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Francesca Pasquali. A me gli occhi.

Dal 3 marzo al 24 maggio 2012

Come suggerisce il titolo dell’esposizione, così ci chiedono le sue opere seducenti ed enigmatiche, realizzate con una solerte cura dei materiali e con un’innata capacità di intrecciarli, assemblarli, comporli e disporli nello spazio dato, unendo alla grande perizia tecnica acquisita in lunghi anni di ricerche e sperimentazioni, un’irrefrenabile fantasia creativa e linguistica. Classe 1980, Francesca Pasquali utilizza prevalentemente materiali polimerici industriali, anche di scarto, tessendoli e componendoli in maglie cangianti, in pattern mutevoli offerti al nostro sguardo, ai nostri occhi: i materiali utilizzati diventano infatti elementi di una sintassi visiva, alfabeti di un gioco creativo dalle regole molto più serie di quanto possa sembrare, creando opere impossibili da oltre-passare, opere che richiedono attenzione, che dicono “a me gli occhi, guardami”.Così confermano anche i titoli dei suoi lavori, a volte allusivi e ironici, altre destinati a dichiarare, da subito, il materiale utilizzato. È il caso delle opere chiamate Straws_Cannucce che in questa mostra costituiscono anche il principale percorso, senza escludere tuttavia altri lavori creati con materiali insoliti: sapientemente disposte dall’artista, infatti, le sue cannucce vivacemente colorate, o elegantemente monocrome, diventano moduli elementari assemblati, di-segnati in un unicum visivo che si configura soltanto attraverso la messa a fuoco, le facoltà percettive e organizzative dello sguardo dello spettatore. Eppure, dietro l’apparente artificio della sua ricerca, è lo studio attento delle trame della natura, dalla conformazione dell’occhio di un insetto, all’ingrandimento di uno stelo erboso, complice il microscopio, alla ricerca di quel segreto costruirsi delle cose secondo leggi eterne e naturali. 

 flyer pasquali

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L'arte del rugby

 

Stadio Olimpico di Roma

Dal 18 marzo al 14 aprile 2012

Sabato 17 marzo presso lo Stadio Olimpico di Roma, in occasione ed in concomitanza con la partita Italia vs Scozia del Torneo “RBS Sei Nazioni” di rugby, ha inaugurato la mostra L’arte del rugby, con il coordinamento della Galleria Centro Steccata di Parma, con la collaborazione di Colossi Arte Contemporanea di Brescia, Maniero Associazione Culturale di Roma e con il patrocinio della Federazione Italiana di Rugby.

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Pascali. Mediterraneo Metropolitano

 

Teatro Due

Viale Basetti, 12/A, 43121 Parma (PR)

a cura di Enza Bergantino e Rossella Romito 

Nella cornice suggestiva dello Spazio Minimo del Teatro Due di Parma, che ben si sposa con la produzione in mostra dell’artista, il percorso espositivo si discosta dagli spazi solitamente deputati alle esposizioni d’arte e ben si accorda con la drammaturgia dello spazio teatrale.

L’allestimento è giocato sul tema della sospensione, in completo accordo con gli attrezzi di scena del palcoscenico teatrale che sono utilizzati da supporto alle opere; il visitatore è completamente immerso in uno spazio nero dove a farla da padrone sono le luci e viene invitato ad entrare “in scena”, a stretto contatto con le opere selezionate. Completano il percorso videoproiezioni di approfondimento sulle opere e sull’artista.

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Renata Boero.Cromogrammi

a cura di Marilena Pasquali

Ischia, 30 Luglio 2011

Castello Aragonese di Ischia

La mostra prende il titolo dalle sue opere più celebri realizzate a partire dal 1970 "Cromogrammi" considerate come l’intelaiatura portante,  la ‘grammatica’ della sua pittura, un’esperienza irrinunciabile.

