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M'horó. Oltre l'ignoto

Dal 19 novembre 2016 all'8 febbraio 2017
ignoto

La mostra è stata segnalata, tra gli altri, da

Artribune

Corriere della Sera

Bresciaoggi

Brixiamostre.it

 

M'horó. oltre l'ignoto

(Vittorio Sgarbi)

Un altro artista che vuole rimanere non anonimo, perché un nome se lo è dato, M'horó, ma ignoto al di fuori del nome adottato. Ci stiamo facendo l'abitudine, ormai. Cominciarono così gli artisti clandestini e fuorilegge, gli street artists che una volta erano soprattutto writers e oggi lo sono sempre meno, all'inizio ignoti per necessità, volendo sfuggire alle conseguenze penali delle loro imprese, adesso, se dovessimo pensare al caso più eclatante, quello di Banksy, per ragioni che almeno in parte devono esulare da quelle originarie, entrando direttamente nel merito dell'operazione estetica (a pensarci bene, di Banksy conosciamo solo il brand, un marchio di fabbrica chiaramente individuabile per via di una certa uniformità di metodo, tecnica, formale, ideologica, sotto il quale, però, potrebbero celarsi più artisti, in grado di agire anche indipendentemente l'uno dall'altro).

Non è solo l'arte ad annoverare ignoti, esistendo, per esempio, anche in letteratura, e non certo dai soli tempi attuali. Ha fatto sensazione, di recente, il riconoscimento dell'identità dello scrittore italiano, morto Umberto Eco, di maggiore successo all'estero, la fantomatica Elena Ferrante, dietro la quale si cela Anita Raja, scovata attraverso la tracciatura degli incassi dei diritti di autore riguardanti la sua alter ego.

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Daniele Papuli. L'era della carta. Forme e visioni

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La mostra è stata segnalata, tra gli altri, da

Artribune

Espoarte - clicca qui per leggere l'articolo scritto da Matteo Galbiati

Espoarte - clicca qui per leggere la recensione alla mostra di Matteo Galbiati

exibart

IAM. Italia Art Magazine

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Bresciaoggi

Giornale di Brescia

Qui Brescia - on line

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Brixiamostre.it

frammentidicarta.blogspot.it - articolo di Raffaella A. Caruso

artevista.eu - articolo di Raffaella A. Caruso

Volumi lamellari composti da centinaia di strati di carta pazientemente tagliati e sagomati a mano per creare architetture scultoree di ispirazione organica. Questo è il modus operandi che caratterizza il codice espressivo dell’artista salentino Daniele Papuli.

Nelle opere più recenti, la scultura rivela venature policrome date dall’accostamento di strisce di varia tipologia e grammatura, accuratamente selezionate, come nelle strutture a parete dei Cartangoli, che diventano macrosezioni di minerali. Altre volte una modularità spiraliforme e vorticosa anima la superficie degli Intondi, forme concave, che si trasformano in casse armoniche capaci di assorbire il suono come un grande “Orecchio di Dioniso” o maestose cupole inondate di luce. Altre volte la verticalità delle lamelle cartacee riproduce ramificazioni ed innesti, come nei Tursi, e la carta ritrova la sua primigenia componente arborea.

L’artista giunge alla manipolazione della materia cartacea e a fare della carta il fulcro ed il mezzo del suo linguaggio espressivo. Una percorso che si evolve dalla gravità alla leggerezza della forma, dalla solidità dei materiali generalmente utilizzati per la scultura, come nei primi manufatti in pietra, legno, gesso, alla ricerca di altri di maggiore duttilità e leggerezza. Ed è così che, dopo avere appreso i metodi di fabbricazione del foglio di carta in un workshop internazionale a Berlino, nel 1993, è nel 1995 che Papuli approda alla scelta della carta come suo materiale d’ elezione.

Nelle sue sperimentazioni, la carta si trasforma da cellulosa quasi impalpabile a materia stratificata. Il singolo foglio, così effimero ed evanescente, nelle mani dell’artista, diventa unità di misura per comporre lo scheletro interno dei suoi volumi, forme che si aprono e si dischiudono, animate da un dinamismo interno.

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Shakespeare. La sostanza dell'uomo

shake

dal 10 settembre al 3 novembre 2016

La multiforme varietà dei caratteri umani, l'essenza della vita stessa e della natura dell'uomo sono delineate nelle molteplici sfumature delle passioni umane evocate da Shakespeare: le più grette, primordiali e sanguinarie pulsioni per arrivare alle più illustri e sublimi declinazioni del sentire dell'animo sono incarnate nei personaggi del suo teatro. In questa mostra, un'accurata selezione di artisti contemporanei viene chiamata ad incarnarle in una forma visibile, interpretandole secondo i più svariati linguaggi espressivi che li contraddistinguono.

Aidan, Guido Airoldi, Andrea Anselmini, Giorgio Bevignani, Dorothy Bhawl, Max Bi, Massimo Caccia, Severino Del Bono, Andy Fluon, Enzo Forese, Michael Gambino, Mimmo Iacopino, M'horó, Elena Monzo, Luca Moscariello, Daniele Papuli, Marco Sudati, Giorgio Tentolini vi accompagneranno in un affascinante percorso attraverso le tematiche i personaggi che hanno reso famoso il drammaturgo inglese nel mondo. 

La mostra è stata segnalata, tra gli altri, da

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Giornale di Brescia

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Bresciaoggi_Max Bi

Qui Brescia

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Angelo Brescianini. Alla velocità della luce

Dal 13 febbraio al 18 maggio 2016

Nell'arco di tutto il suo percorso artistico, iniziato negli anni Sessanta, Brescianini ha cercato di catturare il dinamismo dell'espansione delle forme nello spazio tramite il linguaggio dell'astrattismo. Le lamiere rappresentano la sintesi estrema e l'esito più alto di questa inesausta ricerca per la loro capacità di intrappolare il moto curvilineo e fluido di un elemento impalpabile come la luce facendola scorrere intorno alla superficie delle “bugnature”, impresse modulando la forza dirompente dello sparo con il calibro dei fucili. L'artista sa espanderle sulle sue opere in una successione ritmica di estroflessioni e introflessioni, scandite dal ponderato susseguirsi degli spari, come corpi celestri in un firmamento. Così, la parabola definita dal proiettile nello spazio trascende nel cinetismo perpetuo della luce, sua diretta trascrizione. L'espansione nello spazio e la definizione del moto sono temi da sempre presenti nella sua ricerca, iniziata con i meccanismi di estensione delle sculture in legno degli anni '70 e poi proseguita con quelle dinamiche da parete negli anni 2000, vere e proprie visioni policrome e luminose di piani che fluttuano nello spazio, mossi da complessi ingranaggi meccanici. Nelle sue opere, l'artista fonde la brutalità dell'intervento sulla materia dell'Arte informale al tentativo di intrappolare il fenomeno della scomposizione della luce dell'arte cinetica-programmata, creando un inedito linguaggio artistico, capace di reinterpretare la ricerca di una terza dimensione oltre la bidimensionalità della tela di Fontana e Scheggi. Dopo avere partecipato alla Biennale di Padova nel 1968, negli anni '70 l'artista ha collaborato con artisti come Cassinari, Fiume, Munari e Bonalumi nel design e nella progettazione di oggetti d'arte. Il Museo del Presente e il MAON. Museo d'Arte dell'Otto e Novecento di Rende (Cs) gli hanno dedicato due importanti retrospettive. Nel 2015 viene invitato ad esporre presso l'Istituto Italiano di Cultura di New York, accanto ad artisti come Bonalumi, Dadamaino e Pinelli. Le sue opere sono presenti in importanti collezioni pubbliche e private sia in Italia che all'estero.

La mostra è stata segnalata su

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Italia Art Magazine

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About Christo and Jeanne-Claude. Opere edite dal 1969 al 2004 pubblicate sul catalogo Jörg Schellmann

dal 14 maggio al 5 settembre 2016

In occasione dell'apertura al pubblico dell'intervento di Christo sul Lago d'Iseo, The Floating Piers, Project for Lake Iseo, Italy (2014-2016), evento straordinario che segna il ritorno del più famoso land-artist al mondo nella nostra penisola, la galleria propone un affascinante percorso attraverso un'accurata ed esclusiva selezione di serigrafie e litografie che riproducono disegni, bozzetti e schizzi preparatori per i suoi monumentali progetti, provenienti da una prestigiosa collezione genovese, che coprono un arco temporale dal 1968 al 2004.

Per visionare le immagini delle opere esposte ed avere maggiori informazioni, contattateci.

