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Sandi Renko

invito renko
renko uno renko due

dal 17 marzo al 10 maggio 2018

Con un'ampia selezione di opere e un tavolino di design progettato appositamente per l'occasione dall'artista, questa mostra ci presenta l'evoluzione e le molteplici sfaccettature del linguaggio espressivo di Sandi Renko (Trieste, 1949), italo-sloveno, partendo dal primo lavoro giocato definendo sottili linee di colore nelle ondulazioni del canneté: Composizione C, del 1969; proprio negli anni '60-'70, l'artista entra in contatto con la mutevolezza percettiva dell’arte cinetica e programmata, frequentando il centro Arte Viva, base operativa del gruppo triestino d’avanguardia Raccordosei, presso la libreria Feltrinelli, dove sono passati Enzo Mari, Getulio Alviani e Bruno Munari e tramite la conoscenza di Alberto Biasi. Nelle mani dell’artista, l’illusione ottica dell’arte cinetica si trasforma in uno strumento di esplorazione visiva dello spazio. Esso viene sondato dall’incessante evolversi di griglie geometriche modulari, delineate dai ritmi lineari di ribaltamento e sprofondamento delle facce di un elemento strutturale primario (Kubik): il cubo di Necker, caro alla Gestalt, quanto all’artista. I confini dell’opera, come un frame, inquadrano un istante di tale sviluppo volumetrico, sagomato in una molteplicità di configurazioni dall’andamento lineare che appaiono improvvisamente come onde vibranti, cambiando il punto di vista, grazie alla modulazione luministica del colore che viene scandito dalla studiata danza dei contrappunti di linee di colore tra i microrilievi del canneté. Talvolta, questa tensione espansiva di strutture formali assume forme tondeggianti (Ritondi), rompe l’equilibrio proporzionale dell’evoluzione delle sfaccettature del cubo, conformandola in poligoni irregolari (Sider) e giungendo ad estenderla nella terza dimensione (Siderali ed Estroflessioni), anche utilizzando materiali metallici (Plot). L’artista ha esposto alla 57° Biennale di Venezia, accanto agli amici del Centro Verifica 8+1, al Museo Nazionale di Villa Pisani di Stra, ai Giardini del Castello di Este (Ve), a Vienna, in Slovenia, a New York e in occasione di importanti rassegne di arte contemporanea come Artefiera Bologna e Art VeronaOgni visitatore riceverà una spilla con riprodotta un’opera di Sandi Renko stampata in lenticolare 3D. 

Vi aspettiamo...

Per maggiori informazioni, scarica il comunicato stampa 

La mostra è stata segnalata, tra gli altri, da 

Corriere della Sera

MagazineArt 

Bresciaoggi

Giornale di Brescia

Artribune

Roberto Malquori. Pop time

 

007 james bond
007, 2016, décollage su carta applicata su alluminio, 50x70 cm James Bond, 2017,décollage su carta applicata su alluminio, 50x70 cm

ROBERTO MALQUORI. Pop time - dal 9 settembre al 18 ottobre 2017

Mostra personale dedicata al maestro toscano Roberto Malquori (Castelfiorentino, Firenze, 1929), uno dei principali esponenti delle correnti artistiche italiane più all'avanguardia degli anni '60, che ha varcato i confini nazionali per aderire al Bauhaus Situazionista Scandinavo nel 1965. La mostra rende omaggio al peculiare codice espressivo da lui ideato nel 1963, l'Iconosfera, della quale l'accurata selezione di opere in mostra sono un esempio. La poetica di Malquori si trovava in singolare ed inedito equilibrio tra l'estetica di appropriazione di immagini tratte dal panorama iconografico dei mass media dei Pop artisti americani e il rovesciamento ludico, sia semantico che contestuale, del suo materiale linguistico e figurativo, tipico della metodologia creativa della Poesia Visiva degli amici del Gruppo 70, Eugenio Miccini e Lamberto Pignotti. Un'interpretazione italiana della Pop Art, ricca di fascino nei suoi calidoscopici universi, caratterizzati dall'accostamento e dalla moltiplicazione di immagini, sottilmente subliminali, tratte dal panorama iconografico della società massmediatica, illustrazioni pubblicitarie estratte dai giornali con speciali solventi che, tramite l'assorbimento degli inchiostri, trattengono la loro roboante sensualità, talvolta la accentuano, sottraendole dal loro contesto originario per trasformarle in effimere icone di un mondo patinato. La loro vacuità viene rivelata in semi trasparenza solamente tramite il “medium” della carta o della tela sulle quali vengono trasferite.

