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Sandro Del Pistoia. UniVerso

Dal 5 maggio al 31 luglio 2018

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delpistoia depistoia lato

Sopra, alcune immagini dell'artista in fase di installazione dell'opera e della piazzetta di Corsia del Gambero 

La mostra è stata segnalata, tra gli altri, da:

 

ArtAround. The Italian Gallery Guide 

Il Giornale di Brescia 

Artribune

 

 

Dal 5 maggio al 31 luglio 2018 si è svolta, nei nostri spazi espositivi, la mostra personale di Sandro Del Pistoia (Viareggio, 1975), artista che, con le sue sculture e le sue installazioni polimorfe, composte da un fitto reticolato di elementi modulari esagonali di legno di tiglio, betulla, caucciù e samba, oppure in metallo, collegati con lacci in pelle o giunti plastici di nuovissima concezione, ripropone, espandendola e contraendola all'infinito, la struttura pluricellulare dei tessuti degli organismi viventi, il perpertuarsi del ciclo della vita e della morte. Le sue sculture si estendono verso l'esterno con rigonfiamenti che ricordano il firmamento celeste, immaginario costellazioni dove le stelle sono rappresentate dai nodi che collegano i suoi filamenti di legno o metallo: da qui il titolo UniVerso, nella sua accezione di un'entità che ingloba il tutto, dal latino “universus” ("tutto intero") composto di unus (“uno”) e versus (participio passato di vertere "volgere"), propriamente "volto tutt'intero nella stessa direzione”, in un'infinita globalità. La trama a maglie esagonali, che si estende come una volta celeste, caratterizza anche le grandi sculture in metallo, come quelle esposte a Shanghai, a Basilea, in occasione del circuito di eventi che ruota intorno alla rassegna Art Basel, all'Hotel Principe di Forte Dei Marmi e nel sito archeologico etrusco di Roselle, Grosseto, in occasione della mostra Forever Never Comes, al Museo Archeologico e d'Arte della Maremma (Gr).

Anche a Brescia, in occasione della mostra, è stata presentata la monumentale scultura in ferro saldato Contro Nulla, Oltre Tutto (Against Anything, Beyond Everything), dalle forme di ispirazione organica, posta nella piazzetta di Corsia del Gambero, proprio di fronte al nuovo spazio espositivo della galleria Colossi, situato al civico 16.

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Roberto Malquori. Pop time

 

007 james bond
007, 2016, décollage su carta applicata su alluminio, 50x70 cm James Bond, 2017,décollage su carta applicata su alluminio, 50x70 cm

ROBERTO MALQUORI. Pop time - dal 9 settembre al 18 ottobre 2017

Mostra personale dedicata al maestro toscano Roberto Malquori (Castelfiorentino, Firenze, 1929), uno dei principali esponenti delle correnti artistiche italiane più all'avanguardia degli anni '60, che ha varcato i confini nazionali per aderire al Bauhaus Situazionista Scandinavo nel 1965. La mostra rende omaggio al peculiare codice espressivo da lui ideato nel 1963, l'Iconosfera, della quale l'accurata selezione di opere in mostra sono un esempio. La poetica di Malquori si trovava in singolare ed inedito equilibrio tra l'estetica di appropriazione di immagini tratte dal panorama iconografico dei mass media dei Pop artisti americani e il rovesciamento ludico, sia semantico che contestuale, del suo materiale linguistico e figurativo, tipico della metodologia creativa della Poesia Visiva degli amici del Gruppo 70, Eugenio Miccini e Lamberto Pignotti. Un'interpretazione italiana della Pop Art, ricca di fascino nei suoi calidoscopici universi, caratterizzati dall'accostamento e dalla moltiplicazione di immagini, sottilmente subliminali, tratte dal panorama iconografico della società massmediatica, illustrazioni pubblicitarie estratte dai giornali con speciali solventi che, tramite l'assorbimento degli inchiostri, trattengono la loro roboante sensualità, talvolta la accentuano, sottraendole dal loro contesto originario per trasformarle in effimere icone di un mondo patinato. La loro vacuità viene rivelata in semi trasparenza solamente tramite il “medium” della carta o della tela sulle quali vengono trasferite.