La mostra è stata segnalata da:

Corriere della Sera

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Art Tribune

Giornale di Brescia

Brixiamostre.it

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Elena Monzo. Carosello

dal 12 dicembre 2015 all'11 febbraio 2016
a cura di Rebecca Delmenico

L’America, Cuba, il Giappone, la Cina e il Libano hanno donato ad Elena Monzo un fascinoso bagaglio iconografico e culturale al quale attingere. Il carosello diventa così l’emblema di un moto circolare perpetuo che rappresenta metaforicamente quello dell’evoluzione e dell’arricchimento della poetica dell’artista, dopo diversi anni di presenza sul panorama artistico internazionale, in un susseguirsi di ricorrenze, rielaborazioni e mutazioni periodiche delle suggestioni scaturite dai viaggi che ha compiuto. Ognuno costituisce un giro di giostra che ad ogni fermata la vede tornare alle sue radici, rielaborare quanto assorbito per ripartire nuovamente, a ciclo continuo, continuando a tramutare le impressioni colte da diverse culture in simboli ricorrenti. Dall’ipertrofia di un consumismo dominato dall’artificialità delle immagini dei mass-media dell’America al miscuglio animistico di antichi retaggi africani e spagnoli, riti precolombiani e globalizzazione della cultura del Messico e di Cuba, per arrivare alla maschera cosmopolita e fake/occidentale della Cina contemporanea che emerge nei mascheroni di dragoni rossi, nei calzari da geisha delle sue ballerine, teatranti, ginnaste, drag queen o transgender. La tradizione millenaria della seta orientale e delle tecniche decorative giapponesi vibra nella preziosità cangiante delle delicate trame dei tessuti che la Monzo inserisce nelle sue scintillanti composizioni, così come l’intricato intreccio dell’arabesco, stile ornamentale islamico, metafora del reticolo di interscambi culturali che caratterizza il Libano. Queste suggestioni si tramutano nel caleidoscopico patchwork che costituisce la patina sfavillante nella quale sono avvolte le sue donne, composta da un’incredibile molteplicità di immagini metaforiche, forme e dettagli dalla provenienza cosmopolita. Ne scaturisce una giostra mutevole variegata, nata dal continuo svilupparsi degli input colti dalle esperienze vissute, come la recidency d’artista Ichiuroko a Kurashiki, in Giappone, nel 2013, e quelle presso lo Swatch Art Peace Hotel di Shanghai, in Cina e l’Art Résidence Alia di Ain Zhalta, Beirut, in Libano, nel 2014.

Monzo Carosello Colossi

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Pietro Pirelli. Suoni di luce

dal 26 settembre al 26 novembre 2015
a cura di Anna Lisa Ghirardi
 
Nelli piccoli pelaghi una medesima percussione partorisce molti moti incidenti e refressi.
La onda massima è vestita d’innumerabili altre onde, che si movono a diversi aspetti. 
(Leonardo da Vinci)
 

Pietro Pirelli (Roma, 1954) è musicista, perfomer e compositore per strumenti elettronici e acustici, noto a livello internazionale per le sue installazioni sonoro-luminose interattive in parchi naturali, importanti istituzioni, musei ed enti pubblici, oltre che per il suo impegno nell'ambito della scenografia teatrale. È presidente di AGON, associazione culturale da lui fondata che si occupa di informatica musicale e multimedialità. Dopo un'iniziale formazione presso il Conservatorio di Milano e successivamente all'esperienza lavorativa come liutaio nella fabbricazione di strumenti musicali, ha trasferito nelle sue installazioni elettronico-luminose la sua abilità tecnica, sconfinando il puro ambito sonoro per esplorare le potenzialità visive e acustiche di materiali come la pietra e il ghiaccio, riuscendo persino a far “suonare l'acqua”, servendosi dei grandi strumenti polisensoriali da lui creati.

La citazione sopra riportata del grande inventore Leonardo Da Vinci, in riferimento ai piccoli pelaghi”, sembra una descrizione “ante litteram” delle “macchine acustiche e luminose” create da Pirelli, gli Idrofoni, strumenti che coniugano, in un'inedita ed equilibrata sinergia di intenti, sapere scientifico e “umanistico”, tecnica e arte. Uno di questi è stato esposto in mostra.

L'Idrofono è una “lampada sensibile”, un futuristico tamburo sospeso d’acqua e di luce, che, grazie all'uso di strumenti elettronici, proiettori ed amplificatori, è capace di creare una polifonia visiva interattiva. La sua “pelle” assume la consistenza di un velo sottilissimo di acqua limpida, trasparente, sospeso in un disco che si anima se mosso da sollecitazioni esterne, come la vibrazione, il canto, la parola, il suono di uno strumento, oppure risponde finemente al tocco leggero e al battito delle dita, creando un moto ondoso. Il fascio di luce che attraversa il disco fa in modo che gli impulsi sonori si riverberino nell'ambiente circostante sotto forma di proiezioni di onde luminose che riflettono il moto concentrico di espansione delle onde dell'acqua creando immagini di grande suggestione dalle geometrie caleidoscopiche, “rayographs” di strutture cellulari macroscopiche in via di formazione. Come sostiene l'artista, “tutte le sue installazioni hanno un percorso temporale”, un continuo sviluppo in divenire delle immagini. L'Idrofono suggerisce al nostro sguardo infinite suggestioni visive, facendoci partecipi di un'esperienza polisensoriale che si inserisce nel solco dell'estetica dell'opera d'arte totale di ascendenza wagneriana, unendo tecnologia acustica e arte, oltre a rimandare ad uno stato mentale di meditazione trascendentale, grazie all'acqua cristallina e alla sua ritmica sonorità.

La continua evoluzione delle immagini di luce, modulata dalle increspature dell'acqua, viene bloccata dagli scatti fotografici dell'esperto fotografo Eugenio Manghi “in un attimo congelato nel tempo”, come sostiene Pirelli: il risultato sono le Idrofanie, “fonogrammi” di luce, moderni “rayogrammi”, che saranno esposte in mostra sia come stampe fine-art, sia impresse su plexiglas retroilluminati. Ogni Idrofania riporta esattamente, nel titolo, l'istante irripetibile in cui è apparsa questa immagine di luce scritta dal suono, nell'arco di una sera del giorno 12 agosto 2015. Il titolo di ogni opera testimonia con precisione il momento dell'unica apparizione di questa immagine, il Frame, sono pertanto indicate ore, minuti, secondi e frazioni di secondo.

L'artista e compositore ha saputoinventare un linguaggio artistico innovativo, antico e futuribile al tempo stesso. Con le più innovative tecnologie elettroniche ha dato un nuovo mezzo di espressione alla luce, simbolo del divino, ma anche parte integrante delle tecnologie multimediali impiegate nell’arte, basti pensare all'Optical e l'arte cinetica-programmata. Pirelli si pone nel solco dell'eredità di questa tradizione di padronanza delle nuove tecnologie per intrappolare un elemento naturale ed effimero come la luce ma, in quanto musicista, lascia che sia il suono a modularla.

Le installazioni sonoro-luminose di Pirelli saranno presentate, accanto alle Pietre Luminose di Adolfo Lugli, ad aprile del 2016, nel suggestivo scenario dell'antico Monastero cluniacense di San Pietro in Lamosa, Provaglio d'Iseo (BS) e nella sottostante Riserva Naturale Torbiere del Sebino di Iseo (BS), in occasione di un evento organizzato dalla galleria Colossi Arte Contemporanea e curato da Anna Lisa Ghirardi.

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Giorgio Laveri...e non c'è niente da capire...

dal 18 giugno al 18 aprile 2015

In occasione della mostra, i nostri spazi espositivi hanno ospitato le comunicative e intriganti ceramiche smaltate di Giorgio Laveriche si presentano allo spettatore con una incredibile e, allo stesso tempo, spontanea, ironica semplicità, che rappresenta un un tratto tipico della personalità dell'artista, insieme alla sua acuta ironia che lo porta a trasformare in sculture uniche oggetti di uso quotidiano.

Le sue opere derivano da una profonda passione per questo materiale, coltivata per oltre trent'anni nelle terre di Albisola con sapienti sperimentazioni perfezionate in quella striscia di Mediterraneo che va da Nizza a Vallauris. In questo lembo di Mediterraneo, da cui proviene l'artista, nasce la fucina culturale che ha segnato l'avventura creativa del Novecento, con una storia antica che risale alla Magna Grecia: dalle ceramiche dell'avanguardia futurista a Bruno Munari, per arrivare a Lucio Fontana e Agenore Fabbri, da Leoncillo a Mirko e Afro, fino a Rotella, Baj e Guy Debord.