Per maggiori informazioni, scarica il comunicato stampa

Sandro Del Pistoia. UniVerso

Dal 5 maggio al 31 luglio 2018

pistoia uno pistoia due
pistoia tre pistoia quattro
delpistoia depistoia lato

Sopra, alcune immagini dell'artista in fase di installazione dell'opera e della piazzetta di Corsia del Gambero 

La mostra è stata segnalata, tra gli altri, da:

 

ArtAround. The Italian Gallery Guide 

Il Giornale di Brescia 

Artribune

 

 

Dal 5 maggio al 31 luglio 2018 si è svolta, nei nostri spazi espositivi, la mostra personale di Sandro Del Pistoia (Viareggio, 1975), artista che, con le sue sculture e le sue installazioni polimorfe, composte da un fitto reticolato di elementi modulari esagonali di legno di tiglio, betulla, caucciù e samba, oppure in metallo, collegati con lacci in pelle o giunti plastici di nuovissima concezione, ripropone, espandendola e contraendola all'infinito, la struttura pluricellulare dei tessuti degli organismi viventi, il perpertuarsi del ciclo della vita e della morte. Le sue sculture si estendono verso l'esterno con rigonfiamenti che ricordano il firmamento celeste, immaginario costellazioni dove le stelle sono rappresentate dai nodi che collegano i suoi filamenti di legno o metallo: da qui il titolo UniVerso, nella sua accezione di un'entità che ingloba il tutto, dal latino “universus” ("tutto intero") composto di unus (“uno”) e versus (participio passato di vertere "volgere"), propriamente "volto tutt'intero nella stessa direzione”, in un'infinita globalità. La trama a maglie esagonali, che si estende come una volta celeste, caratterizza anche le grandi sculture in metallo, come quelle esposte a Shanghai, a Basilea, in occasione del circuito di eventi che ruota intorno alla rassegna Art Basel, all'Hotel Principe di Forte Dei Marmi e nel sito archeologico etrusco di Roselle, Grosseto, in occasione della mostra Forever Never Comes, al Museo Archeologico e d'Arte della Maremma (Gr).

Anche a Brescia, in occasione della mostra, è stata presentata la monumentale scultura in ferro saldato Contro Nulla, Oltre Tutto (Against Anything, Beyond Everything), dalle forme di ispirazione organica, posta nella piazzetta di Corsia del Gambero, proprio di fronte al nuovo spazio espositivo della galleria Colossi, situato al civico 16.

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Pino Pascali. Mediterraneo Metropolitano

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dal 10 febbraio al 12 aprile 2018 

In occasione della ricorrenza dei 50 anni dalla morte (1968-2018) di Pino Pascali -Polignano a Mare (Ba), 1935 - Roma, 1968- uno dei protagonisti più significativi dell'arte italiana della seconda metà del XX secolo, e per omaggiare la genialità del suo percorso artistico che ha attraversato la storia dell'arte contemporanea come una meteora, la galleria ripropone la mostra Mediterraneo Metropolitano, organizzata nel 2011, con il patrocinio della Fondazione Museo Pino Pascali di Polignano a Mare (Ba) e accompagnata dal catalogo corredato dal testo introduttivo di Rosalba Branà, direttrice della Fondazione.