Per maggiori informazioni, scarica il comunicato stampa

Sandi Renko

invito renko
renko uno renko due

dal 17 marzo al 10 maggio 2018

Con un'ampia selezione di opere e un tavolino di design progettato appositamente per l'occasione dall'artista, questa mostra ci presenta l'evoluzione e le molteplici sfaccettature del linguaggio espressivo di Sandi Renko (Trieste, 1949), italo-sloveno, partendo dal primo lavoro giocato definendo sottili linee di colore nelle ondulazioni del canneté: Composizione C, del 1969; proprio negli anni '60-'70, l'artista entra in contatto con la mutevolezza percettiva dell’arte cinetica e programmata, frequentando il centro Arte Viva, base operativa del gruppo triestino d’avanguardia Raccordosei, presso la libreria Feltrinelli, dove sono passati Enzo Mari, Getulio Alviani e Bruno Munari e tramite la conoscenza di Alberto Biasi. Nelle mani dell’artista, l’illusione ottica dell’arte cinetica si trasforma in uno strumento di esplorazione visiva dello spazio. Esso viene sondato dall’incessante evolversi di griglie geometriche modulari, delineate dai ritmi lineari di ribaltamento e sprofondamento delle facce di un elemento strutturale primario (Kubik): il cubo di Necker, caro alla Gestalt, quanto all’artista. I confini dell’opera, come un frame, inquadrano un istante di tale sviluppo volumetrico, sagomato in una molteplicità di configurazioni dall’andamento lineare che appaiono improvvisamente come onde vibranti, cambiando il punto di vista, grazie alla modulazione luministica del colore che viene scandito dalla studiata danza dei contrappunti di linee di colore tra i microrilievi del canneté. Talvolta, questa tensione espansiva di strutture formali assume forme tondeggianti (Ritondi), rompe l’equilibrio proporzionale dell’evoluzione delle sfaccettature del cubo, conformandola in poligoni irregolari (Sider) e giungendo ad estenderla nella terza dimensione (Siderali ed Estroflessioni), anche utilizzando materiali metallici (Plot). L’artista ha esposto alla 57° Biennale di Venezia, accanto agli amici del Centro Verifica 8+1, al Museo Nazionale di Villa Pisani di Stra, ai Giardini del Castello di Este (Ve), a Vienna, in Slovenia, a New York e in occasione di importanti rassegne di arte contemporanea come Artefiera Bologna e Art VeronaOgni visitatore riceverà una spilla con riprodotta un’opera di Sandi Renko stampata in lenticolare 3D. 

Vi aspettiamo...

Per maggiori informazioni, scarica il comunicato stampa 

La mostra è stata segnalata, tra gli altri, da 

Corriere della Sera

MagazineArt 

Bresciaoggi

Giornale di Brescia

Artribune

Daniela Forcella. Luoghi dell'anima

 

dal 15 settembre al 22 novembre 2018

invito forcella

La mostra è stata segnalata, tra gli altri, da:

bresciaoggi.it

exibart.com

In occasione della 57° Biennale di Venezia, nel 2017, l’artista milanese Daniela Forcella - Bellano (Lc),1959 - ha presentato le Cartografie, il culmine dell’evoluzione stilistica e spirituale della sua poetica, incentrata sull’icona universale del cuore, sulla forma sintetica di riduzione schematica che ha assunto nella postmodernità come stilizzato feticcio scultoreo del sentimento. 