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Gio' Pomodoro. Sole produttore, comune raccolto

dal 9 maggio al 15 settembre 2015

La mostra, omaggio al grande scultore marchigiano Gio' Pomodoro (Orciano di Pesaro, 1930 – Milano, 2002), ha presentato un'accurata selezione di opere dedicate ad una delle tematiche più care all'artista, il Sole, con la quale non ha mai smesso di confrontarsi per tutto il corso della sua vita, fin dagli anni '50, ma, in particolare, a partire dagli anni '70. Affascinato dal potenziale vitale e simbolico dell'astro come fertile macchina produttrice di energia, Gio' lo rappresenta, in chiave mistico-sacrale, scomposto in un assemblaggio di massicce forme strutturali o geometrie primarie, come “congegno di perfezione ed esattezza divina”, come espressione di ritmi cosmici universali, in sculture generate da calcoli fondati sul rapporto tra i numeri simbolici, sulle proporzioni e sulle coordinate astronomiche. In esposizione, rare sculture in marmo e in bronzo realizzate sul tema del Sole tra la fine degli anni '70 e il 2000, oltre ai sei bassorilievi in bronzo ideati dall'artista nel 1974 sul tema del “sole produttore”. Si tratta di “sculture-teorema” dove la sua forma circolare stilizzata viene spezzata, accentuando le potenzialità delle forme geometriche elementari ad aprirsi a tensioni dinamiche differenti in una struttura compositiva dove le linee di fuga si intersecano, delineando forme sempre diverse; esse assumono la valenza di archetipi costruttivi, di linee guida rivolte a tutti per il raggiungimento di un equilibrio ideale nello sfruttamento dei frutti della forza generatrice del sole. I Soli produttori sono accompagnati dai disegni progettuali dell’artista per la realizzazione dei bronzi e dal catalogo, edito dalla Arser Edizioni, che illustra le opere, corredato da un testo critico di Tommaso Trini. Gio' Pomodoro ha ricevuto, poco prima di morire, l'ambito premio Lifetime Achievement Award in Contemporary Sculpture dall’ISC. International Sculpture Center.

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Luca Moscariello. Allegria di naufragi

dal 7 febbraio al 15 aprile 2015

La mostra personale Allegria di naufragi a cura di Chiara Canali, dedicata a Luca Moscariello, artista bolognese recentemente finalista del “Premio Lissone 2014” e del concorso “Mantegna cercasi”, ha aperto la stagione 2015. Il titolo della personale Allegria di Naufragi, citazione dal nome della prima raccolta poetica di Giuseppe Ungaretti, si ricollega metaforicamente alla modalità operativa di Luca Moscariello che costruisce le sue opere pittoriche attraverso una progressione di ossimori, paradossi e dicotomie visuali tra l’apparenza squillante dei colori e la profondità di silenzio in essi celata.

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Massimo Caccia. Caos

dal 7 febbraio al 18 aprile 2015

La mostra che ha aperto la stagione 2015 è Caos, a cura di Anna Lisa Ghirardi, dedicata all'artista Massimo Caccia (Desio, Milano, 1970). L'esposizione si presenta come un contenitore caleidoscopico di situazioni bizzarre ed enigmatiche in cui i suoi animali, dallo sguardo sorpreso ed estatico, sono colti con una tecnica estremamente minimale e pulita. In ogni opera compare un insolito e silente accadimento dall'apparente semplicità formale che accostato alle altre numerose e fantasiose composizioni dell’artista si anima di un’inaspettata complessità; le inedite situazioni veicolano enigmatici significati, in una contrapposizione che l'occhio dello spettatore spesso non riesce a risolvere. Assemblando questi frammenti di vissuto ironici e sospesi, colti in inquadrature frammentarie, nascono situazioni di un conflitto solo apparentemente silenzioso che trasmette ben presto una soffusa sensazione di caos. Un caos che richiama il conflitto interiore dell'uomo contemporaneo, in bilico tra le più assurde e inaspettate avventure che la vita quotidianamente gli presenta. L’artista, attraverso una narrazione allusiva e delicata, rivela infatti una profonda sensibilità nei confronti dell'esperienza quotidiana dell'individuo.

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Leonardo Rota Gastaldi. Rainbows

dal 6 dicembre 2014 al 28 gennaio 2015

Rainbows è il titolo della personale che abbiamo dedicato all'artista Leonardo Rota Gastaldi (Milano, 1983) che ci regala, con la scintillante superficie riflettente delle sue opere, frammenti di un brivido ottico... i suoi lavori sono composizioni astratte di volumi strutturati in un incastro di forme mediante una griglia geometrica.

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Agenore Fabbri

dal 27 settembre al 26 novembre 2014

La galleria Colossi Arte Contemporanea ha inaugurato la stagione espositiva autunnale dedicando un'importante mostra personale al toscano Agenore Fabbri (Barba, Quarrata (PT), 1911 – Savona, 1998). Nell'immediato dopoguerra (1947-1955), dopo essersi trasferito in una piccola manifattura di ceramiche ad Albisola nel 1935, Fabbri è stato il cantore degli oscuri presagi che pendevano sul destino dell'umanità, con una scultura dall'intensa drammaticità espressiva che raffigura donne, madri, animali martoriati dal tormento, come se l'artista fosse consapevole della ferita che l'esistenza incide nell'uomo; la tensione drammatica del periodo giovanile esprime bene la sensazione apocalittica di catastrofe imminente dovuta agli eventi storici che seguono al lancio della bomba su Hiroshima e Nagasaki e si trasferirà poi in un uso espressionistico della materia che caratterizza le opere bidimensionali del periodo informale (1954 -1963). Esse continuano ad indagare le profondità interiori, ma attraverso diverse soluzioni materiche, violenti interventi sulla materia; alla figurazione della scultura si sostituisce il puro dispiegamento dei materiali, sempre colti in stati caotici e segnati da asperità, deflagrazioni e corrosioni, molto vicini alla pittura nucleare e alla sua necessità di esplicare la forza evolutiva della materia.

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Marco Casentini. Upside Down

dal 27 settembre al 26 novembre 2014

Suggestioni tratte da diverse percezioni del paesaggio urbano che si trasformano in un'espressione artistica in bilico tra la tradizione post-modernista e l'astrattismo di Mondrian, ma completamente nuova. La sua è una realtà ridotta all'essenziale, ma arricchita di valori umani, emozioni, percezioni di attimi, scorci lirici che riemergono dall'assemblaggio delle forme geometriche dai colori brillanti della pittura di Marco Casentini (La Spezia, 1961) e dalle sue vibrazioni cromatiche accostate spesso a inserti di plexiglas che richiamano schemi vuoti, in attesa di un'immagine da proiettare. L'artista crea un vocabolario cromatico legato ad un linguaggio formale fatto di equivalenze ben definite, radicate nella sua mente e crea così un equilibrio visivo che non si perde nonostante le forme si incastrino, da qualunque punto di vista lo si guardi; lo ritroviamo osservandole in qualunque modo, anche sotto sopra, “Upside Down”, ribaltando il punto di vista, come suggerisce il titolo della mostra. Nella sua sintesi astratta del paesaggio urbano in forme rettangolari che si susseguono come in una prospettiva di palazzi, i colori definiti dai contorni netti delle forme esprimono diversi sentimenti (“Esprimo i miei sentimenti. Per me il rosso è sempre passione, eros, il nero malinconia; il blu è cielo o mare e il bianco pace e quiete.”, sostiene l'artista stesso), mentre i loro accostamenti o sovrapposizioni veicolano la profondità e la vibrazione emozionale della situazione percepita: “non è vero che, per creare il mio lavoro, io studio in maniera matematica la scelta ed il posizionamento dei colori. La costruzione è emotiva...è il mio linguaggio...il mio modo di esprimere me stesso. È una forma grammaticale ormai profondamente radicata...”. Nel suo linguaggio, le sensazioni tratte dall'osservazione dell'architettura urbana si condensano in un'astrazione geometrica che deriva da una percezione fortemente individuale e originale dei luoghi e dei momenti, derivata sicuramente dall'ordine formale del Costruttivismo Russo, di cui lui stesso si riconosce discendente.

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Dinamiche visive tra naturale e artificiale

dal 21 giugno al 30 luglio 2014

Movimento ed effetti dinamici ottenuti con le tecniche e i materiali più svariati e innovativi, industriali e non, in grado di confondere la percezione, ma che richiamano le forme della natura, sono al centro della collettiva che la Galleria Colossi Arte Contemporanea inaugura sabato 21 giugno 2014. Sagome di alberi visti al crepuscolo, in una prospettiva ascensionale, come se li vedessimo elevarsi verso il cielo dal basso ponendoci al centro di una foresta, dominano l'opera dell'artista milanese Manuel Felisi (classe 1976); profili che si stagliano su un substrato lavorato con una tecnica che nasce dalla fusione di linguaggi differenti, come la pittura, la fotografia e la scultura, tra naturalismo e simbolismo. L'immagine totale viene suddivisa in tante piccole tele ingannando la prospettiva secondo una visione moderna, che suggerisce un movimento inedito, una frammentazione dell'immagine in pixel, ma con un supporto tradizionale che ci offre uno scorcio lirico della natura elaborato con tecniche innovative e moderne.

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Mille Miglia...d'autore

dal 15 maggio al 26 giugno 2014

In occasione della partenza da Brescia della storica gara automobilistica Mille Miglia, la Galleria Colossi Arte Contemporanea inaugura una bipersonale dal titolo Mille Miglia...d'autore con due protagonisti d'eccezione che realizzeranno appositamente alcune opere per accompagnare questo straordinario evento: lo storico illustratore di Ruoteclassiche e Quattroruote, Giorgio Alisi e Claudio Filippini, l'artista della realtà dipinta.