In mostra un'ampia selezione di opere realizzate per la casa di produzione di cortometraggi pubblicitari Lodolofilm, di Sandro Lodolo, tra il 1958 e il 1968, periodo durante il quale ha lavorato, non solo come scenografo, ma anche come animatore e creatore di personaggi e storie intriganti, volte a catturare l'attenzione degli spettatori tramite storielle animate, sketch comici o intermezzi musicali, che si concludevano sempre con l'inserimento del messaggio commerciale, da inserire nel famoso format televisivo Carosello, appositamente ideato ed introdotto dalla Rai nel 1957, ma anche di spot commissionati da varie aziende e sigle per programmi televisivi. 

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La mostra è stata segnalta, tra gli altri, da

Espoarte

Corriere della Sera

Artribune

Collezione da Tiffany

Bresciaoggi

Art Around

Ladies and gentlemen...Andy Warhol

dal 27 maggio al 2 luglio 2017
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La mostra è stata segnalata, tra gli altri, da

Giornale di Brescia

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Bresciaoggi

bresciaoggi andy

Corriere della Sera

Artribune

Coolmag - Cool Art 

clicca qui per vedere le immagini delle opere

Sono passati ormai 30 anni dalla scomparsa di Andy Warhol (Pittsburg, 1928 – New York, 1987), icona assoluta della Pop Art, il più famoso e popolare artista del secolo scorso. La galleria Colossi Arte Contemporanea lo omaggia in questa ricorrenza esponendo le dieci serigrafie appartenenti al porfolio intitolato Ladies and Gentlemen, che raffigurano drag queens, travestiti, realizzato in 125 esemplari, stampati da Alexander Heinrici a New York ed editi da Luciano Anselmino, Milano, nel 1975, il periodo in cui Warhol, dopo avere messo a punto il procedimento della riproduzione serigrafica negli anni '60, si dedicò ai ritratti degli affascinanti divi del jet-set americano, anche su commissione, diventando il “pittore di corte” dello show business del quale era attivo partecipante, così come delle categorie sociali più emarginate dell'underground newyorkese. La cartella, eccezionalmente corredata dal colophon originale, è completa di tutti e dieci gli esemplari che riportano ognuno la numerazione della stessa: 96/125. Le serigrafie sono tutte pubblicate su Andy Warhol Prints. A Catalogue Raisonne, a cura di Jörg Schellmann.

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Daniele Papuli. L'era della carta. Forme e visioni

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papuli tre papuli four
papuli one papuli two

La mostra è stata segnalata, tra gli altri, da

Artribune

Espoarte - clicca qui per leggere l'articolo scritto da Matteo Galbiati

Espoarte - clicca qui per leggere la recensione alla mostra di Matteo Galbiati

exibart

IAM. Italia Art Magazine

Art&Art Magazine - clicca qui per leggere l'articolo in versione pdf

Bresciaoggi

Giornale di Brescia

Qui Brescia - on line

Qui Brescia - clicca qui per leggere l'articolo in versione pdf

Brixiamostre.it

frammentidicarta.blogspot.it - articolo di Raffaella A. Caruso

artevista.eu - articolo di Raffaella A. Caruso

Volumi lamellari composti da centinaia di strati di carta pazientemente tagliati e sagomati a mano per creare architetture scultoree di ispirazione organica. Questo è il modus operandi che caratterizza il codice espressivo dell’artista salentino Daniele Papuli.

Nelle opere più recenti, la scultura rivela venature policrome date dall’accostamento di strisce di varia tipologia e grammatura, accuratamente selezionate, come nelle strutture a parete dei Cartangoli, che diventano macrosezioni di minerali. Altre volte una modularità spiraliforme e vorticosa anima la superficie degli Intondi, forme concave, che si trasformano in casse armoniche capaci di assorbire il suono come un grande “Orecchio di Dioniso” o maestose cupole inondate di luce. Altre volte la verticalità delle lamelle cartacee riproduce ramificazioni ed innesti, come nei Tursi, e la carta ritrova la sua primigenia componente arborea.