Nei precedenti lavori, la sua pulsante vitalità viene modellata in plastiche volumetrie, tramite l’uso di resine policrome trasparenti, nei colori caldi del rosso vivo, del corallo, del giallo e del rosa acceso, o freddi che virano dal verde acido all’azzurro, dal blu delle profondità oceaniche al celeste del cielo. Queste miniature plastificate in stile neo-Pop divengono l’elemento modulare per la costruzione delle sue opere: impilati in bacheche di plexiglass, sopra molle di materasso sporgenti (Marilyn, 2013), accanto a piccole sfere, memori delle biglie della nostra infanzia (Hearts’ Games, 2015), oppure posti su cubi riflettenti (Towers, 2015), essi seguono un ritmo modulare nella ripetizione delle forme e dei colori per creare un formulario multicolor, memore della reiterazione della Pop Art, ma con un procedimento che richiama le Accumulations di Arman.

Nella trasparenza della resina sono racchiusi, come inclusions, polveri brillanti, farfalle, frammenti di foglia oro, pigmenti diluiti, simili a microcosmi pulsanti di vita. La vitalità di queste miniature viene smorzata inserendole nell’atmosfera neutrale della teca: essi vengono ibernati nel ghiaccio (Love Gate, 2015), accatastati in preziosi scrigni dei ricordi trasparenti (Girls’ Dream Box, 2015), incastonati come gemme sulla superficie specchiante del plexiglass (Rooms of Love, 2016), in una dimensione di temporalità immanente, uno spazio onirico e immaginifico, delimitato dalla cornice; qui si possono riflettere tutte le ipotetiche circostanze della vita, rappresentate metaforicamente dalla proliferazione di microsfere che formano l’icastica immagine del cuore (Pop Hearts, 2014). Il cuore in schiuma poliuretanica, sospeso in una teca (Nirvana, 2014), dalla superficie corrugata ne è la metafora: esso diviene il luogo dell’interiorizzazione e della sedimentazione delle memorie. 

Le Cartografie esemplificano il concetto con una trasformazione allegorica di sezioni di legno, sulle quali si stratificano le tracce dei percorsi esistenziali, incise come mappature altimetriche. All’artista sono state dedicate importanti mostre personali alla Villa Reale di Monza, al Palazzo Gargantini di Lugano, alla Terrazza Civita di Roma, al Palazzo d’Artista di Padova, sede della collezione Mediolanum Private Banking, e nel contesto di Art Basel. Una sua opera si trova nella collezione permanente del Museo Verticale di Palazzo Lombardia a Milano. 

Nel corso della mostra, sarà disponibile in galleria la monografia, dal titolo In viaggio, esaustiva dellintero percorso di indagine formale e stilistica dell'artista, a cura di Viviana Lavinia Algeri, corredata da contributi critici di Alan Jones, Christian Marinotti e Guendalina Belli, dalle fotografie di ©Filippo Bolzonella e ©Valerio Brambilla ed edita da Peruzzo Editore, Padova. 

Per maggiori informazioni, scarica il comunicato stampa

 

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Max Bi. Crittografie

 

 

dall'8 settembre  al 22 novembre 2018 

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Vi aspettiamo nei nostri spazi espositivi per visitare la mostra personale di Max Bi, Crittografie

In questa occasione, come potete vedere nella foto sopra, una monumentale sbarra ritorta in acciaio, realizzata appositamente per la mostra, è stata posta nella piazzetta di Corsia del Gambero, proprio di fronte agli spazi espositivi della galleria. 

La mostra è stata recensita, tra gli altri, da:

Barche

Artevista.eu

Corriere della Sera

Bresciaoggi

Art Around. The Italian Gallery Guide

Exibart.com

Juliet Art Magazine

Giornale di Brescia 

Max Bi, bresciano, classe 1973. Animato da un “nomadismo citazionista” ereditato dalla conoscenza di uno dei maestri della Transavanguardia, Sandro Chia, tra la ne degli anni ’90 e i primi anni 2000, inizia a sperimentare un’inedita commistione di linguaggi e tecniche espressive, estrapolati dalle più disparate correnti artistiche che hanno attraversato l’arte della seconda metà del XX secolo, della quale è un raffinato conoscitore, per giungere alla creazione di una sua personale cifra stilistica.