La mostra aprirà al pubblico il 15 maggio alle ore 10,00 negli spazi espositivi della galleria situati nella piazzetta di Corsia del Gambero e alcune opere verranno esposte nella lussuosa cornice dell'Hotel Vittoria, nel cuore del centro storico della città, dove ha luogo la punzonatura delle automobili prima della partenza.

Agli iconici e affascinanti scorci sulle vetture storiche riprodotti con lenticolare precisione da Claudio Filippini, classe 1953, si affiancano i vivi e accattivanti “ritratti di automobili” di Giorgio Alisi, classe 1937.

invito mille miglia

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Giorgio Tentolini. La profondità dell'immagine

dall'8 febbraio al 27 marzo 2014
a cura di Ilaria Bignotti

Ha inaugurato Sabato 8 febbraio la mostra personale dedicata a Giorgio Tentolini, la cui ricerca di notevole raffinatezza e intensità ha ottenuto diversi riconoscimenti di alto livello, tra i quali il Premio Rigamonti, il Premio Arti Visive San Fedele e il Premio Nocivelli. Come il titolo della mostra suggerisce, La profondità dell’immagine allude sia alla sua specifica metodologia creativa, sia alla poetica che sottintende ai vari cicli delle sue opere. La prassi operativa inizia dallo scatto fotografico compiuto dall’artista e destinato a fissare in immagine l’oggetto che ha suscitato il suo interesse: prevalentemente volti e corpi, maschili e femminili, di persone a lui vicine o di perfetti sconosciuti, ma anche appartenenti all’antica statuaria classica e preclassica, selezionati dallo sguardo dell’artista nel corso di lunghe visite ai musei di tutto il mondo; e ancora, fossili o oggetti destinati a suscitare il suo interesse emotivo e formale; in alcuni casi paesaggi legati a ricordi individuali e affettivi.

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Michael Gambino. Beautiful flying

 dal 28 settembre al 20 novembre 2013

La farfalla, antico simbolo propiziatorio della metamorfosi e della rinascita, emblema sia dell'effimero, sia di ciò che dura in eterno, diventa il minuscolo tassello con cui l'artista italo-americano Michael Gambino si propone di ricostruire la geografia del mondo, alludendo all'ordine logico di connessioni che governa il susseguirsi e il concatenamento dei fatti che avvengono sulla superficie del nostro pianeta.

Questi esseri minuti rappresentano, nella poetica dell'artista, l'equilibrio, la trasformazione continua provocata dai fenomeni naturali e, dal punto di vista esistenziale, la grazia e la capacità di accettare i cambiamenti e il loro significato allude al processo di trasformazione alchemica a cui ciascuno di noi è sottoposto durante la vita nel lungo cammino verso la conquista della libertà spirituale. Può un essere così piccolo avere una valenza così grande?

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La ricerca della materia perfetta

dal 4 luglio al 27 settembre 2013

Come incasellare l'ispirazione artistica, espressione di un'individualità creativa e delle inclinazioni dell'anima, all'interno di un'opera? Qual è l'unico modo per concretizzare l'ispirazione, per esprimere nella forma ideale l'idea originaria che si agita nella mente dell'artista, per trasmettere al meglio l'impulso dell'animo da cui nasce e i contenuti che sono il suo fondamento?

Per esternare l'ispirazione è necessario passare attraverso l'uso di un materiale plasmato, modellato, dipinto, intagliato, bruciato che la possa materializzare, darle un'esistenza reale, creando un linguaggio espressivo unico e individuale; l'origine dell'ispirazione entra così in un contesto reale attraverso la ricerca materia perfetta... È questo l'impulso che muove l'artista a cercare la tecnica più consona a esprimere così inesauribili energie vitali.

La storia dell'arte ci offre immagini esemplari per esprimere metaforicamente questo concetto; pensiamo ai Prigioni di Michelangelo dove la forma del corpo, sublimazione della perfezione dell'anatomia umana, sembra rappresentare una pulsione dello spirito, la forma originaria dell'idea che lotta per estrinsecarsi nella pesantezza della materia inerme del marmo, per tradursi idealmente nella realtà, nella concretezza del mondo.

 

 

 

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Mario Ceroli

dal 16 marzo al 31 maggio 2013 

Con questa mostra la Galleria Colossi Arte Contemporanea vuole rendere omaggio al grande archi-scultore abruzzese, come lo definisce Achille Bonito Oliva, Mario Ceroli.

Fin dagli anni Sessanta, l'artista sviluppa una ricerca molto personale che parte da un materiale povero di origine naturale come il legno per ridurre la tridimensionalità del reale alla bidimensionalità di sagome stilizzate che si ripetono stratificandosi una modalità tipica dei processi comunicativi della società di massa. La reiterazione e l'ingrandimento delle immagini potrebbe richiamare la dilatata trasposizione in ambito artistico dell'oggetto di consumo dell'arte Pop di Rosenquist o Oldenburg, conosciuto proprio in quegli anni in Italia attraverso la Biennale del '64. Ceroli procede in modo del tutto diverso, operando secondo un processo analitico e strutturato/strutturante che, creando un nuovo “linguaggio iconico”, tende a rivestire di nuovi significati non soltanto i simboli della società di massa (il Mister e il cavallo in corsa con le chiome svolazzanti dell'Api del 1964), ma anche le immagini mitiche e dense di memoria nella storia della civiltà occidentale come l'uomo di Leonardo.

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Vincenzo Todaro. Ti presento...

dal 26 ottobre al 18 dicembre 2013

Presenze ammantate di mistero che non riusciamo a identificare emergono dall'atmosfera delicata, dalle sottili sfumature seppia, delle fotografie vintage accuratamente scelte dall'artista. In modo del tutto inaspettato, il siciliano Vincenzo Todaro riscopre nei mercatini rionali attimi fuggenti colti dallo scatto fotografico, decontestualizzati e privi di storia, fa riemergere da un passato indefinito momenti irripetibili di vita quotidiana, ritratti avvolti da un'aurea incantata di tenerezza e sentimento e li custodisce nelle delicate cornici in legno come preziosi cimeli di famiglia dal sapore ottocentesco attualizzandoli, però, con una tecnica innovativa quanto raffinata.

L'artista intaglia le immagini asportando con meticolosa precisione i dettagli anatomici dei personaggi raffigurati, trasformandoli in sagome dai sottili contorni e lascia che siano solamente accessori e dettagli, come occhiali, collane e braccialetti a definirli, oppure l'atmosfera che li circonda. In questa “poetica dell'assenza”, come la definisce l'artista, la figura umana, ripescata da una passato privo di riferimenti temporali e topografici, lascia solamente qualche labile traccia di sé silenziosamente percepibile, provocando uno straniamento percettivo nell'osservatore e inducendolo a focalizzarsi sul senso che si nasconde dietro l'immagine, sulle connotazioni emotive dense di ricordi e percezioni lontane dell'ambiente che la circonda. È attraverso le sensazioni vagamente percepibili come situazioni, circostanze vissute che ci accomunano, pezzi di storia comune che la personalità dei soggetti riaffiora secondo modalità individuali di associazione dei ricordi...

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L'arte del rugby 2013

a cura di Alberto Mattia Martini

dal 9 febbraio al 19 marzo 2013  

Protagonista dell’evento è il gioco del rugby, con gli importanti e caratterizzanti valori che da sempre lo accompagnano e lo contraddistinguono; uno sport antico, nobile e unico per completezza del gesto atletico in sintonia con la dedizione, la fatica e l’equilibrio tra mente e corpo: una straordinaria armonia tra quantità e qualità.

L’evento espositivo, curato da Alberto Mattia Martini, raccoglie circa una trentina di opere che gli artisti - Guido Airoldi, Thomas Bee, Corrado Bonomi, Dario Brevi, Gianni Cella, Filippo Centenari, Francesco De Molfetta, Silvano De Pietri, Roger Dildo (Federico Tosi), Stefania Fabrizi, Fidia Falaschetti, Stefano Fedolfi, Claudio Filippini, Enzo Fiore, Enzo Forese, Andrea Francolino, Mimmo Iacopino, Marco Lodola, Antonella Mazzoni, Davide Nido, Carlo Pasini,Fabrizio Pozzoli, Simone Racheli, Aldo Spoldi, Marco Sudati, Wainer Vaccari, Vittorio Valente, Wal (Walter Guidobaldi) hanno dedicato al rapporto arte-sport, arte e rugby.

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Gianni Bertini. Macchine del tempo

dal 17 novembre 2012 al 17 gennaio 2013

La ricerca di Gianni Bertini si costruisce da sempre intorno ad una sensazione ideale dello spazio che lo porta a ricercare, attraverso l'indagine sul movimento, le prospettive, le traiettorie, le linee e i segni, l'origine genetica di un'energia cosmica ed esistenziale: «Voglio comunicare quelle “emozioni visive” di quei fatti cosmici, siderei, scientifici o meccanici, che mi sembra abbiano ad essere il fulcro essenziale del nostro tempo», scrive l'artista nel 1951, per chiarire l'evoluzione della condizione umana attraverso opere che sono l'espressione di una memoria metastorica, vere e proprie “macchine del tempo”, frutto di un atto creativo che avviene all'interno della fenomenologia del quotidiano.

