'Idrofono suggerisce al nostro sguardo infinite suggestioni visive, facendoci partecipi di un'esperienza polisensoriale che si inserisce nel solco dell'estetica dell'opera d'arte totale di ascendenza wagneriana, unendo tecnologia acustica e arte, oltre a rimandare ad uno stato mentale di meditazione trascendentale, grazie all'acqua cristallina e alla sua ritmica sonorità.

La continua evoluzione delle immagini di luce, modulata dalle increspature dell'acqua, viene bloccata dagli scatti fotografici dell'esperto fotografo Eugenio Manghi “in un attimo congelato nel tempo”, come sostiene Pirelli: il risultato sono le Idrofanie, “fonogrammi” di luce, moderni “rayogrammi”, che saranno esposte in mostra sia come stampe fine-art, sia impresse su plexiglas retroilluminati. Ogni Idrofania riporta esattamente, nel titolo, l'istante irripetibile in cui è apparsa questa immagine di luce scritta dal suono, nell'arco di una sera del giorno 12 agosto 2015. Il titolo di ogni opera testimonia con precisione il momento dell'unica apparizione di questa immagine, il Frame, sono pertanto indicate ore, minuti, secondi e frazioni di secondo.

L'artista e compositore ha saputoinventare un linguaggio artistico innovativo, antico e futuribile al tempo stesso. Con le più innovative tecnologie elettroniche ha dato un nuovo mezzo di espressione alla luce, simbolo del divino, ma anche parte integrante delle tecnologie multimediali impiegate nell’arte, basti pensare all'Optical e l'arte cinetica-programmata. Pirelli si pone nel solco dell'eredità di questa tradizione di padronanza delle nuove tecnologie per intrappolare un elemento naturale ed effimero come la luce ma, in quanto musicista, lascia che sia il suono a modularla.

Le installazioni sonoro-luminose di Pirelli saranno presentate, accanto alle Pietre Luminose di Adolfo Lugli, ad aprile del 2016, nel suggestivo scenario dell'antico Monastero cluniacense di San Pietro in Lamosa, Provaglio d'Iseo (BS) e nella sottostante Riserva Naturale Torbiere del Sebino di Iseo (BS), in occasione di un evento organizzato dalla galleria Colossi Arte Contemporanea e curato da Anna Lisa Ghirardi.

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Giorgio Laveri...e non c'è niente da capire...

dal 18 giugno al 18 aprile 2015

In occasione della mostra, i nostri spazi espositivi hanno ospitato le comunicative e intriganti ceramiche smaltate di Giorgio Laveriche si presentano allo spettatore con una incredibile e, allo stesso tempo, spontanea, ironica semplicità, che rappresenta un un tratto tipico della personalità dell'artista, insieme alla sua acuta ironia che lo porta a trasformare in sculture uniche oggetti di uso quotidiano.

Le sue opere derivano da una profonda passione per questo materiale, coltivata per oltre trent'anni nelle terre di Albisola con sapienti sperimentazioni perfezionate in quella striscia di Mediterraneo che va da Nizza a Vallauris. In questo lembo di Mediterraneo, da cui proviene l'artista, nasce la fucina culturale che ha segnato l'avventura creativa del Novecento, con una storia antica che risale alla Magna Grecia: dalle ceramiche dell'avanguardia futurista a Bruno Munari, per arrivare a Lucio Fontana e Agenore Fabbri, da Leoncillo a Mirko e Afro, fino a Rotella, Baj e Guy Debord.

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Gio' Pomodoro. Sole produttore, comune raccolto

dal 9 maggio al 15 settembre 2015

La mostra, omaggio al grande scultore marchigiano Gio' Pomodoro (Orciano di Pesaro, 1930 – Milano, 2002), ha presentato un'accurata selezione di opere dedicate ad una delle tematiche più care all'artista, il Sole, con la quale non ha mai smesso di confrontarsi per tutto il corso della sua vita, fin dagli anni '50, ma, in particolare, a partire dagli anni '70. Affascinato dal potenziale vitale e simbolico dell'astro come fertile macchina produttrice di energia, Gio' lo rappresenta, in chiave mistico-sacrale, scomposto in un assemblaggio di massicce forme strutturali o geometrie primarie, come “congegno di perfezione ed esattezza divina”, come espressione di ritmi cosmici universali, in sculture generate da calcoli fondati sul rapporto tra i numeri simbolici, sulle proporzioni e sulle coordinate astronomiche. In esposizione, rare sculture in marmo e in bronzo realizzate sul tema del Sole tra la fine degli anni '70 e il 2000, oltre ai sei bassorilievi in bronzo ideati dall'artista nel 1974 sul tema del “sole produttore”. Si tratta di “sculture-teorema” dove la sua forma circolare stilizzata viene spezzata, accentuando le potenzialità delle forme geometriche elementari ad aprirsi a tensioni dinamiche differenti in una struttura compositiva dove le linee di fuga si intersecano, delineando forme sempre diverse; esse assumono la valenza di archetipi costruttivi, di linee guida rivolte a tutti per il raggiungimento di un equilibrio ideale nello sfruttamento dei frutti della forza generatrice del sole. I Soli produttori sono accompagnati dai disegni progettuali dell’artista per la realizzazione dei bronzi e dal catalogo, edito dalla Arser Edizioni, che illustra le opere, corredato da un testo critico di Tommaso Trini. Gio' Pomodoro ha ricevuto, poco prima di morire, l'ambito premio Lifetime Achievement Award in Contemporary Sculpture dall’ISC. International Sculpture Center.

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COLOSSI ARTE CONTEMPORANEA
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