Nei primi anni 2000, l’artista ricrea i grafismi calligrafici dei writers, i loro tags, simili a grafemi primordiali, usando lo stencil e la bomboletta spray sulla tela grezza di iuta e traendo i suoi spunti gurativi dal panorama iconografico della Pop Art italiana, dalle maschere tribali di Paladino o dal graffitismo alla Basquiat, ma riletti in chiave informale, tramite stesure di carbone e limatura di ferro; nei primi decenni degli anni 2000, il tutto viene inglobato in un denso agglomerato di pennellate nere e bianche, tracciate con veemenza, memori della pittura informale di Vedova, così come degli addensamenti di graffi ed escoriazioni sui muri delle città, ai quali l’artista conferisce una connotazione materica, reinterpretandola con la tecnica, elaborata tra il 2003 e il 2008, dello strappo della iuta dal preparato di polvere di gesso, marmo o cemento steso sul muro, sul quale dipinge “a fresco”.

Se la pratica dello strappo ricorda il décollage di Rotella, quella dell’affresco ci riporta ai primordi dell’umanità, come se l’artista volesse “impoverire i segni” per tornare a forme archetipiche della cultura.

L’andamento ondulato, che chiude e dischiude forme astratte, tramite l’intreccio delle linee nere sulle tele e sugli affreschi su iuta più recenti rappresenta la stilizzazione di quell’addensarsi di marcati segni neri che, fin dagli inizi, ha caratterizzato le sue opere, memori dell’espressionismo astratto, per arrivare agli affreschi su iuta degli anni 2000 che raffigurano scorci urbani, intrecci di binari e tralicci dell’alta tensione, oltre a ritratti in stile pop di icone dello star system e istantanee di bolidi in corsa alla Mille Miglia.

Tramite il rituale catartico del processo di piegatura a caldo delle sbarre di acciaio, con la stessa voluttà con la quale lavora la terracotta, Max Bi flette questo materiale della modernità tecnologica in virtuosistiche contorsioni nello spazio; esse si configurano come la trasposizione plastica delle evoluzioni tracciate dalle pennellate stese con veemenza sulle ultime tele e dell’intreccio ortogonale delle sbarre che intrappolano i personaggi dei fumetti nelle tele del 2017-2018. L’artista ha esposto, in occasione di importanti mostre personali e collettive, a Parigi, a New York e, in Italia, a Villa Ponti ad Arona (No), al Palazzo Medici Ricciardi di Firenze, alla Torre Civica di Solferino (Mn), oltre che a Crema, Milano e Brescia. È stato, inoltre, vincitore, nel 2006, del Premio Homo Urbanus, indetto dalla Facoltà di Architettura di Palermo e finalista del Premio Celeste San Gimignano (Si)

Per maggiori informazioni, scarica il comunicato stampa

 

Pino Pascali. Mediterraneo Metropolitano

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dal 10 febbraio al 12 aprile 2018 

In occasione della ricorrenza dei 50 anni dalla morte (1968-2018) di Pino Pascali -Polignano a Mare (Ba), 1935 - Roma, 1968- uno dei protagonisti più significativi dell'arte italiana della seconda metà del XX secolo, e per omaggiare la genialità del suo percorso artistico che ha attraversato la storia dell'arte contemporanea come una meteora, la galleria ripropone la mostra Mediterraneo Metropolitano, organizzata nel 2011, con il patrocinio della Fondazione Museo Pino Pascali di Polignano a Mare (Ba) e accompagnata dal catalogo corredato dal testo introduttivo di Rosalba Branà, direttrice della Fondazione.

In mostra un'ampia selezione di opere realizzate per la casa di produzione di cortometraggi pubblicitari Lodolofilm, di Sandro Lodolo, tra il 1958 e il 1968, periodo durante il quale ha lavorato, non solo come scenografo, ma anche come animatore e creatore di personaggi e storie intriganti, volte a catturare l'attenzione degli spettatori tramite storielle animate, sketch comici o intermezzi musicali, che si concludevano sempre con l'inserimento del messaggio commerciale, da inserire nel famoso format televisivo Carosello, appositamente ideato ed introdotto dalla Rai nel 1957, ma anche di spot commissionati da varie aziende e sigle per programmi televisivi. 