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...il naufragar m'è dolce in quest'arte. Formedolci

dal 15 al 29 novembre 2012

Sala Alabardieri, Palazzo Comunale, Cremona

La Galleria Colossi Arte Contemporanea ha organizzato una mostra, patrocinata dalla Provincia, dal Comune di Cremona e dalla Camera di Commercio, dal titolo “...il naufragar m'è dolce in quest'arte. Formedolci”. In occasione della Festa del Torrone, che si svolge a Cremona, la mostra è ospitata all'interno del Palazzo Comunale nel Salone degli Alabardieri dal 15 al 29 novembre 2012.

Antonella e Daniele Colossi hanno invitato un'accurata selezione di artisti del loro team che hanno realizzato appositamente delle opere per questo evento. Il trait d'union che caratterizza la mostra è il formato delle tele, proporzionato alle dimensioni oblunghe della stecca del torrone, il tipico dolce della tradizione cremonese.

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Thomas Bee. Pop up!

Dal 29 settembre al 17 novembre 2012

In questa mostra, organizzata dalla Galleria Colossi, Thomas Bee, artista di origini newyorkesi, ci stupirà con l'energia e la profondità di significato della sua arte eclettica e spiazzante. Bee giunge attraverso medium diversi e contaminazioni provenienti dalla fotografia alla grafica, dal design alla scenografia teatrale, ad una pluralità eterogenea di espressioni innovative che non vengono mai imprigionate in un unico linguaggio stilistico, avvertito come opprimente; la sua ricerca artistica è fatta di perenne investigazione, di una ricerca inquieta che lo porta a seguire l'impulso di “confluire tutti gli aspetti della sua esistenza in un'unica cassa di risonanza”, come sostiene l'artista, ad abbandonarsi all'uso istintivo di tecniche diverse, sviluppando un rapporto di intima confidenza con i materiali che utilizza: dalla pittura su pluriball alle paillettes su tela, dai chiodini colorati per bambini, alle pillole fino ad arrivare ai biglietti dei gratta e sosta.

 

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Elena Monzo. Happy Packaging

 

Dopo avere partecipato alla 54° edizione della Biennale di Venezia e aver conquistato New York, con la collettiva Wall_Projection, e la Fred Gallery di Londra, con glitter, stickers, tratti di inchiostro, ornamenti, lembi di tessuto multicolor dalle più svariate fantasie, carte ad effetto psichedelico e scotch a specchio, le opere ammalianti di Elena Monzo giungono a Brescia, nella nostra Galleria, con la personale “Happy Packaging”.

Le opere dell'artista bresciana si popolano di sagome tracciate a mano libera da linee sottili e sinuose, prive di angoli e smussature, che trasformano il corpo in un involucro da riempire con accessori luccicanti e patchwork di stoffe colorate che talvolta sfociano nel fluo. Questa patina sfavillante ricopre donne che giocano a travestirsi e ornarsi con accessori luccicanti, sfiorando il limite tra la trasgressione più azzardata in stile neo-pop, come quella esibita sul palcoscenico dalla pop-star Lady Gaga che ha persino indossato un abito di carne bovina, disegnato dal suo stilista, Nicola Formichetti, fino a sfiorare il trash, dove viene utilizzato qualsiasi materiale del mondo pur di coprirsi e giocare ad esibirsi.


 

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Omar Hassan. Jab, Jab!

 

Dal 26 maggio al 14 settembre 2012

Ai giorni nostri possiamo permetterci di entrare in un colorificio ed acquistare qualsiasi colore. Ma il colore è stata una conquista difficile nella storia dell'umanità a partire dalle pitture rupestri di Lascaux e Altamura, dai colori del mondo egiziano e greco-romano fino ai pigmenti medievali, usati per tingere i tessuti o per dipingere i manoscritti. In passato i colori sono stati merce rara e preziosa. È con la stessa metodologia di indagine con cui l'uomo di Neanderthal e Cro-Magnon produceva i colori primitivi (nero con il carbone, bianco con il gesso o la calce, ocra dalla terra) per decorare il proprio corpo ricavandoli dal mondo minerale, animale e vegetale, che Omar Hassan, giovane artista italo-egiziano, classe 1987, affronta le superfici. La sua arte è il ritorno all'origine di tutte le sfumature cromatiche ove si situano i colori primari.

Oggi Hassan affronta le superfici con una energia carica di tutta questa storia esprimendosi con gesti di primordiale meraviglia, di stupefatta consapevolezza. E lo fa con una rapida successione di spruzzi di bomboletta, devastanti nel loro dinamismo che invade tutto con la molteplicità dei colori, simile a quello dei colpi che si susseguono nella box, quello definito nel linguaggio dei professionisti “Jab, Jab!”, che da il titolo alla mostra.

Durante le sue performance, il pubblico diviene partecipe del processo creativo di realizzazione dell'opera, spruzzando con la bomboletta del colore prescelto su un'enorme tela uno dei pois colorati che comporranno l'opera. Ogni espressione vitale individuale, ogni macchia di colore colante, viene stratificata su una superficie ed ognuno si identifica in quel piccolo pallino in mezzo ad una molteplicità che rappresenta l'umanità tutta, “il senso stesso della vita, il suono del respiro e il colore dei giorni, la volontà di permeare ogni cosa fronteggiandola con questo soffio di energia”, come la definisce Ivan Quaroni, e che Bergson chiamava ”élan vital”, la metafora stessa del riempirsi e dello svuotarsi inconscio delle cose.

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Fidia Falaschetti. Ma l'Educazione

Dal 26 maggio al 14 settembre 2012

In questa mostra Fidia ci presenta una serie di carte geografiche vintage da lui dipinte con un forte impulso critico nei confronti dei vizi della società contemporanea,

della sua totale assenza di una qualsiasi ideologia forte e di un senso della moralità che serva da orientamento, così come di valori radicati in una forma mentis nutrita e stimolata fin dall'infanzia in modo malsano dalle strutture educative e dalla dimensione familiare individuale.

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Severino Del Bono. Fortunae

Dal 3 marzo al 10 maggio 2012

Severino Del Bono è un pittore classico, nel senso che tratta la pittura con lo stesso ossequioso rispetto degli antichi, la pratica con una sorta di religiosa venerazione, stendendola sulla tela con ossessiva acribia. Il suo è un modus operandi che richiede tempi lunghi, precisione e attenzione per i dettagli, ma anche rigore e disciplina. Uno sguardo al suo ordinatissimo studio rivela che l’artista opera sotto l’egida di Apollo, piuttosto che di Dioniso, e che l’universo cui dona corpo e forma è più prossimo al mondo empireo delle idee, che non alla realtà prosaica. Eppure, la tensione emotiva, irrazionale, che appare così strenuamente imbrigliata nel rigore delle forme e nel controllo risaputo del colore, serpeggia, come in filigrana, sulla superficie nitida dei suoi ritratti e appare là, dove la luce scolpisce le fisionomie, nelle zone di confine chiaroscurale, nel contrasto deciso tra fondo e figura.

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Francesca Pasquali. A me gli occhi.

Dal 3 marzo al 24 maggio 2012

Come suggerisce il titolo dell’esposizione, così ci chiedono le sue opere seducenti ed enigmatiche, realizzate con una solerte cura dei materiali e con un’innata capacità di intrecciarli, assemblarli, comporli e disporli nello spazio dato, unendo alla grande perizia tecnica acquisita in lunghi anni di ricerche e sperimentazioni, un’irrefrenabile fantasia creativa e linguistica. Classe 1980, Francesca Pasquali utilizza prevalentemente materiali polimerici industriali, anche di scarto, tessendoli e componendoli in maglie cangianti, in pattern mutevoli offerti al nostro sguardo, ai nostri occhi: i materiali utilizzati diventano infatti elementi di una sintassi visiva, alfabeti di un gioco creativo dalle regole molto più serie di quanto possa sembrare, creando opere impossibili da oltre-passare, opere che richiedono attenzione, che dicono “a me gli occhi, guardami”.Così confermano anche i titoli dei suoi lavori, a volte allusivi e ironici, altre destinati a dichiarare, da subito, il materiale utilizzato. È il caso delle opere chiamate Straws_Cannucce che in questa mostra costituiscono anche il principale percorso, senza escludere tuttavia altri lavori creati con materiali insoliti: sapientemente disposte dall’artista, infatti, le sue cannucce vivacemente colorate, o elegantemente monocrome, diventano moduli elementari assemblati, di-segnati in un unicum visivo che si configura soltanto attraverso la messa a fuoco, le facoltà percettive e organizzative dello sguardo dello spettatore. Eppure, dietro l’apparente artificio della sua ricerca, è lo studio attento delle trame della natura, dalla conformazione dell’occhio di un insetto, all’ingrandimento di uno stelo erboso, complice il microscopio, alla ricerca di quel segreto costruirsi delle cose secondo leggi eterne e naturali. 