L’artista giunge alla manipolazione della materia cartacea e a fare della carta il fulcro ed il mezzo del suo linguaggio espressivo. Una percorso che si evolve dalla gravità alla leggerezza della forma, dalla solidità dei materiali generalmente utilizzati per la scultura, come nei primi manufatti in pietra, legno, gesso, alla ricerca di altri di maggiore duttilità e leggerezza. Ed è così che, dopo avere appreso i metodi di fabbricazione del foglio di carta in un workshop internazionale a Berlino, nel 1993, è nel 1995 che Papuli approda alla scelta della carta come suo materiale d’ elezione.

Nelle sue sperimentazioni, la carta si trasforma da cellulosa quasi impalpabile a materia stratificata. Il singolo foglio, così effimero ed evanescente, nelle mani dell’artista, diventa unità di misura per comporre lo scheletro interno dei suoi volumi, forme che si aprono e si dischiudono, animate da un dinamismo interno.

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M'horó. Oltre l'ignoto

Dal 19 novembre 2016 all'8 febbraio 2017
ignoto

La mostra è stata segnalata, tra gli altri, da

Artribune

Corriere della Sera

Bresciaoggi

Brixiamostre.it

 

M'horó. oltre l'ignoto

(Vittorio Sgarbi)

Un altro artista che vuole rimanere non anonimo, perché un nome se lo è dato, M'horó, ma ignoto al di fuori del nome adottato. Ci stiamo facendo l'abitudine, ormai. Cominciarono così gli artisti clandestini e fuorilegge, gli street artists che una volta erano soprattutto writers e oggi lo sono sempre meno, all'inizio ignoti per necessità, volendo sfuggire alle conseguenze penali delle loro imprese, adesso, se dovessimo pensare al caso più eclatante, quello di Banksy, per ragioni che almeno in parte devono esulare da quelle originarie, entrando direttamente nel merito dell'operazione estetica (a pensarci bene, di Banksy conosciamo solo il brand, un marchio di fabbrica chiaramente individuabile per via di una certa uniformità di metodo, tecnica, formale, ideologica, sotto il quale, però, potrebbero celarsi più artisti, in grado di agire anche indipendentemente l'uno dall'altro).

Non è solo l'arte ad annoverare ignoti, esistendo, per esempio, anche in letteratura, e non certo dai soli tempi attuali. Ha fatto sensazione, di recente, il riconoscimento dell'identità dello scrittore italiano, morto Umberto Eco, di maggiore successo all'estero, la fantomatica Elena Ferrante, dietro la quale si cela Anita Raja, scovata attraverso la tracciatura degli incassi dei diritti di autore riguardanti la sua alter ego.

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Shakespeare. La sostanza dell'uomo

shake

dal 10 settembre al 3 novembre 2016

La multiforme varietà dei caratteri umani, l'essenza della vita stessa e della natura dell'uomo sono delineate nelle molteplici sfumature delle passioni umane evocate da Shakespeare: le più grette, primordiali e sanguinarie pulsioni per arrivare alle più illustri e sublimi declinazioni del sentire dell'animo sono incarnate nei personaggi del suo teatro. In questa mostra, un'accurata selezione di artisti contemporanei viene chiamata ad incarnarle in una forma visibile, interpretandole secondo i più svariati linguaggi espressivi che li contraddistinguono.

Aidan, Guido Airoldi, Andrea Anselmini, Giorgio Bevignani, Dorothy Bhawl, Max Bi, Massimo Caccia, Severino Del Bono, Andy Fluon, Enzo Forese, Michael Gambino, Mimmo Iacopino, M'horó, Elena Monzo, Luca Moscariello, Daniele Papuli, Marco Sudati, Giorgio Tentolini vi accompagneranno in un affascinante percorso attraverso le tematiche i personaggi che hanno reso famoso il drammaturgo inglese nel mondo. 