Per maggiori informazioni, scarica il comunicato stampa

La mostra è stata segnalta, tra gli altri, da

Espoarte

Corriere della Sera

Artribune

Collezione da Tiffany

Bresciaoggi

Art Around

Ladies and gentlemen...Andy Warhol

dal 27 maggio al 2 luglio 2017
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La mostra è stata segnalata, tra gli altri, da

Giornale di Brescia

gdb andy

Bresciaoggi

bresciaoggi andy

Corriere della Sera

Artribune

Coolmag - Cool Art 

clicca qui per vedere le immagini delle opere

Sono passati ormai 30 anni dalla scomparsa di Andy Warhol (Pittsburg, 1928 – New York, 1987), icona assoluta della Pop Art, il più famoso e popolare artista del secolo scorso. La galleria Colossi Arte Contemporanea lo omaggia in questa ricorrenza esponendo le dieci serigrafie appartenenti al porfolio intitolato Ladies and Gentlemen, che raffigurano drag queens, travestiti, realizzato in 125 esemplari, stampati da Alexander Heinrici a New York ed editi da Luciano Anselmino, Milano, nel 1975, il periodo in cui Warhol, dopo avere messo a punto il procedimento della riproduzione serigrafica negli anni '60, si dedicò ai ritratti degli affascinanti divi del jet-set americano, anche su commissione, diventando il “pittore di corte” dello show business del quale era attivo partecipante, così come delle categorie sociali più emarginate dell'underground newyorkese. La cartella, eccezionalmente corredata dal colophon originale, è completa di tutti e dieci gli esemplari che riportano ognuno la numerazione della stessa: 96/125. Le serigrafie sono tutte pubblicate su Andy Warhol Prints. A Catalogue Raisonne, a cura di Jörg Schellmann.

Leggi tutto: Ladies and gentlemen...Andy Warhol

Daniele Papuli. L'era della carta. Forme e visioni

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La mostra è stata segnalata, tra gli altri, da

Artribune

Espoarte - clicca qui per leggere l'articolo scritto da Matteo Galbiati

Espoarte - clicca qui per leggere la recensione alla mostra di Matteo Galbiati

exibart

IAM. Italia Art Magazine

Art&Art Magazine - clicca qui per leggere l'articolo in versione pdf

Bresciaoggi

Giornale di Brescia

Qui Brescia - on line

Qui Brescia - clicca qui per leggere l'articolo in versione pdf

Brixiamostre.it

frammentidicarta.blogspot.it - articolo di Raffaella A. Caruso

artevista.eu - articolo di Raffaella A. Caruso

Volumi lamellari composti da centinaia di strati di carta pazientemente tagliati e sagomati a mano per creare architetture scultoree di ispirazione organica. Questo è il modus operandi che caratterizza il codice espressivo dell’artista salentino Daniele Papuli.

Nelle opere più recenti, la scultura rivela venature policrome date dall’accostamento di strisce di varia tipologia e grammatura, accuratamente selezionate, come nelle strutture a parete dei Cartangoli, che diventano macrosezioni di minerali. Altre volte una modularità spiraliforme e vorticosa anima la superficie degli Intondi, forme concave, che si trasformano in casse armoniche capaci di assorbire il suono come un grande “Orecchio di Dioniso” o maestose cupole inondate di luce. Altre volte la verticalità delle lamelle cartacee riproduce ramificazioni ed innesti, come nei Tursi, e la carta ritrova la sua primigenia componente arborea.

L’artista giunge alla manipolazione della materia cartacea e a fare della carta il fulcro ed il mezzo del suo linguaggio espressivo. Una percorso che si evolve dalla gravità alla leggerezza della forma, dalla solidità dei materiali generalmente utilizzati per la scultura, come nei primi manufatti in pietra, legno, gesso, alla ricerca di altri di maggiore duttilità e leggerezza. Ed è così che, dopo avere appreso i metodi di fabbricazione del foglio di carta in un workshop internazionale a Berlino, nel 1993, è nel 1995 che Papuli approda alla scelta della carta come suo materiale d’ elezione.