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L'arte del rugby

 

Stadio Olimpico di Roma

Dal 18 marzo al 14 aprile 2012

Sabato 17 marzo presso lo Stadio Olimpico di Roma, in occasione ed in concomitanza con la partita Italia vs Scozia del Torneo “RBS Sei Nazioni” di rugby, ha inaugurato la mostra L’arte del rugby, con il coordinamento della Galleria Centro Steccata di Parma, con la collaborazione di Colossi Arte Contemporanea di Brescia, Maniero Associazione Culturale di Roma e con il patrocinio della Federazione Italiana di Rugby.

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Pascali. Mediterraneo Metropolitano

 

Teatro Due

Viale Basetti, 12/A, 43121 Parma (PR)

a cura di Enza Bergantino e Rossella Romito 

Nella cornice suggestiva dello Spazio Minimo del Teatro Due di Parma, che ben si sposa con la produzione in mostra dell’artista, il percorso espositivo si discosta dagli spazi solitamente deputati alle esposizioni d’arte e ben si accorda con la drammaturgia dello spazio teatrale.

L’allestimento è giocato sul tema della sospensione, in completo accordo con gli attrezzi di scena del palcoscenico teatrale che sono utilizzati da supporto alle opere; il visitatore è completamente immerso in uno spazio nero dove a farla da padrone sono le luci e viene invitato ad entrare “in scena”, a stretto contatto con le opere selezionate. Completano il percorso videoproiezioni di approfondimento sulle opere e sull’artista.

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Renata Boero.Cromogrammi

a cura di Marilena Pasquali

Ischia, 30 Luglio 2011

Castello Aragonese di Ischia

La mostra prende il titolo dalle sue opere più celebri realizzate a partire dal 1970 "Cromogrammi" considerate come l’intelaiatura portante,  la ‘grammatica’ della sua pittura, un’esperienza irrinunciabile.

I Cromogrammi esercitano infatti un irresistibile potere di seduzione, chiamando in causa non solo la vista e l’olfatto, ma anche il tatto, per le palpabili concrezioni cromatiche che si avvertono sulla superficie, l’udito nei leggeri scricchiolii della carta e perfino il gusto o, meglio, la sua memoria, nell’intuire nelle tinte naturali quei sapori che ad esse viene spontaneo ricollegare.Opere come ‘sindoni’ vegetali in cui pare impresso il volto del tempo e che possono esser viste come varianti, modulazioni di un unico tema, di un motivo di fondo da cui l’artista sa trarre accordi e spunti sorprendenti e sempre diversi, in una sorta di ‘improvvisazione’ .

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Accesso consigliato ai non addetti ai lavori

Dal 9 febbraio al 26 marzo 2008 

Sabato 23 febbraio la Galleria Colossi Arte Contemporanea apre le porte ad una nuova, ampia ed articolata collettiva di opere d’arte contemporanea.

Come suggerisce il titolo della mostra, l’ingresso è consigliato a tutti coloro desiderino addentrarsi nel cantiere sempre nuovo e sempre aperto dell’arte contemporanea, provando la magia dello stare sospesi sui ponteggi di forme e linguaggi espressivi affascinanti ed imperdibili.

Ma attenzione: l’ingresso consigliato ai non addetti ai lavori sono in realtà…due!

Eh sì, perchè in occasione di questa mostra la Galleria Colossi Arte Contemporanea inaugura un nuovo spazio espositivo, di fronte a quello attuale, al n. 12 di Corsia del Gambero: un elegante porticato introdurrà ad un’ampia vetrata ad arco, dalla quale si affaccia un ambiente arredato con mobili ed oggetti di design anni Cinquanta-Settanta, e naturalmente allestito con opere d’arte intriganti, accattivanti, di grande pregio e valore, come sempre scelte con attenzione e gusto raffinato da Daniele e Antonella.

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Eros Bonamini. Con_tempo

 

Dal 22 ottobre al 19 dicembre 2011

Nella mostra “Con-tempo”, il tempo e quello della riflessione, dell’azione, della contemplazione richiesta allo spettatore davanti all’opera, nella quale si specchia, riflettendo sulla propria instabile eternità. Come rivela il nome, nelle Cronotopografie Bonamini racchiude infatti, il concetto di un tempo “effettivo del fare”, corrispondente al momento empirico della creazione dell'opera; al con-tempo, l’opera si presenta come mappa, diventa registrazione delle tracce che strumenti, materiali ed interventi di natura diversa hanno prodotto sul supporto, ora formato dal cemento e dall’intonaco, ora di garze imbevute di inchiostro, ora da tele chiamate a saturarsi di colore, per contatto o iniezione, infine creato con plexiglas e metalli.

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Renata Boero: l'alfabeto della natura

Dal 21 gennaio al 1 marzo 2012

La mostra, con testo critico a  cura di Marilena Pasquali e biografia a cura di Sara Meloni, intende indagare tra le pieghe dell’artista a partire dagli anni settanta fino agli ultimi cicli. Considerati come l’intelaiatura portante, la ‘grammatica’ della sua pittura, un’esperienza irrinunciabile. I Cromogrammi esercitano un irresistibile potere di seduzione, chiamando in causa non solo la vista e l’olfatto, ma anche il tatto, per le palpabili concrezioni cromatiche che si avvertono sulla superficie, l’udito nei leggeri scricchiolii della carta e perfino  il gusto o, meglio, la sua memoria, nell’intuire nelle tinte naturali quei sapori che ad esse viene spontaneo ricollegare. Opere come ‘sindoni’ vegetali in cui pare impresso il volto del tempo e che possono esser viste come varianti, modulazioni di un unico tema, di un motivo di fondo da cui l’artista sa trarre accordi e spunti sorprendenti e sempre diversi, in una sorta di ‘improvvisazione’ .

 

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Pino Pascali. Mediterraneo Metropolitano

Dal 24 settembre al 30 novembre 2011

Come suggerisce il titolo MEDITERRANEO-METROPOLITANO, l’esposizione intende focalizzare l’attenzione sulla duplice anima creativa dell’artista di Polignano a Mare, indagando tra l'intrigante produzione dei suoi lavori destinati al mondo del Carosello e della televisione.

MEDITERRANEO-METROPOLITANO: attraverso un percorso espositivo attentamente selezionato, propone opere tratte dai alcuni dei cicli più affascinanti di Pino Pascali sondando le radici mediterranee della sua ricerca ed il rapporto osmotico dell’artista con la bellezza classica, le rovine antiche, la Magna Grecia e la natura selvaggia del Mediterraneo. Tra natura e cultura Pino Pascali approda a Roma e si ambienta nel mondo della nascente società dei consumi, da sempre carica di contraddizioni, in un’Italia travolta da un rapido boom economico.In questo contesto si rivela l’altra anima dell’artista: quella metropolitana.

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Gulliver.Ovvero la Sindrome di Lilliput

 

Dal 19 marzo al 28 maggio 2011

È con grande piacere che inauguriamo la stagione primaverile della nostra Galleria con la mostra dedicata alla microarte di Enzo Forese e Mimmo Iacopino: Gulliver. Ovvero la sindrome di Lilliput

Due artisti le cui opere creano mondi preziosi e raffinati, memori dei misteriosi territori del paese di Lilliput, scegliendo entrambi di lavorare sulla piccola dimensione, di confrontarsi con la minuziosa complessità delle cose.

Enzo Forese crea opere pittoriche che nella loro massima estensione raggiungono il formato di 18 x 24 centimetri, oppure compone collage dove sono ricreate situazioni ironiche e sognanti che sovente traducono il suo sguardo sul mondo. Elemento ricorrente nelle sue opere pittoriche è quel vaso di fiori che voluttuoso si adagia in paesaggi memori delle composizioni metafisiche, costruiti con campiture cromatiche sapientemente date. Il colore non è tuttavia utilizzato seguendo regole ottiche e percettive scientificamente approvate: anche laddove ci pare di scorgere un attento calcolo delle tonalità cromatiche, Enzo Forese sta seguendo il suo personale sentire, rispondendo semplicemente al desiderio di vedere sulla tela e di ritrovare nei collage il proprio mondo interiore.

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Pino Pinelli. A partire dal colore

Dal 5 febbraio al 14 maggio 2011

Siamo lieti di inaugurare, Sabato 5 febbraio, una straordinaria mostra personale dedicata ad uno dei principali protagonisti delle ricerche di pittura analitica dagli anni Settanta ad oggi: Pino Pinelli.

Come suggerisce il titolo dell’esposizione, che sempre progettiamo in stretta collaborazione con l’Artista, il percorso intende indagare la sua ricerca “a partire” dalle opere degli anni Settanta che da subito si confrontano con il colore, vero e proprio fil rouge del lavoro e della poetica di Pino Pinelli.