La mostra è stata segnalata, tra gli altri, da

Sky Arte

Artribune

Exibart

Giornale di Brescia

Bresciaoggi

Bresciaoggi_Max Bi

Qui Brescia

Qui Brescia Magazine

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Angelo Brescianini. Alla velocità della luce

Dal 13 febbraio al 18 maggio 2016

Nell'arco di tutto il suo percorso artistico, iniziato negli anni Sessanta, Brescianini ha cercato di catturare il dinamismo dell'espansione delle forme nello spazio tramite il linguaggio dell'astrattismo. Le lamiere rappresentano la sintesi estrema e l'esito più alto di questa inesausta ricerca per la loro capacità di intrappolare il moto curvilineo e fluido di un elemento impalpabile come la luce facendola scorrere intorno alla superficie delle “bugnature”, impresse modulando la forza dirompente dello sparo con il calibro dei fucili. L'artista sa espanderle sulle sue opere in una successione ritmica di estroflessioni e introflessioni, scandite dal ponderato susseguirsi degli spari, come corpi celestri in un firmamento. Così, la parabola definita dal proiettile nello spazio trascende nel cinetismo perpetuo della luce, sua diretta trascrizione. L'espansione nello spazio e la definizione del moto sono temi da sempre presenti nella sua ricerca, iniziata con i meccanismi di estensione delle sculture in legno degli anni '70 e poi proseguita con quelle dinamiche da parete negli anni 2000, vere e proprie visioni policrome e luminose di piani che fluttuano nello spazio, mossi da complessi ingranaggi meccanici. Nelle sue opere, l'artista fonde la brutalità dell'intervento sulla materia dell'Arte informale al tentativo di intrappolare il fenomeno della scomposizione della luce dell'arte cinetica-programmata, creando un inedito linguaggio artistico, capace di reinterpretare la ricerca di una terza dimensione oltre la bidimensionalità della tela di Fontana e Scheggi. Dopo avere partecipato alla Biennale di Padova nel 1968, negli anni '70 l'artista ha collaborato con artisti come Cassinari, Fiume, Munari e Bonalumi nel design e nella progettazione di oggetti d'arte. Il Museo del Presente e il MAON. Museo d'Arte dell'Otto e Novecento di Rende (Cs) gli hanno dedicato due importanti retrospettive. Nel 2015 viene invitato ad esporre presso l'Istituto Italiano di Cultura di New York, accanto ad artisti come Bonalumi, Dadamaino e Pinelli. Le sue opere sono presenti in importanti collezioni pubbliche e private sia in Italia che all'estero.

La mostra è stata segnalata su

Bresciaoggi

Artribune

Exibart

Italia Art Magazine

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About Christo and Jeanne-Claude. Opere edite dal 1969 al 2004 pubblicate sul catalogo Jörg Schellmann

dal 14 maggio al 5 settembre 2016

In occasione dell'apertura al pubblico dell'intervento di Christo sul Lago d'Iseo, The Floating Piers, Project for Lake Iseo, Italy (2014-2016), evento straordinario che segna il ritorno del più famoso land-artist al mondo nella nostra penisola, la galleria propone un affascinante percorso attraverso un'accurata ed esclusiva selezione di serigrafie e litografie che riproducono disegni, bozzetti e schizzi preparatori per i suoi monumentali progetti, provenienti da una prestigiosa collezione genovese, che coprono un arco temporale dal 1968 al 2004.

Per visionare le immagini delle opere esposte ed avere maggiori informazioni, contattateci.

La mostra è stata segnalata da:

Corriere della Sera

IAM. Italia Art Magazine

Art Tribune

Giornale di Brescia

Brixiamostre.it

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10 -12 / 15 -19
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