Nelle sue sperimentazioni, la carta si trasforma da cellulosa quasi impalpabile a materia stratificata. Il singolo foglio, così effimero ed evanescente, nelle mani dell’artista, diventa unità di misura per comporre lo scheletro interno dei suoi volumi, forme che si aprono e si dischiudono, animate da un dinamismo interno.

Leggi tutto: Daniele Papuli. L'era della carta. Forme e visioni

M'horó. Oltre l'ignoto

Dal 19 novembre 2016 all'8 febbraio 2017
ignoto

La mostra è stata segnalata, tra gli altri, da

Artribune

Corriere della Sera

Bresciaoggi

Brixiamostre.it

 

M'horó. oltre l'ignoto

(Vittorio Sgarbi)

Un altro artista che vuole rimanere non anonimo, perché un nome se lo è dato, M'horó, ma ignoto al di fuori del nome adottato. Ci stiamo facendo l'abitudine, ormai. Cominciarono così gli artisti clandestini e fuorilegge, gli street artists che una volta erano soprattutto writers e oggi lo sono sempre meno, all'inizio ignoti per necessità, volendo sfuggire alle conseguenze penali delle loro imprese, adesso, se dovessimo pensare al caso più eclatante, quello di Banksy, per ragioni che almeno in parte devono esulare da quelle originarie, entrando direttamente nel merito dell'operazione estetica (a pensarci bene, di Banksy conosciamo solo il brand, un marchio di fabbrica chiaramente individuabile per via di una certa uniformità di metodo, tecnica, formale, ideologica, sotto il quale, però, potrebbero celarsi più artisti, in grado di agire anche indipendentemente l'uno dall'altro).

Non è solo l'arte ad annoverare ignoti, esistendo, per esempio, anche in letteratura, e non certo dai soli tempi attuali. Ha fatto sensazione, di recente, il riconoscimento dell'identità dello scrittore italiano, morto Umberto Eco, di maggiore successo all'estero, la fantomatica Elena Ferrante, dietro la quale si cela Anita Raja, scovata attraverso la tracciatura degli incassi dei diritti di autore riguardanti la sua alter ego.

Leggi tutto: M'horó. Oltre l'ignoto

Shakespeare. La sostanza dell'uomo

shake

dal 10 settembre al 3 novembre 2016

La multiforme varietà dei caratteri umani, l'essenza della vita stessa e della natura dell'uomo sono delineate nelle molteplici sfumature delle passioni umane evocate da Shakespeare: le più grette, primordiali e sanguinarie pulsioni per arrivare alle più illustri e sublimi declinazioni del sentire dell'animo sono incarnate nei personaggi del suo teatro. In questa mostra, un'accurata selezione di artisti contemporanei viene chiamata ad incarnarle in una forma visibile, interpretandole secondo i più svariati linguaggi espressivi che li contraddistinguono.

Aidan, Guido Airoldi, Andrea Anselmini, Giorgio Bevignani, Dorothy Bhawl, Max Bi, Massimo Caccia, Severino Del Bono, Andy Fluon, Enzo Forese, Michael Gambino, Mimmo Iacopino, M'horó, Elena Monzo, Luca Moscariello, Daniele Papuli, Marco Sudati, Giorgio Tentolini vi accompagneranno in un affascinante percorso attraverso le tematiche i personaggi che hanno reso famoso il drammaturgo inglese nel mondo. 

La mostra è stata segnalata, tra gli altri, da

Sky Arte

Artribune

Exibart

Giornale di Brescia

Bresciaoggi

Bresciaoggi_Max Bi

Qui Brescia

Qui Brescia Magazine

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COLOSSI ARTE CONTEMPORANEA
Corsia del Gambero, 16 - Brescia
tel. +39 0303758583 
cell. +39 3389528261
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Partita IVA 02650730985
 
orario di galleria: da martedì a sabato
10 -12 / 15 -19
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