Originario di Catania, si trasferisce a Milano nel 1963 dove tuttora lavora alla ricerca della pittura, delle sue origini, delle sue forme e delle sue tensioni spaziali.

Due sono le anime del suo fare pittura o del pensarla che, come dice egli stesso, alla fine è la medesima cosa, come le opere che esporremo sapranno dimostrare al pubblico: da un lato l’impulso vitalistico, la passionalità del trovare una nuova espressione dell’arte; dall’altro quel rigore analitico, perfezionato al confronto con i linguaggi contemporanei fra Nord Europa ed Oltre Oceano, si sovrappongono e s’agitano nella sua opera “empirica” ed “astratta” insieme.

Per questi motivi, decise di lavorare a Milano negli anni Sessanta: mentre la Pop Art scalpitava alla vicina XXXII Biennale veneziana, i giovani figli dello Spazialismo, da Bonalumi a Castellani a Scheggi, riflettevano sul significato e sulle possibilità del superamento della bidimensionalità del quadro mentre i cinetici e programmati lavoravano sull’ambiente e sulla percezione, interrogandosi sul ruolo dell’artista nei confronti dello spettatore.

Un artista dipinge per avere qualcosa da guardare: così rispondeva loro Pino Pinelli.


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Riccardo Gusmaroli. 3 oceani, 7 mari, 149 mila km2 di terra

Dal 2 ottobre al 18 dicembre 2010 

La nostra stagione autunnale prosegue Sabato 2 Ottobre, con una mostra personale di grande fascino e poesia, dedicata a Riccardo Gusmaroli, artista che sa interpretare con straordinaria liricità il senso e il desiderio di “lucida evasione” dell’uomo contemporaneo, solcando e attraversando con la sua arte, come dicevano gli antichi, i 3 oceani, 7 mari, 149 mila km2 di terra del mondo.

Cresciuto all’ombra delle Lezioni Americane di Italo Calvino, che peraltro Gusmaroli ha avuto l’onore di rappresentare, realizzandone la copertina di una edizione, l’artista parla i linguaggi della leggerezza, della rapidità, della esattezza, della molteplicità che il grande critico e letterato, fin dagli anni Ottanta, poco prima di scomparire, professava quali veritieri percorsi che avrebbero caratterizzato il Nuovo Millennio.

La relazione Calvino-Gusmaroli non è puramente evocativa: come la critica più attenta ha saputo riconoscere, infatti, l’artista si inserisce nel contesto dell’arte contemporanea milanese dell’ultimo quindicennio, caratterizzata da un ritrovato dialogo con la storia e dalla riscoperta della carta, materiale adatto ad esemplificare l’idea di leggerezza e di precarietà che caratterizzava quegli anni, come sottolinea Luca Beatrice che tratteggia un ritratto poetico di Gusmaroli, capace di una tecnica “bonsai” che applica all’universo geografico-mentale caratterizzante il suo linguaggio.

Un viaggio evanescente e incalzante al contempo, solcando gli oceani e attraversando migliaia di chilometri di mondo, alla ricerca di un diverso modo di guardare e vivere i giorni e i luoghi, le notti e i cieli che accolgono la nostra individualità.

Per questo motivo un altro noto critico che ha seguito Gusmaroli, Alberto Fiz, parla della sua opera citando quel “peso della leggerezza”, che caratterizzava anche le ricerche del suo padre spirituale, Alighiero Boetti, dal quale Gusmaroli ha saputo trarre la capacità di indagare l’aspetto nascosto delle cose, la componente invisibile del vedere.

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Gillo Dorfles

Dal 25 settembre al 18 dicembre 2010

La nostra stagione autunnale prosegue con una importante esposizione di ampio respiro culturale e internazionale, dedicata a Gillo Dorfles, figura fondamentale di riferimento del Novecento e protagonista di spicco dei linguaggi astratti contemporanei.

Non avrebbe certo bisogno di presentazioni, il famoso e ancora iper-attivo esteta, filosofo e critico triestino, che ha scoperto e fatto scoprire il fascino indiscreto della modernità (erano gli anni del Mac, il Movimento d' Arte Concreta creato da Monnet, Soldati, Munari e dallo stesso Dorfles), autore di testi fondamentali quali "Nuovi riti Nuovi miti", il "Kitsch, antologia del cattivo gusto" e il volume di storia dell'arte contemporanea "Ultime tendenze dell'arte oggi" che ciascun collezionista e appassionato d’arte dovrebbe possedere nella sua biblioteca.

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Claudio Filippini. Sospensioni

Dal 6 maggio al 20 luglio 2010

Un’affascinante esposizione personale dedicata a Claudio Filippini, artista figurativo di grande raffinatezza formale.

CLAUDIO FILIPPINI - SOSPENSIONI: così si intitola la mostra, a sottolineare, infatti, la costante tensione della sua opera che, laddove sembri indirizzarsi verso una resa realistica dei soggetti prescelti, si dissolve nella dimensione del ricordo e della memoria, mentre la perfezione mimetica si dilegua nell’attesa di nuove immagini e di icone evanescenti.

Scegliendo la classica tecnica dell’olio su tela, l’artista riesce infatti a raccontare e ricreare luoghi e volti, angoli di strade e prospettive urbane, inondate di sole o bagnate di pioggia, invase di folla o deserte, trasmettendo nel pubblico un senso di lieve attesa, di suspense lirica, di immemore sorpresa: dipinti sospesi dalla realtà verso il sogno, dalla certezza all’inatteso, da ciò che è noto all’inconscio e al desiderato.

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Alberto Biasi. Dall'arte programmata al caos

Dal 24 ottobre 2009 al 12 gennaio 2010

Siete pronti all'attacco?

No...non fraintendete...non c'è nessun pericolo...o quasi. Perchè ad essere "attaccato" sarà il vostro modo di vedere la realtà, di leggere e interpretare forme e colori, superficie e profondità.

A sferrarvi l'attacco è Alberto Biasi, uno degli artisti più rivoluzionari dei linguaggi astratti del Novecento, fondamentale protagonista di quell'ultima, grande avanguardia degli anni Sessanta che fu l'arte programmata e cinetica. Armi creative sono le sue opere, dove il movimento è suggerito da intriganti trame e intrecci cromatici, lo spazio pare sfondare la bidimensionalità dell'immagine, costantemente in preda a cangianti trasformazioni.

Tra programmazione formale e azzardo creativo, fantasia e ragione, sono queste solo alcune delle suggestioni, di sconcertante attualità, che caratterizzano la ricerca di Alberto Biasi...altre, e diverse, saranno le risposte che le sue opere sapranno suscitare, non appena varcata la soglia della Galleria.

Seguiteci...

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Mimmo Rotella. Prima del décollage

Dal 23 gennaio al 7 aprile 2010

 La Galleria Colossi Arte Contemporanea inaugura il nuovo anno espositivo con una mostra dedicata a Mimmo Rotella, uno dei maggiori protagonisti, a livello internazionale, dell’arte del Novecento, attraverso una mostra con la quale Antonella e Daniele Colossi indagheranno un aspetto ancora poco conosciuto della sua ricerca creativa.

Correva l’anno 1960: dall’amicizia tra un critico lungimirante, Pierre Restany, e un gallerista “illuminato”, Guido Le Noci, che credeva nell’arte europea ed amava la Francia, nacque il Nouveau Réalisme, di cui Mimmo Rotella fu l’unico rappresentante italiano.

Sono passati cinquant’anni esatti dalla sua fondazione, e quaranta dalla sua “Ultima Cena”, la grande festa d’addio del movimento organizzata dal critico e dagli artisti coinvolti a Milano alla fine del novembre 1970. Sabato 23 gennaio, con l’inaugurazione della mostra “Mimmo Rotella. Prima del décollage”, visitabile fino ai primi giorni di aprile 2010, non solo rintracciamo le origini estetiche del Nouveau Réalisme, ma entriamo nelle “pieghe del Rotella più nascosto e privato”, scoprendo “un aspetto poco indagato della creatività del maestro, e tuttavia fondamentale per il suo percorso artistico verso il décollage": così ha recentemente sottolineato Piero Mascitti, direttore della Fondazione Mimmo Rotella.

 

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Luna e l'altra. The art side of the moon

Dal 26 settembre al 22 ottobre 2009 

Sabato 26 settembre 2009 inauguriamo la stagione autunnale con una grande mostra di arte contemporanea: Luna e l’altra. A quarant’anni dallo sbarco dalla luna.

Dagli anni Sessanta ad oggi, oltre cinquanta protagonisti del panorama artistico contemporaneo –da Gillo Dorfles a Gianni Bertini, da Pino Pascali a Paolo Scheggi a Ugo La Pietra, da Alighiero Boetti a Giulio Turcato a Roberto Crippa – ci raccontano, attraverso i linguaggi della pittura, della scultura, degli interventi site-specific (è il caso della grande opera realizzata nella piazza antistante alla Galleria da uno dei più promettenti esponenti della street art, BROS) il legame spirituale e la carica emozionale della luna e del significato del primo passo dell'uomo sulla sua superficie. Ve lo ricordate?