I Cromogrammi esercitano infatti un irresistibile potere di seduzione, chiamando in causa non solo la vista e l’olfatto, ma anche il tatto, per le palpabili concrezioni cromatiche che si avvertono sulla superficie, l’udito nei leggeri scricchiolii della carta e perfino il gusto o, meglio, la sua memoria, nell’intuire nelle tinte naturali quei sapori che ad esse viene spontaneo ricollegare.Opere come ‘sindoni’ vegetali in cui pare impresso il volto del tempo e che possono esser viste come varianti, modulazioni di un unico tema, di un motivo di fondo da cui l’artista sa trarre accordi e spunti sorprendenti e sempre diversi, in una sorta di ‘improvvisazione’ .

Boero

 

Accesso consigliato ai non addetti ai lavori

Dal 9 febbraio al 26 marzo 2008 

Sabato 23 febbraio la Galleria Colossi Arte Contemporanea apre le porte ad una nuova, ampia ed articolata collettiva di opere d’arte contemporanea.

Come suggerisce il titolo della mostra, l’ingresso è consigliato a tutti coloro desiderino addentrarsi nel cantiere sempre nuovo e sempre aperto dell’arte contemporanea, provando la magia dello stare sospesi sui ponteggi di forme e linguaggi espressivi affascinanti ed imperdibili.

Ma attenzione: l’ingresso consigliato ai non addetti ai lavori sono in realtà…due!

Eh sì, perchè in occasione di questa mostra la Galleria Colossi Arte Contemporanea inaugura un nuovo spazio espositivo, di fronte a quello attuale, al n. 12 di Corsia del Gambero: un elegante porticato introdurrà ad un’ampia vetrata ad arco, dalla quale si affaccia un ambiente arredato con mobili ed oggetti di design anni Cinquanta-Settanta, e naturalmente allestito con opere d’arte intriganti, accattivanti, di grande pregio e valore, come sempre scelte con attenzione e gusto raffinato da Daniele e Antonella.

accesso_flyer

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Eros Bonamini. Con_tempo

 

Dal 22 ottobre al 19 dicembre 2011

Nella mostra “Con-tempo”, il tempo e quello della riflessione, dell’azione, della contemplazione richiesta allo spettatore davanti all’opera, nella quale si specchia, riflettendo sulla propria instabile eternità. Come rivela il nome, nelle Cronotopografie Bonamini racchiude infatti, il concetto di un tempo “effettivo del fare”, corrispondente al momento empirico della creazione dell'opera; al con-tempo, l’opera si presenta come mappa, diventa registrazione delle tracce che strumenti, materiali ed interventi di natura diversa hanno prodotto sul supporto, ora formato dal cemento e dall’intonaco, ora di garze imbevute di inchiostro, ora da tele chiamate a saturarsi di colore, per contatto o iniezione, infine creato con plexiglas e metalli.

Eros bonamini con tempo

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Renata Boero: l'alfabeto della natura

Dal 21 gennaio al 1 marzo 2012

La mostra, con testo critico a  cura di Marilena Pasquali e biografia a cura di Sara Meloni, intende indagare tra le pieghe dell’artista a partire dagli anni settanta fino agli ultimi cicli. Considerati come l’intelaiatura portante, la ‘grammatica’ della sua pittura, un’esperienza irrinunciabile. I Cromogrammi esercitano un irresistibile potere di seduzione, chiamando in causa non solo la vista e l’olfatto, ma anche il tatto, per le palpabili concrezioni cromatiche che si avvertono sulla superficie, l’udito nei leggeri scricchiolii della carta e perfino  il gusto o, meglio, la sua memoria, nell’intuire nelle tinte naturali quei sapori che ad esse viene spontaneo ricollegare. Opere come ‘sindoni’ vegetali in cui pare impresso il volto del tempo e che possono esser viste come varianti, modulazioni di un unico tema, di un motivo di fondo da cui l’artista sa trarre accordi e spunti sorprendenti e sempre diversi, in una sorta di ‘improvvisazione’ .

 

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Pino Pascali. Mediterraneo Metropolitano

Dal 24 settembre al 30 novembre 2011

Come suggerisce il titolo MEDITERRANEO-METROPOLITANO, l’esposizione intende focalizzare l’attenzione sulla duplice anima creativa dell’artista di Polignano a Mare, indagando tra l'intrigante produzione dei suoi lavori destinati al mondo del Carosello e della televisione.