Era il 20 luglio 1969: da quella scatola magica che era la televisione, in diretta dagli studi RAI Tito Stagno dava l'annuncio del primo sbarco dell'uomo sulla luna, collegandosi con Ruggero Orlando, corrispondente per gli USA da "Nuova York”.

Altro che "Un piccolo passo per l'uomo, un grande balzo per l'umanità", come dichiarò l'astronauta Neil Armstrong, comandante dell'Apollo 11, l'unico a mettere effettivamente piede sulla superficie lunare: fu un fatto epocale, che segnò il mito contemporaneo per eccellenza: siamo andati lassù davvero?...Intanto, nelle orecchie ancora risuonavano le parole che, solo dieci anni prima, cantava Fred Buscaglione: "Guarda che luna, guarda che mare". Ora la luna non ci stava più a guardare, ma ci accoglieva, mostrandoci paesaggi prima soltanto sospirati e sognati dall'umanità d'ogni tempo

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Mille Miglia...d'arte

 Mille Miglia...d'arte

Dal 9 maggio al 6 giugno 2009

Museo Santa Giulia, Sala dell'Affresco, Brescia

Sabato 9 maggio 2009, nel prestigioso Museo Santa Giulia, nella Sala dell’Affresco, si inaugura la grande mostra "MILLE MIGLIA...D'ARTE": un'affascinante esposizione di oltre quaranta opere di arte contemporanea, dagli anni Sessanta ad oggi, dedicata alle Mille Miglia, mitica gara automobilistica che da più di ottant'anni nasce e si conclude nella città di Brescia.

Ideata dalla Galleria Colossi Arte Contemporanea di Antonella e Daniele Colossi, organizzata dall'Associazione Culturale C.A.R.TUR, la mostra è stata resa possibile grazie ai contributi dell'Assessorato alla Cultura e al Centro Storico di Brescia ed alla Circoscrizione Centro.

Patrocinata dalla Regione Lombardia (Culture, Identità e Autonomie della Lombardia), dalla Provincia di Brescia e dalle Mille Miglia, "MILLE MIGLIA...D'ARTE"si presenta da subito quale accurato progetto espositivo di arte contemporanea che presenta l'opera di diciannove artisti, appartenenti a quattro generazioni chiamati a tessere, attraverso il fil rouge di un mito, quello dell'automobile, trame e orditi di un altro mito, quello della gara a quattro ruote per eccellenza.

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Estetica_Tecnologica

Dal 28 marzo al 14 aprile 2009

Villa Mazzotti, Chari (Brescia)

Sabato 28 marzo 2009 la Galleria Colossi Arte Contemporanea rinnova l'appuntamento annuale con il suo pubblico, inaugurando la grande esposizione ESTETICA_TECNOLOGICA presso la splendida cornice di Villa Mazzotti, ampio spazio pubblico alle porte di Brescia che ad ogni primavera il Comune di Chiari apre all'arte contemporanea.

Fin dal titolo della mostra, dedicata all'opera di quattro artisti di fama internazionale – Franco Angeloni, Eros Bonamini, Maurizio Galimberti e Adolfo Lugli – l'intento è quello di analizzare il rapporto fra estetica e tecnologia che ha attraversato tutta la storia dell'arte negli ultimi due secoli, il confronto fra l'aspetto tecnico e quello immaginativo dell'arte, fra l'ideale della forma e la necessità della struttura, l'unicità del modello e la sua riproducibilità tecnica.

Cosa accade quando, con l'avanzare dei processi scientifici e tecnici, l'arte stringe patti col demone tecnologico, accogliendo le sue lusinghe meccaniche, travestendosi con le sue maschere elettroniche, parlando i suoi linguaggi telematici? E di conseguenza anche le nostre facoltà immaginative, il nostro senso estetico, sempre più spesso accolgono e necessitano di protesi tecnologiche, prolungamenti elettronici per leggere il mondo e l'arte che nella realtà nasce, agisce e s'immerge, anche quando pare rifiutarla?

Il problema scoppiò negli anni Sessanta e proseguì nel decennio successivo, coinvolgendo critici, filosofi e storici, pubblico e artisti. C'è stato chi ha parlato di morte dell'arte, evidenziando il pericolo dell'assorbimento onnivoro della creazione artistica da parte della tecnica. C'è stato chi ha provato ad evidenziare i volti tecnologici di una nuova estetica.

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Tino Stefanoni. Ironia poesia e così sia

Dal 17 gennaio al 10 marzo 2009 

La Galleria Colossi Arte Contemporanea inaugura il nuovo anno con una grande mostra dedicata ad uno dei più coerenti rappresentanti dell'arte visiva del Novecento: "Tino Stefanoni. Ironia, poesia. E così sia".

Attraverso l'opera di un grande artista, capace di rinnovare il suo linguaggio pittorico con una ricerca che in sè riunisce l'elemento rappresentativo all'astrazione concettuale, Daniele e Antonella Colossi intendono lanciare l'ennesima provocazione al mondo dell'arte contemporanea: dopo le mostre dedicate a due maestri dell'ironia e della trasgressione, Aldo Mondino e Francesco De Molfetta, ecco "la trasgressione per eccellenza", dicono, "parlare, oggi, di pittura, presentando un grande artista figurativo, o meglio una sorta di meraviglioso dinosauro sopravvissuto al diluvio tecnologico della nostra epoca".

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raccontALDO MONDINO - Francesco De Molfetta. Fiato sprecato

 

Dal 27 settembre al 28 novembre 2008

La Galleria Colossi Arte Contemporanea inaugura la stagione autunnale…raddoppiando.

Saranno infatti due le grandi mostre personali, allestite rispettivamente nella prima sede, al numero 13 di Corsia del Gambero, e nella seconda, di fronte, al n. 12. Due Grandi mostre, dedicate a due importanti protagonisti dell’arte contemporanea: Aldo Mondino e Francesco De Molfetta.

“RaccontALDO MONDINO”, questo il titolo della mostra dedicata ad uno dei protagonisti più complessi ed eclettici dell’arte contemporanea dagli anni Sessanta agli anni Novanta del Novecento, instancabile sperimentatore di linguaggi, anticonformista esponente ora di una Pop Art tutta italiana, ora di una ripresa dada-surrealista rivista alla luce delle ricerche concettuali.

“Francesco De Molfetta, Fiato sprecato” è invece il titolo della mostra dedicata al giovane artista che la Galleria Colossi Arte Contemporanea segue da oramai più di tre anni: già affermato a livello internazionale, la sua opera ha saputo, con raffinata ironia, riprendere e stravolgere molte delle “questioni sospese” dell’arte contemporanea del Novecento, a partire, proprio, dalle correnti dada e surrealiste sulle quali si è formato lo stesso Mondino.

Amate, approfondite, promosse ed accuratamente presentate dalla Galleria nel corso di diversi eventi espositivi, le opere dei due artisti si sono più volte “parlate”, grazie ai diversi punti di contatto, ai giochi linguistici, ai legami concettuali che vi si riscoprono ogni volta sempre più numerosi e sottilmente intrecciati.

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Andy Warhol. Ladies and Gentlemen

Dal 7 giugno al 30 settembre 2008

Catello Scaligero, Sala della Residenza Scaligera, Malcesine (Verona) 

Nell’affascinante cornice del Castello Scaligero di Malcesine, una grande mostra dedicata ad uno dei maggiori protagonisti dell’arte contemporanea: Andy Warhol.

Fondatore della Pop Art americana, l’artista sarà infatti presentato al pubblico attraverso la serie intitolata “Ladies and Gentlemen”: realizzata nel 1975, l’opera si compone di dieci serigrafie che hanno per ritratto dieci volti di travestiti neri, anonimi protagonisti della società del benessere e degli eccessi di cui Andy Warhol seppe essere fra i maggiori “cantori” e rappresentanti.

Perfetti sconosciuti, attentamente scelti, fotografati, dipinti e soprattutto trasformati dall’artista con un intervento pittorico vistoso, fatto di pesanti segni grafici e larghe pennellate di colore spesso indifferenti ai contorni del soggetto. Dieci ritratti capaci di raccontare la storia di un artista e di un’epoca. O meglio, dell’artista che, forse più di ogni altro, ha saputo rappresentare un’epoca: gli anni Sessanta e Settanta, negli Stati Uniti d’America.

Fu proprio nello stesso anno in cui videro la luce i suoi “Ladies and Gentlemen” che l’artista pubblicò anche la “Filosofia di Andy Warhol”: un diario autobiografico, ma anche il miglior testo critico con il quale addentrarsi nella sua opera, e quindi nel suo pensiero e nella sua vita. È in queste pagine che egli stesso descrive questi dieci volti come “la testimonianza vivente di come un tempo volevano essere le donne, di come qualcuno le vuole ancora, e di come alcune di loro vogliono essere ancora…archivi ambulanti della femminilità ideale…”.

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COLOSSI ARTE CONTEMPORANEA
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tel. +39 0303758583 
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