MEDITERRANEO-METROPOLITANO: attraverso un percorso espositivo attentamente selezionato, propone opere tratte dai alcuni dei cicli più affascinanti di Pino Pascali sondando le radici mediterranee della sua ricerca ed il rapporto osmotico dell’artista con la bellezza classica, le rovine antiche, la Magna Grecia e la natura selvaggia del Mediterraneo. Tra natura e cultura Pino Pascali approda a Roma e si ambienta nel mondo della nascente società dei consumi, da sempre carica di contraddizioni, in un’Italia travolta da un rapido boom economico.In questo contesto si rivela l’altra anima dell’artista: quella metropolitana.

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Gulliver.Ovvero la Sindrome di Lilliput

 

Dal 19 marzo al 28 maggio 2011

È con grande piacere che inauguriamo la stagione primaverile della nostra Galleria con la mostra dedicata alla microarte di Enzo Forese e Mimmo Iacopino: Gulliver. Ovvero la sindrome di Lilliput

Due artisti le cui opere creano mondi preziosi e raffinati, memori dei misteriosi territori del paese di Lilliput, scegliendo entrambi di lavorare sulla piccola dimensione, di confrontarsi con la minuziosa complessità delle cose.

Enzo Forese crea opere pittoriche che nella loro massima estensione raggiungono il formato di 18 x 24 centimetri, oppure compone collage dove sono ricreate situazioni ironiche e sognanti che sovente traducono il suo sguardo sul mondo. Elemento ricorrente nelle sue opere pittoriche è quel vaso di fiori che voluttuoso si adagia in paesaggi memori delle composizioni metafisiche, costruiti con campiture cromatiche sapientemente date. Il colore non è tuttavia utilizzato seguendo regole ottiche e percettive scientificamente approvate: anche laddove ci pare di scorgere un attento calcolo delle tonalità cromatiche, Enzo Forese sta seguendo il suo personale sentire, rispondendo semplicemente al desiderio di vedere sulla tela e di ritrovare nei collage il proprio mondo interiore.

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Pino Pinelli. A partire dal colore

Dal 5 febbraio al 14 maggio 2011

Siamo lieti di inaugurare, Sabato 5 febbraio, una straordinaria mostra personale dedicata ad uno dei principali protagonisti delle ricerche di pittura analitica dagli anni Settanta ad oggi: Pino Pinelli.

Come suggerisce il titolo dell’esposizione, che sempre progettiamo in stretta collaborazione con l’Artista, il percorso intende indagare la sua ricerca “a partire” dalle opere degli anni Settanta che da subito si confrontano con il colore, vero e proprio fil rouge del lavoro e della poetica di Pino Pinelli.

Originario di Catania, si trasferisce a Milano nel 1963 dove tuttora lavora alla ricerca della pittura, delle sue origini, delle sue forme e delle sue tensioni spaziali.

Due sono le anime del suo fare pittura o del pensarla che, come dice egli stesso, alla fine è la medesima cosa, come le opere che esporremo sapranno dimostrare al pubblico: da un lato l’impulso vitalistico, la passionalità del trovare una nuova espressione dell’arte; dall’altro quel rigore analitico, perfezionato al confronto con i linguaggi contemporanei fra Nord Europa ed Oltre Oceano, si sovrappongono e s’agitano nella sua opera “empirica” ed “astratta” insieme.

Per questi motivi, decise di lavorare a Milano negli anni Sessanta: mentre la Pop Art scalpitava alla vicina XXXII Biennale veneziana, i giovani figli dello Spazialismo, da Bonalumi a Castellani a Scheggi, riflettevano sul significato e sulle possibilità del superamento della bidimensionalità del quadro mentre i cinetici e programmati lavoravano sull’ambiente e sulla percezione, interrogandosi sul ruolo dell’artista nei confronti dello spettatore.

Un artista dipinge per avere qualcosa da guardare: così rispondeva loro Pino Pinelli.


flyer pinelli

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